La manipolazione dei mercati sta coprendo la realtà: ovvero, recessione

Di Mauro Bottarelli , il - 4 commenti

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La Cina avrà anche il secondo mercato azionario del mondo dopo gli Usa ma a un certo punto di questo mese solo 93 su 2879 compagnie quotate era negoziabili liberamente, quasi lo stesso numero se si fa trading normalmente in Oman! Questo grafico, a mio avviso, è illuminante.
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Ci mostra, infatti, come il 9 luglio scorso, quando il mercato cinese arrivò ai minimi, solo il 3,2% delle aziende quotate poteva essere tradato normalmente, stando a dati di FactSet. Il resto dei titoli sugli indici di Shenzhen e Shanghai erano sospesi o avevano toccato il loro limite giornaliero, visto che le norme cinese vietano rialzi o ribassi superiori al 10%. Il fatto è che, grazie all’intervento senza precedenti di Banca centrale e governo, ad oggi Shenzhen è già tornata in “bull market”, visto che dopo aver perso il 40% nelle quattro settimane conclusesi l’8 luglio, è rimbalzata del 20,2%, superando cioé la soglia tecnica del 20! E Shanghai sta per raggiungerla, perché dopo aver perso il 32% nello stesso periodo, è già rimbalzata del 15%.

In assenza dei “circuit beakers” presenti a Wall Street, in Cina si vieta di tradare o si sospende. Ancora martedì scorso erano sospesi i titoli di 547 aziende, vicino ai 474 che si registrarono quando il mercato toccò i suoi massimi il 12 giugno scorso. Il Wall Street Journal ha condotto uno studio, chiamando 40 aziende che hanno visto le loro azioni sospese durante gli scossoni del mercato: solo 6 hanno risposto e tutte hanno detto che la decisione non era affatto legata alle turbolenze in atto. Insomma, è un mercato ontologicamente distorto a cui è stato permesso di diventare il secondo più grande al mondo! E non solo manipolato, da ieri è ufficialmente nazionalizzato! Stando a quanto riportato da China Daily, infatti, “il recente overweighting posto in essere per bloccare il calo delle A-share, ha tramutato la China Securities Finance Corporation (CSFC), l’istituzione di rifinanziamento della Banca centrale, in uno dei primi 10 azionisti di molte aziende quotate, stando al Securities Times di mercoledì”. E ancora, almeno otto aziende hanno confermato che la CSFC è ora uno dei primi 10 shareholder, tra cui l’azienda immobiliare Dulexe Family, la Hualan Biological Engineering, la sviluppatore di risorse SJ Environment Protection, il Yunnan Tin Company Group, la Fujian Cosunter Pharmaceutical Co, la Hunan Er-Kang Pharmaceutical Co, il provider di mappe digitali NavInfo Co e la catena retail Friendship & Apollo.

Il problema è che la manipolazione e la distorsione sono ovunque sui mercati finanziari odierni, figli legittimi del diluvio di liquidità delle Banche centrali e di pratiche a dir poco da mal-investment. Guardate questo grafico,
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compara i buybacks azionari operati da Caterpillar alla sua spesa per investimento, il CapEX: un aumento esponenziale dei primi negli ultimi cinque anni che hanno permesso al titolo di prezzare in relazione agli unicorni, nonostante le spese per il miglioramento della produzione fossero ai minimi. Ora guardate questo altro grafico,
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ci mostra le vendite a livello mensile di Caterpillar e ci dice due cose sole. Primo, siamo di nuovo in una recessione globale. Secondo, i corsi finanziarie e l’economia reale (i dati macro) stanno vivendo il più netto e divaricante processo decoupling della storia moderna. Ma torniamo a dati di vendita di Caterpillar, i quali patiscono non solo a causa del rallentamento cinese, visto che in giugno la Pacific Asia è scesa del 19% (dopo un 30% annualizzato un anno fa e un -21% del 2013) e gli Usa hanno postato la prima lettura negativa delle vendite da febbraio a livello annualizzato con un -5%. Ma il peggio è l’America Latina, dove le vendite di Caterpillar sono scese del 50%, il massimo storico e dopo un -18% dall’anno precedente. Pensate cosa succederebbe a quell’area economica, molto indebitata in dollari, se la Fed davvero alzasse i tassi, stando a queste dinamiche di crescita.
Latin_America_GDP
Insomma, a livello globale le vendite di Caterpillar sono scese del 14%, il peggior calo annualizzato dalla crisi finanziaria. Ma questo grafico dice altro,
Caterpillar3
ovvero che i mesi consecutivi di cali delle vendite di Caterpillar oggi sono arrivati a 31, contro i 19 durante il quasi collasso sistemico del 2008! Insomma, se la domanda mondiale di macchinari per edilizia e infrastrutture è a questi livelli, scordatevi le quotazioni record del Nasdaq o le vendite di iPhone in Cina, qui siamo di nuovo nel 2009 ma con dati macro peggiori, un carico di debito pubblico e privato molto più alto e con le Banche centrali che hanno praticamente finito le munizioni di difesa, avendo piantato i tassi a zero da sei anni e stampato anche sulla carta igienica. Restano le riserve, le stesse che la Cina ha messo in campo per tamponare i crolli del mercato.
Ma questi grafici ci mostrano altro,
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ovvero che l’asta di T-bills a 1 anno tenutasi ieri negli Usa ha visto il rendimento salire a 33 punti base, il massimo da giugno 2010 e che l’ultimo sondaggio del Wall Street Journal vede l’ipotesi di innalzamento dei tassi a settembre come la più probabile, tanto che quattro su cinque degli economisti privati intervistati si sono detti certi di quella scadenza. Due dati che coincidono ma che si scontrano contro quest’ultimo grafico,
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il quale ci mostra come sempre ieri la National Retail Federation statunitense abbia abbassato le sue previsioni di vendita per il 2015 del 15%, passando da una crescita del 4,1% a una del 3,5%. Colpa della neve, dello sciopero nei porti e ora del caldo? No e lo testimoniano le parole del presidente dell’associazione, Matthew Ahay. Eccole: “Per anni le spese per consumi sono state compresse dalla crescita non soddisfacente della nostra economia. Molta della colpa va imputata a Washington, dove è stato speso troppo tempo per creare regole e regolamentazioni che hanno portato con sé conseguenze negative per il business e per i consumatori. Fino a quando il governo e i nostri leader eletti non diverranno seri, dando vita a politiche che aumentino la fiducia dei consumatori, creino crescita economica e aiutino gli investimenti, il nostro trend continuerà ad essere questo”. Insomma, tradotto e sintetizzato, serve il QE4! Ma quando il meccanismo gripperà per il mitologico granello di sabbia di brechtiana memoria, capace di bloccare anche la macchina più potente, cosa succederà?

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