Sud Italia, Come la Grecia, Peggio della Grecia.

Di FunnyKing , il - 308 commenti

discarica-di-bellolampo

(…..)

Ci fu un tempo in cui, almeno nella propaganda, esisteva in Italia un Movimento Politico che aveva identificato con precisione l’origine del male italiano. In un certo senso la Lega Nord quella di Miglio affermava l’ovvio, ovvero che gli Italiani non esistono e l’Italia è solo una espressione geografica e che gli abitanti del nord di quella espressione geografica avrebbero fatto bene a ribellarsi e separarsi. Oggi non abbiamo neppure quello, si preferisce cercare il terribile nemico esterno anziché guardare a casa nostra, a quella mostruosità di degrado civile, economico e culturale che si chiama Sud Italia.

Il Sud Italia è come la Grecia, anzi molto peggio e sono i freddi dati a certificarlo. Dal 2000 al 2013 il “Sud” è cresciuto in termini di Pil del 13% la Grecia del 24%. E alcune regioni del Sud (come la Puglia) quanto meno se la cavano. Vi lascio solo immaginare che buco nero di degrado è rappresentato dal resto.

E lo abbiamo in casa.

Ci lamentiamo dei cattivi tedeschi che si rifiutano di sussidiare a scatola chiusa (o del tutto) la Grecia mentre dovremmo essere i primi a comprendere, a capirli, a dargli ragione a urlare al mondo che NON si deve sussidiare nessun popolo. A meno che non si ottenga in cambio il comando.

Ma non basta, non siamo neppure contenti, non ci basta la nostra Grecia no no…. siamo felicissimi di sussidiarne un altra, quella vera. Anzi per la verità l’Italia ora si appresta a sussidiare proprio tutta quella che fu la Magna Grecia (Magna nel senso di “grande”, ma anche in romano stretto)

Visto che siamo in tempo di spending review ora voglio vedere se il Cazzaro applicherà i costi standard e le migliori pratiche delle regioni del Nord a tutto lo stivale, davvero sono curioso. E di una cosa sono assolutamente certo dovendo scegliere un sussidio quello che di gran lunga potrebbe funzionare non è il trasferimento di denaro, ma una completa desstazione e sburocratizzazione a costo di commissariare con l’esercito ogni singolo consiglio comunale, ogni singolo consiglio regionale e ogni singolo merdoso e inutile ente o municipalizzata del sud.

E se proprio si devono fare investimenti con i soldi del Nord allora devono essere imprese del Nord a farli sotto il controllo dei Governatori e dei Sindaci delle regioni del nord, quelle che tirano fuori i soldi. Come si vorrebbe fare in Grecia (ok è una utopia in entrambi i casi, si fa per dire)

Ad ogni modo, mi raccomando eh. E’ colpa di qualcuno la fuori… si si (e quando non andranno più di moda i tedeschi e l’Euro vedrete che vi inventerete qualcosa d’altro)

Vi consiglio una lettura attenta dei dati Svimez appena battuti dalle agenzie.

da Ansa

Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”. Lo si legge nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015.

Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%)”. Lo Svimez sottolinea anche che, nel periodo, l’Italia nel suo complesso è stato il Paese con meno crescita dell’area euro a 18 con il +20,6% a fronte di una media del 37,3%.
Dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha infatti perso il 34,8% del proprio prodotto , contro un calo nazionale del 16,7% e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%), tanto che nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud solo all’8%, ben lontano dal 17,9% del Centro-Nord. Dato che fa il paio con la caduta delle esportazioni che in nel Centro-Nord salgono del 3% e al Sud crollano del 4,8%. Il Sud sconta inoltre un forte calo sia dei consumi interni che degli investimenti industriali. I consumi delle famiglie meridionali sono infatti ancora in discesa, arrivando a ridursi nel 2014 dello 0,4%, a fronte di un aumento del +0,6% nelle regioni del Centro-Nord. Se si guarda dall’inizio della crisi al Sud i consumi sono scesi del 13,2%, oltre il doppio che nel resto del paese. Anche peggiore la situazione degli investimenti che nel 2014 scendono di un ulteriore 4%, portando il dato dal 2008 a un calo del 38%, con picchi del 59% per l’industria, del 47% per le costruzioni e del 38% nell’agricoltura. Non è immune dal crollo nemmeno la spesa pubblica. A livello nazionale dal 2001 al 2013 la spesa pubblica in conto capitale è infatti diminuita di oltre 17,3 miliardi di euro da 63,7 miliardi a 46,3 ma al Sud il calo è stato di 9,9 da 25,7 a 15,8. Scendono soprattutto al Sud i trasferimenti in conto capitale a favore delle imprese pubbliche e private: tra il 2001 e il 2013 si è registrato un calo del 52%, pari a oltre 6,2 miliardi di euro.

“Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud è la deriva e scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) e il Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%”.
In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi. Lo scorso anno infatti quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12 mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Nel dettaglio a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. A livello di regioni il divario tra la più ricca, Trentino Alto-Adige con oltre 37 mila euro, e la più povera, la Calabria con poco meno di 16 mila euro, è stato di quasi 22 mila euro, in crescita di 4 mila euro in un solo anno. Tutto questo si riflette nel rischio povertà che coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.

“Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia: il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”. Sono le previsioni contenute nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2015.

“Il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat”. Lo Svimez sottolinea che il prezzo più alto è pagato da donne e giovani.

Infine dal rapporto Simez emerge il rischio povertà coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.………….

p.s. personalmente e non me ne vogliano i lettori del sud ho sempre pensato, delle due l’una: O io sono Italiano e loro non lo sono, oppure gli Italiani sono loro e non lo sono io. E’ una mera questione di definizioni di cui non mi importa nulla. Ma di certo io non penso, non vivo e non ragiono in quella maniera. Siamo diversi, eccome se lo siamo. E lo riconosco ho avuto la fortuna di non nascere e crescere li.

p.p.s. ha ragione Blondet, questi piuttosto che cambiare si lasceranno morire per strada. (Blondet si riferiva ai Greci, io qui ci vedo una certa similitudine)

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  • gianluca2

    Mi pare che proprio dal 2000-2001 entrò in corso una certa moneta.

    • Lo Ierofante

      Ma la cassa del Mezzogiorno è del 1950, e l’AgenSud del 1986: obiettivi di questi enti : promuovere lo sviluppo economico del sud. Si è visto….
      Ok, Il progetto euro è un obbrobrio, ma perchè è in grado di amplificare i problemi economici legati alla pianificazione centrale, non per altro.

  • Guido Aguiari

    NCD ha la base elettorale al sud
    coincidenza? non credo…

    • userpacman

      Al nord abbiamo la Lega, poco da festeggiare 🙂

  • Guido Aguiari

    NCD ha la base elettorale al sud
    coincidenza? non credo…

  • userpacman

    Che non siamo italiani noi, o che non sono italiani loro, lo si capisce dalla semplice gestione dei bidoni della rumenta..

  • userpacman

    Che non siamo italiani noi, o che non sono italiani loro, lo si capisce dalla semplice gestione dei bidoni della rumenta..

  • gianluca pointo

    “potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa ”
    ah, guarda, non c’è pericolo da questo punto di vista, stessero tranquilli, la ripresa non ci sarà mai….

  • Tom Kindle

    Il sud per affermarsi deve smettere
    Drogarsi con i i soldi del nord. Invece chiedono continuamente soldi e gridano allo stato. Il nord Italia senza il sud sarebbe a livelli del nord Europa.

  • nathan

    Standing ovation.

    • userpacman

      Mi unisco alla standing ovation.

      • indopama .

        pure io

  • GrimReaper

    la Terronia è una latrina a cielo aperto che andrebbe purgata con la vivida luce provocata dalla scissione dell’atomo.

    GARIBALDI VAFFANCULO

  • vasellinakiller

    ancora mi ricordo il talk show di lerner su un palco allestito in piazza s.marco a venezia nel 1997, mi pare. non mi ricordo come si chiamava il talk di lerner allora. la lira che affondava(in quegli anni era un refrain), il (tri)veneto in fibrillazione, cacciari e bossi che se le davano in tv, e un sacco di gente in piazza…

    mi ricordo che ad un certo punto lerner interpellava l’allora presidente della “life”, in collegamento, riguardo la secessione, e costui, dopo una drammatica pausa, soffocato dalle bandiere di s.marco, rispose commosso che ci aveva pensato la notte e che sì, ora la secessione è inevitabile.

    sono passati quasi vent’anni, e nel frattempo si è risuciti a spazzare il nodo sotto il tappeto dell’euro.

    il nodo rimane tale e quale, e prima o poi si ripresenterà al pettine.

  • Lorenzo Marchetti

    Prima dell’euro, con la lira, il Veneto era il nord e la Sicilia il Sud. Trasferimenti di denaro dal Nord al Sud, e acquisti al Sud dei beni prodotti a Nord e conseguente disoccupazione meridionale recuperata con emigrazione interna da Sud a Nord. Un normale circolo interno (Prodotti del Nord acquistati a Sud, Nord con lira svalutata grazie al peso del Sud, emigrazione da Sud a Nord) caratteristico di ogni Stato disomogeneo internamente per produttività.

    Con l’euro il Veneto è diventato il Sud (Europa) e la Sicilia il ” Sud al quadrato” .
    Solo che con l’euro non ci sono trasferimenti ma solo disoccupazione che le barriere linguistiche (e lavorative, e previdenziali, etc) ostacolano, per non parlare di tutto il resto.
    L’Italia viene colonizzata industrialmente e fatta fallire: gli italiani saranno ridotti ad un popolo di camerieri per i pensionati del Nord Europa. Se non ci attrezziamo per tempo, nemmeno quello: verremo battuti dagli Spagnoli.

    Il vero dramma per il Sud è iniziato nel 1861. Complementato con l’adozione della moneta unica nel 2000.
    Prima il sogno dell’Italia unita, ora il sogno dell’euro. Andassero avanti a sogni, senza mai vedere la realtà.

    Io sono emigrato. Consiglio a chi è rimasto in Italia e in età da lavoro (i pensionati hanno goduto di ampie agevolazioni quando erano giovani, e ora sconteranno le loro scelte politiche e sindacali) di andarsene, facendo attenzione agli scioperi e agli incendi a Fiumicino. Ormai è tardi e per chi coltiva sogni di una realizzarsi con il lavoro non c’è possibilità di cambiamento, specie con questa classe politica e con la mentalità meridionale del ” tirare a campare” che comq fornisce ampio bacino elettorale ai soliti noti.

    Amen.

    • Salvatore

      Chi è andato via non ha neanche il diritto di parlare. Solo chi ha avuto il coraggio di affrontare ogni giorno le difficoltà di un Paese in continua emergenza può avere il diritto di esprimersi.

      • Lorenzo Marchetti

        Rovesciando il ” ragionamento”, è facile obiettare che chi rimane è un gran fifone che non pensa ai propri figli o che ha le spalle coperte (lavoro, risparmi, eredità) per andare avanti.

        Solo che ognuno ha la sua storia personale e, a differenza di lei, non mi permetto di pontificare per dare una giustificazione alle mie scelte.
        Si spaccia per “coraggio” l’atteggiamento rassegnato di subire le scelte di politici, sindacalisti e intellettuali che hanno guidato per anni l’Italia allo sfascio.

  • Salvatore

    Se il Sud è ridotto al lumicino la colpa è solo dei governanti e del nord. Hanno volutamente sussidiato il Sud per impedirgli di crescere. Così come prima del 1862 (che Dio strafulmini casa Savoia e quel Boia di Garibaldi). Il Sud era Fortemente industrializzato e avanti anni luci del povero nord (studiate la storia ignoranti). Da allora il popolo del Sud è stato sottomesso e sfruttato. Gli si impedisce di crescere dal punto di vista industriale, e poi, bisogna sentire queste bestemmie da piccoli ed ignoranti mangia polenta. Boh! viva l’ignoranza.

    • Laura

      Ma poveri meridionali…vittime: come sempre! E come tali necessitano un sostegno, vero?
      Ma per cortesia, un po’ di dignità!
      E provate anche voi a mangiare polenta, magari vi viene il dubbio di essere CONCAUSA dei vostri mali

      • Salvatore

        No non siamo delle vittime. Vorremmo solo andare via da questo paese e ritornare con la nostra indipendenza. Così non dovete più mantenerci. Lasciateci andare. Perché i cari “connazionali” del nord parlano parlano ma non ci permettono di lasciare il “bel Paese”?

        • Laura

          Sai niente dei movimenti secessionisti del nord?
          Mai sentito parlare di Pro-Lombardia o Indipendenza Veneta?
          Ecco costoro ci stanno provando a staccare il cordone ombelicale con lo stato italiano morto da tempo, ma non ce
          lo permettono, prova ad indovinare il perchè

    • Umberto Zo

      Ormai al sud avete perso anche la dignita’ .

      • Salvatore

        Umberto, non offendiamo………

    • Lorenzo Marchetti

      Il Sud non era avanti rispetto al Nord ai tempi dei Savoia. L’industria del Nord era più avanzata. Infatti con l’unità d Italia le industrie meridionali vennero fatte a pezzi perchè i prodotti del nord erano più concorrenziali giacchè il Nord era più industrializzato (basti pensare al tessile, alla meccanica, alla siderurgia). La classe politica venne sostituita con quella del Nord. Si trattò non di una unione, ma di una annessione che fece più ricchi gli industriali del Nord e una minoranza del Sud.

      • Salvatore

        Anche Lei sig. lorenzo si rilegga la storia.

    • Zazà la Superscimmia

      Proprio così. E te lo dico io, che da sardo, sono super partes. Noi sardi infatti non ci sentiamo né italioti del nord,né tantomeno “terroni”. Siamo sardi e basta e questo ci dà una prospettiva da un angolo un po’ diverso. Posso dirti una cosa? Tutti i”nordici” venuti in Sardegna a fare affari erano dei cialtroni, furfantelli da quattro soldi che venivano giù da noi a prendere soldi statali a sbafo, dopo essere falliti e/o minacciati di morte dai creditori e pensavano di trattare noi sardi come indigeni a cui vendere collanine e sonaglietti. Quanta cialtroneria c’è al nord! Quanta farabuttaggine! Prima si sono fatti i soldi rapinando il mezzogiorno. Garibaldi, come tu ben sai, era un ladro di cavalli a cui in sudamerica mozzarono le orecchie, per questo portava i capelli da fricchettone. Poi, con gli operai terroni, hanno costruito il grande nord industrializzato. Inutile dire che se la fiat non avesse avuto il sud italia a fargli da manodopera schiavile e a comprare le loro macchinette fantozziane, (per non parlare dei soldi pubblici pagati anche con le nostre tasse), sarebbero rimasti a vendere finimenti per calesse. Così va il mondo, e la ruota gira: ieri si sentivano padani, oggi fanno l’inchino alla merkel e si sognano tedeschi, ma è sempre il solito alberto sordi che salta fuori: quello che in fondo si vergogna di sé stesso e spera di reincarnarsi in qualcun altro, dando del terrone a chi vive al sud o del mantenuto al greco di turno. Il sud, ovviamente, ha tantissime pecche, ma anche il nord ha le sue, inutile nascondersi dietro un dito. Senza il sud, non ci sarebbe stato il nord. Chi ha approfondito la cosa, lo sa.

    • vasellinakiller

      la famosa industrializzazione del sud italia. solo che non ricordo bene se è avventuta prima di quella inglese, o poco dopo.

    • Tom Kindle

      Guarda che gran parte delle aziende del mio territorio sono state create da privati. Senza soldi dello stato. Bastava avere la stessa intuizione e investire.

    • nathan

      “Hanno volutamente sussidiato il Sud per impedirgli di crescere”

      Sì certo, quale modo migliore per impedirti di crescere…

    • Dov’erano le ferrovie nel 1861? Tutte al nord, grazie a Cavour che le ha costruite. Dov’erano le compagnie nautiche più importanti? A Genova e commerciavano con gli USA, grazie a Cavour. Chi è che abolì i dazi doganali per vendere di più? Cavour. E chi è che avviò un’opera di modernizzazione di tutto il nord? Sempre Cavour. E tutto questo in 10 anni di Governo.
      E al sud nel frattempo cosa c’era? I latifondi e i feudatari…

      • Salvatore

        Caro Sig. Lorenzo, rilegga un pò la storia. All’epoca il regno di sardegna o piemonte e sardegna come le piace di più, era alla bancarotta. per i Savoia due erano le cose da fare, o dichiarare il fallimento o invadere il sud. Le ricordo che i Savoia svaligiarono il Banco di Sicilia ed il banco di Napoli. Smontarono le industrie del sud e li rimontarono al nord, confermo povero e agricolo. Inoltre Le ricordo che la prima ferrovia fu la portici.Napoli e non al nord. le le più ricche compagnie di commercio con le Americhe e l’estero in generale erano campane e calabresi. nel 1860 la Sicilia, giusto per fare un esempio, era la regione più industrializzata. La prego Lei insieme a tanti altri che, in buona fede, siete convinti che il nord supporta e sopporta il Sud, rivedete un pò la storia e non solo quella pre unitaria ma anche quella dei nostri giorni. I cari governanti ad ogni lira che hanno concesso al Sud ne hanno concesso tre al nord. Così è “vincere facile” come la famosa pubblicità.

        • Un po’ di Storia per Lei.

          Mack Smith ritiene che nel Regno delle due Sicilie il metodo di coltivazione era basato sul sistema feudale: latifondi coltivati da braccianti producevano grano per il solo autoconsumo. Gli aristocratici che li possedevano non vivevano nei loro possedimenti e trovavano disdicevole occuparsi della loro gestione. Di conseguenza non avevano interesse a investire nel migliorare le tecniche produttive o in colture più redditizie come l’ulivo o i frutteti, che potevano diventare produttivi anche dopo una decina di anni, preferendo la coltivazione annuale del grano, anche su terreni inadatti: nel 1851 Nassau Senior notava come in Sicilia la produzione per ettaro fosse invariata fin dai tempi di Cicerone. I prezzi risultanti erano alti, e assieme alle barriere doganali scoraggiavano il commercio.

          La vita dei braccianti, secondo Mack Smith, era ben misera: la malaria, i briganti e la mancanza d’acqua costringevano le popolazioni ad ammassarsi in villaggi che distavano anche una ventina di chilometri dalle zone in cui esse lavoravano. L’analfabetismo era pressoché completo, e ancora nel 1861 esistevano luoghi in cui l’affitto, le decime al parroco, la “protezione” dei campieri venivano pagati in natura. La disoccupazione era diffusa, tanto che osservatori dell’epoca riportarono come un contadino del Sud guadagnasse la metà di un suo equivalente del Nord[15] nonostante i salari fossero paragonabili.

          Al contrario il nordest del paese avrebbe almeno in parte recepito le tecniche della rivoluzione agricola del nordeuropa, introdotte nel corso delle campagne napoleoniche. L’agricoltura era praticata da fattori nel Nord e da mezzadri in Toscana, e alimentata dai capitali delle città, che agivano come centri finanziari. La legislazione delle acque era più avanzata e l’intensa canalizzazione permetteva la cultura intensiva del riso, che poteva essere esportato.

          Per quanto riguarda l’industria, al momento dell’Unità era costituita soprattutto una serie di attività artigianali al servizio delle élite. L’Italia, è infatti un paese di seconda industrializzazione, perché la mancanza di materie prime (ferro e carbone) ne hanno rallentato lo sviluppo industriale fino a circa il 1880. Parallelamente, il basso costo del lavoro, la difficoltà di accesso ai capitali e la mancanza di esperienza tecnica scoraggiavano l’acquisto di macchinari dall’estero per sostituire il lavoro manuale.

          Faceva parziale eccezione la tessitura meccanizzata, diffusa dal 1816 soprattutto nel nordovest, più ricco di corsi d’acqua, e che con l’arrivo del telaio a vapore avrebbe costituito la base di un capitalismo industriale diffuso. I principali prodotti da esportazione erano la lana e la seta lombarde e piemontesi, seguiti dallo zolfo siciliano, utilizzato per la polvere da sparo. Tuttavia Mack Smith, nell’opera Il Risorgimento italiano, sostiene che «in molte industrie lombarde non veniva osservata la legge sull’istruzione obbligatoria e due quinti degli operai dell’industria cotoniera lombarda erano fanciulli sotto i dodici anni, per la maggior parte bambine, che lavoravano dodici e persino sedici ore al giorno».

          Nell’estrazione dello zolfo erano impegnati importanti capitali inglesi, e sarebbe rimasto rilevante per l’economia Siciliana fino all’affacciarsi della concorrenza degli Stati Uniti. Il Sud non era privo di industrie: vengono spesso citate a titolo di esempio le Officine di Pietrarsa, la ferriera di Mongiana e i cantieri navali di Castellamare di Stabia, fortemente volute dalla Corona in quanto strategiche per ridurre la dipendenza dalle importazioni inglesi. Il loro impatto sull’economia globale del Regno dev’essere però considerato limitato.

          Nel campo dei trasporti vennero conseguiti alcuni primati sorprendenti, come la prima nave a vapore in Italia e il primo ponte di ferro. Ma all’investimento in strade e ferrovie, reso difficile dall’entroterra collinoso, venne soprattutto preferito il trasporto marittimo, facilitato dalla significativa estensione delle coste tanto che la flotta mercantile borbonica divenne la terza in Europa per numero di navi e per tonnellaggio complessivo, anche se la marina mercantile degli altri stati pre-unitari del nord aveva un tonnellaggio superiore. I tonnellaggi delle flotte mercantili peninsulari nel 1858 erano i seguenti: Regno di Sardegna 208.218 ; Granducato di Toscana 59.023; Modena 980; Stato pontificio 41.360; Due Sicilie 272.305; Venezia e Trieste 350.899. Su di un totale di 932.785 tonnellate, il regno borbonico ne aveva quindi meno di un terzo.

          Sulla consistenza della flotta mercantile borbonica lo storico meridionale Raffaele De Cesare, nel suo libro “La fine di un Regno” (pp. 165-166) scrive, fra l’altro, testualmente:« “La marina mercantile era formata quasi interamente di piccoli legni, buoni al cabotaggio e alla pesca e la montavano più di 40.000 marinari, numero inadeguato al tonnellaggio delle navi. La navigazione si limitava alle coste dell’Adriatico e del Mediterraneo, e il lento progresso delle forze marittime non consisteva nel diminuire il numero dei legni ed aumentarne la portata, ma nel moltiplicare le piccole navi. La marina mercantile a vapore era scarsissima, non ostante che uno dei primi piroscafi, il quale solcasse le acque del Mediterraneo, fosse costruito a Napoli nel 1818. Essa apparentemente sembrava la maggiore d’Italia, mentre in realtà alla sarda era inferiore, e anche come marina da guerra, era scarsa per un Regno, di cui la terza parte era formata dalla Sicilia e gli altri due terzi formavano un gran molo lanciato verso il Levante. La marina e l’esercito stavano agli antipodi: l’esercito era sproporzionato al paese per esuberanza, la marina per deficienza.” »

          L’inaugurazione nel 1839 degli 8 km della Napoli-Portici, prima ferrovia italiana, aveva suscito grande entusiasmo. Tuttavia, solo 20 anni dopo le ferrovie settentrionali si estendevano per 2035 km, mentre Napoli era collegata soltanto con Capua e Salerno, totalizzando appena 98 km di linea ferrata. Analogamente, secondo Nicola Nisco, nel 1860 erano privi di strade e quindi di fatto irraggiungibili ben 1621 paesi su 1848, dove il transito avveniva su tratturi e mulattiere, infatti la scarsità di infrastrutture stradali si faceva sentire molto nel Sud borbonico, che poteva contare su una rete stradale di soli 14.000 km, mentre la sola Lombardia, quattro volte più piccola aveva una rete stradale di 28.000 km, con la rete stradale del centro Italia allo stesso livello della Lombardia, per metri al km².

          Il divario economico era già allora evidente considerando il dato statistico riferito alle società in accomandita italiane al momento dell’Unità, in base ai dati relativi alle società commerciali e industriali tratti dall’Annuario statistico italiano del 1864. Le società in accomandita erano 377, di cui 325 nel centro-nord, escludendo dal computo quelle esistenti nel Lazio, nel Veneto, del Trentino, nel Friuli e nella Venezia Giulia. Comunque, il capitale sociale di queste società vedeva un totale di un miliardo e 353 milioni, di cui un miliardo e 127 milioni nelle società del centro-nord (sempre prescindendo da Lazio, Veneto, Trentino, Friuli, Venezia Giulia) e soltanto 225 milioni nel Mezzogiorno. Per fare un paragone, il totale della riserva finanziaria dello stato borbonico era pari a 443,200 milioni di lire; praticamente un terzo del capitale delle società in accomandita del centro-nord escludendo diversi territori non ancora annessi. Le sole società in accomandita del Regno di Sardegna avevano un capitale totale che era quasi doppio di quello dello stato borbonico: 755,776 milioni contro 443,200 milioni di liquidi. Si tenga conto sempre poi che in questo calcolo sono escluse tutte le società per azioni del nord-est, poiché non era incluso nel 1861 nel regno d’Italia.

          Nel 1854 la spesa governativa borbonica contava 31,4 milioni di ducati dei quali 1,2 milioni erano quelli per istruzione, sanità, lavori pubblici, mentre erano ben 14 milioni i ducati spesi per le forze armate e 6,5 milioni per il pagamento degli interessi sul debito pubblico, oltre alle ingenti spese per la corte regale.

          Il bilancio dello stato borbonico previsto per il 1860, prima ancora che Garibaldi sbarcasse a Marsala, quindi in stato di pace e non di guerra, ribadiva anche in questo caso la sproporzione fra le spese militari e di repressione e quelle per la popolazione. Le spese previste, esclusa la Sicilia (con bilancio separato) sommando il bilancio direttamente speso dallo stato centrale (16.250.812 ducati) e quello ripartito fra gli enti locali (19.200.000 ducati) per un totale di 35.450.812 ducati erano così ripartite: Esercito 11.307.220; Marina 3.000.000; Esteri 298.800; Governo centrale 1.644.792; debito pregresso 13.000.000; lavori pubblici 3.400.000; Clero e istruzione 360.000; Polizia, giustizia 2.440.000.

          Le spese militari rappresentavano circa il 40% del bilancio totale, sommando anche le spese per polizia e giustizia si arriva al 47% del bilancio, mentre alle spese per istruzione e clero era destinato solo l’1% del bilancio totale di 35.450.812 ducati. La Sicilia aveva l’ultimo bilancio rilevabile espresso in lire 41.618.200, al cambio del 1859 di 4,25 lire per ducato stimato equivalente a 9.793.000 ducati.

          Un’attenta e critica analisi del sistema finanziario dei Borbone fu descritto nei particolari da Giovanni Carano Donvito, nella quale pose in luce come l’ex governo napoletano “…se poco chiedeva ai suoi sudditi, pochissimo spendeva per essi e questo pochissimo spendeva anche male…”.

    • Edoxxx

      Mi spiegherebbe la sua versione di Garibaldi e la spedizione dei 1000?

  • Zazà la Superscimmia

    Ad ogni modo, mi raccomando eh. E’ colpa di qualcuno la fuori… si si (e quando non andranno più di moda i tedeschi e l’Euro vedrete che vi inventerete qualcosa d’altro)

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    di questo passo ci inventeremo i genovesi. Vai così che mamma merkel ti vuol bene e zio schauble ti regala il ciuppa ciuppa.

    • faltz

      Zazà, questo è sparare sulla Croce Rossa! Noi genovesi siamo nell’unica regione del nord che ha dati economici simili a quelli del sud. Ci facciamo molto male già da soli. Non possiamo sopportare anche il fardello di fare da capri espiatori! 😉

      • Zazà la Superscimmia

        tranquillo, parlo dei genovesi -svizzeri… una sottospecie. 🙂

        • gianluca pointo

          tanti da firenze in giu….

  • vasellinakiller

    tra l’altro non ho mai capito i politcanti veneti, di forza italia in particolare. erano poco lungimiranti. loro per primi avrebbero dovuto appoggiare la secessione, galan in primis, se volevano continuare a foraggiare la loro mangiatoia in santa pace. i soldi del trasferimento fiscale sarebbero rimasti al nord e sarebbero bastati alla grande per alimetare i vari cartelli del mose&co senza provocare deficit e indebitamento e dunque i riflettori puntati sia da parte dell’opinione pubblica che della magistratura….

    tutto sarebbe filato liscio per loro come ai tempi degli anni ottanta, e invece….:)

  • Disca

    Mi unisco al coro di applausi, io dalla parte opposta. Anch’io, merdionale, mi sento profondamente diverso anzi, diversissimo rispetto a un cittadino del Nord, in tutto. Quindi non mi interessa minimamente sapere chi è meglio, mi soffermo sul fatto che siamo diversi. Penso anch’io che questo paese sia solo un espressione geografica e mi auguro di cuore che presto ci si possa dividere. speriamo, sarebbe un bene x tutti.

    • indopama .

      si ma mi dai poi indietro tutto quello che ti ho prestato… 🙂

      • Disca

        Se ti accontenti e non metti tassi da usura….volentieri, restituisco tutto

      • Semplice

        Però dobbiamo ridargli anche quello che gli abbiam preso prima….

    • nathan

      Siete dei grandi ragazzi, nessuno che cerca pseudo scuse e piagnucolamenti vari verso la Cintura di Orione..

      • Disca

        Si si, quando ero in età piagnucolamenti ci ha pensato mio padre con la cintura, non di Orione, quella dei pantaloni. E gli sarò sempre grato.

        • nathan

          Ed è un piacere leggervi.

    • ricca

      sei l ‘unico terrone (senza offesa, visto che tra di voi questo termine è inflazionatissimo) che la pensa in questo modo. Tutti gli altri voglio rimanere attaccati a ckiucciare dlla mammella nordista/statale.

      • Disca

        Te lo dico, anche se non ci crederai. Non hai idea di quanti siamo a pensarla così.

  • silvia

    secondo me e’ una questione genetica e climatica.Genetica perche’ sono cento anni che il sud si sta autodeselezionando,ovvero i migliori i piu’ intelligenti e preparati vengono fatti fuori sistematicamente ,quindi a furia di proteggere e garantire i corrotti i miserabili i nullafacenti,e le teste di cazzo,costoro si sono riprodotti e hanno prosperato assumendo le sembianze e le funzioni dei parassiti. Non che il nord ne sia privo sia ben chiaro….solo che al sud sono numericamente in maggioranza.Il fattore climatico influenza non solo il sud Italia ma tutto il mondo esposto a temperature troppo calde. Il clima caldo e/o tropicale rallenta tutte le attivita’ umane produttive rispetto alle zone temperate.

    • Lorenzo Marchetti

      Infatti gli Egizi non conoscevano la ruota mentre gli Elvezi andavano in astronave.

    • vasellinakiller

      il discorso climatico ha un senso. le popolazioni esposte a tutte e quattro le stagioni, soprattutto a quella invernale, devono ingegnarsi di più per sopravvivere. già solo l’agricoltura di per sè diventa più complicata in quelle condizioni. per non parlare di tutto il resto.

      il sud italia, in questo senso, offre una specie di welfare naturale. un po’ come cuba, che si vanta di avere statistiche sanitarie di tutto rispetto. e ti credo, con quel clima e ambiente….

      • dinotte

        A te il welfare te l’hanno fatto proprio con la vaselina, eh? Solo che una volta entrati dovevano fermarsi, invece hanno tirato dritto e ti sono usciti dalla testa.

    • dinotte

      Ragazzi, ve l’ho già detto, dovete smetterla di passarvi il cervello nel tritacarne. Già che ne avete poco, poi dopo dite cazzate… Dai su, andate a dormire che è meglio invece di rompere gli zebedei in internet…

    • l.v.mises

      Non mi sembra che in California faccia fresco

      • maggioranza_silenziosa

        a S. Francisco e dintorni (Silicon valley) si

  • Proprio per questo motivo l’Euro è un errore madornale. Ogni popolo, con la sua cultura, dovrebbe essere libero di determinarsi da solo, sia nel ‘bene’ che nel ‘male’.
    Non si può pretendere che l’Italia, o peggio ancora il sud Italia, abbia il concetto di civiltà del nord Europa, come non si può pretendere da il nord Europa quella creatività artistica e calore che caratterizza l’Italia.
    Mettere tutti in un inutile calderone, in realtà per sete di potere, è stato il più grande errore della storia europea. E adesso chi ha un minimo di onestà intellettuale non mi venga a dire che queste grandi nazioni come la Germania non si sarebbero immaginato quello che sta accadendo.

  • Fabio Panasiti

    Ci vorrebbe un po’ di onestà intellettuale per riconoscere che negli ultimi trent’anni gli sforzi infrastrutturali da parte dello Stato sono stati spesi da Roma in su con Mondiali di Calcio, Tav,Mose,Olimpiadi invernali, rete autostradale più strutturata del mondo e per finire l’apoteosi dello spreco: l’Expo. Al Sud regalie e sovvenzioni per tenerci buoni. La Lombardia senza l’Expo avrebbe avuto un Pil negativo nel 2013/2014. Il meridione è ormai abbandonato a se stesso con una valuta e una burocrazia che non ci appartiene.

    • vasellinakiller

      guarda che non vi apparteneva nemmeno la lira, se è per questo. il sud sta(va) in piedi grazie ai trasferimenti fiscali. anche i pigs oggi li vorrebbero(in una forma o nell’altra) per stare in piedi nell’euro.

      • Fabio Panasiti

        Giusto. Ma in Italia si è preferito sussidiare il Sud e sostenere il Nord. Dateci autostrade, porti e aeroporti, una amministrazione efficiente ed una tassazione normale e vedrete come ci riprendiamo. Se i 16 miliardi dell’Expo li avessimo spesi in strade e autostrade nel Meridione ne avrebbe beneficiato tutta L’Italia.

        • vasellinakiller

          il problema è che i soldi per le infrastrutture se li prende e se li è sempre presi la mafia.

        • Leo Fabiani

          La Salerno reggio Calabria quanti soldi ha preso… quando e che l hanno finita? Ah non e ancora finita? Strano.

        • Vortex

          La lombardia soffre di un trasferimento fiscale di 50 miliardi l’anno. Rappresenta il trasferimento fiscale da regione a regione piu’ alto del mondo. Equivale a 5000 euro a persona. Ogni famiglia lombarda (4 persone) regala un appartamento al meridione ogni 10 anni. Se non dovessero mantenere i meridionali i lombardi potrebbero farsi tre expo all’ anno.

          • FerdyFox

            Certo! Peccato che se i meridionali quei soldi non avessero abbastanza soldi, chi comprerebbe i beni prodotti al nord? Privato del mercato di sbocco del sud a Milano, piuttosto che tre expo, potreste fare la Sagra della Polenta.

            Nord e Sud Italia sono, dal punto di vista economico, due aree disomogenee e pertanto dei trasferimenti fiscali sono necessari per tenere la baracca in piedi, come succede in tutte le unioni valutarie del mondo (vedi USA con il bilancio federale, così la Germania etc.).

            Gli Stati Uniti non finanziarono l’Europa con un Piano Marshall perchè stavamo loro simpatici, ma soprattutto perchè sarebbe venuto a mancare un vitale mercato di sbocco per i prodotti statunitensi (ed in parte anche per motivi propagandistici: noi siamo quelli buoni e vi diamo i soldi, mica come i comunisti!)

            L’ovvio problema è che mentre quei soldi furono usati per investimenti infrastrutturali etc. nel Meridione no: da qui il permanente ritardo.

            I soldi sono usati male, è indubbio, ma i trasferimenti sono necessari.

        • Edoxxx

          Dateci, dateci, dateci..

          Pure l’amministrazione efficiente?

          E ch la fa? Assumete qualche Svizzero?

  • T_B_S_

    Se quelli del nord dicono che il sud magna a sbafo,mentre guelli del sud dicono che i nordisti sono tutti sfruttatori,perchè non si fa una bella scissione..tutte e due le parti contente,o no?

    • Laura

      Se non ci cozziamo per niente, che si sta insieme a fare?

      • T_B_S_

        Divorzio breve…

        • indopama .

          costa molto trasferire la muraglia cinese?

    • nathan

      Aspetta e spera..

      • T_B_S_

        🙂

  • Floriana Barbini

    ormai non ho piu dubbi…..sei proprio demente FK

    • saya

      il fatto che immancabilmente scriva Nord in maiuscolo e sud in minuscolo da la misura dell’irreversibilità del danno cognitivo.

      • Lori Del Diavolo

        E’ solo un classico expat italiano in Svizzera, frustrato dai complessi di inferiorità per la tonalità “tabacco” della sua pelle mediterranea, e gonfio di odio per i suoi connazionali. Stendiamogli sopra un velo pietoso.

  • indopama .

    da Roma in giu’ si potrebbe recintare e fare pagare per l’entrata, sai che attrazione mondiale?

  • ricca

    il sud ha campato e campa di traferimenti dal nord. con la crisi sono diminuiti. le tasse raccolte sul territorio sono ridicole. quindi per forza di cose, chi non ha lo stipendio pubblico (sono in pochi comunque 🙂 ), non se la passa bene. Comunque ci pensano le varie mafie a dar da mangiare a tutti! Andate dal boss a chiagnere…..

  • l.v.mises

    Fuori il sud Italia dall euro

  • hans lockner

    L’unica possibilità che rimane al sud è avere una moneta locale diversa dal nord interrompendo i trasferimenti fiscali da Nord a Sud. Nessuno tra Nord e Sud ha la colpa.La colpa è stata aver accettato, o meglio subito, l’unificazione ( colonizzazione) forzata. Oggi dividersi in micro regione fa solo interesse del grande capitale. Ideale è avere la lira come moneta nazionale e tre valute di carattere regionale- macro regionale, libere di fluttuare tra di loro e usando la LIRA come moneta di riferimento. Solo così ogni regione potrà crescere contando solo ed esclusivamente sulle proprie forze facendo uscire il meglio di se.

    • von krosigk

      Potrebbe essere una soluzione…..
      io preferisco l’introduzione di gabbie salariali e fiscali su area comunale cancellando prov. e regioni.

  • Io l’ho sempre detto, che già prima di Roma bisognerebbe tirare su un muro e abbandonarli a se stessi…

    • Austrian school

      Concordo, l’unica soluzione per il meridione è di resettare tutto il sistema politico burocratico, staccarsi dalla legislazione italiana e creare una costituzione basata su principi di liberismo e non di socialismo. Non ha altre speranze, e parlo da meridionale.

  • Semplice

    Il problema non sono i meridionali, lo hanno dimostrato in decenni di migrazioni dal nord al resto del mondo.

    Dove sono andati si sono allineati e molti hanno creato aziende dal nulla “solo” con il duro lavoro. Quindi se prendiamo un veneto e lo sbattiamo giù, tempo 3 mesi sarà uguale a chi ha trovato.
    In più i veri cornuti e mazziati sono proprio chi ha dovuto abbandonare la propria terra per colpa dei suoi concittadini; si pensi a quello che è “scappato” ed arrivato al nord, ha mangiato M, pagato le tasse, creato impresa e in tutto questo tempo ha dovuto mantenere pure quelli da cui è scappato. Allora chi è il più sfruttato ?

    Bisognerebbe chiedere a chi è emigrato cosa fare, così almeno loro non si prendono dei razzisti e/o ruspisti.
    Un bel inzio sarebbe il divieto di assunzioni nel pubblico di meridionali residenti da anni e certamente il diveto di assunzione dei parenti, vicini e lontani. Così si costringerebbe la gente ad inventarsi un lavoro e/o cercarlo invece di perdere anni e anni dietro a concorsi pubblici.

    Prima o poi succederà che gente del nord, citerà in giudizio lo Stato italiano per discriminazione ovvero per avere nei suo “ranghi” un numero estremamente maggiore di residenti nel meridione piuttosto che altrove, succederà altrimenti rimarrà solo il caso Ruanda.

    Comunque le prime vittime sono chi è scappato, loro si che sono italiani e lo hanno dimostrato negli anni mangiando MERDA e facendosi da soli e pagando tasse e tasse per mantenere i loro ex concittadini. Chiediamo a loro cosa fare di quelli che vivono al sud, solo loro sanno dove mettere le mani e sopratutto non gli si può certo dare dei razzisti essendo loro stessi figli di quelle terre.

  • Mister Libertarian

    Io quando sono andato al sud ho sempre avuto l’impressione che tutti facciano la bella vita, e che vivano molto meglio che al nord.

    Al sud più o meno tutti riescono ad agguantare qualcosa della pioggia di miliardi che arriva dal nord, e se la spassano allegramente.

    • vasellinakiller

      non è la pioggia di miliardi dal nord, ma lo stato parallelo, la mafia, che funge da amortizzatore sociale.

    • ricca

      la mattina non ci sono code per andare a lavoro. Niente stress. Tutti camminnano a due all’ora….. e non per andare a lavoro.

      • Semplice

        E’ perchè hanno la banda larga, lavorano tutti da casa e così sono più produttivi e inquinano di meno.

        Ho fatto la battutaaaaaaaaaaaaaaaaaa 🙂

        • ricca

          A parte gli scherzi, qualcuno onesto che lavora c’è. Diverso è trovarne uno che paga le tasse. Pure i supermercati emettevano scontrini apparentemente regolari, ma annullati fiscalmente come errori di battitura. Cosa vuoi sperare. Laggiu le tasse sono unidirezionali, arrivano e vengono riscosse. Sicilia: evasione bollo 1 miliardo all’anno. Fallo in toscana, dopo poco non hai più l’auto, se ti va bene.

          • Lucaf

            Vogliamo parlare del maledetto canone rai? Poco tempo fa si parlava di un 80-90% di evasione al sud contro un 5-10 al nord.
            E non parliamo poi dell’abitudine di non pagare le fatture! Aaaahhh che bello quando ti chiama un nuovo cliente di qualche regione del sud! Cominciano, i mal di testa, le discussioni quando gli dici che il pagamento deve avvenire (come per qualunque nuovo cliente) con bonifico anticipato. Cazzo si offendono pure!!MInchia da quando in qua, lei non si fida, mi sento offeso e così via. Quando invece gli cambi i termini di pagamento, causa insoluti continui, si incazzano, dicono che vanno a servirsi altrove, che non capiscono questa mancanza di fiducia e rispetto, che in fondo si..abbiamo aspettato i soldi per 6 mesi, ma mica li abbiamo persi. Fanculo, siamo diversi eccome. E’ proprio una questione di mentalità, abitudini, modi di vivere, di intendere il rapporto con il prossimo, la correttezza, l’onestà. Ovviamente io generalizzo, ho ottimi clienti anche al sud che soffrono per lo sputtanamento di immagine e reputazione che subiscono a causa della maggioranza dei loro conterranei. Sono i primi ad essere incazzati.

  • Io dico che: “Bel tempo e cattivo tempo, non durano tutto il tempo”.
    C’era un periodo in cui i terreni agricoli portavano ricchezza e le case (immobili) erano solo un costo;
    poi i tempi cambiarono e i terreni persero di valore e le case salirono di prezzo in modo sproporzionato;
    poi arrivò la tassazione sugli immobili che colpì particolarmente le case (e meglio ancora le seconde e terze case) ed allora questi immobili diventarono una tassa che ognuno voleva togliersi, facendo crollare il prezzo delle case.
    Nel Nord le industrie metalmeccaniche andavano alla grande (vedi: Fiat), poi arrivò la crisi e la Fiat di Torino scomparve.

    La morale della favola, ogni volta che l’andamento dell’economia cambia, chi ha fatto la decisione corretta si vanta e denigra gli altri.

    Ci sono comuni al Nord, che come le industrie principali hanno chiuso, anche i comuni si sono spopolati. La ricchezza era l’industria, sparita l’industria, sparita la ricchezza e la popolazione.

    Oggi tutta l’Italia è il SUD (vedi: PIIGS) dell’Europa.
    Tutti siamo a Sud di qualcos’altro.

    Arrivasse un’era glaciale, tutto il Nord d’Europa sparirebbe e il sud vivrebbe dignitosamente.

    Chi si vanta di aver fatto la scelta giusta, di esser nato nel posto giusto, non ha capito che: i tempi cambiano, e solo chi si adatta non si estingue!

  • Tommasodaquino

    Ricordiamoci che quando chiuderà l’ilva occorrerà aggiornare il dato.

    • vito

      L’Ilva ha già chiuso. È aperta solo formalmente. Su cinque altiforni, ne funzionano due, a metà servizio, ed uno sta dei due sta per essere spento per ordine della magistratura…

      • Austrian school

        E sperano di mettere le mani sui soldi espropriati ai Riva per tirare a campare ancora un po’.

      • Tommasodaquino

        Intendevo sui disoccupati. Formalmente qualche operaio c’è ancora.

  • FerdyFox

    Le regioni sottosviluppate esistono dovunque. E’ il problema di avere un territorio comprendente spazi disomogenei sotto la stessa moneta. Vedere la Germania dell’est. Pure i bavaresi si sono rotti di pagare per i sassoni.

    • Meles

      Pure in UK

  • chinaski137

    lo sai che hai proprio la faccia da meridionale?

    • ForzaBellinzona

      Non dire così, che passa un’ora e mezza al giorno in bagno a incipriarsi con la polvere di riso. Per sembrare svizzero 😀

      • chinaski137

        avoja a incipriasse quanno pari de Crotone… ha pure il monociglio alla Elio

  • the_joker_IT

    perché in 13 anni (un numero a caso) vi è stata una desertificazione industriale pesantissima nel sud Italia? Dai che ci arrivate.

    • nathan

      Prima tutto a gonfie vele invece..

    • vito

      …magari perchè qualcuno ha deciso che il più grande polo siderurgico d’europa, a Taranto, va chiuso ( centomila posti di lavoro, tra diretti ed indotto)? Magari perchè prima si è deciso di distruggere, con la scusa dell’inquinamento, una delle più antiche e floride industrie di itticultura AL MONDO? Magari perchè, vista la malaparata, Evergreen ha deciso di abbandonare Taranto ed il suo porto? Magari perchè, a cascata, andranno in sofferenza tutti i poli industriali che dall’acciaio di Taranto dipendono, come quella dei salotti di Santeramo, la Fiat di Melfi e Bagnoli, e la Wirpool di Bagnoli, e compagnia cantando? Ma ovviamente la colpa non è di una politica industriale scellerata… La colpa è del lupo cattivo… O di Batman, vero joker?

      • Austrian school

        Eccellente!!
        Aggiungerei che se al sud le dinamiche salariali fossero lasciate alla libera contrattazione fra lavoratori ed imprese, secondo una logica di mercato e non drogata da contratti nazionali collettivi, il sud ritroverebbe appeal per investimenti con utilizzo di personale. Invece in nome dei diritti dei lavoratori, i lavoratori sono destinati a saltare in aria con le imprese presso le quali lavorano.

      • the_joker_IT

        che la colpa sia della politica è lampante che poi certa politica al potere abbia eseguito certi ordini lo è altrettanto.

        • vito

          Joker, se prendi gli slogan, e te li fumi in una pipa, forse fai meglio…. Vediamo se sono chiaro, così magari voi signoraggisti la piantate… Se torniamo alla lira, riaccendiamo gli altiforni dell’Ilva? Perchè, se non riaccendiamo gli altiforni, con cosa li facciamo, i divaniletto di Santeramo, le automobili di Melfi e gli elettrodomestici di Bagnoli, con l’acciaio tedesco? E quanto ti costa, l’acciaio tedesco? E sopratutto, con cosa lo paghi, l’acciaio tedesco, con le lirette svalutate? E sopratutto sopratutto, lo sai che l’acciaio da 10/10 di spessore, che è quello con cui in Italia facciamo salotti, auto e frigoriferi, IN GERMANIA NON LO FANNO E NON LO SANNO FARE? Allora, per piacere, vogliamo parlare di cose serie, e non di soluzioni miracolistiche alla Vanna Marchi…. E basta

          • LucaP

            se per 10/10 intendi 1 mm per le auto mi sembra un po’ tantino

          • the_joker_IT

            con valuta proprio costruita e con forza su misura per il nostro paese significa che vi sarà incentivo a produrre in Italia con tutte le conseguenze del caso. Certamente i disastri criminali causati dai traditori che hanno anteposto gli interessi dell’Italia a quelli dello straniero saranno un freno alla rinascita industriale ma sta di fatto che più restiamo in questo sistema criminale più macerie ci saranno da spalare.

            Notizie di ieri: la BCE ammette che l’euro ha devastato l’economia italiana.
            Quindi credi davvero che continuando con ricette FALLIMENTARI sia la cura a un problema che hanno causato gli stessi che propongono tali ricette? (la domanda è seria!)

          • vito

            Egregio, centocinquanta anni di lira non hanno cambiato la situazione della calabria, cosa ti fa pensare che in futuro le cose potrebbero essere diverse? Il problema di voi signoraggisti è che non vi volete convincere che siamo di fronte ad una crisi sistemica, non di fronte ad una crisi valutaria…

          • the_joker_IT

            13 anni di euro hanno devastato l’Italia (lo confessa perfino la BCE!!!), cosa ti fa pensare che continuare con queste politiche SUICIDE possa cambiare i risultati????
            La crisi in Europa è stata devastante perché le rigidità di un sistema di valuta unica idiota ha impedito gli aggiustamenti valutari scaricando sul cambio lo squilibro e non internamente svalutando il lavoro!
            Solo quando si uscirà dal paradigma suicida eurista si potrà tornare a crescere con una valuta adatta e pesata all’economia di ciascuno.

          • vito

            In primis, a me non mi sentirai mai citare la BCE, ne’ quando mi fa comodo, ne’ quando non mi fa comodo. Alla BCE sono banchieri, e dicono dolo quello che gli conviene. Due sono le cose, o la BCE ha torto, o ha ragione. Sempre, non quando piace a te. Centocinquanta anni di lira hanno devastato il sud Italia come e quanto l’euro. Ne deriva che l’euro non c’entra nulla. Voi signoraggisti siete solo dei pericolosi venditori di fumo, degli illusi che predicano che tutto magicamente guarirà con l’arrivo del prossimo Messia, che adesso chiamate lira. Abbiamo già visto. Abbiamo già dato.

  • Fabio Amodeo

    È vero, tutti hanno le loro zone depresse. Ma il Mezzogiorno è unico al mondo: l’unica area che ha continuato a peggiorare malgrado tutte le politiche. Come tale viene studiato dalle facoltà di economia di tutto il mondo.
    Qualche anno fa due studiosi fecero un’analisi dei dati storici Nord Sud. Dal 1945 al 1975 ci fu una certa, limitata ma misurabile, convergenza. Dal 1975 la forbice riprese a dividersi. Cosa era successo nel 1975? Due cose. Primo: introduzione delle Regioni. Secondo: fine delle gabbie salariali, cioè della convenienza di investire lì-

    • Lucaf

      E’ vero! Ricordo che qualche tempo fa venne in visita una delegazione di sociologi giapponesi per studiare il caso unico al mondo del sud Italia! Perchè nessuno si spiega come sia possibile che dopo più di 150 anni dall’unità di Italia ancora esista una simile differenza all’interno di una nazione europea, neanche poi così grande! Manco si trattasse di regioni remote e isolate tipo in siberia!

  • mau

    FK piuttosto che ammettere che hai ragione questi si lasciano, appunto, morire per strada. C’è sempre una scusa, è sempre molto colpa degli altri. Del resto se noi siamo venuti in Ticino un motivo ci sarà. O no?

  • alexander della vedova

    aggiornatevi il nord italia non e’ poi molto meglio con l’euro
    tanti capannoni tanti immigrati e dipendenti pubblici ormai secondo me si va avanti con debito ancora per un po poi la pacchia finisce anche la nord e ci allineiamo alla grecia

  • Massimo

    come mai non arriva la cura greca per il nostro sud?….

  • Consulente dei nuovi schiavi

    Una volta lessi su questo blog “Il banchetto di Darwin”, nn occorre aggiungere altro. Mio nonno è emigrato da un paesino vicino Avellino, un grandissimo lavoratore come credo tutti quelli che emigrano, compreso FK. I più “forti” che rimangono in un sistema sbagliato possono facilmente diventare i più deboli di un nuovo paradigma.

    • Ottavio

      Anche moltissimi non emigrati si sono fatti e si fanno il culo al sud.
      Non che voglia santificare la pessima situazione del sud, ma dopo anni di dosi massicce di assistenzialismo pure la Lombardia si ritroverebbe in una situazione simile.
      Non si può riassumere una situazione del genere in poche battute, se si vuole analizzarla seriamente intendo.

      • Consulente dei nuovi schiavi

        Nn è questione di analisi ma di evoluzione, se la stessa è inferiore alle nuove sfide che si presentano adesso, cosa si può fare? Puoi utilizzare quante righe, pagine e parole vuoi basta che trovi una soluzione che sia compatibile alle tasche dei cittadini che hanno ancora un reddito.

  • Vortex

    “l’Italia ora si appresta a sussidiare proprio tutta quella che fu la Magna Grecia (Magna nel senso di “grande”, ma anche in romano stretto”

    Hahahahaha geniale!!

  • von krosigk

    Ma ancora non vi è chiaro?!
    la questio meridionale nasce con l’aggancio valutario tra 2aree a diversa produttività!
    stessa cosa successa nel 1996 all’introduzione dello SME per l’euro! Italia ed Eurozona sono 2 aree valutarie non ottimali! Mettiamocelo in testa una volta x tutte!
    l’unica soluzione è per prima cosa lo scioglimento dell’euro in maniera concordata e poi l’introduzione in Italia delle gabbie salariali e fiscali….volete risolvere la questio meridionale!? Questo è il modo migliore… fatevene una ragione senza ideologia…

    • vito

      Chissà com’è che gli Stati Uniti, formati da qualche centinaio di aeree a diversa produttività, malgrado siano valutariamente agganciati, vadano alla grandissima ( confrontati all’Italia, ovviamente)…

      • T_B_S_

        Perchè hanno tutti la stessa storia,sono tutti immigrati in un sistema pseudo anglosassone

        • vito

          Malgrado la tua spiegazione sia semplicistica, prendiamola per buona. Significa che è possibile agganciare valutariamente aree a diversa produttività, e che quindi che le teorie di von krosigc sono prive di qualsivoglia fondamento.

          • T_B_S_

            In realtà ritengo che von abbia parzialmente ragione,la moneta non rispecchia soltanto la produttività, ma tutto l’insieme socio/economico da cui nascono le problematiche in zone con storia e sviluppo diverso in un sistema a moneta unica a corso forzoso… è abbastanza semplice..

          • vito

            Sarò scemo, ma non ho capito niente…. Quando abbiamo affermato che la moneta rispecchierebbe la produttività? Quando abbiamo affermato che la moneta rispecchierebbe qualcosa?

          • FerdyFox

            In ogni caso la produttività è una delle mille sfaccettature.

            Perchè un area valutaria funzioni deve essere omogenea, ovvero necessità di, in estrema sintesi mobilità dei fattori di produzione (capitale e lavoro) e flessibilità dei prezzi.

            Il dollaro funziona perchè tra i vari stati vi è flessibilità dei prezzi, del capitale e del lavoro. Quest’ultimo è molto importante e determinante: in caso di scarsa mobilità del lavoro si creano sacche di disoccupazione ed aree depresse. Se la mobilità è alta allora una crisi che colpisce momentaneamente la California può essere superata anche grazie allo spostamento dei lavoratori nei paesi che stanno meglio. Al pari un bilancio federale è fondamentale per eseguire quei trasferimenti fiscali necessari per correggere le distorsioni commerciali che crea la moneta unica: diciamo che per la California il dollaro USA è troppo forte rispetto ad un ipotetico dollaro CAL e pertanto lo stato va in deficit estero. Il deficit va corretto con trasferimenti dei paesi che invece beneficiano di un cambio vantaggioso.

            In Italia, con la lira, avviene la stessa cosa: i lavoratori meridionali emigrano verso il nord, sfuggendo dalla disoccupazione. Per il nord la lira è molto debole, per il sud è troppo forte: la Lombardia, in surplus estero, trasferisce soldi alla Calabria, in deficit estero.

            In Europa la moneta unica non potrà mai funzionare perchè la mobilità dei lavoratori è praticamente nulla. Un muratore calabrese può spostarsi a Milano, ma di sicuro non a Helsinki e viceversa. Le vicende storiche dei paesi divergono troppo e le differenze culturali sono molte, manca una lingua comune, etc. Al tempo stesso il Nord Italia si rifiuta sempre di più di “sovvenzionare” il Sud (dimenticando che è il principale mercato di sbocco dei suoi beni), i land tedeschi della Germania Ovest fanno lo stesso con quelli della Germania Est. RIsulta facile capire come l’unione “politica” (essenzialmente: i trasferimenti fiscali) non avverrà mai. E l’euro fallirà, nonostante il whatever it takes.

            L’euro aggrava inoltra ancora di più la situazione meridionale: se il nord soffre per una moneta troppo forte, figuriamoci il sud! E come detto… la mobilità del lavoro è 0 ed è normalissimo che al sud la disoccupazione esploda.

          • T_B_S_

            E anche le stesse regole…ma sono diverse nella stessa Italia,figuriamoci in Europa…

          • von krosigk

            totalmente concorde.

          • vito

            Ferdy, deciditi.. puo’ un sistema valutario unico funzionare egregiamente in un aera economica che preveda sottoaree a diverso sviluppo? Si, può, dipende dalla regole… quindi il problema europeo NON E’ L’Euro, ma le regole europee (e italiane).

          • FerdyFox

            Ma io mi sono deciso! Non mi pare che ho detto nel commento precedente cose completamente contrastanti fra di loro!

            Negli USA la moneta comune funziona per i) mobilità dei capitali, ii) mobilità del lavoro, iii) flessibilità dei prezzi, iv) trasferimenti fiscali come in tutte le unioni monetarie del mondo.
            Negli Stati Uniti poi le cose funzionano abbastanza bene anche perchè vi è una cultura ed una lingua omogenea, che fanno da collante.

            In Italia ed in altri paesi europei (al tempo delle valute nazionali) il discorso è simile: vi sono tutti i fattori sopracitati. Ci sono però delle problematiche in più. In Italia, per esempio, i trasferimenti fiscali non funzionano!
            Mentre questi soldi dovrebbero funzionare come un Piano Marshall semi-perpetuo, il cui fine è quello di creare un mercato di sbocco per i beni del settentrione ed al tempo stesso favorire la convergenza economica del meridione attraverso investimenti infrastrutturali etc., questo non avviene per i motivi ben noti.
            Pertanto, se da una parte il Sud Italia negli anni passati ha retto, è perchè comunque quei soldi non sono stati (fisicamente) bruciati: hanno costituito il reddito di qualcuno, ma non sono stati investiti correttamente, alimentando la divergenza anzichè la convergenza… E nasce la Lega Nord…

            Abbiamo un esempio per certi versi simile nella Germania, dove però i problemi che son nati non sono “colpa” della regione sottosviluppata come in Italia, ma di quella “leader”.

            L’unione (economica) dell’Est e dell’Ovest è avvenuta senza criterio (qualcuno dice, come Vladimiro Giacchè, che invece facendo riferimento anche ai fatti odierni, criterio c’è stato eccome…): il risultato è stato che l’Est è passato di botto da un economia pianificata ad una di mercato ed è stato fagocitato dall’Ovest. Il crollo dell’occupazione e della produzione industriale nell’Est è coinciso con la prosperità dell’Ovest ed ora l’Est dipende dai trasferimenti fiscali. E la Baviera non vuole più pagarli…

            Ora in Europa di quei 4 fattori definiti prima due (mobilità dei lavoratori e trasferimenti fiscali) non ci sono e non ci saranno mai!
            La mobilità dei lavoratori per quanto spiegato prima…

            E’ anche un problema culturale: Germania Ovest ed Est stanno in piedi perchè hanno condiviso, tranne 40 anni, tutta la storia insieme. Allo stesso modo l’Italia, anche se ovviamente più frammentata (cosa che comunque si nota).
            Gli Stati Uniti addirittura sono nati assieme!
            Ma non possiamo pensare assolutamente che in Europa, dove sono nate le monarchie nazionali, dove sono state combattute le più sanguinose guerre in un continente diviso dal 476 d.C. si possa fare un unione politica/fiscale/economica in 20-30 anni, facendo finta che i 1500 passati non esistano!

            Per quanto riguarda l’altro fattore che manca, i trasferimenti fiscali… Ripeto: in Germania i bavaresi non vogliono più dare soldi alla Sassonia, ed in Italia il Veneto alla Sicilia. Come vogliamo pensare che i tedeschi siano disposti di buon grado a darli a spagnoli/greci/etc..? Si stima che, in una ipotetica unione fiscale, la Germania sic stantibus rebus dovrà versare nelle casse del tesoro europeo il 5-7% del PIL: è una tassa di 150/200 mld€ l’anno…

            Soprattutto dopo tutta la retorica che i governanti tedeschi (e non solo) hanno speso sui fannulloni del sud, sul fatto che siamo i maiali etc..

            Ma pure se tutto ciò fosse possibile (se il muratore calabrese potesse spostarsi facilmente ad Helsinki e l’operaio tedesco finanziasse di buon grado il comune di Roma) secondo me non sarebbe in alcun modo desiderabile:
            1) sarebbe l’appiattimento totale delle identità nazionali. E’ vero: la storia la fanno gli uomini ed in un certo senso è tutta “artificiale”, ma cancellare due millenni di storia in 20 anni mi sembra una forzatura eccessiva.
            2) unire “artificialmente” gli interessi nazionali senza che essi siano realmente convergenti sarebbe un disastro. Molti dicono: per non essere sommersi dall’onda della globalizzazione l’Europa deve essere grande (territorialmente) ed unita. E’ un discorso molto semplicistico, ma prendiamolo pure per buono! Ma quando te hai creato un gigante, un enorme Frankenstein, dove il braccio destro (la Francia) vuole fare una cosa, mentre il piede sinistro (la Polonia) un’altra e il naso (non so, la Finladia) ne vuole fare un’altra allora l’unione non è più la tua forza ma la tua DEBOLEZZA, soprattutto in politica estera.
            E tutto questo, sommate alle ovvie difficoltà che avrebbe un cittadino italiano a far sentire la propria voce in un parlamento europeo dove ha votato per un partito europeo, farà di noi preda degli interessi di terzi, vedi gli USA con il TTIP. Tanto è sempre così: la capacita di una buona coordinazione fra elementi diversi è inversamente proporzionale al loro numero.

          • vito

            Ferdy, per favore… Mobilità del lavoro, dei capitali e flessibilità dei prezzi ce li abbiamo anche in europa. I trasferimenti fiscali tra stati negli USA NON ESISTONO. Lo stato federale usa le proprie tasse come crede, ma il grosso delle tasse è locale, compreso l’IVA , e allo stato di New York non passa neanche per la testa di dare un centesimo alla California. Negli Stati Uniti ci sono interi Stati meridionali dove si parla prevalentemente spagnolo ed i cui cittadini non parlano nè capiscono inglese… Io ho un mare di parenti che hanno vissuto in America nei quartieri italiani continuando tutta la vita a parlare italiano senza mai imparare l’inglese… Ma di che parli…

          • FerdyFox

            Mobilità del lavoro in europa? Ahahahahah

            http://www.linkiesta.it/sites/default/files/mobilita-eu-usa_1.png

            I trasferimenti fiscali negli USA non esistono? Mi ricordo un post (potrei sbagliarmi) dove sostenevi la stessa cosa.. E ti insultarono malamente se non ricordo male..

            http://se5.cdn.fluidworks.it/wp-content/uploads/2014/09/FMI-COME-AGGIUSTARE-LE-PARTITE-CORRENTI-IN-EUROZONA-SENZA-SVALUTAZIONE-DI-MONETA-SLIDE-2-TRASFERIMENTI-TRA-STATI.jpg

            Allora per quanto riguarda gli USA io non penso che sia passato casa per casa in New Mexico, Texas, California etc. a vedere se sanno bene l’inglese. I tuoi parenti, con tutto il rispetto, non penso possano essere rappresentativi delle centinaia di migliaia di italiani che vivono negli USA

            Secondo un censimento del 2000 che trovi a http://www.census.gov/prod/2003pubs/c2kbr-29.pdf tra le minoranze linguistiche quelli che non parlano l’inglese a casa sono 47 milioni. Tra questi quelli che non sanno l’inglese molto bene (che non vuol dire automaticamente che non lo sanno) sono 13,8 milioni di ispanici più altri 8 milioni provenienti da altre minoranze linguistiche, in tutto 21 milioni. Ovvero l’8% della popolazione.
            Ti faccio poi notare che se negli USA si parlano inglese e spagnolo prevalentemente, in UE si parlano 24 lingue…

            Quindi.. de che stamo a parlà??

          • vito

            Egregio, a lei nessuno le impedisce di andare a lavorare in Germania, se crede. Se lei poi non sposta il culo dalla sedia, perchè vuole il piatto pronto, qualcuno che la imbocchi, mammina che le rimbocca le coperte, botte piena e moglie ubriaca, la colpa non è ne’ dell’euro, ne’ delle leggi, ma solamente sua…

          • vito

            A proposito, non avevo letto il resto… Sai leggere le tabelle che posti, vero? C’è scritto trasferimenti FEDERALI, vero? Sai cosa significa? Sono i trasferimenti che lo Stato Federale, che detto in maniera europea sarebbe la UE, fa con i soldi delle TASSE FEDERALI. Prova a trovare il corrispettivo statunitense del Fondo Salvastati, ovvero rimesse che i SINGOLI STATI, UTILIZZANDO LE TASSE STATALI E NON FEDERALI, METTONO A DISPOSIZIONE DELLO STATO FEDERALE PER SOCCORRERE EVENTUALI ALTRI STATI IN DIFFICOLTÀ. Non esistono. Nessun governatore degli USA è tanto folle da chiedere soldi ai propri cittadini per pagare i conti di un altro stato. Ti è arrivato il messaggio? Per finire. Ogni lingua parlata in europa è parlata anche negli states, quindi di che parli? Dove sarebbe il mercato omogeneo? Io sono nato all’estero, come mio fratello, e le buonanima di mia madre, che era una imprenditrice, non ha mai imparato una sola parola della lingua locale, perchè non ne ha mai avuto bisogno… Fermo restando che come diceva Lincoln, non c’è niente di più falso di una statistica, quando almeno l’otto per cento di una nazione non ne parla la lingua ufficiale, tu parli di mercato omogeneo per lingua e cultura?…. Ti consiglio di controllare quanti statunitensi sono in grado di leggere correttemente l’inglese, e quanti lo sanno scrivere, e ne scopriresti delle belle….. In ogni caso, gli USA NON sono, stante proprio i dati da te postati, un mercato omogeneo per lingua e per cultura, E NESSUNO PENSA DI USCIRE DAL DOLLARO. Amen

          • FerdyFox

            La tua capacità di comprensione è forse, ma dico forse, superiore a quella di un ameba.
            Lo so che negli USA si pagano tasse locali/statali/federali ma le puoi anche chiamare tasse a Gesù, sono pur sempre TRASFERIMENTI lo vuoi capire?

            TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI TRASFERIMENTI

            Vuol dire che il New Jersey, tra 1990 e 2009, ha dato (sottoforma di tasse) al governo federale più soldi di quanti ne abbia avuto: si è privato ogni anno di circa il 7,5% del PIL.

            Viceversa un cittadino del New Mexico ha ricevuto più soldi di quanti ne abbia dati, per un saldo netto del +13%.

            Quello che nell’Europa attuale viene chiamato Fondo ESM viene finanziato con le tasse statali (in realtà non è esattamente vero, viene contabilizzato nel debito, quindi i cittadini non tirano “realmente” fuori i soldi) perchè non c’è un bilancio federale. Se esistesse un’Europa federale, che si farebbe carico di parte delle funzioni statali riducendo l’autonomia, il bilancio totale degli stati nazionali verrebbe ridotto, pertanto invece di pagare in tasse 50 allo stato ne pagheremmo 40, mentre i restanti 10 andrebbero all’ipotetico bilancio federale europeo.
            E NON CAMBIEREBBE NIENTE

            Inoltre non mi puoi dire che il fondo ESM sia comparabile con il bilancio federale. La Germania ha contribuito con quasi 90mld di euro, ovvero il 3% del PIL, e questo “una tantum” mentre negli USA come vedi in proprozione i soldi spostati sono molti di più e questo tutti gli anni.

            Per quanto riguarda la lingue: l’8% non la parla MOLTO BENE. Non vuol dire che NON LA PARLA. Tanto sapevo che avresti detto una cosa del genere, pertanto l’ho pure specificato. Ma avrei dovuto fare di più, ho sottovalutato i limiti della tua capacità di compresione.

          • vito

            Vedi caro, io avrò l’intelligenza di una ameba, tu sei semplicemente ignorante. Il sistema fiscale degli Stati Uniti non funziona neanche da lontano come quello italiano. Affermare che il New Jersey ha ceduto soldi allo Stato Federale è un dato statistico, non reale. Per intenderci, lo Stato Federale americano tassa i propri cittadini INDIVIDUALMENTE, INDIPENDENTEMENTE DA DOVE RISIEDONO, TI È CHIARO IL CONCETTO? Il fisco federale TASSA SUL REDDITO ANCHE I CITTADINI RESIDENTI ALL’ESTERO, ANCHE SUL REDDITO PRODOTTO ALL’ESTERO. Significa che i cittadini statunitensi residenti in Italia pagano le tasse sul reddito in USA. Questo significa che l’Italia contribuisce ai trasferimenti di ricchezza tra gli stati Usa? Certo che no, imbecille, perchè allo stato federale statunitense non interessa assolutamente se sei residente e produci reddito in new jersey, in California o a Sessa Aurunca. Se sei cittadino statunitense, paghi le tasse agli Stati Uniti IN QUANTO TALE. Poi è ovvio che, nello spendere i suoi soldi, lo Stato Federale prenda e dia in maniera diversa, ma questo è normale, non è frutto di una politica di assistenza. In Italia gli Usa incassano tasse dai propri cittadini, e li spendono in basi navali, ambasciate, sedi diplomatiche, servizi sanitari e scolastici per i figli dei militari…. Che vuol dire, che godiamo in quanto Italia di trasferimenti da parte degli USA. Si? Io sarei l’ameba? Il piano ESM è solo uno dei tanti contributi che gli stati europei hanno versato, versano e verseranno s Bruxelles… I contributi agricoli come credi vengano pagati, con l’ESM? Tutti i vari fondi di supporto alla pesca, alle foreste, alla pastorizia, agli scambi culturali, chi credi che li tiri fuori? Per finire IL DOLLARO FUNZIONA? Si? E allora non è colpa dell’Euro, al limite è colpa delle regole….. Cosa fai, dai ragione a quelli che dicono che la soluzione è “ancora più europa”?

          • FerdyFox

            Faccio un ultimo tentativo.. dopo tutto mi stai anche simpatico.

            “Poi è ovvio che, nello spendere i suoi soldi, lo Stato Federale prenda e dia in maniera diversa, ma questo è normale”

            Ma appunto! Se ci sono 10 persone e prendo a tutte 10 $, poi ne do 15 a te, 5 a Marco e di nuovo 10 al resto sto facendo un trasferimento si o no? Non lo è de iure, ma lo è de facto.

            http://www.econ-pol.unisi.it/cesaratto/pol_fisc_mon_ue/PMFEMU%201%20%28OCA%29.pdf

            Vai a pagina 30/31/32… spero che se non ascolti me magari ascolti un professore di economia politica… sai.. l’auctoritas.. (tra l’altro potresti anche leggerlo tutto.. non fa mai male..)

            Puoi facilmente vedere come fra gli Stati americani si effettuano trasferimenti nell’ordine di migliaia di dollari a persona, mentre fra quegli europei nell’ordine di qualche centinaio. E perchè?
            Perchè il bilancio federale europeo (comprese quindi tutte quelle belle cose che hai citato) è l’1% del PIL totale. Quello federale del 18%.

            Certo che do ragione a quelli che la soluzione “è ancora più Europa”. Fanno bene a dire che l’euro non funziona perché non si ha un bilancio comune/trasferimenti fiscali etc. etc. ma se da una parte condivido l’analisi diversamente da loro mi accordo che è impossibile attuare tali soluzioni.

          • vito

            Egregio, sei tu che noi vuoi capire. Negli Stati Uniti NON ESISTE UNA REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA INTERSTATALE. PUNTO. Poi puoi fare tutte le parabole che vuoi, ma la sostanza non cambia. Mentre in Italia lo stato centrale incassa pressocchè tutte le entrate fiscali, e poI le redistribuisce agli enti locali IN QUANTO ENTI E DIRETTAMENTE AGLI ENTI, e poi sono gli enti a distribuirli eventualmente ai cittadini, negli Usa lo stato federale INCASSA SOLO LE TASSE FEDERALI, che sono ampiamente meno della metà del totale, LE INCASSA DIRETTAMENTE AI CITTADINI E LE RESTITUISCE DIRETTAMENTE AI CITTADINI SENZA PASSARE DAGLI ENTI LOCALI. CHIARO? Si tratta pertanto di trasferimenti tra INDIVIDUO ED INDIVIDUO, NON FRA STATO E STATO. Ben oltre la metà del prelievo fiscale statunitense VIENE FATTO DIRETTAMENTE AGLI ENTI LOCALI E AGLI ENTI LOCALI CUI VENGONO PAGATE RIMANGONO. Le tasse statali pagate a New York rimangono a New York, quelle locali pagate a Cleveland a Cleveland restano. Quindi mentre in europa succede che Bruxelles chieda soldi allo Stato Italiano per finanziare i pensionati greci, per gli Stati Uniti è assolutamente impensabile che il presidente Obama chieda soldi allo stato del Texas per pagare le pensioni dei pensionati californiani, o per sussidiare gli agricoltori del Dakota. Se proprio vuole fare una tale cosa, li deve chiedere AI CITTADINI, PASSANDO PER IL CONGRESSO. E COL CAZZO, CHE GLIELI DANNO.

          • von krosigk

            9200 minuti di applausi. complimenti davvero.

          • csvr

            Fai un errore: in tali casi vi sono delle sottomissioni. Personalmente preferisco una scissione.

          • vito

            Infatti. Le Hawaii sono sottomesse a Milwakee…. Non ci avevo pensato!

      • vasellinakiller

        beh, per onestà: se le aree improduttive in america superassero una certa massa critica, anche il federalismo usa sarebbe nei guai.

        se la georgia, il mississippi e l’alabama avessero gli abitanti della california, new york e texas, sai che spasso….

        • vito

          Se il molise avesse gli abitanti di parigi, sai che spasso…..

          • vasellinakiller

            il suditalia ha il 34% degli abitanti del paese. le aree usa depresse che in termini di produttività possano essere relativamente paragonate al sud italia, non raggiungono nemmeno lontanamente questa percentuale negli usa.

          • vito

            Cioè fammi capire…. Gli Stati Uniti non hanno aree depresse che possano essere paragonate al sud Italia, e questo è un loro demerito…. Se loro avessero aree depresse, sai che spasso…. Indovina? Non ce le hanno. Domandati perchè.

          • vasellinakiller

            le loro zone depresse in termini di popolazione non raggiungono nemmeno lontanamente il 34% della popolazione complessiva degli usa.

            e sui perchè ci sarebbe da discutere.

          • vito

            Vede, io ho capito perfettamente quello che dice lei, ma evidentemente lei non ha capito quello che dico io… Se gli Stati Uniti, malgrado abbiano una sola moneta controllata da Washington e centinaia e centinaia di aree economiche diversissime tra loro, non hanno aree economiche depresse non grazie a un miracolo di San Gennaro, ma grazie agli Stati Uniti medesimi… Stesso discorso può essere fatto per il Canada, dove esistono addirittura due lingue e due anime profondamente diverse, o per l’Australia. Se quindi dette realtà funzionano benissimo, senza spaccarsi, sarà il caso di vedere come fanno, e magari di prendere esempio?

          • vasellinakiller

            eh, no, aspetta un attimo. se vogliamo fare un’analogia perfetta con l’talia, allora bisogna farla davvero. dunque dovremmo considerare il fatto che in usa almeno 50 milioni di appartenenti alla “bassa produttivita” sono stati sterminati e rimpiazzati con coloni europei, principalmente germanici.

            e un po come se qualcuno in italia se ne venisse fuori con la brillante idea di sterminare 10 milioni di meridionali e risolvere così un po di problemi di budget.

            vorrei vedere gli usa federali oggi con 70 milioni di indiani d’america in più che vivono nelle riserve, mantenuti come oggi..

          • von krosigk

            beh… sterminare non li hanno sterminati…. li hanno solo costretti ad emigrare……anche se io preferisco dire “espulsi”!!!

          • vasellinakiller

            espusli dove, sulla luna? perchè non mi risultano emigranti nativi nordamericani in giro per il mondo. li hanno proprio sterminati. non scientificamente come i nazisti con gli ebrei, ma il risultato finale è molto simile. loro si guardano bene dal definirlo crimine, preferiscono il termine tragedia.

            facile poi costruire un federalismo efficiente ex novo in provetta su una tabula rasa, .

          • von krosigk

            mi riferivo ai meridionali italiani che sono stati “gentilmente” accompagnati alla porta e costretti ad emigrare in USA-Sudamerica-germania-australia dall’unità ad oggi…. de facto è come se fossero stati espulsi: il sistema non poteva reggerli.(come hai giustamente scritto prima le aree depresse italiane coprono il 34% della popolazione… la percentuale deve scendere ancora e ancora e ancora..)

          • Andrea

            Ma scusa, se sterminiamo 10 milioni di meridionali, magari pensionati, non facciamo prima?? Problemi risolti…un po’ radicale,certo, ma la storia ha le sue esigenze… Ovviamente scherzo… 🙂

          • vasellinakiller

            beh, cialdini non è che ci andò giù leggero…..

            oggi sarebbe processato per crimini contro l’umanità…

          • vito

            Egregio, cortesemente i deliri valli a fare da qualche altra parte…. Il sistema “dollaro” funziona? Si. Bene. E’ la prova provata che si può fare funzionare un sistema monetario unico, controllato centralmente, in un sistema economico che prevede aree a diversa valenza economica. Punto.

          • vasellinakiller

            lol, addirittura il “sistema dollaro”? ma stai scherzando? e quello che delira sarei io?

            a egregio mio, il sistema dollaro funziona principalmente perchè’ è supportato da un asset aaa+ che opera nel comparto piombo. dovresti saperlo.

          • vito

            Funziona? Quale ne sia il motivo, se funziona, significa che un sistema monetario che unisce aree a diverso sviluppo economico funziona, e non distrugge le aree più depresse in favore di quelle più ricche, anzi quelle più ricche fanno da traino.

          • vasellinakiller

            >un sistema monetario che unisce aree a diverso sviluppo economico funziona, e non distrugge le aree più depresse in favore di quelle più ricche, anzi quelle più ricche fanno da traino

            ti stai accartocciando. prova ad applicare questo assioma all’italia della lira, e vedrai che ti verrà subito voglia di precisare, approfondire, contestualizzare….

            quello che asserisci e superficiale e troppo astratto.

          • vito

            …a parte che fino a prova contraria stiamo confrontando USA e UE, non sono io che mi sto accartocciando, sei tu che non sai come replicare…. Se una cosa funziona egregiamente da una parte, e non funziona altrettanto egregiamente da un’altra, è il caso di domandarsi dove si sbaglia nel posto in cui non funziona, piuttosto che gettare bambino e acqua sporca…

          • vasellinakiller

            allora, il thread tratta del suditalia, il tuo post al quale ho risposto sopra, replica a sua volta ad un post che parla anch’esso principalmente dell’italia. il tuo post in particolare introduce l’analogia con gli usa, ma non specifica che l’ oggetto sia la ue. io avevo inteso che fosse l’italia.

            ma non importa molto, perchè la stessa cosa vale per la zona euro, con proporzioni in gioco leggermente diverse. fatto sta che è impossibile che la zona euro con la massa critica che formano gli stati a bassa produttività, possa reggere nella forma attuale. mi sembra lapalissiano oramai.

            esattamente come non avrebbe retto a lungo termine l’italia della lira. il sud è troppo grande, o il nord troppo piccolo, scegli tu. l’italia è una carcassa geopolitica ottocentesca figlia del romanticismo. l’effetto disruptivo della globalizzazione ha solo evidenziato la sua strutturale inadegatezza. la cosa curiosa è che questo euro è stato costruito proprio nello stesso modo.

          • vito

            L’Italia odierna è figlia dell’interventismo statale, del mito che lo stato possa correggere le diversità economiche e culturali mediante il sostituirsi all’iniziativa privata e mediante la pubblica istruzione. L’europa non è diversa, ha più o meno la stessa mentalità, dirigismo burocratico a gogò, per cui di arriva a definire quale raggio di curvatura debba avere una banana per essere banana…..

          • csvr

            Meglio in 8 stati

      • Antonello S.

        Ma che dici?
        Anche negli USA ci sono stati più ricchi ed altri meno.
        Prova a buttare un occhio all’economia della Louisiana…

        • vito

          …E quando ho affermato il contrario? Negli Stati Uniti ci sono aree a diverso sviluppo economico, ma il dollaro funziona benissimo e non mi risulta che qualche politico della Louisiana vada affermando che per risolvere i problemi di questo stato occorra che la Louisiana abbandoni il dollaro e ritorni al franco….La Louisiana è nata francese

      • Eugenio Bongiorno

        La povertà in Usa in percentuale è tale quale a quella italiana.
        Ma cosa dici…..

        • vito

          Ciao bimbominkia… vai a giocare con i coccodrilli, vai….

    • vasellinakiller

      >Italia ed Eurozona sono 2 aree valutarie non ottimali

      suditalia ed eurozona comprensiva del norditalia sono due aree valutarie non ottimali

  • Vortex

    ” Siamo diversi, eccome se lo siamo. E lo riconosco ho avuto la fortuna di non nascere e crescere li.”

    Esatto. Se tu fossi nato e cresciuto in un ambiente economico para statale dove lavorare sodo non paga (ed e’ quindi da fessi) ma paraculare con soldi statali paga eccome (ed e’ quindi da fighi) allora anche tu avresti la stessa mentalita’ di paraculista del cazzo. Non e’ cosi perche’, appunto come dici, sei stato fortunato a non essere nato li e a non essere sottoposto alla deformazione culturale causata dall’ eccesso di stato e dai soldi pubblici a pioggia.

    • Mister Libertarian

      Questa di Vortex è l’analisi migliore della situazione del sud.

      Il denaro pubblico è come la peste. Quando ne gira troppo distrugge l’etica del lavoro e l’imprenditorialità delle popolazioni, diffondendo la corruzione, il parassitismo e il servilismo verso il potere.

      Il denaro pubblico crea sottosviluppo morale e materiale.

      • Meles

        Personalmente credo di aver fatto bene a non richiedere, tempo addietro, l”indennità di disoccupazione, anche se in teoria avrei potuto.

        Probabilmente sarei diventato ozioso e non mi sarei più risollevato.

  • Adamin

    Si tutto vero, però ci dimentichiamo che il grosso del problema del sud (e sempre più anche del nord), cui ha sostanzialmente creato una certa mentalità è la criminalità organizzata in generale (il vero stato). In tale sistema, cui non entro nel dettaglio poiché sarebbe lungo e noioso, è difficile potere “crescere”. E questo è un grande “fardello” sopratutto per il meridione.
    Personalmente, ero molto ingenuo sull’UE, quando ancora ci credevo un pochino, pensavo almeno che sacrificare un po’ la nostra sovranità voleva dire che l’UE si occupasse anche di leggi sulla corruzione, antimafia, ecc che valessero per l’intero territorio UE (siccome non mi fido di noi stessi).
    Magari non sarebbe stato male avere a capo dell’antimafia uno svedese per esempio, ed invece non è andata così, mi sembra l’UE abbia preferito fare leggi del tipo come si deve fare la pipi’, dico per dire….
    Intanto la mafia va dove ci sono i soldi, e sembra grazie alla libera circolazione UE stia trovando un terreno sempre più fertile in Europa, sembra sopratutto nella ricca Germania, così hanno detto alcuni giornalisti tedeschi, e non ho motivo di dubitarne…
    Possibile che questi intelligentissimi tedeschi non hanno pensato che qualcosa di concreto a livello europeo andava fatto! Pena la contaminazione (seppur lentamente) della Germania stessa.
    Contenti loro….

    • csvr

      Il concetto della nazione è sbagliato, serve la democrazia che permette le scissioni. Alcuni problemi sarebbero risolti in una o in un altra maniera

  • Antonello S.

    Questo è un post da razzismo d’accatto.
    Quello che succede al meridione d’Italia è avvenuto esattamente con i tedeschi dell’Est quando sono stati annessi dalla Germania Ovest.
    Leggetevi Anschluss di Vladimiro Giacchè e capirete cosa avviene nelle aree monetarie diverse…
    Cosa cazzo c’entra il genetismo?
    Sono sempre tedeschi, come lo sono addirittura quelli dell’ovest facenti parte della Renania e vestfalia, ma considerati improduttivi.
    E’ un problema di localizzazioni, di storia, di abbandono dello Stato… non è genetica.
    La storia vi giudicherà e spero anche qualcun altro.

    • T_B_S_

      Io vorrei essere abbandonato dallo stato,ma lo stato non vuole…

      • Antonello S.

        Se preferisci farti coccolare dalla mafia…

        • PClaudio

          Lo Stato E’ una mafia.

    • Ottavio

      Lo ripeto continuamente, ma quando si parla di terroni, tedeschi, marocchini, greci, americani, inglesi, olandesi, nigeriani, napoletani, veneti, etc. ognuno li intende geneticamente diversi (ovviamente sempre inferiori, peggiori, mai il contrario)…

      • Andrea

        Hai dimenticato i romagnoli… 🙂

    • Andrea

      Cavolo, un mezzo anatema…

  • grecorama

    Se il sud è in queste condizioni è perche ha fatto e fa ancora comodo a molti.
    Fra questi non c’è di certo chi al Sud ci vive, basta un po’ di intelligenza per capirlo.

    • Ed è sempre tutta colpa del nodde.

      Certo che le scuse non vi mancano mai…

      • grecorama

        No, la colpa è dell’ignoranza, a nord quanto a sud.
        Mentre politica corrotta e criminalità continuano a comandare il paese.

    • csvr

      La vostra unità nazionale vi rovina

  • Fabrizio tullio

    Parliamo anche della guerra di saccheggio. Chiamata unità d’Italia.

    • PClaudio

      Vabbé, parliamo anche della conquista della Gallia Cisalpina da parte dei Romani. Eddai, su…

      • Andrea

        E del ratto delle Sabine?? Neanche una parola??

  • FUTUROFINITO

    I voti…solo questione di voti. Se votano quelli sbagliati da 50 anni ci sarà pure un motivo.

  • ignorans

    I dati vanno interpretati e ognuno li interpreta secondo la visione che ha.
    Data la mia visione delle cose, posso dire che da questi dati emerge chiaramente che prima o poi ce l’avremo nel culo, in quanto si può vedere bene come il mondo economico sia legato alla crescita, vive di crescita, si nutre di crescita e di consumi. Orbene, questo significa che oggi come oggi nessuno può stare tranquillo e godersi il grano che matura nei suoi campi. Questo significa che bisogna correre e chi non corre è spacciato. Ma prima o poi anche chi corre fa una brutta fine.
    In un mondo combinato così non c’è pace per nessuno. È il mondo moderno che ci porterà con sé alla sua distruzione.

    • Andrea

      Non potrebbe essere,semplicemente che si consuma meno xché si ha tutto e si ha sempre meno voglia di correre come criceti x avere l’ultimo iphone che sarà penultimo tra sei mesi? Non é che abbiamo esagerato con sti consumi a ogni livello??

    • alex

      La diatriba nord-sud in qualche forma è sempre la solita solfa, “dividi et impera”, aizzare i popoli uno contro l’altro per dominarli. Vi è anche un’altra (o altre) forma di interpretazione, anche se di mera e discreta sopravvivenza (il che, oggi è già una buona cosa).Ridurre i consumi, soffermarsi di più, fossilizzarsi un poco, fortificare le difese e alla bisogna; “sparare all’invasore”. Non è che sia una grande strategia, però ha il vantaggio di tirarsene dietro qualcuno.

  • Paolo

    “.. con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa.. ”

    Ripresa? Ormai siamo alle allucinazioni..

    • T_B_S_

      Uahaha . Buona!

  • Boom

    PILLOLE DALLA SICILIA: Premesso..sono una partita iva e mi faccio il culo tutti i giorni, 10/12 ore al giorno e pago tutto e tutti!! e i più incazzati siamo noi!!!!!
    Vi porto un piccolo esempio per capire il sistema SUD….oggi vi parlo dei famigerati Forestali siciliani che per numero sono superiori a quelli del Canada!
    Questi personaggi lavorano pochi mesi in anno, il lavoro consiste nel parcheggiarsi con i mezzi in aree verdi,farsi le loro canoniche 6 ore, e non fare un cazzo fino a fine turno, dopo di che, il pomeriggio belli riposati, riprendono i lavori che abitualmente svolgono, rigorosamente in nero, togliendo lavoro agli onesti, e a prezzi stracciati!! dulcis in fundo nei restanti sei mesi si prendono pure la disoccupazione!!
    A conti fatti questi pseudo precari e disoccupati del sud(che vanno bene per le statistiche) guadagnano il triplo di noi gente per bene.
    Quindi di cosa stiamo parlando??!!
    A conti fatti, tra i finanziamenti a pioggia da Roma, il sommerso che è una percentuale altissima, le varie forme di assistenzialismo, i vari sussidiati in diverse forme dalla politica ed un costo della vita più basso, i redditi reali son ben più alti di quelli ufficiali.
    Dopo questa piccola finestra dal sud……….scatenate l’inferno!! 🙂

    Chiamateli furbi, disonesti o mafiosi ma i fessi siamo noi che non li prendiamo a calci in culo.. a loro ed ai politici e amministratori che andrebbero epurati!!

    • Meles

      La frustrazione per chi li vede quotidianamente dal vivo, è sempre enormemente maggiore.

    • Cartomante

      In Sardegna stessa cosa. Volevano assumere i forestali per tutto l’anno e questi hanno protestato. Preferiscono fare sei mesi di lavoro e sei di disoccupazione. E lavorare in nero tutto l’anno.

      • Meles

        Non parlarmene.. Un mese fa ho avuto una discussione piuttosto accesa, su questo tema, proprio con uno di loro,

    • Andrea

      Sono semplicemente persone che fanno quello che il sistema gli consente… Certo non da citare ad esempio ma se ne scorticassero uno gli altri starebbero un po’ più attenti…

  • enzomazzotta

    Anche gli accadimenti economici hanno una loro origine storica e non sarebbe male caro Paolo che, cosi come hai fatto sulla falsa informazione di oggi, aprissi gli occhi sulla vera storia d’Italia, dimenticando quella che ti hanno inculcato a scuola. Noi stavamo benissimo per i cazzi nostri, ci avete voluto conquistare! ci avete voluto depredare! ci avete desertificato! Adesso ci dovete mantenere, oppure ridateci il maltolto.

    • Andrea

      Vabbé enzo, mo non esageriamo eh…

    • Ottavio

      “Ci dovete mantenere”.
      Riassunto perfetto del motivo della condizione attuale del sud.

      Vi mantengono tutti, anche buona parte dei vostri conterranei.
      Ma non è colpa tua.

    • Mike J. Lardelly

      Penso che avervi regalato valangate di miliardi per lo sviluppo, il monopolio degli uffici pubblici, dei tribunali, delle prefetture, delle scuole e delle forze armate sia più che sufficiente, non trovi?

      • enzomazzotta

        Le “valangate di miliardi” sono solo gli interessi del capitale sottratto, e si sa che gli interessi scorrono fin quando non si restituisce il capitale. Comunque qui per lo sviluppo non è arrivato niente, le cifre a cui fai riferimento fanno parte del mangia mangia di politici e boiardi che, sai bene, con scuse e finte finalità ha interessato tutta l’iTaglia.
        Comunque preparatevi bene cosa rispondere ai tedeschi che già iniziano a definire voi sussidiati mangiapaneatradimento.

    • Alex

      ma falla finita per favore ! ma quale maltolto ? ma lascia stare i Savoia ed i Borboni ! Decenni Interi di Cassa del Mezzogiorno dove vi abbiamo elargito montagne di miliardi delle vecchie lire e non avete combinato nulla…..siete praticamente finiti peggio della Grecia ! Se fosse per me farei uno stato indipendente delle regioni Settentrionali il quale si fa carico dell’intero debito pubblico italiano (2000 miliardi)…basta che ci mollate e ci lasciate andare

  • ingenuo

    ” Siamo diversi, eccome se lo siamo. E lo riconosco ho avuto la fortuna di non nascere e crescere li.”

    Concordo al 200%, e lo dico da originario del Sud. Appena ho potuto, a 19 anni, sono andato a studiare al Nord e lì sono rimasto. Non vi dico i discorsi di amici e conoscenti che mi davano del pazzo cercando di dissuadermi..

    Semplicemente non è possibile sopravvivere al Sud con un approccio alla vita che non sia fatalista, passivo e di pura inerzia mentale. Se non sei così, lo diventi. Se non vuoi diventarlo, devi andar via al più presto. Ne ho la conferma ogni volta che ci torno. I miei coetanei non fanno altro che lamentarsi, ma senza sognarsi di rinunciare alle proprie comode abitudini per cercare di farsi una vita altrove con qualche sacrificio.

    Ma forse ormai è dall’Italia intera che bisogna fuggire.. FK docet..

    • Andrea

      Ecco appunto… Se c’é una cultura suddista di tale tipo (e ahimé un po’ c’é…) mi pare stia splendidamente atechendo anche nel laborioso nord… Diciamo la veritá, in italia la meritocrazia sta a zero,il benessere o una colpa o un vanto, il successo pure…e la gente si adegua…

    • Alex

      ti faccio un applauso

  • ForzaKarolina

    La cosa incredibile e che non capirò mai è che a fronte di tutto questo i parassiti del sud invece di non dico chiedere scusa e vergognarsi ma perlomeno stare zitti… cosa ti fanno? Si lamentano pure! dandoti del razzista, tirando fuori complotti improbabili (il sacco delle 2 sicilie e stronzate simili) e pretendono pure di darti le lezioncine morali…. e poi si sorprendono se la gente normale (in tutto il mondo…. non solo al Nord… ogni volta che vado all’estero e dico che sono italiano mi chiedono subito di dove!) li odia, li considera dei minus habet e non vorrebbe avere nulla a che fare con loro…. ma questo è il minimo!

    • T_B_S_

      Perché è SEMPRE più facile dare la colpa agli altri

      • Antonello S.

        Appunto…

    • Eugenio Bongiorno

      Ma mi scusi, mi pare che sia lei assieme al suo Stato che state occupando il Sud, cosa crede ?? Di occupare il territorio altrui senza pagare pegno !
      Caro lei, se non le piace ha solo da alzare i tacchi… mi creda qui nessuno l’ha tratterrà.
      Il Sud sa vivere della sua economia, ed è molto più avanti di quella dei citrulli del Nord solo utili come muli da soma, per il resto i peggior politici che ha avuto questo paese, provengono proprio dal Nord !
      Quindi quello che non capisce, se lo vada a chiedere davanti allo specchio, si chieda perché lei è qui, e pure con la forza, visto che la sua polizia è espressione delle Stato non nostra.
      Noi abbiamo altre regole e ben altre sistemi di controllo, molto più efficaci e mirati.
      Ma cosa mi tocca sentire, sono a casa mia e secondo sveglioni dovrei anche stare zitto !!
      Ahahahahahahah….

      • csvr

        E perché volete sempre questa unità nazionale???

        • Eugenio Bongiorno

          Guardi che si sbaglia, i politici sono i vostri del Nord, da berlusconi a Renzie.

          • PClaudio

            Ancora con questa bufala colossale. ma quali “politici del nord”! A Roma i presidenti del Consiglio sono l’ultima ruota del carro, non contano NULLA. Ha mai letto la nostra (obbrobriosa) costituzione? Il parlamento, i ministeri, giù sino a qualunque ufficio pubblico, sono colonizzati da meridionali, tanto al Nord, quanto al Centro, quanto al Sud. E’ un dato di fatto incontrovertibile.

          • Alex

            purtroppo ha sempre contato assai di più un Pomicino o un De Mita

          • Eugenio Bongiorno

            Si certo…. magari ci parli dei dinosauri per non considerare il presente imbarazzante.

        • Andrea

          Vogliamo unire l’europa?? Ma x favore…perché non ammettiamo che giá quelli del civico di fronte ci stanno sulle palle?? Ma bastaaa… Ogni terra ha la sua cultura e gli va lasciata….purché sia autonoma anche finanziariamente!!

      • ForzaKarolina

        Che io me ne andrò ne stia pur certo… Devo sistemare alcune faccende e poi partirò per mai più tornare aigurandomi che l’Italia si inabissi nel Mediterraneo assieme alla Grecia…. di questo stia pur tranquillo!
        Però per il momento sono ancora qui….. sappia che l’unico motivo per cui siamo costretti a interessarci a voi è che siamo costretti a mantenervi… Fatevi il vostro stato indipendente (o più di uno… io personalmente dividerei l’Italia in almeno 5-6 stati…) e vedrà che nessuno vi romperà più le balle…

    • Vortex

      La cosa che ti fa piu’ avvelenare e’ la tarantella che in realta’ e’ il nord che trae beneficio dal trasferimento fiscale perche’ “il sud compra prodotti del nord”

      Se veramente lo credessero allora logicamente dovrebbero insistere che sia il sud a sovvenzionare il nord, cosi a guadagnarci con l’export sarebbero loro!

      E che ci vuole? Se i meridionali cominciassero a mandare donazioni alla regione lombardia, per esempio, i soldi verrebero accettati, mica restituiti. Quindi cosa aspettano?

      • ForzaKarolina

        Si! E’ la stessa stronzata che ripetono anche per la Germania e la Grecia sostenendo che la Grecia comprando prodotti tedeschi aiuta la Germania…. quello che si sono persi è che lo fanno con soldi in prestito che non rimborseranno mai… perciò è come se la Germania lavorasse gratis per la Grecia… ma per loro evidentemente è troppo complicato da capire.

      • Mike J. Lardelly

        Quindi se un ladro mi svaligia l’appartamento e poi viene a comprare nel mio negozio dovrei essere contento?
        E poi dicono che viviamo in un paese normale…

    • Andrea

      Personalmente non sono del sud ma tutta sta differenza tra nord e sud non la vedo. Certo che se paragoniamo scampia o lo zen a via montenapoleone qualche differenza c’é ma tra il lungomare di salerno e un paio di stradine del centro di bologna…beh, faccio volentieri cambio. Poi al sud,almeno, i vigili non si nascondono sugli alberi per scendere a multarti…prima guardano se ti stai facendo un caffé… Al sud non funzionano tante cose ma tante non funzionano nemmeno al nord e peggiorano ovunque. Il problema del sud é certamente che la produzione scarseggia,che i dipendenti pubblici abbondano e fa caldo…quindi si tende ad andare più pianino… Ma vorrei vedere un milanese senza nebbia e con sole,mare e certi ristorantini se sarebbe parimenti operoso. Il sud dovrebbe diventare un paradiso fiscale off shore, senza extra e caro a sangue…altro che lugano… Ma gli itagliani sono da sempre piagnoni e solidali e,il sud,quanto a rapporti umani,bisogna riconoscerlo,sta ancora un passo avanti!!

      • Maximus

        Rapporti umani ?
        Intendi le estorsoni oppure i sequestri di persona ?

        • PClaudio

          ahahah

        • Tommasodaquino

          Adesso non esageriamo. Sui rapporti umani non si discute, il sud è avanti.

          • Maximus

            Il Sud è avanti ?
            Si , nelle pugnette.

          • Tommasodaquino

            Mi Spiace a differenza sua non ho una statistica di come usano l uccello gli italiani. Lei a quanto vedo è molto più informato di me . Certamente è una questione di come viene usato il tempo libero

        • Andrea

          Vabbé dai, non é che appena arrivi a salerno con la macchina ti sparano su…

          • Maximus

            Taci , che è meglio.

          • Andrea

            Ma vedi di tacere tu…. Chi sei Zarathustra?? Ho la mia opinione e tu la tua… Ma continua pure ad andare a prendere il sole all’idroscalo,che lì la macchina te la fregano le zanzare… Se al sud ti é andata male non è che é sempre così… Ma,soprattutto, stai sereno…presto avremo talmente tanti extra che i buoni vecchi meridionali,quelli fancazzisti non gli altri, saranno un piacevole nostalgico ricordo … Abbiamo un papa simpatico ma che é l’armageddon del nostro sistema sociale…altro che estorsioni al sud… La delinquenza che ti illudi di trovare solo,al sud ce l’hai sottocasa…e,credimi,tutto sono tranne che un dispensatore di fratellanza e buonismo….ma mi infastidiscono leggermente anche gli stupidi luoghi comuni.
            Bene,ho finito, taccio! Contento?.

          • Maximus

            Taci , che è meglio.

          • Andrea

            Esterrefatto dalla varietà dei tuoi argomenti mi determino a tacere. Stammi bene e, quando hai tempo, vai anche a [email protected]@[email protected]

      • ForzaKarolina

        1. Io sono di Mantova andato prima per studio e poi per lavoro a Milano. quindi ho vissuto sia in campagna, sia in una piccola città sia in una grande città… le ho provate un po’ tutte! Io personalmente mi trovo male anche qui! Però se qui al Nord mi trovo male, quelle poche volte che per disgrazia mi è toccato andare al Sud quasi mi sentivo male fisicamente… non so se rendo l’idea e non vedevo l’ora di andarmene… mi sembrava proprio di essere in un’altro mondo! Il mio ideale è Londra (dove ho trascorso qualche mese) tanto per farti capire cosa vorrei….. Sul fatto che anche il Nord stia regredendo e parecchio confermo… anche se la colpa principale la attribuisco ai soldi che dobbiamo mandare al Sud da una vita (e che se trattenuti al Nord avrebbero fatto un’enorme differenza) e alla massa di immigrati e si meridionali che è venuta a vivere (e purtroppo anche a votare!) qui al Nord facendo precipitare il livello medio, già di per sè non particolarmente elevato….. razzista o no io la penso cosi e ogni giorno ne ho la riprova! Se ti va sei libero di mandarmi a cagare ma non cambierò idea…
        2. Io non voglio dare giudizi di valore sul Sud e sui meridionali (io parlo sempre dell’uomo MEDIO… perchè c’è anche gente eccellente e molto migliore di me pure là sia chiaro!)… semplicemente vorrei che loro stessero per conto loro facendosi il loro stato (o in alternativa un sistema fortemente federale tipo la Scozia) e lasciandoci in pace… poi che continuino pure nel loro cazzeggio, che continuino pure a non sapere nemmeno l’italiano (perchè questo é! qui al Nord non ti capiterà mai di girare e trovare gente con cui non riesci a comunicare… al Sud si… e lo dico per esperienza diretta!), ad avere un livello culturare mediamente molto basso ecc…. basta che lo facciano a casa loro e per me va benissimo! Tra l’altro immagino che loro avranno le stesse riserve su di noi (mi è toccato andare ad un matrimonio in Puglia e non ti dico quello che dicevano di noi del Nord… io ho ribattuto e ho fatto su un casino pazzesco tanto che per poco non mi scioglievano nell’acido…) quindi la cosa è reciproca… a sto punto è molto meglio andare ciascuno per la propria strada…..

        • Mike J. Lardelly

          Adesso mi hai messo curiosità. Cosa dicevano di quelli del Nord?

          • ForzaKarolina

            Ahahahah ok…. Dicevano che non era vero che al nord paghiamo tasse che poi arriva al sud perchè secondo loro al nord tutti evadono le tasse, che portiamo tutti i nostri rifiuti, specie quelli pericolosi, al sud e li faciamo ammalare/morire, che quelli del nord sono brutti e tristi, che non hanno il senso della famiglia, che al nord ci si separa come niente mentre al sud si è defeli (considera che eravano al pranzo di matrimonio con la sposa del nord…e questi idioti se ne escono con sti discorsi…. ), che al nord si mangia malissimo e in modo non salutare, che le donne del nord non sanno fare i mestieri e far da mangiare e fanno pochi figli invece loro vorrebbero tanti nipoti….. Tutto cosi per diverse ore, io che ribattevo e scleravo, loro che ribattevano a loro volta e parlavono nella loro lingua astrusa probabilmente insultandomi senza che potessi capire…, alcuni che facevano da paciere e altri che ridevano come dei pazzi e anzi hanno registrato coi cellulari (farsi i cazzi loro mai….)… Insomma un matrimonio allegro proprio…… Considera poi che io già odio andare ai matrimoni e stare in mezzo alla gente per tanto tempo e puoi immaginarti l’allegro quadretto!

          • Andrea

            Ahahaha… Certo che anche te…. Esordire al sud a un matrimonio… Roba da suicidarsi!! Al sud quando ti tirano la pezza con la famiglia non ne esci… Pensa che io ho mille amici meridionali ma sono,a 44 anni senza figli e con fidanzate (mogli proprio no) mediamente giovani… Appena mi vedono con una subito: “eh,grande, ti sposi,fimalmente ti circondi di frugoletti…ecc” e io, regolarmente: “ma siete scemi? Io sono un nordico anaffettivo…forse a 60anni,vediamo…non voglio mica fare come te che tra figli e moglie hai sempre il conto in rosso…e con sta voglia di famiglia ti sei già separato 2 volte (quasi 3)”… E questi prima mi guardano storto, poi ridono e mi prendono così. Il meridionae medio,se lo prendi in giro per le cose che racconti ride a crepapelle…
            Poi o, sui rifiuti al sud bisogna star zitti….fanno mille raccolte differenziate…buttare l’immondizia é complicatissimo…ma poi trovi discariche a cielo aperto assai poco differenziate.
            Senza assentire alle ennesime sciocchezze del Sig.buongiorno, col quale,diciamo, non vado d’accordissimo e finiamo sempre male, dico che il sud è un luogo pieno di contraddizioni (terranno anche alla famiglia ma si cornificano a tempesta…), faranno pure figli (anche troppi…) e come tutti i posti così uno decide se andarci a fare le vancanze o no…. A lavorare, in effetti, é dura, almeno per quello che conosco io… E non ne faccio discorsi di mafia o altro (massimo mi mangio un astice al ristrante e non so cosa c’é dietro), dico proprio x questioni imprenditoriali.
            E poi, voglio dire, se a uno piace, ci va, se non piace sta a casa…. É facile no?. Ma se ci vai, EVITA I MATRIMONIIII…. 🙂

          • ForzaKarolina

            La cosa che mi ha sconvolto di più è stata la durata….. sono stato in ballo per 3 giorni…….
            Qui al Nord ti sposi il pomeriggio, mangi la sera, stai un po in compagnia e poi è finita… un po pesa ma alla fine sopportabile… la giù è una roba allucinante….. non finisce mai….

          • Andrea

            Basta non sposarsi… 🙂 Ai matrimoni degli altri puoi sempre fingere un malore… Giù il matrimonio è l’evento della vita…lasciali festeggiare e defilati con classe… 🙂

        • Meles

          “che continuino pure a non sapere nemmeno l’italiano (perchè questo é! qui al Nord non ti capiterà mai di girare e trovare gente con cui non riesci a comunicare”

          HAHAHA XD!!
          Ecco perché i miei clienti del nord mi credono continentale!!

        • Andrea

          A mandarti a cagare non ci penso nemmeno, ci mancherebbe… Hai espresso la tua opinione e io la mia… Poi io al sud, in certi posti, sto meglio che al nord ma é anche vero che c’é della verità in quello che dici! Sai cosa, credo che i “meridionali” sentano se sei felice di stare con loro o se ti infastidiscono…e si comportano di conseguenza. Giusto o sbagliato non so. Sarà che a me londra non piace (parigi da morire,invece…) e non amo tanto la presunzione di efficienza del nord che, in realtà,non c’é. Però non posso negare che una buona fetta del sud é ed é stata foraggiata dal nord e di citare le depredazioni e i saccheggi del tempo del sacro romano impero x giustificare tale trasferimento di ricchezza sarebbe ora di finirla!!
          Poi ognuno la vede come vuole ma a me panorami,sapori,profumi e sorrisi che mi regala il sud al nord mancano anche se magari quando parlano tra loro devo usare 9 orecchie…

          • ForzaKarolina

            La tua mi pare una posizione ragionevole!

      • Alex

        se il problema è il caldo fatevi installare dei condizionatori

    • AndreAX

      Guarda che il sacco operato dai garibaldini ai danni delle ricche chiese è storia non complotti portarono via oro ed oro ed ancora oro (e questo dovrebbe dirti qualcosa se sei davvero un austriaco)e per strada ben pensarono di mostrare quanto è bello il mondo a qualche suora. Lo spostamento e spolpamento del Banco di Napoli a tutto vantaggio dei vuoti forzieri del Regno di Sardegna e Piemonte anche questa è storia di quella che magari non trovi sui sussidiari Zanichelli. Detto ciò tolte le ricchezze e le elite sia pure feudatarie tutto quello che restava era la gleba il resto è storia recente di una decadenza ancora in atto

      • ForzaKarolina

        SI ho capito ma sono passati 150 anni e passa….. Non è che per questo fatto allora giustifichiamo tutto e manteniamo i meridionali per i prossimi 1000 anni… tutto deve avere un limite!
        E’ come se io domani ammazzassi qualcuno per poi giustificarmi ” è però da piccolo mio padre mi ha picchiato e sono rimasto traumatizzato….” dai su….

        • AndreAX

          No ma infatti io non giustifico ognuno è padrone del proprio destino è l’errore storico che mi dà fastidio è una questione di logica ed onestà

  • biafra66

    Torno da un viaggio di lavoro da Varsavia: anche i polacchi conoscono l’Itaglia solo per il caso Sicilia e meridione…infatti ti chiedono : Nord o Sud ?….persino in Polonia sono Leghisti!

    • Cartomante

      Circa quindici anni fa sono stato a Cuba per un viaggio aziendale con colleghi di tutta Italia. I cubani che vendevano oggetti nelle bancarelle facevano la stessa domanda. Quando sentivano sud, esclamavano ” oh nooo “.

      • biafra66

        Ormai sono un problema MONDIALE…..come la fame nel mondo, da trattare all’ONU.
        Lo sanno tutti in tutto il mondo….meno che in Itaglia…che paese di mmmerda

        • Cartomante

          Però devo confessare che io pur non essendo del sud, andavo in giro con quelli della Campania e mi sono divertito tantissimo. Uno di Napoli riusciva a comprare tutto a metà prezzo, e vederlo contrattare era uno spasso.

          • biafra66

            Beh anche nei suk arabi funziona cosi…..non negli aeroporti delle capitali occidentali Fiumicino docet…..ergo più occidentali o più vicini al terzo mondo?

          • Cartomante

            Pensa che questo diceva al venditore degli oggetti che erano falsi e che valevano la metà. Alla fine quello, un po per stanchezza e un po per disperazione, vendeva il prodotto alla metà. I cubani generalmente non contrattano, ma vedere queste scenette era uno spettacolo.

    • Talvacchia

      Zante vacanze, svedesi si avvicinano per partita a beach insieme.
      domanda 1 – di dove siete? Italiani
      domanda 2 – non del sud?
      sincerati e con sollievo abbiamo giocato.

      • biafra66

        Varsavia. ….una guardia giurata mi chiede itagliano di Sicily…..per loro ormai l’Itaglia è Sicilia……gli dico Milano, perplesso ,si tranquillizza ma dopo la Grecia penso abbiano capito il “giochetto”….e che piaccia pochino.

  • Dilio Donnini

    culturalmente il Sud è stato per secoli superiore al nord italia(per un pò di tempo all’europa intera). La vita è fatta di cicli. Oggi sto meglio io, domani stai meglio tu. Io non nego che nel sud italia ci sia una ignoranza dilagante. Ma anche il nord non scherza. E le modalità con cui l’unità è stata fatta ne sono la prova più evidente. Perchè non siete stati capaci di avere una visione lungimirante, avete pensato al vostro orticello. La germania est nel giro di pochi anni è diventato un posto vivibilissimo; noi dopo 150 anni stiamo ancora nella merda…e la colpa sarà anche del nord, visto che la politica la fa il nord e non ha mai pensato ad un serio piano di sviluppo del mezzogiorno che in prospettiva avrebbe giovato al settentrione stesso. Invece per anni la confindustria ha pensato solo al proprio orticello attraverso l’equazione: meglio tenerli nella merda per evitare che sorgano aziende concorrenti a quelli del nord. Tutt’alpiù facciamo un pò di beneficenza(assumiamo tanti statali) così hanno i soldi per comprare le fiat e il parmigiano…questa è l’italia…

    • PClaudio

      Scusa, ma che la politica “la faccia il nord” mi pare una bufala colossale. Le istituzioni di Roma sono colonizzate da politici meridionali che, scusa se mi permetto, sono l’espressione peggiore di quanto il Sud ha da offrire. Chiunque voglia avere anche solo una remota possibilità di andare al governo (cosa inutile, perché in Italia governare sul serio è strutturalmente impossibile) deve per forza imbarcarsi politicanti siciliani e mezzi mafiosi a frotte. Lo ha dovuto fare Berlusconi, lo ha fatto Renzi (Alfano vi dice nulla?). Il Nord a Roma non è mai contato né conta nulla.

      • Dilio Donnini

        hahahahahahahaha quindi in italia comandano i politici? I principali partiti politici sono l’espressione degli interessi dell’imprenditoria settentrionale. E i soldi della mafia vengono reinvestiti al nord, lo sapete molto bene…

        • PClaudio

          ohhsignur….

          • Dilio Donnini

            com’è? si fa ma non si dice?

    • giuseppe

      lasciali perdere Dilio, alcuni qui hanno problemi a studiare anche un libro di storia.

  • Disca

    Comunque oggi, a parte qualche offesa gratuita e comunque preventivabile dato l argomento, si è sviluppata una discussione interessante. Mi ha fatto piacere leggere tanti commenti di meridionali come me, per niente piagnucoloni e desiderosi di riscatto. Buon segno,significa che non saremo maggioranza ma nemmeno una goccia nell oceano di merda che affoga il Sud. È tutto nelle nostre mani, solo noi possiamo cambiare le cose, nessun altro lo farà mai, ne il Nord ne questa unione di merda chiamata Ue e neppure gli squallidi partiti politici. Solo noi possiamo decidere di vedere i nostri figli crescere nel fango o lavorare per cambiare le cose. Madre natura ci ha dato un territorio splendido, è già un buon punto di partenza.

    • Cartomante

      Condivido. Anch’io mi sono trasferito al nord per trovare maggiori soddisfazioni. A breve lascerò anche la nazione per gli stessi motivi. Non tornerei mai indietro, e non tornerò mai indietro.
      D’altra parte la differenza fra gli animali e le piante, è appunto la capacità di migrare. E la specie umana si è sempre spostata per terra e per mare.
      La cosa non mi spaventa, anzi, mi stimola.

  • Filcam

    mi dispiace molto leggere questo articolo scritto da FunnyKing che seguo da 3 anni con cadenza quasi giornaliera. Lo trovo offensivo in quanto fa di tutta l’erba un fascio e soprattutto offenda la storia e la cultura di un intero paese.
    Forse i tedeschi sono tutti nazisti e stronzi? i genovesi sono tutti avari?

    Parlo da Calabrese che vive a Milano e lavora in italia ed europa. 8-12 ore al giorno confrontandosi continuamente col mercato del lavoro e mettendosi sempre alla prova.
    Come me quasi il 90% dei miei coetanei siamo stati costretti ad andare via a cercare di meglio.

    Ma le persone che più offende questo articolo sono tutti i meridionali onesti, gli imprenditori e le partite iva che ogni giorno combattono non solo contro lo Stato predatore (molto peggio di quello del Nord) ma anche contro la mentalità parassitaria dilagante che ormai non vede altra alternativa che rubare o elemosinare al Dio/Demone stato per sopravvivere/prosperare.

    Ignorare la storia e come essa abbia radicalmente segnato le popolazioni del Sud dal risorgimento (per il nord) in poi. insieme alla degenere ideologia del Dio stato del 900 che ha rapidamente fatto breccia nei cuori avidi di vendetta dei meridionali, non è accettabile. Soprattutto da parte di un pensatore fine come FunnyKing.

    è vero siamo diversi: voi invasori e noi perdenti che cercano riscatto rubando ad uno stato che è, era e continueremo a vederlo come un invasore.
    La storia è ciclica, d’altra parte una volta voi eravate i barbari incivili e noi i portatori di cultura. Una volta i Savoia erano in bancarotta ed il regno borbone ricco e prospero (la prima ferrovia di italia, le prime industrie in calabria! smantellate subito dopo l’unificazione/invasione, ecc..)

    Solo una cosa può salvare il Sud…ed è quello che predica questo sito: un approccio liberale, stato minimo, e così via. la ricetta che in realtà farebbe bene a tutta l’italia.

    Anch’io auspico la separazione come auspico il fallimento dello stato italiano non solo economico ma geoplitico a tutti i livelli: forse solo quello salverà non solo il sud ma l’italia intera.

    Buonanotte.

    • Cartomante

      E quelli del centro no? Razzista!

      Però una cosa che hai detto mi è piaciuta tantissimo:

      “Forse i tedeschi sono tutti nazisti e stronzi? i genovesi sono tutti avari?”

      Vuoi la risposta?
      SIIIIII!!!! E PURE DI BRUTTO!!!
      😉

    • Ancora con sta storia dei Savoia? Ma ringraziate che vi abbiano annesso.

    • GrimReaper

      eggià, con i Borbone si che stavate bene, ignoranti come capre e con milioni di briganti.

    • Alex

      Condivido quanto scrivi. Però la mia domanda è : i meridionali onesti e volenterosi dove sono se i dati che leggiamo sono quelli riportati nell’articolo ? Sono tutti emigrati come hai fatto tu ? La parte sana della società meridionale se c’è batta un colpo ! Purtroppo l’era dell’assistenzialismo a fondo perduto è finita essendo finiti i soldi.

      • giuseppe

        Alex i dati sull’emigrazione dal sud sono disponibili dappertutto. Non solo bassa manovalanza ma laureati, tecnici ingegneri di ogni tipo. Al sud devi combattere contro tante forme di anti-stato e quando ce la fai, c’è il peggio di uno stato italiano debole e corrotto che di certo non aiuta. non credere alle scemenze sul posto fisso che scrivono pochi ignorantelli che scrivono su questo blog.

      • Filcam

        il meridione non esplode solo perchè c’è il sommerso.
        se prima era un po e un po: chi sceglie di evadere e chi è costretto.
        Ora le partite iva o i piccoli imprenditori hanno solo 2 strade: evadere o andarsene. (la terza possibilità sarebbe morire di fame).

        Posso fare l’esempio di mio fratello che osteopata professionista, se dovesse stare dietro alle tasse impostigli, dovrebbe vivere con 3/400 euro al mese!! impossibile! per fortuna ci sono genitori e la possibilità di fare un po di nero…altrimenti sarebbe alla fame!! Ma vi rendete conto! Questo grazie alle ultime leggi del Cazzaro.

        MIo padre, proprietario di diversi immobili è andato in rosso per ben 2 anni grazie alle varie tasse ed i normali imprevisti che chiunque deve gestire (manutenzione degli immobili)!!

        La gente non ha più soldi! gli immobili non valgono nulla, la gente spende se va bene 30 euro per un trattamento osteopatico professionale che a Milano ti vien pagato 60-100 euro!

        Concludo con : ben venga con la fine dell’assistenzialismo!
        Però nessuno tiene conto degli investimenti: quanto investito al nord e quanto al sud? regalare i soldi al mafioso o corrotto di turno non è investire!
        Oggi io italiano faccio prima a raggiungere new york che la calabria e mi costa anche meno! non esistono freccie rosse che arrivano al sud! devo prendere una linea aerea irlandese per arrivare giù, perchè quelle italiane costano 4 volte tanto!!

  • Maurizio

    Io sono del Sud ed e’ vero siamo diversi: infatti qui da noi nessuno si sognerebbe di offendere un’ altra persona solo perche’ di un’ altra regione. Ma del resto lui e’ svizzero (uaz uaz….) di discendenza altoatesina (uaz uaz ma ti sei visto allo specchio ?) e dopo questo articolo si e’ anche manifestato per essere un completo coglione! Hai ragione siamo diversi e ne sono contento.

    • Vortex

      Io sono di roma e non ho nessuna difficolta’ ad ammettere che la citta’ e’ una LATRINA A CIELO APERTO fisicamente, politicamente e culturalmente. Anzi, io ESIGO che questo fatto sia riconosciuto e urlato ai quattro venti.

      Perche’?

      Perche’ riconoscere un problema e’ la precondizione necessaria per affrontarlo e risolverlo. Ficcare la testa nella sabbia non ha mai funzionato ne mai funzionera’

    • ForzaKarolina

      Se nessuno ci costringesse a mantenervi da 50 anni con residui fiscali (in proporzioni al pil) a livelli record a livello mondiale stai pur tranquillo che nessuno vi offenderebbe….. Dopo tutto questo offendervi mi pare il minimo sindacale! E ringraziate il signore che vi sopportiamo ancora (contro la nostra volontà sia chiaro!): senza di noi sareste ridotti peggio della Grecia… d’altronde Vendolakis già ce l’avete….

      • Alfo

        e certo che mantenete mica lasciate l’osso, come conveniva agli uk mantenere l’india, poi chi se li compra i prodotti del nord.

    • Maximus

      Beh , in effetti non si è mai visto un meridionale insultare un milanese.

      Al limite gli fanno una estorsione oppure gli sparano addosso.

      Voi del Sud siete la fonte di ogni bene : come la Madonna.

    • GrimReaper

      io vi compiango poveri terruncelli

  • Rosalba48

    Se Europa ed Euro sono reversibili (come dite voi) così lo deve essere anche l’Italia.
    Io viaggiando molto non ho mai visto tanta inciviltà e maleducazione come nel Mezzogiorno.
    Intendiamoci non è una questione razziale ma culturale insuperabile
    Se fossi nata e cresciuta nel Sud, probabilmente anche io considererei normale evadere tasse, gettare la monnezza dove mi pare, strombazzare col clacson con le classiche corna fuori dal finestrino al primo che guida troppo piano per i miei gusti, parcheggiare in tripla fila e schiamazzare allegramente con chi mi pare infischiandomene di chi vorrebbe un po di tranquillità.
    Comunque bando ad ogni fraintendimento, i civili siete voi se così vi sta bene e i barbari noi del Nord, quindi perché voi del Sud con la vostra straordinaria solidarietà non vi fate la Repubblica delle 2 Sicilie e un nuovo Stato della Chiesa. Ciascuno a casa sua a fare ciò che ritiene giusto e amici come prima!

    • giuseppe

      Cara Rosalba, non tutti al sud, sporcano strombazzano ed evadono le tasse. Se lo stato fosse presente anche al sud le cose funzionerebbero, senza neanche parlare di contributi regalini come le varie casse del mezzogiorno. Invece rimane tutto sulle spalle di pochi coraggiosi, magistrati, forze dell’ordine che rischiano la vita continuamente. In definitiva basterebbe più stato, ma serio!

  • Maximus

    Beh , forse non ve lo ricordate ma nel 1992 lo Svimez scrisse un rapporto in cui si diceva esplicitamente che il Sud stava per ripartire e che gli uomini della Lega Nord non capivano un cazzo.

    Dopo 23 anni ai parassiti dello Svimez dico solo una cosa : andate affanculo.

    Oppure a lavorare , tanto per voi è’ la stessa cosa…

  • Tommasodaquino

    Da meridionale posso dire alcune cose basilari su chi non ha vissuto o conosce solo per sentito dire quello che accade a sud. Innanzitutto occorre distinguere quale sud. C’è un abisso tra centro sud e sud vero e proprio. Ovviamente il mio è un discorso generale per cui necessariamente farò di tutta l’erba un fascio, per cui ai permalosi sconsiglio di proseguire. Direi che molise ed abruzzo sono un mondo a parte, mentre a metà strada metto la puglia. Il molise ha visto negli anni passati una fortissima emigrazione ed oggi è praticamente una regione di pensionati, è rimasto qualcosa nei centri principali ma nulla di più, qualche piccola azienda che per campare esporta principalmente all’estero. Tanto per dire in canada ci sono più molisani del molise, e praticamente dappertutto hanno prosperato (australia, usa, belgio, germania). Per lavoro ho conosciuto un imprenditore molisano che negli anni 90 ha trasferito la sua impresa in Lombardia recentemente si è trasferito in ticino. L’abruzzo è sempre stata una regione fortemente industriale (nei tempi d’oro (anni 90) la disoccupazione era al 3-4%) , oggi paga il prezzo della crisi. Bhe la puglia è un caso a sé ma è profondamente diversa dal resto del sud. Lazio campania calabria, sicilia e basilicata identificano perfettamente l’articolo descritto. A parte qualche caso isolato e circoscritto sono regioni che se lo stato chiude finiscono dritte dritte in povertà che al confronto la Grecia è un paradiso terrestre. La dottrina sociale radicata tra la gente è o lo stato cambia le cose o non cambieranno mai. L’obiettivo del meridionale medio è il posto fisso (possibilmente statale) con stipendio sempre crescente indipendentemente dai meriti. Di rischiare qualcosa di personale manco a parlarne. E questo tipo di logica è completamente radicata, tanto ci si arrangia in qualche modo e si sopravvive. La logica è questa SOPRAVVIVERE, tanto qualcosa prima o poi arriva. Il vero problema è che tale veleno ha messo radici soprattutto nei giovani e quelli che dovrebbero essere i modelli ovvero gli adulti non è che generino grande ispirazione. I giovani, questa è stata la mia percezione viaggiando un po’ a sud per lavoro ed essendoci vissuto per vent’anni, non hanno né ideali né ispirazione, è molto peggio di quando ero ragazzo. La mia classe di liceo (32 persone) si è trasferita completamente via, sono rimasti in 3. TUTTI E DICO TUTTI abbiamo fatto almeno una esperienza significativa all’estero. Ma in quel periodo c’era stimolo, inventiva, voglia di cambiare le cose, provarci in qualche modo e se andava male pazienza, si riprovava con qualcos’altro in qualche altro paese. Oggi i giovani attendono che il tempo passi e che lo stato o i politici facciano qualcosa. Non posso far altro che augurargli il meglio, ma temo che non si rendano nemmeno conto di cosa gli attende.

    • Massimo

      il problema riguarda giovani e non
      le pensioni e spesa statale non saranno garantiti in eterno, basta guardare il disastro greco.

      purtroppo le radici del disastro affondano negli anni ’70
      adesso i figli e nipoti raccolgono il vuoto che si è seminato

      cmq la matrice del disastro è lo stesso tra nord è sud
      al sud è forse più esasperata e il crollo è iniziato prima
      ma le condizioni del centro nord stanno deteriorandosi molto…e i risparmi per tenere su attività e aziende decotte finiscono.

      • Tommasodaquino

        Già le responsabilità principali sono del 68 (PCI)e dell’allora DC che non ha creato una classe dirigente all’altezza. Inutile piangere sul latte versato

        • Massimo

          basta dire 2 semplici parole: schema ponzi.
          si protrae lo stato di benessere di chi viveva bene fino a 10 anni fa
          il paradosso è lì!

          ovviamente nessuno ha mai osato mettere in discussione lo schema
          perchè avrebbe perso tutti i voti
          e tanto chi avrebbe pagato il conto non votava ancora…

          il disastro è stato votato perchè ha fatto comodo!

    • AndreAX

      Sono meridionale anch’io pugliese e come non quotare tutto! Ma è una questione di morale è totalmente latitante la semi totalità dei miei coetanei vive per lo smartphone e la discoteca il tutto von la pensione del nonno. Allora capisci che sono fottuti perché hanno scelto di esserlo. Perché la zappa così come la penba pesa troppo oer chi passa la propria vita a rifarsi le sopracciglia dall’estetista. Così c’è da invocarle e quasi benedirle certe invasioni barbariche che come ai tempi di Roma possano essere il seme di qualcosa di nuovo

    • giuseppe

      Se permetti sono meridionale anche io, pugliese. Non mancano nè la capacità imprenditoriale nè lo spirito per realizzare ottime cose. Del resto se tu e i tuoi compagni siete andati via e vi siete realizzati vuol dire che il materiale umano non è male. Manca una sola cosa: LO STATO DI DIRITTO. E soprattutto manca la volontà politica di imporlo.

  • Alfo

    Se un Paese non cresce è perchè ce sta AAAA CORRUZIONEEEEE!!!!!
    Non ha ancora capito che in qualsiasi Stato che condivide la stessa moneta, che sarà debole per le regioni ricche, farà sì di accumulare consistenti crediti commerciali dalle regioni povere, naturale mercato di sbocco. Un Paese esportatore netto di merci, lo è anche di capitali, e per tenere i cocci insieme, il trasferimento lo devi garantire AMICO CARO, anche attraverso la detassazione (che non farai mai dato devi controllare i voti del sud, le clientele ti fanno comodo, e soprattutto non avere imprese CONCORRENTI). Se non ti sta bene AMICO CARO, accetta la RIVALUTAZIONE della tua moneta e fai le RIFORME (del taglio dei redditi), quelle che stai facendo con l’EURO. Se il sud con la lira soffre ed è dipendente economicamente dal nord italia, figuriamoci il peso dell’euro sulle sue aziende.

    • vito

      Provato con una valeriana? Se il tuo ragionamento avesse un minimo di senso, come mai l’Alaska non soffre e non dipende economicamente dalla California? Poi io sono meridionale, soffrivo con la lira e soffro con l’euro, quindi per me pari sono. Perchè, e lo ripeto per l’ennesima volta, voi cazzi di signoraggisti non vi mettete d’accordo fra di VOI, NON VI STAMPATE IL VOSTRO CAZZO DI TALLERO, PADANO O MENO, E NON VI LEVATE DAGLI ZEBEDEI? Non navigo nell’oro, ma i soldi per il pop corn ce li ho ancora….

      • Alfo

        Cosa c’entra il signoraggio lo sai solo tu, qua siamo all’abc dell’ economia, del commercio tra Stati. Ti starai mica meravigliando che ci siano trasferimenti interni negli USA?!?!

        • vito

          Cosa intendi, per trasferimenti interni? Che lo stato federale statunitensi incameai tasse da tutti i suoi cittadini ( compresi quelli residenti all’estero) , e poi li investa dove meglio crede? Anche la Ue fa incetta di tasse, anche se non direttamente dai suoi cittadini, e le investe dove meglio crede, tramite sussidiame e incentivame vario, e allora? Cos’è, non appena qualcuno mette in dubbio i tuoii vaneggiamenti, tagli la corda?

          • Alfo

            La regione o Stato che è esportatore netto di merci è anche esportatore netto di capitali, sia fiscale o attraverso il sistema bancario, altrimenti come farebbe il “povero” a pagarsi il deficit, il surplus di importazioni? In caso contrario la regione “povera” dovrebbe o sganciarsi e svalutare la moneta con una politica monetaria e fiscale indipendente o adottare politiche restrittive e fare le famose riforme che servono a tagliare i salari/redditi, favorire l’emigrazione vs regioni ricche. Tutto ciò per importare di meno (non acquisterà più lo stesso livello di prodotti), essere competitivi all’esterno (favorire la crescita di una propria industria), non avere debito estero e quindi dipendere dai capitali esteri.

          • vito

            E dalle…. Guarda che se ripeti ache mille volte una stonzata, quella sempre stronzata rimane… Io non ti ripeto favole, o sillogismi da bar sport, inventati da pseudo economisti per giustificare il bruciore che senti nel fondoschiena…. Negli Stati Uniti, in Australia, in Canada, perfino nel Regno Unito ci sono aree ricche e aree depresse…. A nessun economista australiano viene in mente di dire che la colpa è del dollaro australianio, e che la Tasmania farebbe bene a farsi una moneta propria, e a svalutare… Kruger rompe i coglioni all’Euro, ma vedi se consiglia al Portorico o alle Hawaii o al Wyoming di abbandonare il dollaro…. E allora pianatela con queste cura miracolistiche. Se il dollaro funziona, allora può funzionare anche l’Euro. Poi, AMMESSO E NON CONCESSO CHE SIA VERO, si può sul perche il dollaro australiano e la sterlina funzionano, e l’euro no…discutere di come migliorare l’euro… Ma finitela con le favole….

          • Alfo

            Bernanke: German Trade Imbalance Weighs on Rest of Eurozone. Dice la stessa stronzata. Perchè il problema è lo stesso. http://www.thinkadvisor.com/2015/07/20/bernanke-german-trade-imbalance-weighs-on-rest-of

          • vito

            Bernanke? BERNANKE? E quando farete spiegare come fare previdenza sociale a Madoff? Egregi, pressocchè tutte le monete nazionali circolano in aree a diverso sviluppo, dal dollaro al remimbi passando per il rublo. La chiacchiere dei trasferminti è il mantra che continuate a ripetere senza neanche capite quello che dite. La città di Detroit ha dichiarato fallimento. Mi indicate quanti dollari sono stati chiamate a pagare le altre città americane per salvare Detroit. Perchè se troverete che le altre città americane hanno contribuito anche con un centesimo al bilancio di Detroti, allora potrete parlare di trasferimenti….

          • Alfo

            LASTAMPA: Porto Rico e il debito da 72 miliardi: oggi fallisce la Grecia degli Stati Uniti
            L’isola caraibica è insolvente, ma le conseguenze le paga Washington
            http://www.lastampa.it/2015/08/01/economia/porto-rico-e-il-debito-da-miliardi-oggi-fallisce-la-grecia-degli-stati-uniti-o9uuYSx9zS8Qwr4Lhq4MBN/pagina.html

            Come avevi detto? Portorico, le Hawaii, IL DOLLARO FUNZIONAAAA HAHAHAHAH E grazie PAGA Washington.

          • vito

            Lo vedi che non capisci nulla? Vallo a dire ai tuoi amici che mi sono stati a rompere i coglioni con i TRASFERIMENTI…. La differenza che corre tra Europa e Stati Uniti è che mentre l’Europa corre a coprire i debiti della Grecia, WASHINGTON NON TIRA FUORI UN CENTESIMO PER COPRIRE QUELLI DEL PORTORICO! Il Portorico è insolvente? Fallisce, ed amen, perchè se il Portorico è insolvente è colpa sua, e non del dollaro, come se la Grecia è piena di debiti, È COLPA DELLA GRECIA, E NON DELL’EURO! Senti parlare di qualche movimento politico portoricano che predichi l’abbandono del dollaro e la creazione di una moneta sovrana? No, perchè certe barzellette possono prendere piede solo in europa…. Calcola che in Portorico il rapporto debito/PIL non raggiunge l’80%, ed è andata fallita…. La Grecia corre verso il 200%… Ma che parlo a fare….

  • Tano

    Studia un po di storia povero ignorante. Quando i tuoi avi morivano di pellagra e il cretinismo era imperante dalle tue parti i loro padroni non hanno trovato di meglio che invadere, in maniera subdola e con l’aiuto della massoneria britannica, l’unica regione prospera e dove l’emigrazione era prossima allo zero. Cioè il Regno Delle Due Sicilie.

    • Un po’ di Storia…

      Mack Smith ritiene che nel Regno delle due Sicilie il metodo di coltivazione era basato sul sistema feudale: latifondi coltivati da braccianti producevano grano per il solo autoconsumo. Gli aristocratici che li possedevano non vivevano nei loro possedimenti e trovavano disdicevole occuparsi della loro gestione. Di conseguenza non avevano interesse a investire nel migliorare le tecniche produttive o in colture più redditizie come l’ulivo o i frutteti, che potevano diventare produttivi anche dopo una decina di anni, preferendo la coltivazione annuale del grano, anche su terreni inadatti: nel 1851 Nassau Senior notava come in Sicilia la produzione per ettaro fosse invariata fin dai tempi di Cicerone. I prezzi risultanti erano alti, e assieme alle barriere doganali scoraggiavano il commercio.

      La vita dei braccianti, secondo Mack Smith, era ben misera: la malaria, i briganti e la mancanza d’acqua costringevano le popolazioni ad ammassarsi in villaggi che distavano anche una ventina di chilometri dalle zone in cui esse lavoravano. L’analfabetismo era pressoché completo, e ancora nel 1861 esistevano luoghi in cui l’affitto, le decime al parroco, la “protezione” dei campieri venivano pagati in natura. La disoccupazione era diffusa, tanto che osservatori dell’epoca riportarono come un contadino del Sud guadagnasse la metà di un suo equivalente del Nord[15] nonostante i salari fossero paragonabili.

      Al contrario il nordest del paese avrebbe almeno in parte recepito le tecniche della rivoluzione agricola del nordeuropa, introdotte nel corso delle campagne napoleoniche. L’agricoltura era praticata da fattori nel Nord e da mezzadri in Toscana, e alimentata dai capitali delle città, che agivano come centri finanziari. La legislazione delle acque era più avanzata e l’intensa canalizzazione permetteva la cultura intensiva del riso, che poteva essere esportato.

      Per quanto riguarda l’industria, al momento dell’Unità era costituita soprattutto una serie di attività artigianali al servizio delle élite. L’Italia, è infatti un paese di seconda industrializzazione, perché la mancanza di materie prime (ferro e carbone) ne hanno rallentato lo sviluppo industriale fino a circa il 1880. Parallelamente, il basso costo del lavoro, la difficoltà di accesso ai capitali e la mancanza di esperienza tecnica scoraggiavano l’acquisto di macchinari dall’estero per sostituire il lavoro manuale.

      Faceva parziale eccezione la tessitura meccanizzata, diffusa dal 1816 soprattutto nel nordovest, più ricco di corsi d’acqua, e che con l’arrivo del telaio a vapore avrebbe costituito la base di un capitalismo industriale diffuso. I principali prodotti da esportazione erano la lana e la seta lombarde e piemontesi, seguiti dallo zolfo siciliano, utilizzato per la polvere da sparo. Tuttavia Mack Smith, nell’opera Il Risorgimento italiano, sostiene che «in molte industrie lombarde non veniva osservata la legge sull’istruzione obbligatoria e due quinti degli operai dell’industria cotoniera lombarda erano fanciulli sotto i dodici anni, per la maggior parte bambine, che lavoravano dodici e persino sedici ore al giorno».

      Nell’estrazione dello zolfo erano impegnati importanti capitali inglesi, e sarebbe rimasto rilevante per l’economia Siciliana fino all’affacciarsi della concorrenza degli Stati Uniti. Il Sud non era privo di industrie: vengono spesso citate a titolo di esempio le Officine di Pietrarsa, la ferriera di Mongiana e i cantieri navali di Castellamare di Stabia, fortemente volute dalla Corona in quanto strategiche per ridurre la dipendenza dalle importazioni inglesi. Il loro impatto sull’economia globale del Regno dev’essere però considerato limitato.

      Nel campo dei trasporti vennero conseguiti alcuni primati sorprendenti, come la prima nave a vapore in Italia e il primo ponte di ferro. Ma all’investimento in strade e ferrovie, reso difficile dall’entroterra collinoso, venne soprattutto preferito il trasporto marittimo, facilitato dalla significativa estensione delle coste tanto che la flotta mercantile borbonica divenne la terza in Europa per numero di navi e per tonnellaggio complessivo, anche se la marina mercantile degli altri stati pre-unitari del nord aveva un tonnellaggio superiore. I tonnellaggi delle flotte mercantili peninsulari nel 1858 erano i seguenti: Regno di Sardegna 208.218 ; Granducato di Toscana 59.023; Modena 980; Stato pontificio 41.360; Due Sicilie 272.305; Venezia e Trieste 350.899. Su di un totale di 932.785 tonnellate, il regno borbonico ne aveva quindi meno di un terzo.

      Sulla consistenza della flotta mercantile borbonica lo storico meridionale Raffaele De Cesare, nel suo libro “La fine di un Regno” (pp. 165-166) scrive, fra l’altro, testualmente:« “La marina mercantile era formata quasi interamente di piccoli legni, buoni al cabotaggio e alla pesca e la montavano più di 40.000 marinari, numero inadeguato al tonnellaggio delle navi. La navigazione si limitava alle coste dell’Adriatico e del Mediterraneo, e il lento progresso delle forze marittime non consisteva nel diminuire il numero dei legni ed aumentarne la portata, ma nel moltiplicare le piccole navi. La marina mercantile a vapore era scarsissima, non ostante che uno dei primi piroscafi, il quale solcasse le acque del Mediterraneo, fosse costruito a Napoli nel 1818. Essa apparentemente sembrava la maggiore d’Italia, mentre in realtà alla sarda era inferiore, e anche come marina da guerra, era scarsa per un Regno, di cui la terza parte era formata dalla Sicilia e gli altri due terzi formavano un gran molo lanciato verso il Levante. La marina e l’esercito stavano agli antipodi: l’esercito era sproporzionato al paese per esuberanza, la marina per deficienza.” »

      L’inaugurazione nel 1839 degli 8 km della Napoli-Portici, prima ferrovia italiana, aveva suscito grande entusiasmo. Tuttavia, solo 20 anni dopo le ferrovie settentrionali si estendevano per 2035 km, mentre Napoli era collegata soltanto con Capua e Salerno, totalizzando appena 98 km di linea ferrata. Analogamente, secondo Nicola Nisco, nel 1860 erano privi di strade e quindi di fatto irraggiungibili ben 1621 paesi su 1848, dove il transito avveniva su tratturi e mulattiere, infatti la scarsità di infrastrutture stradali si faceva sentire molto nel Sud borbonico, che poteva contare su una rete stradale di soli 14.000 km, mentre la sola Lombardia, quattro volte più piccola aveva una rete stradale di 28.000 km, con la rete stradale del centro Italia allo stesso livello della Lombardia, per metri al km².

      Il divario economico era già allora evidente considerando il dato statistico riferito alle società in accomandita italiane al momento dell’Unità, in base ai dati relativi alle società commerciali e industriali tratti dall’Annuario statistico italiano del 1864. Le società in accomandita erano 377, di cui 325 nel centro-nord, escludendo dal computo quelle esistenti nel Lazio, nel Veneto, del Trentino, nel Friuli e nella Venezia Giulia. Comunque, il capitale sociale di queste società vedeva un totale di un miliardo e 353 milioni, di cui un miliardo e 127 milioni nelle società del centro-nord (sempre prescindendo da Lazio, Veneto, Trentino, Friuli, Venezia Giulia) e soltanto 225 milioni nel Mezzogiorno. Per fare un paragone, il totale della riserva finanziaria dello stato borbonico era pari a 443,200 milioni di lire; praticamente un terzo del capitale delle società in accomandita del centro-nord escludendo diversi territori non ancora annessi. Le sole società in accomandita del Regno di Sardegna avevano un capitale totale che era quasi doppio di quello dello stato borbonico: 755,776 milioni contro 443,200 milioni di liquidi. Si tenga conto sempre poi che in questo calcolo sono escluse tutte le società per azioni del nord-est, poiché non era incluso nel 1861 nel regno d’Italia.

      Nel 1854 la spesa governativa borbonica contava 31,4 milioni di ducati dei quali 1,2 milioni erano quelli per istruzione, sanità, lavori pubblici, mentre erano ben 14 milioni i ducati spesi per le forze armate e 6,5 milioni per il pagamento degli interessi sul debito pubblico, oltre alle ingenti spese per la corte regale.

      Il bilancio dello stato borbonico previsto per il 1860, prima ancora che Garibaldi sbarcasse a Marsala, quindi in stato di pace e non di guerra, ribadiva anche in questo caso la sproporzione fra le spese militari e di repressione e quelle per la popolazione. Le spese previste, esclusa la Sicilia (con bilancio separato) sommando il bilancio direttamente speso dallo stato centrale (16.250.812 ducati) e quello ripartito fra gli enti locali (19.200.000 ducati) per un totale di 35.450.812 ducati erano così ripartite: Esercito 11.307.220; Marina 3.000.000; Esteri 298.800; Governo centrale 1.644.792; debito pregresso 13.000.000; lavori pubblici 3.400.000; Clero e istruzione 360.000; Polizia, giustizia 2.440.000.

      Le spese militari rappresentavano circa il 40% del bilancio totale, sommando anche le spese per polizia e giustizia si arriva al 47% del bilancio, mentre alle spese per istruzione e clero era destinato solo l’1% del bilancio totale di 35.450.812 ducati. La Sicilia aveva l’ultimo bilancio rilevabile espresso in lire 41.618.200, al cambio del 1859 di 4,25 lire per ducato stimato equivalente a 9.793.000 ducati.

      Un’attenta e critica analisi del sistema finanziario dei Borbone fu descritto nei particolari da Giovanni Carano Donvito, nella quale pose in luce come l’ex governo napoletano “…se poco chiedeva ai suoi sudditi, pochissimo spendeva per essi e questo pochissimo spendeva anche male…”.

  • grecorama

    Se si conteggiassero i reali proventi di ‘ndragheta, camorra e mafia, il pil del meridione decollerebbe.
    Se queste ricchezze potessero essere condonate (altro che gli spiccioli degli evasori) a patto di reinvestirle sul territorio, sarebbe il nord a ritrovarsi di nuovo con le pezze al culo, privato della linfa che ora come ora lo fa andare avanti..

  • Filcam

    Signori… è evidente che continuate a prendere come storia quella che ci hanno propinato alle scuole e non avete fatto un minimo di ricerca. è interessante il libro di Pino Aprile che prende in considerazione tutti i documenti di allora e mette in evidenza la vera storia e le nefandezze degli invasori Savoia!

    Di nuovo non voglio dire che al Sud non ci fossero problemi e da alcuni punti di vista eravamo indietro rispetto al nord mitteleuropeo (vedi latifondi) ma da qui a alla propaganda post riunificazione che ancora oggi viene propinata in giro c’è un abisso.

    Pensate ancora che intere popolazioni (uomini, donne, bambini, interi paesi) fossero briganti (intesi come criminali e banditi)? Oppure è stata semplicemente la ribellione d’una intera popolazione repressa nel sangue!?

    Ora con ciò, non voglio giustificare la situazione attuale (inaccettabile da qualunque meridionale intellettualmente onesto ) ma cercare di comprendere perchè si arrivati a questa situazione, invece di bollare un’intera popolazione e cultura con definizioni al limite del Razzista.

    PEr quanto riguarda le citazioni di @blacklollo:disqus, chi è la fonte? quanto è attendibile?

    è tutta la vita che ci propinano resoconti di questo tipo! Mi chiedo perchè i Savoia si siano scomodati per venire a salvare una terra talmente arretrata e inospitale. popolata da mostri analfabeti e senza risorse. Siamo stati proprio fortunati…infatti guardate dove è il sud italia!!

    • authari

      No, scusa ma Lorenzo cita MACH SMITH che insomma non è il primo che passa per strada, è uno degli storici se non il miglior conoscitore della storia d’ Italia, almeno di quel pezzo di storia, per quanto riguarda Pino Aprile ho letto qualche anno fa il suo libro e devo dire che a parte alcune esagerazioni quello che scrive è verità storica, non certo le menzogne che ci propinavano e continuano a propinare a scuola, detto questo l’unità è stato un grave errore dettato dal periodo storico intriso di nazionalismi provenienti dal romanticismo, si sono voluti unire popoli che nulla avevano in comune con i risultati che si vedono tutt’ora, un paese in costante declino poiché non esiste un senso di appartenenza, non c’è stato, non è mai esistito, non c’è popolo e quindi nazione, non esiste un popolo italiano, l’Italia non esiste se non come una semplice espressione geografica, saluti

  • yuk yuk

    l meno stato o lo stato del cuculo che vi strozza l’avete scelto voi per primi: del resto mafia , camorra, n’drangheta e sacra corona sono meravigliosi brand sudisti.Salvatevi da soli o nessuno vi salverà, non l’avete ancora capito che ognuno ha lo stato che si merita?

  • francesco improta

    pura, becera et ignorantissima propaganda anti-meridionale… bello sparare sempre sul sud vero? il nord ha proprio la coscienza pulita? vero? qui le cose sono 2: o si parla per IMMENSA ignoranza o per stupidità o per malafede.
    permettetemi di consigliare a tutti i puri del nord esenti da macchie di cacca di andare a studiare la storia dell’ unità d’ italia non propriamente quella studiata a scuola che è un po’ diversa dalla realtà.. saluti a tutti i moralmente corretti del sud e del nord

  • Alfo

    Avete fatto l’annessione Anschluss 150 anni fa, eliminata ogni tipo di CONCORRENZA, e creato un mercato di sbocco per le proprie merci. Avete proprio rotto con i soliti discorsi da COLONIZZATORE. Perchè allora continuate a mantenerci per comprare i vostri PRODOTTI, se siamo un peso perchè non mollate l’OSSO?

  • ton

    Lasciate perdere la storia, il buon senso e pure i soldi regalati alle imprese del nord che negli anni 70/80 avrebbero dovuto aprire nel sud stabilimenti svaniti nel nulla appena incassavano…….lasciate pure perdere che le regioni che ci costano di più in mantenimento sono nel nord d’Italia ….lasciate perdere, i razzisti si mandano a fanculo, non ci si perde tempo dietro…..tanto è tempo perso, è come insegnare ad un asino a scrivere ed a leggere………..solo umana pietà e rammarico per una vita vuota…una vita che per avere un senso ha bisogno di odiare ( e spesso non importa neppure chi si odia)….la mia vita è all’insegna dell’altrui come amico e compagno di questo breve cammino nell’universo, non ho nemici e non odio nessuno, non mi interessa se uno è ricco o povero se è del sud o del nord se lavora o è disoccupato…….non sono un santo anch’io sò odiare….ma solo gli imbecilli. ( Siciliano da 53 anni a Torino )

  • Filcam

    Questa una lista di dei primati del Regno delle Due Sicilie riprongo sinteticamente qui:
    1737 Costruzione S.Carlo di Napoli, il più antico teatro d’Opera al mondo ancora operante

    1751 Primo esempio di Welfare State, il Real Albergo dei Poveri
    1754 Prima cattedra di Economia al mondo
    1770-1771 Reali ferriere ed Officine di Mongiana
    1781 Primo Codice Marittimo al mondo, il Codice De Jorio
    1783 Prima fabbrica di navi in Italia, Cantiere di Castellammare di Stabia
    1789 Il sogno di San Leucio: Ferdinandopoli
    1818 Primo piroscafo del Mediterraneo, il “Ferdinando I”
    1819 Primo osservatorio astronomico italiano a Capodimonte
    1832 Primo ponte sospeso, il ponte sul Garigliano
    1839 Prima ferrovia d’Italia, la Napoli-Portici
    1839 Prima illuminazione a gas in una città città italiana, terza dopo Parigi e Londra

    1840 Prima fabbrica di locomotive d’Italia, Pietrarsa
    1853 Prima nave a vapore d’Italia, la “Sicilia”
    1860 Napoli. Prima città d’Italia per numero di Teatri
    1888 L’Orientale fu la prima università di lingue in Europa
    1892 Il Mattino e il primato di Napoli anche nel giornalismo

    • Filcam

      Aprite gli occhi….la propaganda è esistita sempre…oggi come allora. Forme diverse ma sempre propaganda.
      L’italia è ancora incapace di riconoscere tale fatto storico tradendo di fatto metà della propria popolazione! io credo che questo sia il peccato originale di questa nazione/non nazione.

      La separazione o meglio il fallimento di questo esperimento che si chiama ITalia sembra essere sempre di più l’unica speranza di salvezza.

  • Padania Libera

    Elisabetta Gonzaga su Napoli

    Che popolo !

    “Che popolo ! E son questi i discendenti dei Greci ? Piuttosto son prova eccellente che tutto degenera, sopratutto l’uomo. Quella loro felice organizzazione di società, quei sensi perfetti, cosi fini, cosi delicati, cosi adatti a cogliere, ad abbellire la natura, son allora divenuti cosi ottusi, laidi e grossolani ?
    Le belle arti non nascono più qui; un popolo cosi degenerato, cosi degradato non può avere idee del vero bello; una indole cosi ferina non potrà servir da modello. A Roma ho visto le meraviglie dell’arte, qui riesco solo a scorgere i prodigi della natura. Essa è la sola ad agire, l’uomo cade qui in inerzia ed abominio. La sua società lo getta in una tale indolenza che forse non uscirà mai dall’apatia in cui sarà sprofondato da tempi immemorabili.

    L’orgoglio che gli ispira il suo cielo, il suo clima, la sua buona tavola, il suo paese, da lui creduto il più bello e il migliore dell’universo, e la lussuria del vivere indolente che l’ha sorpreso prima della civilizzazione, l’abbagliano e gli impediscono di scorgere le tenebre della sua ignoranza, della sua selvatichezza.
    Si può dire che qui l’uomo è allo stesso tempo vicinissimo e lontanissimo alla natura: barbaro e depravato. Specialmente il popolo, la natura lo ha modellato come un camaleonte: da una vivacità convulsa passa subitaneamente all’abbattimento dell’istupidimento. Esso è di volta in volta vile e temerario, semplice e furbo, superstizioso ed empio, venale, scaltro e in un certo senso indifferente a tutto. Ruba e truffa per aver di che vivere e abbandonarsi cosi a quel far niente che è la sua suprema voluttà. Sembra trovar la felicità solo nella sua inesistenza. Quanto sarebbe necessaria l’arte dell’educazione per questa gente: se si trascura il corpo esso si degrada di meno di quello che accade se si abbandona la coltura dello spirito per un sol istante. La minima negligenza gli diviene funesta. E lo vediamo in queste genti !
    Napoli è bellissima, e molto interessante per le meravilgie della natura; ma l’uomo non ne è il suo capolavoro. E’ un bel teatro, ma gli attori son maschere mostruose.
    Qui gli abitanti stanno a testimoniare senza possibilità di smentita che il quadro più desolante, più umiliante della società è quello di una città che è allo stesso tempo nell’infanzia per la barbarie e nella vecchiaia per la corruzione; una città in cui è impossibile trovar i vantaggi della civilizzazione, allo stesso modo in cui è cancellata l’innocenza della natura . ”

    Elisabetta Gonzaga

    A Napoli nel 1790

    da: Lettres sur l’Italie, la France et L’Allemagne pour les beaux arts, Hambourg 1797

    Benedetto Nardini su Napoli

    «Non è tanto il fatto che a Napoli si mangi, si beva, si cucini, si dorma, si conducano le vacche, si dia da mangiare ai vitelli, si lascino branchi di fetidi maiali correre per ogni dove, ci si dedichi ad ogni sorta di loschi mestieri, si scrivano lettere e suppliche, ci si spidocchi e via di sèguito su pubblica via, ma quanto il soddisfare tutti i proprii bisogni corporali; è questa lurida costumanza che fa di tal enorme città una immensa cloaca e riesce insopportabile alla vista e all’odorato di uno straniero. Come viene giustificata quest’usanza disgustosa? Ci sono decine di migliaia di lazzaroni che abitano e dormono per le strade; occorre quindi che essi soddisfino ivi tutte le loro necessità. Inoltre vi è un’infinità di gente della campagna che porta quotidianamente i prodotti delle sue terre in questa grande città e anche essa non ha altro ricetto se non le vie e le piazze; si afferma che persino il proprietario di una casa in cui vi sia un androne non possa impedire che vi si entri per farci i proprii bisogni.Se ciò è vero, io non vorrei mai vivere a Napoli, e tanto meno averci casa. Molti abitanti di alto lignaggio cercano di preservare le loro dimore da simili decorazioni con un’espediente buffo: dal momento che la superstizione è una malattia nella mente dell’intera nazione, vale sicuramente sfruttarne gli effetti. Nei luoghi che sarebbero più adatti a lasciarvi le proprie lordure si appendono al muro delle croci. I Napoletani provano tanta venerazione per queste croci che è molto raro che osino depositarvi in prossimità i loro escrementi.E se non basta, si cerca talvolta di commuovere ancora di più gli spiriti, altrimenti del tutto insensibili ad ogni igiene e nettezza del luogo che abitano, ponendo in mezzo a due croci raffigurazioni delle fiamme del Purgatorio con l’immagine di un’anima che leva le mani al cielo supplichevole.Una tale raffigurazione è di solito efficace, ma non sempre, dal momento che ho visto parecchi uomini darsi tutta la pena del mondo per spegnere quelle fiamme con la loro urina..Si crederebbe possibile che sulla piazza del Castello Angioino, di fronte al palazzo reale, e proprio di fronte alla chiesa di San Luigi, si trovi uno dei letamai a cielo aperto più estesi di Napoli ?Il re, i cui appartamenti dànno su questo lato, non può venir al balcone senza portar involontariamente lo sguardo su queste lordure, e i fedeli non posson entrar in chiesa senza insozzarsi le scarpe e dunque i pavimenti del sacro edificio .Per non parlar dei nasi ! Per quanto grandi siano solitamente quelli dei Napoletani, essi paiono tuttavia non posseder l’olfatto, dal momento che non sembrano neppur rendersi conto di quanto puzzi la loro città.Forse è l’ecessiva sensibilità del loro udito a far gli trascurar l’odorato. Quando parlano urlano che par vogliano venir alle mani da un momento all’altro o paion dei dannati. Essi sembrano quanto mai indifferenti ad ogni forma di decoro, eccetto che nella stanza in cui vivono.I vestiboli, le scale, le anticamere; a tal riguardo un palazzo di un ministro non è affatto diverso dalla misera casa di un bottegaio – lo putecaro, come dicono qui–Io non riesco a capire come mai gli Inglesi, che amano tanto la pulizia dei pubblici luoghi, vengano cosi volentieri e in sì gran numero in questo paese.Le strade hanno comunque un vantaggio sulle case per il fatto che vengon pulite, non per iniziativa dell’amministrazione – poichè nessuno ci pensa-, ma perchè c’è una quantità di gente che raccoglie gli escrementi animali ed umani per venderli come concime. Questo è un mestiere spicciolo e di facile guadagno per la plebe, molto ricercato dai lazzaroni.Si può immaginare quanto sia appetitoso vedere uno di questi uomini che, fatta la propria cesta quasi piena, comprime con le mani queste porcherie, senza minimamente preoccuparsi del tipo di materiale che maneggia, cosi da farcene entrar ancora di più.

    Benedetto Nardini. Storico.

    Da : Mes périls pendant la révolution de Naples. Récit de toutes les horreurs commises dans cette ville par les lazzaronis – temoin oculaire des événéments qui ont précedé ou suivi l’entrée des Français dans cette ville après de la révolution. A Napoli nel 1799

  • Padania Libera

    Marchese De Sade su Napoli

    La scuola di rapina

    “Il carnevale che passai a Napoli non fu certo brillante, affatto diverso dal veneziano, direi inquietante.

    Vidi tuttavia abbastanza per giudicar i piaceri del popolo, ed il popolo dai suoi piaceri. Il tutto si aprì con una cosiddetta cuccagna, il più barbaro spettacolo di questo mondo.

    Su un grande palco, ornato con rustiche decorazioni, davanti al castello angioino o al magnifico palazzo reale, si poneva enorme quantità di viveri, disposti in modo da formar essi stessi una bizzarra decorazione. Vi sono, barbaramente crocifissi, oche, polli, tacchini, maiali, che, infissi ancora vivi a due o tre chiodi e dunque sanguinanti, divertono il popolo coi loro movimenti convulsi fino al momento in cui sarà loro concesso di andarli ad arraffare.

    Pagnotte, baccalà, quarti di bue, montoni che pascolano in una parte della scena, rappresentante un campo agreste custodito da eleganti uomini di cartone, pezze di tela a formar le onde del mare, sul quale si vede un vascello carico di vettovaglie o di mobili, molto desiderati, secondo gli usi locali.

    Cosi è dunque disposta l’esca apprestata, talora con certo buon gusto, per questo popolo selvaggio, per eccitarne o meglio perpetuarne la voracità e l’amore per il furto.

    Poichè, dopo aver visto questo spettacolo sarebbe difficile non convenire che si tratti più di una scuola di rapina che di una vera festa. Alla vigilia, il palco, ormai già pronto, guardato da un picchetto di soldati, vien mostrato al pubblico, e tutta la città corre a guardare. Spesso la tentazione diventa cosi forte che il popolo forza la guardia e saccheggia la cuccagna prima del giorno destinato ad esser per loro stessi sacrificata. Se attende, l’indomani , due ora prima del mezzodì, che normalmente è il momento indicato per il saccheggio, la piazza si riempie di una trentina di picchetti di granatieri e di qualche distaccamento della cavalleria, per metter ordine fra la plebaglia a cui sta per esser offerta dal re la più terribile lezione di disordine. A mezzogiorno preciso tutto il popolo è in piazza, tutta la città alle finestre – giacchè di queste cose pare si riempiano qui giornate – e sovente il re stesso sta sul balcone del palazzo a godersi lo spettacolo; ecco il cannone. A questo segnale si apre il cordone dei militari; il popolo famelico si precipita e in un batter d’occhio: ogni cosa è arraffata, saccheggiata, con una frenesia impossibile da descrivere. Questa scena terrificante, che mi diede, la prima volta che la vidi, l’idea di una muta di cani aizzati alla corsa su prede, termina spesso tragicamente. Due di quegli esseri ferini lanciatisi su uno stesso quarto di bue o su un oca mezza morta non si sopportano impunemente; bisogna che se ne decida della vita dell’uno o dell’altro. Io fui testimone di un orrore che mi fece rizzar i capelli. Due uomini si attaccarono per un quarto di bue – che pure è immangiabile per un solo uomo ! – Subito salta fuori il coltello. A Napoli è l’unica risposta che si conosca ad un diverbio. Uno dei due stramazza nel suo stesso sangue. Ma il vincitore non gode a lungo della sua vittoria. I pioli sui quali si arrampica per andar ad afferrar il frutto del suo onesto delitto gli mancano sotto i piedi. Coperto per metà dal bue cascatogli addosso, cade schiacciato egli stesso sul cadavere del rivale. Feriti, morti e animali sanguinanti, diventa un tutt’ uno. Non si vede più che un ammasso, quando nuovi concorrenti, approfittando della disgrazia dei due miserabili, sbrogliano il lacerto di carne dai cadaveri sotto i quali è sepolto, e l’arraffano in trionfo ancora gocciolante del sangue dei loro rivali.

    Il numero degli assalitori è di solito non meno di 5-7.000 lazzaroni; è cosi che a Napoli chiamano la parte più infima di questo popolo già nel complesso pauroso.

    Otto minuti sono sufficienti per distruggere l’enorme impalcatura, tale è la furia; non meno di 20 morti e decine di feriti gravi che spesso non sopravvivono, è di norma il numero degli eroi che la Vittoria lascia sul sordido campo di battaglia.

    Ho trovato un solo particolare che stona col sublime orrore di questo regale spettacolo: non lasciano i morti e i feriti alla vista di tutti, distesi sui resti delle decorazioni.

    Questo accorgimento, oserei dire, sarebbe magniloquente e sarebbe troppo segno del genio di questa nazione.

    Normalmente, durante il carnevale si dànno quattro o cinque cuccagne di questo genere; dipende dalla durata del Carnevale prima che sia Quaresima. E’ comunque uno spettacolo che si rinnova nei grandi avvenimenti. Ad esempio, un parto della regina, occasione eccellente in cui tutti i Napoletani non mancano di saccheggiare, distruggere e uccidersi per esprimere la propria gioia.

    Queste feste son date dal re, ma è il popolo stesso che le paga, ed i macellai che forniscono le proprie derrate posson cosi imporre il prezzo che vogliono, speculando vergognosamente, senza che la polizia intervenga a reprimere le loro vessazioni. Il popolo affamato compera e il re fa decorare per loro; ecco spiegato anche perchè tali mostri siano cosi tenaci nel riconquistare le prede che hanno pure pagato.

    Se è lecito giudicare una nazione dai suoi gusti, dalle feste,dai divertimenti, che opinione si deve avere di un popolo in cui son necessarie tali infamie ?

    Si afferma a Napoli che il re, il quale naturalmente teme questo suo popolaccio feroce, ben sapendo che la sua bilancia non è in equilibrio tra l’indole rivoltosa e omicida dei sudditi e la debolezza del suo governo [ nota: qui il De Sade si riferisce a Ferdinando IV di Borbone, 1751-1825, detto il ‘re lazzarone’, figlio di Carlo III, fondatore della dinastia e considerato il migliore dei re di Napoli – ndr ], si ritiene obbligato a dare queste feste. Gli hanno fatto credere che avverrebbe una rivoluzione se abolisse le cuccagne, ed egli la teme. Il suo potere, la sua forza ed il suo spirito sono tali ,che se gli andassero a dire che il popolo vuol saccheggiare la sua reggia, si ritirerebbe per lasciarlo fare.

    Donatien Alphonse François, Marchese De Sade[1740-1814]

    A Napoli nel 1776

    da: Voyage en Italie

    Carlo Antonio Pilati da Tassullo su Napoli

    “ Sapete cos’è una cuccagna ? Immaginate un anfiteatro artificiale addobbato di derrate e scenografie, elevato nella piazza davanti al palazzo del re – che essi chiamano lu llario de palazzo – vacche, vitelli , montoni, maiali e cataste di pane coprono la base di questo edificio; si vedono ai lati oche, tacchini, pollastri, capponi. Tutti questi animali sono inchiodati vivi, ed è davvero uno spettacolo raccapricciante di cui io ero il solo ad esserne impressionato nel mezzo di una folla belluina e festante. Il re offre tutti gli anni, a Carnevale, una di queste cuccagne al popolo; a volte essa può esser allestita anche per grandi occasioni di celebrazione, ad esempio dopo una straordinaria carestia, o per importanti accadimenti a corte. In questi casi le cuccagne son ancora più abbondanti e terrificanti.Le due che ho visto quest’anno erano più opulente dell’ordinario: affiancate da fontane di vino, si vedevano figure di divinità pagane superbamente abbigliate; e queste divinità furono offerte al saccheggio al pari delle vacche e dei maiali. Tre ranghi di soldati a piedi e a cavallo circondavano l’edificio, per impedire al popolo di gettarsi sulle prede prima del segnale convenuto; a questo segnale – dato con sparo di cannone al mezzodì del martedi grasso – le truppe devono farsi da parte subito per restar illese, e i lazzari a migliaia in camicia e mutande corrono come indemoniati sulla cuccagna. Disgraziatamente la plebaglia, del tutto senza senno, prese per segnale quello che non era: corse prima che le truppe si fossero divaricate, queste si sforzarono di arrestare il torrente che veniva contro di loro, ma i lazzari da una parte travolsero la fanteria che si trovarono dinanzi e dall’altra si infilarono sotto i cavalli dei soldati che invano tentarono di fermarli con le sciabole senza pietà. Non potevo credere ai miei occhi.

    Carlo Antonio Pilati da Tassullo [ 1733-1802]

    Giurista e letterato illuminista del Trentino

    A Napoli nel 1776da : Lettres des voyages écrites de l’Italie, l’Allemagne et de la Suisse – publiéés à La Haye, 1777

    Michel Guyot de Merville su Napoli

    « A proposito di Napoli, potrei darvene un’idea esatta in due parole, dicendovi che questa città è UN PARADISO ABITATO DA’ DIAVOLI.Ma la definizione, già assolutamente veritiera, vi sembrerà eccessiva. E allora ve lo dimostrerò con argomenti convincenti: il primo è che tutte le prigioni sono sempre stracolme di carcerati; il secondo è che non passa giorno in cui non si senta parlare di rapine, o di assassinii; il terzo è che non corre settimana senza che si faccia impiccare qualche Napoletano; alla piazza del Carmine, ad esempio. Ma come si potrebbe far altrimenti con un popolo che non pensa ad altro che a commettere delitti ?»

    Michel Guyot de Merville [1696-1755]

    A Napoli nel 1721 da: Voyage historique dans l’Italie

  • Padania Libera

    Jean Jacques Bouchard su Napoli

    Parlar chiatto

    “ Abbiamo notato che i Napoletani sono dei gran chiacchieroni, ma che nondimeno non dicono mai niente di valido, incapaci di fare un discorso ordinato e razionale. La loro lingua riflette queste stesse caratteristiche, con un lessico copioso, più ancora del toscano, ricco di un numero infinito di termini particolari per designare ogni minima cosa; e tuttavia è pressochè impossibile fare o scrivere in questa lingua un discorso serio e che abbia ordine e filo logico, e di fatto non c’è scrittore napoletano che sappia mettere tre righe insieme senza infilarci qualche parola da taverna o da bordello: pertanto è solo su questo genere di cose che questa lingua trova la sua utilizzazione, essendo cosi stravagante e ridicola che di qualsiasi soggetto tratti suscita una generale ilarità . I Napoletani mi appaiono molto spesso privi di raziocinio, per essi vale solo l’aggredirsi a vicenda o vendicarsi a parole prima di azzuffarsi con le mani. Non son punto interessati a prevalere pacatamente con la logica sull’interlocutore, ma di ogni questione fanno un punto di onore o di disonore da vendicare con bocca o con mani. In primo luogo perchè la maggior parte delle metafore, delle allusioni, parole composte o derivate della lingua dei Napoletani son tratte dalla mangiatoria e dai bisogni corporali, dalla canzonatura e dalle ingiurie, dalla rissa e dalla lite, ed è in questi argomenti che consiste tutta la sua sapidità e veemenza, la grazia e l’abbondanza di lessico di questa lingua; ed io credo che vi siano più parole ingiuriose e di bordello che altro. Cosi abbiamo notato coi miei compagni che i Napoletani sono dediti alla bocca e al ventre, grandi sfottitori, bestemmiatori, rissosi e spacconi. Ma ciò che rende questa lingua ancor più ridicola è la pronuncia, giacché i Napoletani parlano non solamente con la lingua, ma con tutto il corpo: avanzando, indietreggiando, piegandosi come se tirassero di scherma, muovendo più spesso le braccia e le mani che la lingua, scuotendo e ruotando la testa come invasati, sbuzzando gli occhi come posseduti, gonfiando le narici, tirando la bocca indietro un buon mezzo piede; in breve non proferiscono mai parola senza usare tre organi tutti insieme, cioè la gola, al fondo della quale fanno nascere e trattengono la voce principalmente sulla ‘a’ in maniera che quando parlano sembra che gargarizzino”.

    “Il second’organo che articolano nervosamente è il naso, in cui fanno risuonare per riflesso del fondo della gola le loro parole, sopratutto la ‘o’, che si compiacciono a far suonare alta,chiara, lunga ed aperta, non avendo per niente questa ‘o’ chiusa dei Romani: ed è principalmente da questa vocale che si riconosce un Napoletano che volesse spacciarsi per Toscano. Tirano allo stesso modo di naso, come annusando, la lettera ‘n’ che tanto lor piace tener nuda di vocale a inizio parola e davanti ad altra consonanate : nce, nnammurato,ngannaccato, ncrastulato, nguajato e cosi via. L’altro organo che muovono violentemente nel parlare è la bocca, o per meglio dire le labbra, tenute in dentro e aperte il più a lungo possibile per ottener quel ‘parlar chiatto’ come essi lo chiamano, e che è il loro vero o modo di parlare, per incuter cioè timore e zittire l’interlocutore sin dalle prime battute, il che è per loro massima soddisfazione. E’ un parlar lungo , trascinato,ma forte e alto, sicchè pare che parlino sempre in falsetto, cosa abbastanza esilarante, affettando una certa raucedine nel tono della voce. La vocale che domina è la ‘i’, che sta davanti a tutte le ‘e’ lunghe, cioè accentate : piétto, miérto, liétto , Antuniéllo, ecc. e nella quale trasformano spesso la ‘e’, tanto all’inizo che alla fine delle parole; quando parlano veloce non vi rendete conto che delle ‘i’ , perche’ le ‘e’ sono tutte come la ‘e’ muta della nostra lingua di Francia e cosi le parole sono tutte incatenate e sembrano una sola. La velocità di eloquio è fulminante e ho notato che più sono aggressivi, più parlano velocemente legando tutte le parole . La ‘a’ la tengono lunga e oscura come una ‘o’ quasi, la pronunciano di gola, e la ‘o’ la fanno risuonare alta e chiara. In breve, il loro parlare è un continuo concerto di gravi e di acuti, di ‘forte’ e di ‘piano’, di leggero e di lento, ed è sufficente sentir parlare un Napoletano adirato per farsi passar la malinconia e rider a crepapelle.”

    Jean Jacques Bouchard [1606-1641]

    Letterato francese ed editore A Napoli nel 1632; dal suo diario: Voyage dans le Royaume de Naples

    Jean Jacques Bouchard, letterato francese, a Napoli dal gennaio

    ad agosto del 1632, dal suo diario ‘Voyage dans le Royaume de Naples’.

    Alle vigilie di festa fanno cosa selvaggia: i ragazzi accendono ad

    una cert’ora della notte grandi fuochi in riva al mare e bruciano quel

    che capita, immondizie abbandonate o le procurano essi stessi e fanno

    grosse pire e si mettono nudi a danzare tutt’attorno.

    A quest’abitudine se ne puo’ aggiunger di raccontar un’altra: ad una

    cert’ora tutte le donne escono dalle loro case e vanno a vuotare i

    càntari, come si chiamano a Napoli, a Roma pitali, e in italiano vasi

    da notte, e sembra che vadano a celebrare qualche gran mistero,

    portando solennemente il loro vaso pieno di escrementi sotto il

    braccio. In tutto questo borgo i popolani non si servono per niente di

    cessi, e pretendono che il loro modo di fare sia più appropriato e

    meno scomodo delle latrine, che dicono appuzzolentire e rovinare le

    case; e vogliono che questi vasi si vuotino regolarmente tutte le

    sere, cose che – essendo la popolazione di tale città enorme e più

    numerosa di tutt’Europa – rende l’aria talmente fetida che ad una

    cert’ora della notte passeggiare per Chiaja è davvero disgustante. Ma

    nessuna autorità vi porrà mai rimedio. Il mattino nulla resta di

    questo sterco, i pesci lo divorano tutto, ed è perciò che qui sono più

    grassi e ce ne son tanti.

    Quando son arrivati al punto che la loro pala può esser tutta coperta

    d’acqua ad un piede circa, inoltrandosi nel mare, la conficcano il più

    saldamente possibile nella sabbia.

    Denis Mack Smith

    « La differenza fra Nord e Sud era radicale. Per molti anni dopo il 1860 un contadino della Calabria aveva ben poco in comune con un contadino piemontese, mentre Torino era infinitamente più simile a Parigi e Londra, che a Napoli e Palermo; e ciò in quanto queste due metà del paese si trovavano a due livelli diversi di civiltà.

    I poeti potevano pure scrivere del Sud come del giardino del mondo, la terra di Sibari e di Capri, ma di fatto la maggior parte dei meridionali vivevano nello squallore, perseguitati dalla siccità, dalla malaria e dai terremoti. I Borboni, che avevano governato Napoli e la Sicilia prima del 1860, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. Avevano terrore della diffusione delle idee ed avevano cercato di mantenere i loro sudditi al di fuori delle rivoluzioni agricola e industriale dell’Europa settentrionale. Le strade erano poche o non esistevano addirittura ed era necessario il passaporto anche per viaggi entro i confini dello Stato. In quell'”annus mirabilia” che fu il 1860 queste regioni arretrate furono conquistate da Garibaldi e annesse mediante plebiscito al Nord. »

  • Padania Libera

    Mettrenich ” La monarchia dei borboni ha reso il popolo meridionale mezzo barbaro , di una ignoranza assoluta , di una isupestizione senza limiti , come gli africani ” Metternic 1820

    in una lettera a Cavour del 27 ottobre 1860 indirizzata da Luigi Carlo Farini,

    “Ma, amico mio, che paesi son mai questi, il Molise e Terra di Lavoro! Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Affrica: i beduini a riscontro di questi caffoni, sono fior di virtù civile. E quali e quanti misfatti! Il Re dà carta bianca: E la canaglia dà il sacco alle case de’ Signori e taglia le teste, le orecchie a galantuomini, e se ne vanta e scrive a Gaeta: i galantuomini son tanti e tanti: a me il premio. Anche le donne caffone ammazzano; e peggio: legano i galantuomini (questo nome danno ai liberali) pe’ testicoli, e li tirano così per le strade; poi fanno ziffe zaffe: orrori da non credersi se non fossero accaduti qui dintorno e in mezzo a noi. Ma da qualche dì non è accaduto altro: ho fatto arrestare molta gente; alcuni ho fatti fucilare alle spalle (ne domando scusa a Cassinis); Fanti ha pubblicato un bando severo. Giunto che io sia a Napoli, vi manderò un rapporto con documenti sopra questa gesta della Corte di Gaeta, la quale ha mantenute incontaminate le tradizioni della Regina Carolina e del Cardinal]e Ruffo2.”

    Massimo D’Azeglio che fu presidente del consiglio del Regno di Sardegna ed esponente della corrente liberal-moderata tra l’altro così scriveva :” In tutti i modi la fusione con i napoletani mi fa paura e come mettersi a letto con un vaioloso”.

    Enrico Cialdini a Napoli nell’agosto del 1861 in una lettera inviata a Cavour, così si esprimeva: “Questa è Africa! Altro che Italia. I beduini a confronto di questi cafoni sono latte e miele”

    il generale Paolo Solaroli: “La popolazione meridionale è la più brutta e selvaggia che io abbia potuto vedere in Europa”.

    Carlo Nievo, ufficiale dell’armata piemontese in Campania al più celebre fratello Ippolito, ufficiale e amministratore della spedizione garibaldina in Sicilia: “Ho bisogno di fermarmi in una città che ne meriti un poco il nome, poiché sinora nel Napoletano non vidi che paesi da far vomitare al solo entrarvi, altro che annessioni e voti popolari dal Tronto a qui ove sono, io farei abbruciare vivi tutti gli abitanti, che razza di briganti, passando i nostri generali ed anche il re ne fecero fucilare qualcheduno, ma ci vuole ben altro”.

    1861-1946 STORIA DEL REGNO D’ITALIA – I. Montanelli

    …Nel 1861 lo sviluppo industriale contribuiva per un 20% del reddito nazionale, concentrato perlopiù in Piemonte e Lombardia. Al Sud era sostanzialmente inesistente.
    Circa il 70% degli Italiani viveva di agricoltura: nella pianura Padana aveva già preso avvio un capitalismo agrario tecnicamente avanzato, mentre al Sud permanevano i violenti contrasti tipici del sottosviluppo; accanto a latifondi vasti come provincie c’era una piccola proprietà sbriciolata in minifondi insufficienti anche ai più elementari bisogni.
    Per quanto concerne l’efficienza, nel 1861 le classi popolari del Regno delle due Sicilie erano, nell’Europa dell’epoca, il peggior esempio di miseria, sottosviluppo ed analfabetismo.
    Non era il “popolo” del Sud ad essere ricchissimo e prospero, bensì “Franceschiello” ed i Reali Borboni con la loro corte di nobili e di “notabili”.
    Il primo treno era comparso a Napoli, che ancora ne mena gran vanto. In realtà non era stato che il balocco di Re Ferdinando per fare il giro del Vomero, e dieci anni dopo la sua comparsa, cioè alla vigilia dell’Unità, non aveva a disposizione che 100 Km di binari; nel frattempo la rete ferroviaria del Centro-Nord ne contava circa 2000 Km.

    Testo tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, ottobre 1912.
    «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali». La relazione così prosegue: «Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione».

    Anche il marxista Antonio Gramsci, pur critico con i governi sabaudi, attribuì il manifestarsi della Questione meridionale principalmente ai molti secoli di diversa storia dell’Italia meridionale, rispetto alla storia dell’Italia settentrionale, come chiaramente esposto nella sua opera “La questione meridionale”.
    « La nuova Italia aveva trovato in condizioni assolutamente antitetiche i due tronconi della penisola, meridionale e settentrionale, che si riunivano dopo più di mille anni.
    L’invasione longobarda aveva spezzato definitivamente l’unità creata da Roma, e nel Settentrione i Comuni avevano dato un impulso speciale alla storia, mentre nel Mezzogiorno il regno degli Svevi, degli Angiò, di Spagna e dei Borboni ne avevano dato un altro.
    Da una parte la tradizione di una certa autonomia aveva creato una borghesia audace e piena di iniziative, ed esisteva una organizzazione economica simile a quella degli altri Stati d’Europa, propizia allo svolgersi ulteriore del capitalismo e dell’industria.
    Nell’altra, le paterne amministrazioni di Spagna e dei Borboni nulla avevano creato: la borghesia non esisteva, l’agricoltura era primitiva e non bastava neppure a soddisfare il mercato locale; non strade, non porti, non utilizzazione delle poche acque che la regione, per la sua speciale conformazione geologica, possedeva.
    L’unificazione pose in intimo contatto le due parti della penisola. »

  • Padania Libera

    Si comincio’ anche a temere che il sud potesse contagiare il nord,come se fosse portatore di una malattia infettiva.Pasquale Villari,meridionale,storico e senatore del Regno,scrisse nel 1875:”Oggi il contadino che va a morire nell’agro romano,o che soffre la fame nel suo paese,e il povero che vegeta nei tuguri di Napoli,possono dire a noi e a voi:Dopo l’unità e la libertà d’Italia non avete più scampo;o voi riuscite a rendere noi civili,o noi riusciremo a render barbari voi.”

    Villamarina suggerisce in un’altra lettera da Napoli che la storia da sola non basta per giustificare il degrado dei napoletani: «Qui non esiste altro che viltà. Per scusarsi essi dicono che sono avviliti […] ma perché, dico io, si sono lasciati avvilire in questo modo? […] Alla fine la storia dimostra che tutti i popoli, più o meno ci sono passati, ma non sono caduti in un tale stato di abbrutimento e di poltroneria come i napoletani». (CC, Lib. del Mezz., I, p. 141).

    Scrivendo a Donna Ghita Collegno il 23 agosto 1860, Massari ,pugliese,sfoga la sua frustrazione contro i napoletani così:

    Nel seguente brano di un memorandum sulle condizioni dell’Italia meridionale scritto da Lady Holland a Cavour da Napoli nel tardo ottobre, l’enfasi sullo stato di indecenza e sulla mancanza di strutture civili nel Sud va di pari passo con l’idea che i piemontesi dovranno costruire una civiltà partendo da zero:

    « È poi rimarchevole che in questo Regno delle Due Sicilie il nuovo governo troverà che tutto è da fare […]. Tutte le città di Napoli e Sicilia sono in uno stato di indecenza, quasi inferiori a quello delle antiche tribù dell’Africa. Le prigioni ed i luoghi penali sono locali dove appena si possono tenere le belve. Non vi sono fontane pubbliche, non orologi, e tutt’altro che a civili contrade si conviene.»

    Nel suo rapporto al Ministro degli Interni Marco Minghetti sulle condizioni dell’Italia meridionale, Diomede Pantaleoni descrive le difficoltà del viaggiare in Calabria durante l’estate 1861 nel modo seguente: «Bisogna avere 40, 60 uomini di scorta, andare di conserva con altre vetture, armati tutti da capo a piedi, e viaggiare come caravane nel deserto per difendersi dagli Arabi e da’ Beduini […]. Non hawi una sola parola di esagerazione in tutto ciò! È la storia, la semplice storia del modo stesso col quale […] ho dovuto e potuto viaggiare io stesso in quelle parti» P. Alatri (a cura di), Le condizioni dell’Italia meridionale in un rapporto di Diomede Pantaleoni a Marco Minghetti (1861), in «Movimento operaio», 1953, 5-6, p. 771).

    Alcuni anni dopo, A. Bianco di St. Jorioz fu persino più esplicito a proposito della paradossale coesistenza di «Italia» e «Africa» nella stessa nazione: «Qui siamo fra una popolazione che, sebbene in Italia e nata italiana, sembra appartenere alle tribù primitive dell’Africa» (in B. Croce, Storia del Regno di Napoli, Bari 1972, p. 246).

    Una simile visione dell’incivile Sud, come di un posto dove la società deve essere costruita ex novo, compare in una lettera a Cavour scritta dal suo Ministro della Giustizia, G.B. Cassinis, durante una visita di governo a Napoli nel tardo novembre. Cassinis inquadra il problema in termini di necessità di creare nel Sud la coscienza pubblica indispensabile per l’applicazione di un sistema costituzionale di governo:

    « Bisogna in certa guisa adunque rifare il paese, rifare, o dirò meglio creare, la coscienza pubblica, bisogna rendere gli uomini capaci della applicazione del sistema costituzionale. E sarebbe cosa da spaventarsene, sarebbe cosa da riputarsi impossibile, se questa medesima terra tanto lontana dalle idee di progresso e di civiltà, non ci presentasse opportunità speciali.»

    «Il Settentrione ,più ricco e più civile,ha verso il Mezzodì grandi doveri,che finora si guardò bene di assolvere,sebbene l’assolverli sarebbe anche nel proprio beninteso interesse.Quindi:egemonia temporanea della parte più avanzata del paese sulla più arretrata, non per opprimerla,anzi per sollevarla e per emanciparla. Filippo Turati 1900.

    Diomede Pantaleoni in una lettera a Cavour del 6 novembre 1860:« La nostra annessione con Napoli e con quelle provincie appestate e guaste dal dispotismo più assurdo è già un’ardita pruova che noi facciamo, ma almeno con la nostra forza, col nostro coraggio più grande, con la nostra superiore intelligenza e superiore morale, con la nostra esperienza e il nostro carattere, possiamo sperare di governarle e domarle.»

    lettera di Diomede Pantaleoni a Massimo d’Azeglio del 21 agosto 1861:«Credimi, non siamo noi che profittiamo nell’unione, ma sono queste sciagurate popolazioni senza morale, senza coraggio, senza cognizioni e dotate solo di eccellenti istinti e d’un misto di credulità e di astuzia che le dà ognora nella mani dei più gran farabutti.»

    Generale Paolo Solaroli,il 12 dicembre 1860 dopo una breve visita a Napoli nel dicembre 1860: «Dirò due parole sulla tanto decantata Napoli dal bel clima. La popolazione è la più brutta ch’io abbia veduta in Europa dopo Oporto, ma sorpassa questa nella mollezza e nel vizio, nel sudiciume. […] Abbiamo acquistato un cattivissimo paese, ma sembra impossibile che in un luogo ove la natura fece tanto per il terreno, non abbia generato un altro Popolo»

    Secondo Massimo d’Azeglio, per esempio, il Nord non si era assunto il compito erculeo di ripulire le «stalle augee» del Sud* (Mack Smith, Garibaldi e Cavour nel 1860 cit., p. 177 e p. 505. ). In un’altra occasione, d’Azeglio scrive: «In tutti i modi la fusione coi Napoletani mi fa paura; è come mettersi a letto con un vaiuoloso»’; e, un anno dopo «Quanto a Napoli, più si va avanti e meno funziona. E un’ulcera che ci rode e che ci costa».

    Il pugliese Giuseppe Massari ,subito dopo il suo rientro a Napoli, dopo un decennio passato in esilio in Piemonte, comunica queste impressioni a Cavour in una lettera del 21 ottobre:« Mi trovo in un mondo affatto nuovo per me, e voglio dirle le mie impressioni. Napoli porge lo spettacolo più bizzarro e più singolare che possa immaginarsi: quello di una anarchia pittoresca ad un tempo e grottesca: un chiasso dell’altro mondo, un va e vieni continuo di gente, un gridare che stordirebbe anche il Senatore Plana e un sudiciume da digradarne Costantinopoli. Io ho sempre amato ed apprezzato il Piemonte, ma dopo questi tre giorni in Napoli lo adoro. Il contrapposto è indescrivibile.»

    Durante lo stesso anno Ferdinando Gregorovius aveva trovato Napoli altrettanto ripugnante: «Napoli ha addirittura qualcosa di repulsivo, con questo suo caos di case alte fino al cielo, architetture barocche, afa, la polvere delle strade e la confusione assordante» (cit. in Galasso, L’altra Europa cit., p. 155), mentre dieci anni prima Nassau William senior descriveva uno scenario da incubo: «Sudicie carrozze piene di sudicia gente rischiano ogni momento di schiacciarvi. Sudici pedoni, il cui contatto e’ ripugnante, vi urtano coi gomiti ad ogni passo; l’aria è polverosa e piena di puzza; orribili mendicanti vi sciamano intorno» (cit. in F. Venturi, L’Italia fuori d’Italia, in Storia d’Italia, III, Dal primo Settecento all’Unità, a cura di R. Romano e C. Vivami, Torino 1973, p. 1392).

    Il conte piemontese Guido Borromeo, da poco nominato segretario generale del Ministro degli Interni, in una lettera a Ferdinando Riccardi di Netro del 14 dicembre 1860 afferma:« Conosco molto codesto Paese dove ho soggiornato per più di due anni consecutivi e so di quali spine, e di quanti agguati siano cosparse le sue vie. Avvezzi alla severa disciplina e alla sdegnosa onestà del nostro settentrione, la viltà, l’ingordigia, la venalità e la malafede che cresce in ragione cubica più si discende verso il calcagno dello stivale ,fanno un effetto disperante. Ci vorranno due generazioni prima che il rubare, il mentire, il truffare siano costì considerate azioni non proibite soltanto dal Codice. Eppure bisogna che qualcuno si assuma di far da maestro e da pedagogo»

  • Padania Libera

    I casi di cannibalismo attestati per i briganti, nel corso dei secoli ed in diverse parti d’Italia, sono realmente numerosi e dovrebbero essere sufficienti a demistificare l’alone romantico che talora ancora circonda tali personaggi. Episodi d’antropofagia compiuti da briganti ed altre categorie di criminali comuni furono registrati con una certa frequenza nel corso dei decenni.

    Il brigante Mammone, nominato sul campo “generale” dell’esercito “sanfedista” da Sua Eminenza il cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria, elogiato personalmente dal “re lazzarone”, era notoriamente un cannibale. Una fonte fra le molte disponibili: ”Mammone Gaetano, prima molinaio, indi generale in capo dell’insorgenza di Sora, è un mostro orribile, di cui difficilmente si trova l’eguale. In due mesi di comando, in poca estensione di paese, ha fatto fucilar trecentocinquanta infelici;…Non si parla de’ saccheggi, delle violenze, degl’incendi;…non de’ nuovi generi di morte dalla sua crudeltà inventati… Il suo desiderio di sangue umano era tale, che si beveva tutto quello che usciva dagl’infelici che faceva scannare. Chi scrive (Cuoco, ndr) lo ha veduto egli stesso beversi il sangue suo dopo essersi salassato, e cercar con avidità quello degli altri salassati che erano con lui. Pranzava avendo a tavola qualche testa ancora grondante sangue; beveva in un cranio…”. (Vincenzo Cuoco, “Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli”, Bur 1999, cpt XLIV, pag.265, nota 4).

    Durante la feroce repressione seguita alla caduta di Napoli nel 1798, i lazzaroni (la folta classe della malavita comune napoletana, fedelissima a re Ferdinando I, detto appunto “il re lazzarone” perché con comportamenti decisamente plebei e rozzi) si diedero ad arrostire pubblicamente alcuni dei repubblicani. Scrive un testimone oculare, Benedetto Nardini: “«Solo raccapriccio provo, a ricordare le crudeltà ignominiose commesse durante la rivoluzione [del 1799] dalla plebe napoletana. I lazzari arrostivano gli uomini nelle strade, e domandavano poi con volto penoso ai passanti elemosina per aver spiccioli con cui comprar del pane per mangiarseli arrostiti.”

    Per passare oltre nel tempo, comportamenti cannibalici furono attribuiti ancora nel periodo 1860-1870 a numerose bande brigantesche, sia in Italia meridionale, sia nel Lazio ancora pontificio. Una testimonianza fra le molte è quella di Carlo Bartolini, ufficiale dell’esercito pontificio, che s’infiltrò in un gruppo di briganti e riferì poi la sua vicenda nell’opera “Il brigantaggio nello Stato pontificio. Cenno storico-aneddotico dal 1860 al 1870”. Bartolini scrive: “I nostri briganti non sdegnavano di tagliare ai prigionieri brani di carne, cospergerli di sale e pepe e dopo di averli rosolati leggermente sul fuoco, ancora stillanti sangue mangiarseli innanzi alle stesse vittime col più gran gusto come un saporoso manicaretto”. In un passo dell’opera, egli racconta di vicebrigadiere pontificio, caduto ferito ma vivo nelle mani dei banditi, che lo fecero a pezzi con i loro coltelli, finché uno di loro ne estrasse il fegato e lo divorò ancora crudo, fra gli applausi dei compagni.

    Un comportamento da antropofago è stato attribuito anche a Ninco Nanco, il luogotenente di Carmine Crocco, il maggior brigante posteriore all’Unità. Ninco Nanco strappava il cuore ai prigionieri con un coltello, per poi addentarlo. Durante il processo alla banda La Gala emersero casi di cannibalismo. Lo storico Antonio Lucarelli ricorda casi di brigantesse cannibali.

    Si noti comunque che i suddetti sono soltanto alcuni esempi di una pratica, quella del cannibalismo, che era invece non eccezionale fra le schiere brigantesche

    Il brigantaggio era infatti presente da molti secoli e con grande intensità nel Meridione d’Italia ed era uno dei maggiori ostacoli ad un suo sviluppo. Fra gli altri, il grande storico Fernand Braudel nel suo capolavoro “Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II” (cfr. volume II, capitolo V, paragrafo III. MISERIA E BANDITISMO), presenta proprio l’Italia meridionale come uno degli esempi di territorio infestato dal fenomeno brigantesco,
    . Cito un brano fra i molti del Braudel:
    “Nelle grandi patrie del banditismo, il compito [di repressione] deve essere sempre ripreso. Nel 1578 il marchese di Mondéjar, viceré di Napoli, decideva un nuovo tentativo contro i fuoriusciti di Calabria. Sin dall’arrivo nel regno era stato informato dei loro crimini: terre predate, strade interrotte, viaggiatori assassinati, chiese profanate, incendi, persone rapite e ricattate. I provvedimenti del cardinal Granvelle erano stati inefficaci, e anzi, scriveva il vicerè, “il numero di fuoriusciti è aumentato, moltiplicati i loro delitti, cresciuto talmente il loro potere e l’insolenza che in mille parti del regno non si può viaggiare senza gravi rischi e pericoli” (ibidem, p. 789). ancora dal Braudel: “In Calabria […] i fuorilegge pullulano, favoriti dalla circostanze e dalla natura del terreno […] Le azioni repressive esasperarono l’attività dei banditi: forzavano castelli, entravano in pieno giorno nelle grandi città, osando “Uccidere i loro nemici persino nelle chiese, facendo prigionieri, su cui mettevano taglie”. Le atrocità spandevano il terrore: “Essi devastavano le terre, massacravano le greggi di coloro che resistevano o che li perseguitvano per ordine e incarico dei governatori, non osando questi farlo essi stessi” (Ibidem, p. 790). Ancora dal Braudel: “Nel 1580 un agente veneziano segnalava che tutto il regno era infestato dai banditi, che i briganti da strada erano i padroni nelle Puglie e soprattutto in Calabria. […] Una ventina d’anni dopo la situazione era ancora peggiore. I briganti spingevano le loro incursioni sino al porto di Napoli: le autorità arrivavano a preferire l’accordo o l’astuzia alla lotta. La grossa banda di Angelo Ferro, che terrorizzava la Terra di lavoro” (Ibidem. p. 791).

    Carlo Filangieri
    Credimi, per chi ha un po’ d’onore e di sangue nelle vene, è una gran calamità nascere napoletano. (da una lettera al figlio; citato in Elena Croce, La patria napoletana)“

    Bertrando Spaventa
    Qui le cose vanno come andavano. Il napoletano è quello che era. Parlo in generale. Se pensa, non pensa che a Napoli. Gli stessi imbroglioni, gli stessi ciarlatani, gli stessi vigliacchi: non senso comune, non vera conoscenza delle cose del mondo, la stessa spensieratezza. Il brigantaggio è sempre lì. Già cominciano a borbottar contro le nuove imposte. Calicchio minaccia in iscritto, – giacché Calicchio è divenuto scrittore, – i deputati che non faranno il dover loro. La camorra sèguita a esser da per tutto. Come al tempo de’ Borboni vi erano più specie di polizia, così ora vi sono più specie di camorra. Se Domeneddio si risolvesse ad essere napoletano, non potrebbe esser che camorrista. Altrimenti, gli suonerebbero la tofa. – Vedi che anch’io sono di cattivo umore, e vedo tutto in nero. (lettera al fratello Silvio, Napoli, 27 novembre 1861; citata in La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea)“

    Johann Wolfgang Goethe su Napoli

    « Tutto induce a pensare che una terra feconda e felice come questa, dove ogni elementare bisogno si trova soddisfatto con poco, produca gente capace di aspettare flemmaticamente dall’indomani ciò che le ha portato l’oggi, e di vivere quindi, senza pensieri, nella completa dolcezza della pigrizia.,[…]
    Il trovarsi in mezzo a una massa di sfaccendati cosi innumerevole e perennemente agitata è straordinario e insieme salutare per un uomo del nord.Tutto trascorre in impetuoso disordine, e ognuno sa trovar tuttavia la propria mèta ! In tanta ressa e animazione mi sento perfettamente traquillo e isolato, e più assordanti son le strade, più grande si fa la mia calma »

    Johann Wolfgang Goethe<,

    da: Viaggio in Italia

    A Napoli nel 1787

    Noi che pur siamo amanti e ricercatori del pittoresco, non dobbiamo fingere di ignorare la depravazione, la degradazione e la miseria a cui è irrimediabilmente legata l'allegra vita di Napoli! (Charles Dickens)

    I lazzaroni soltanto non avevano mai sentito parlare di diritti popolari, eccetto contro la santa inquisizione, che neppure Filippo II era riuscito a introdurre in Napoli. Il clima toglie ad essi di provare molti bisogni, e dà i mezzi di soddisfarli con poca fatica. L'ozio li mantiene nella superstizione e nel vizio, inducendoli a gettarsi disperatamente nelle insurrezioni ed a ritrarsene con altrettanta rapidità per amor d'inazione. Essi erano felicissimi sotto un governo assoluto, che dovunque è più incline a punire le pubbliche virtù dei sudditi più eminenti ,che i delitti dei più umili. (Ugo Foscolo)

    L'aria di Napoli mi è di qualche utilità; ma nelle altre cose questo soggiorno non mi conviene molto….
    Spero che partiremo di qua in breve, il mio amico ed io. Non so ancora per qual luogo.
    […]Risolvendosi, come pare, il mio amico Ranieri a partire per Roma nel mese entrante, io sono risolutissimo di mettermi in viaggio malgrado il freddo; perchè oltre l'impazienza di rivederla, non posso più sopportare questo paese semibarbaro e semiaffricano, nel quale io vivo in un perfettissimo isolamento da tutti…. La mia salute, grazie a Dio, molto tollerabile, e perfino io leggo un pochino e scrivo, attesa, credo, la benignità non ordinaria della stagione passata e presente.(Giacomo Leopardi)

    l'infimo popolo napoletano ti si appresenta nel dialogo con quella prontezza e copia di motti arguti e quella abbondanza di proverbi, di sentenze, d'invocazioni ai santi e di bestemmie, che sono una qualità particolare dell' indole e de' costumi di esso. Possono citarsi ad esempio tutte le scene della compagnia de' finti birri, e quella in ispecie di Marco e Barra, che si raccontano a vicenda le truffe operate nella osteria del Cerriglio in Napoli e in quella di Pumigliano” ( Giordano Bruno)

    [Napoli], per molti rispetti eccellente, ha questo oscuro e vergognoso e inveterato malanno, che il girar di notte vi è non meno pauroso e pericoloso che tra folti boschi, essendo le vie percorse da nobili giovani armati, la cui sfrenatezza, né la paterna educazione ,né l'autorità dei magistrati, né la maestà e gli ordini del re ,seppero mai contenere. (Francesco Petrarca)

    nella sola città di Napoli numerava il censo giudiziario trentamila ladri; gli omicidii, le scorrerie, i furti violenti abbandonavano nelle province, gli avvelenamenti nella città, tanto che il re creò un magistrato, la «Giunta de' Veleni», per discoprirli e punirli. Prevalevano in quel delitto le donne, bastandovi la malvagità de' deboli, come piace alla nequizia de' forti l'atrocità scoperta.(Pietro Colletta)

    IL Mezzogiorno è molto ignorante:più ancora è deplorevole in esso la mancanza di ogni coscienza politica ;è spesso un grande elemento di disordine.L'azione politica nel Mezzogiorno non è utile all'italia;spesso è dannosa.Non è solo un'energia ritardatrice:è spesso un'energia dissolvitrice.La colpa è dei meridionali;non però solo di essi.(Francesco Saverio Nitti)

    "L'Italia meridionale entrò disgraziatamente a far parte del nuovo Regno in condizioni assai diverse da quelle che il Nitti lascia credere. Essa viveva di una economia primitiva, in cui quasi non esisteva la divisione del lavoro, e gli scambi erano ridotti al minimo: si lavorava più spesso per il proprio sostentamento, anziché per produrre valori di scambio e procurarsi, con la vendita di prodotti, quello di cui si aveva bisogno".
    Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo stato italiano; discorsi politici (1880-1910), vol.2, Laterza, 1911, p.340

    Il politico britannico, intenzionato a dimostrare che lo Stato borbonico si trovasse in una terribile situazione sociale, si espresse con parole molto dure:
    « Non descrivo severità accidentali, ma la violazione incessante, sistematica, premeditata delle leggi umane e divine; la persecuzione della virtù, quand'è congiunta ad intelligenza, la profanazione della religione, la violazione di ogni morale, sospinte da paure e vendette, la prostituzione della magistratura per condannare uomini i più virtuosi ed elevati e intelligenti e distinti e culti; un vile selvaggio sistema di torture fisiche e morali. Effetto di tutto questo è il rovesciamento di ogni idea sociale, è la negazione di Dio eretta a sistema di governo. »

    (William Gladstone)

  • Padania Libera

    La vera condizione del Sud prima dell’Unità (Le cose riportate sono state facilmente trovate su Internet)

    Relazione di Costantino Nigra al presidente del consiglio Conte di Cavour per ordine di S.A.R il Principe di Carignano, luogotenente di S.M. Napoli 20 maggio 1861 –

    Le storie contemporanee, da Colletta in poi, sono piene de’ biasimi dell’Amministrazione borbonica, Ma nessun’a storia ha potuto svelare 1Jutta quanta la immensa piaga. Fatte le debite eccezioni, tanto più onorevoli quanto più rare, ben si può dire con tanta verità, come ogni ramo di pubblica amministrazione fosse infetto dalla più schifosa corruzione. La giustizia criminale serva delle vendette del Principe; la civile, meno corrotta, ma incagliata anch’essa dall’arbitrio governativo. Libertà nessuna, né ai privati ne’ ai municipi, Piene le carceri ,e le galere dei più onesti cittadini, commisti ‘a’ rei dei più infami delitti. Innumerevoli gli esiliati.
    ‘Gli impieghi concessi al favore o comperati. Gli impiegati in numero dieci volte maggiore del bisogno. Gli alti impieghi largamente pagati, insufficientissimi gli stipendi degli altri. Quindi corruzione e peculato ampiamente e impunemente esercitati.
    Abuso di pensioni di giustizia e di grazia. Ammessi in gran numero ad impieghi governativi ragazzi appena nati, cosicché contavano gli anni di servizio dalla primissima Infanzia. Istruzione elementare nessuna. La secondaria poca o insufficiente. L’universitaria anche più poca e cattiva. Trascurata più ancora l’istruzione femminile. Quindi ignoranza estrema nelle classi popolari. Pochi i mezzi di comunicazione. Non sicure le strade, né le proprietà, né le vite dei cittadini. Neglette le provincie. Poco commercio malgrado le risorse immense di paese ‘ricchissimo. Pochissime le industrie. Perciò aggiunta all’ignoranza la miseria e la fame. Le spese di amministrazione molto maggiori d’ogni più largo calcolo. Gli istituti di beneficenza, largamente dotati, depauperati da schiera immensa di impiegati, di amministratori, di ingegneri, di avvocati. I proventi loro consumati, di regola generale, per tre quarti in spese di amministrazione e per un quarto solamente nello scopo dell’istruzione. Nelle carceri, nell’esercito, nelle amministrazioni, in tutti i luoghi pubblici esercitata largamente LA CAMORRA , il brigantaggio nelle provincie, il latrocinio dappertutto. La polizia trista, arrogante, malvagia, padrona della libertà e della fama, dei cittadini. I lavori pubblici, decretati, pagati e non tatti. Ogni potere, ogni legge, ogni controllo concentrato nell’arbitrio del Principe. Nessuna guarentigia del pubblico danaro. Clero immenso, ignorante, salvo alcune eccezioni meno rare nelle diocesi di Napoli; sforniti di dignità e della coscienza del proprio ministero. Bassa superstizione nel popolo. La mendicità esercitata, sotto forme diverse, da tutte le classi dei cittadini, non escluse le più elevate. Non giornali, non libri. L’esercito corrotto, non esperto di guerra, privo di fiducia nei capi. Fu notato a ragione che se le popolazioni napoletane han potuto resistere ‘a tanti mali per si lungo tempo, ben doveva essere tenace la loro tempra, e profonda la coscienza del loro diritto. Infatti tutto questo corrotto edifizio, a mala pena sostenuto dall’ostinata volontà di Ferdinando secondo, si sfasciò sotto l’urto di un pugno di uomini eroici a cui tenne dietro il sollevamento quasi istantaneo dell’intera popolazione

    (in parte sembra di vedere l’Italia di oggi)

  • Padania Libera

    Le bugie dei meridionali sul Sud ricco prima dell’Unità ,possibile che non trovino persone che le smentiscano con dati alla mano?
    Le cose riportate qui sotto copiatele e spargetele per il web .
    Andate a leggere da quanti secoli il Meridione era in questo Stato.
    L’unità altro non è stata che un gigantesco Piano Marshall del Nord per il Sud.
    Non ci sono più i cannibali ma ‘Ndrangheta ,Sacra Corona Unita, Stidda, Cosa Nostra e decine di bande di Camorra nel Napoletano ,sono lì ancora a farci capire chi veramente ci ha rimesso con l’Unità.
    Andate a cercare cosa scrivevano i cronisti stranieri ,e non, prima dell’Unità sul Sud.
    Roba da fare accapponare la pelle.

  • Padania Libera

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