Anche a Ferragosto i flussi del mercato Usa parlano. E non dicono niente di buono

Di Mauro Bottarelli , il - 3 commenti

Financial_crisis
Ferragosto potrà forse bloccare l’Italia, tra grigliate e falò sulla spiaggia ma non chi con sempre maggiore preoccupazione sta cercando di capire cosa stia accadendo al mercato Usa, azionario e obbligazionario. Tra i più attivi – e, forse, preoccupati – al riguardo c’è JP Morgan, il cui numero uno, Jamie Dimon, ad onor del vero qualche domanda se la poneva già a inizio anno nella lettera agli azionisti, sottolineando come non bisognasse farsi ingannare dalla ratio abbastanza stratta di domanda e offerta ma dalla profondità del mercato, sempre più sottile.

Cosa diceva Dimon al riguardo? “Quando cose che si suppone accadano ogni tre miliardi di anni cominciano a succedere ogni tre mesi o ogni tre settimane, qualcosa nel mercato si è definitivamente rotto”. Questo grafico,
Citi_hiccups
ci dice che o negli ultimi quattro anni abbiamo assistito a un’epidemia di casi particolari o qualcosa è davvero fuori controllo.

Sul finire della scorsa settimana, poi, è stato il mercato obbligazionario a mandare chiari segnali di una dinamica tutt’altro che rassicurante. Come mostra questo grafico,
Fund_flows
la scorsa settimana gli investitori hanno ritirato 1,1 miliardi di dollari dai fondi obbligazionari investment-grade, il prelievo più grande da 2013, stando a dati raccolti da Wells Fargo. Le obbligazioni di aziende denominate in dollari di tutti i ratings hanno perso il 2,3% dalla fine di gennaio, mentre l’indice Standard&Poor’s ha guadagnato il 5,7%. Come conseguenza dei bassi rendimenti e dei timori per il rialzo dei tassi delle Fed, sempre più improbabile, gli investitori in bond corporate chiedono un premio di rischio sempre maggiore, per l’esattezza 1,64 punti percentuali sopra il tasso benchmark della Fed per detenere obbligazioni investment grade, il livello più alto toccato dal luglio 2013, come ci mostra questo grafico.
Equity_debt
Di più, si tratta del premio maggiore relativamente a un misuratore della volatilità equity dal 6 marzo del 2008, 10 giorni prima che Bear Stearns collassasse e venisse comprata per 2 dollari ad azione da JP Morgan, come ci mostra quest’altro grafico!
Equity_debt3
Il problema, però, diventa strutturale per il mercato azionario, perché stando a dati della Lipper Keon, anche i fondi focalizzati sull’azionario statunitense hanno visto un outflows di 1,5 miliardi di dollari, la quarta settimana di ritiri di fila, mentre i fondi azionari focalizzati su mercati che non siano quello americano hanno registrato un inflow di 2,4 miliardi di dollari, la quarta settimana di fila di inflows. Insomma, i timori sono concentrati sull’America. Forse, con la fine dell’epoca della liquidità a costo zero, chi investe ha dovuto scendere a patti con la realtà, ovvero con il fatto che Fed a parte l’unico driver dei corsi rialzisti Usa siano stati i buybacks delle corporations, ora a rischio visti i continui outflows? Lo schema Ponzi sta saltando?

Tranquilli, Obama saprà porre rimedio alla situazione. O forse no, perché come ci mostra questo grafico basato sul Consumer Comfort Survey di Bloomberg,
Dem_Rep
lo spread tra la fiducia dei consumatori democratici e quelli repubblicani sta crescendo. Insomma, per i Democratici al potere, l’economia va bene e migliorerà ancora. Ora, forse, capite perché sempre più statunitensi sono attratti e tentati dal jolly Donald Trump…

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