In Cina il doping di Stato non funziona e si scarica già sul parco buoi. Ma anche Usa ed Europa..

Di Mauro Bottarelli , il - 5 commenti

China_crisis
Dunque, questo grafico ci mostra come nel mese di luglio,
Tail_risk1
il Fund Managers Survey di Bank of America-Merrill Lynch vedesse come principale “tail risk” la rottura dell’eurozona e come secondo il default sul debito cinese. Bene, l’altro giorno è uscito il sondaggio relativo al mese di agosto e questo è il risultato.
Tail_risk2
Il principale “tail risk” è ora la recessione in Cina, seguito dalla crisi nei mercati emergenti. L’Europa, magari grazie all’accordo sul terzo salvataggio greco, non preoccupa più così tanto. Forse perché si sa che, comunque, ci sarà un quarto e un quinto e forse anche un sesto salvataggio a tamponare la situazione e calciare il barattolo o forse perché la situazione cinese è davvero seria.

E questa volta il mercato azionario è davvero una cartina di tornasole efficace. Bene, a fronte del tonfo a -6% di Shanghai martedì, nello stesso giorno la Banca centrale (PBOC) aveva iniettato nel sistema liquidità per 120 miliardi di yuan via repo a 7 giorni, il triplo di quanto pompato la settimana precedente per cercare di stabilizzare il mercato e renderlo più liquido a fronte delle fughe di capitali. Senza contare che tra il 15 e il 20 luglio scorso, sempre la PBOC aveva iniettato 48 miliardi di dollari nella China Development Bank e altri 45 nella Export Import Bank attraverso la Wutongshu Investment Platform. Ma non basta, perché mercoledì sempre la Banca centrale ha immesso altri 110 miliardi di yuan con la sua lending facility di medio termine attraverso 14 banche, al tasso del 3,35% e per la durata di sei mesi. Insomma, un fiume di soldi. Tutto inutile, perché a fronte di altri 110 miliardi di yuan, ieri il mercato è crollato ancora, con Shanghai in rosso do oltre il 3% e con il Plunge Protection Team che nulla ha potuto per placare i timori di chi pensa che la Cina abbia un problema di scarsità di dollari e le munizioni della PBOC stiano per finire e che non resti altro che l’opzione QE, da molti vista come impossibile.

Il problema, infatti, è che queste operazioni finora non hanno sortito effetti, se non quello di permettere ad alcuni investitori esteri di fare ottimi affari, visto che lo Stato interviene sempre durante una sell-off e che non più tardi di cinque giorni la CSRC aveva dichiarato che il broker di Stato CSF sarebbe rimasto operativo sul mercato “per anni a venire ed entrerà nei periodi di volatilità”. Il supporto governativo, infatti, è focalizzato largamente su blue chips a grande capitalizzazione e su alcuni settori difensivi, come ci mostra il grafico.
China_PPT
Basta dare un’occhiata alle fluttuazione delle performance dei vari settori tra fine giugno e inizio luglio per concludere che i flussi di supporto si sono direzionati su banche, assicurazioni, Food&beverage e farmaceutici. Insomma, non ci vuole un genio per operare front-running sul Plunge Protection Team del Dragone, seguendo la semplice regola del “follow the leader”. Chissenefrega di pattern, livelli, supporti o dati su valutazioni e utili, basta operare quando si muove il pachiderma di Stato e, visti i volumi degli acquisti, anche Mr. Magoo si accorgerebbe del suo ingresso sul mercato. Non si investe sui fondamentali dei titoli ma in base agli acquisti delle entità statali che arrivano a supporto dei corsi per evitare sell-off, una sorta di mercato pavloviano visto che il cosiddetto “national team” è facile da identificare e da seguire, operando come fa con acquisti sugli indici per grandi volumi e quando il mercato sta cadendo, come ci mostra questo grafico,
PPT_Shanghai
relativo alla giornata di mercoledì scorso, quando l’artiglieria statale ha evitato il secondo crollo di fila, rimandandolo però solo di 24 ore.

Certo, questo può portare profitto pur operando su un mercato illiquido come quello cinese ma è anche molto pericoloso perché così facendo le autorità stanno incoraggiando patterns di trading a breve termine che amplificano il distacco del mercato azionario, già divenuto molto meno reattivo a drivers fondamentali come trend di guadagno, dati macro interni o cambiamenti sui mercati esteri. Insomma, la Cina ha cominciato a operare come fanno tutti, manipolando il mercato tout court.

Inoltre, questa dinamica sta permettendo a molti ricchi investitori cinesi di scaricare le posizioni sul parco buoi prima che il giochino salti del tutto, come ci mostra questo grafico.
China_dumping
Il numero di traders con più di 10 milioni di yuan di controvalore in azione nei suoi conti titoli è infatti sceso del 28% a luglio, mentre quello di chi ha meno di 100mila yuan è salito nello stesso periodo dell’8%, stando a dati ufficiali della CSDC. Il perché è presto detto, un ricco investitori non ha motivo di restare in un mercato come quello cinese delle A-shares, completamente in bolla e con utili deboli se non stagnanti. Ed ecco che, sfruttando proprio l’intervento di supporto statale, scarica a un prezzo ancora umano i titoli al parco buoi, felice di comprare visto che fino a mercoledì scorso, per otto giorni di fila, il margin debt a Shanghai era continuato a salire, arrivando alla cifra di 879,9 miliardi di yuan. Mercoledì, invece, un calo di 14,6 miliardi o dell’1,6% del totale, ha riportato un barlume minimo di lucidità e saggezza e ieri un’altra discesa di 4,5 miliardi yuan per arrivare a quota 875,4.

Resta il fatto che le persone che hanno almeno 10 milioni di yuan in azioni sul conto titoli sono calate a 55mila unità a luglio dalle 76mila di giugno, mentre chi ha tra 1 milione e 10 milioni ha registrato un calo del 22%, sempre stando a dati della CSDC. La domanda del weekend, però, è la seguente: per quanto Stato e parco buoi vorranno e potranno continuare a supportare il mercato, a fronte di un’economia reale in rallentamento, il mondo alle prese con echi di una nuova recessione e una guerra valutaria in atto? La quale potrebbe anche peggiorare se Pechino svelasse al mondo il fatto che la sua svalutazione, ad oggi meno del 4% su tre interventi, non serve per spingere l’export ma era un mero segnale da inviare all’Occidente, visto che l’FMI ha deciso di non cambiare il paniere di valute dello Special Drawing Rights fino al 30 settembre 2016 (la scadenza naturale era al 31 dicembre di quest’anno), proprio per minimizzare i danni che avrebbe potuto portare con sé l’inclusione dello yuan. Pechino reagirà? Una cosa è certa, la comparsa sull’indice Hang Seng della “death cross”
Asia_death_cross
ci dice che la correzione per il mercato cinese è ancora lunga. E potrebbe essere molto dolorosa, più di quanto visto finora. E attenzione, perché ieri sera New York ha visto un vero e proprio massacro sugli indici con il Dow Jones a -2,06%, il Nasdaq a -2,82% e lo Standard&Poor’s a -2,11%, quest’ultimo il peggior risultato da settembre 2014, sotto quota 2040 punti. Questi grafici,
Carnage1
Carnage2
ci mostrano l’andamento dei tre indici newyorchesi dalla pubblicazione delle minute del FOMC della Fed di mercoledì e nel loro andamento settimanale: una carneficina. Tanto più che quest’altro grafico
Dow_QE
ci mostra come il Dow Jones abbia bruciato 1200 punti dal 31 ottobre 2014, casualmente la data di fine del QE3!
E non basta, perché con il credit risk sul comparto energetico alla quota record di 1110 punti base, ecco che lo stesso sta collassando verso i livelli di realtà di credito e commodities, come ci mostra il grafico.
Energy_risk
E l’Europa? Beh, come vedete
FTSE_100
il FTSE 100 a Londra è in correzione del 10% dai massimi e al livello attuale è come se non avesse avuto alcun apprezzamento dal febbraio del 2013, mentre quest’altro grafico
Qe_fail2
ci mostra non solo come il QE non stia servendo a nulla, visto che le prospettive inflazionistiche a breve termine sono tornate ai livelli precedenti al suo lancio ma che, a fronte della compressione artificiale degli spread nostro e spagnolo, le equities tedesche stanno patendo un bagno di sangue. Schaeuble e Weidmann pensate che attenderanno molto prima di bussare alla porta di Draghi? La festa della stamperia globale sta forse per finire? O forse più QE per tutti è la ricetta che ci stanno per propinare le Banche centrali sfruttando l’alibi del panico?

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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