la più grande “RAPINA DEL SECOLO” (FONDI PENSIONI) è ora conclamata. Bruciato il 32% dei capitali affidati. Altro che terza gamba! meno pensioni per tutti.

Di Joe Black , il - 23 commenti

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Mediobanca ha elaborato uno studio che arriva al 2014 su 961 fondi arrivando a determinare una perdita media del 32% sui capitali affidati. Ma il dato reale potrebbe essere addirittura peggiore posto che si riferisce ai soli fondi italiani e Sicav che costituiscono attualmente circa il 29% del totale (il resto sono fondi esteri o estero-vestiti i cui oneri di gestione sono ancor più elevati.)

Tra i dati più preoccupanti  (ricavabili nella loro completezza al sito www.mbres.it ) che, negli ultimi 10 anni  il 24% investito in fondi pensione aperti sia stato reinvestito in altri fondi. Una sorta di “sub-appalto” che elimina la trasparenza e espone il sistema ad eventuali malversazioni molto ben “coperte”

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Ma il pensiero si incendia tornando a ripercorrere le EcoBalle che accompagnarono l’inserimento dei Fondi Pensione nel nostro ordinamento:

Svolgendo anche la professione di consulente del lavoro oltre a quella di commercialista ho avuto modo di seguire estremamente da vicino la nascita e l’evoluzione (involuzione) del monster e delle sottili tecniche con le quali l’iimenso e ancor grasso pueblo di pecore nazionale veniva imbonito a pensare al proprio futuro affidandosi al nuovo strumento che avrebbe puntellato (insieme alla previdenza obbligatoria e alla ancor seria polizza vita il loro futuro finanziario da vecchi e grinzi.

Mi trovai ad affrontare da subito una normativa nuova e le contemporanee richieste da parte dei datori di lavoro da me seguiti a loro volta subissati dai loro dipendenti che avevano sentito dire dalla televisione (grande creatrice di domande, più che di risposte) che c’era un importante novità, ma volevano farsi consigliare sentendo anche il datore di lavoro.

Riuscii a farmi un idea, più guardando i sorrisini dei politici che le astruse norme tecniche, ma si sa , la vita è fatta anche di intuizioni, riuscendo a salvare dall’abisso la pressochè totalità, meno una delle aziende che, stimolata abilmente da un promotore finanziario (esistevano allora ed erano molti e simpaticamente dinamici come nei film di Wall Street) fece kascare nel buco i suoi dipendenti col miraggio di un plus valore al termine della carriera rispetto al bistrattatissimo ed antiquato TFR, l’anomalia italiana mondiale del risparmio forzoso inventato ad personam dalla Fiat e altre grandi aziende.

I poveri diavoli firmarono quindi la loro condanna con pensiero lieto, scegliendo naturalmente il fondo del simpaticissimo e sorridente promoter a loro presentato. Tra le altre cose scooprii che il datore di lavoro non aveva effettuato i versamenti concordati e che il dipendente avrebbe dovuto avviare una lunghissima causa, cosa che visto come funziona da “Noiantri” decise di non fare, trovandosi cosi senza tfr (non più dovuto da momento della firma) nè l’accredito su fondo pensione (non versato dal datore di lavoro)

I dipendenti che allora volontariamente firmarono a seguito della tamburellante propaganda Mainstream sponsorizzata da banche , assicurazioni e poteri economico-politici che fiutarono l’affarone e magari ne ebbero immediati benefici in tasca (Il Patron di Mediolanum usci dalla stanza al momento del voto, ma si fermo sull’uscio mettendo che doveva decidere sotto pressione scrivettero alcune cronache non allineate) e fu dato il via alla più grande truffa di tutti i tempi, a mio avviso anche in modo incostituzionale

Truffa fondi pensione

 

La prima questione era infatti legata all’obbligatorietà: se eri dipendente pubblico o di impresa oltre i 50 dipendenti D O V E V I per forza abbandonare il Tfr a favore dalla previdenza complementare o altrimenti veniva versato obbligatoriamente ad un fondo tesoreria presso l’Inps.. Che bello!!

Gli altri no. (nel senso che non erano obbligati)

Gli Italiani sono uguali davanti… ma va là.

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Ma c’era di più per arringare i datori di lavoro e direttamente qualche dipendente affinchè non compiesse l’insano gesto:

La scelta è irreversibile. Se per un solo giorno, al momento dell’assunzione firmi per la destinazione ad un fondo – caso forse unico in Italia nel panorama normativo – non puoi più recedere dall’opzione e ti sarai Auto-incatenato per sempre. Potrai solo scegliere di giocare cambiando fondo, ma mai e poi mai potrai elemosinare il ritorno al caro vecchio fondo Tfr. Anche dimettendoti e cambiando datore di lavoro saresti per sempre stato macchiato a fuoco e avresti obbligatoriamente dovuto comunicarlo al nuovo datore di lavoro al momento dell’assunzione. Chissà che succedeva se non lo dicevi…

Se devo scegliere il fondo, ma non so quale: Nel caso tu non sia ferrato su quale fondo sia il migliore (anche se i grandi datori di lavoro avevano già attratto qualche fondo quale satellite privilegiato e ti suggerivano non troppo sottilmente di indicare nella scelta proprio questi) ecco pronto lo scodellamento sul fondo di tesoreria nebulosamente gestito dall’Inps, anche se a volte con piacevoli sorprese rispetto ai fondi privati

L’anticipo sul tfr. E sul fondo pensione? In una prima fase si creò anche il panico circa la possibilità o meno di chiedere anticipi (me invece previsto per il tfr nella misura massima del 80% in determinati casi) ma si verifico che , seppur nella misura del 75% poteva sempre, con determinati requisiti, essere chiesta. A dire il vero veniva pure  inserita, ma solo nella misura del 30%, la possibilità di chiedere un anticipazione senza particolari motivi. Non è dato a sapere l’effetto devastante sul montante previsto a fine piano da tali anticipazioni, assi più misurabili nel tfr.

Rendimenti. Gia dopo qualche anno cominciarono ad emergere le migliori performance da parte del vecchi Tfr che aumentarono il distacco progressivamente. Infatti i costi di gestione e le piccole e la qualità degli investimenti (almeno di alcuni fondi) fece intuire che la strada vecchia irrimediabilmente abbandonata fosse spesso la migliore (anche il sole 24 ore meno di un anno fa lo documentò ampiamente)

Rischiosità: sì , il datore di lavoro può fallire… ma la stragrande maggioranza dei dipendenti ha un fiuto tale che quando accade sono già lontani e con il loro tfr, semmai sindacalmente, in tasca. Anche i fondi potrebbero fallire… anche se sono spesso “Too Big To Fail”. Quindi il fondo difficilmente fallirà. Ma che titoli ha in “pancia”? Se il capitale versato è stato intaccato, come potrà garantire quella rendita cosi attesa ? E il capitale ci sarà ancora alla scadenza?

Collegamento tra la speranza di vita e le regole previdenziali Inps. Quasi nessuno sa che , adesso che l’Inps ha portato la pensione a 68 anni AUTOMATICAMENTE lo slittamento è avvenuto anche per i requisiti per poter decidere di recuperare sotto forma di rendita o parzialmente come rimborso di capitale. In altre parole se pensavate di poter prendere finalmente la vs pensione integrativa a 65 anni dovrete aspettare i 68. E se la portano a 70?

Polizze vita e fondi pensione: restituzione parziale o totale. Con il fondo pensione potrete chiedere alla scadenza solo al massimo il 50% ed il resto lasciarlo in rendita rispetto alla polizza vita che può tuttora permettere di incassarne il capitale

Tassazione: Con la manovra di fine anno 2014 raddoppiata la tassazione sui fondi pensione retroattivamente dal 2014. Colpite anche pesantemente le casse professionali.

Redditometro, fondi pensioni e polizze vita. Già al momento dell’introduzione dei fondi pensione non è stato mai chiarito se nel vecchio redditometro fossero esclusi i premi versati ai fondi. Tale dubbio riguardava il vecchio redditometro che monitorava i redditi fino al 2008.
Attenzione: nel nuovo redditometro ogni tipo di polizza vita e fondo pensione rientrano tra le 100 voci che determinano il reddito presunto. Ricordo che la tolleranza fra il reddito dichiarato e quello induttivamente calcolato dall’Ufficio è ridotta da uno scarto del 25% ad uno del 20%.

Fondi truffa

Vecchio articolo tuttora attualissimo.

Pubblico, se ancora qualcuno avesse dubbi quale è stato l’andamento dei fondi pensione a un anno dalla controriforma sponsorizzata da Cgil, Cisl e Uil.

Da maggio 2007 i fondi negoziali, secondo la Covip*, hanno perso l’1,9%, mentre il tfr ha reso il 3,6%.
Le adesioni crescono poco o addirittura calano.
Non aderiscono i giovani.

Non si è dovuto aspettare troppo perché si capisse che affidare il tfr ai fondi era peggio che giocare a bingo.

La previdenza integrativa non è decollata e il progetto di smantellare la previdenza pubblica è sostanzialmente fallito. E’ questo il giudizio che emerge dai dati ad un anno dal tentativo di scippo del Tfr a favore della previdenza privata.

In un anno i maggiori fondi aziendali o di categoria hanno perso l’1,9%, con punte dell’8/10% per le linee azionarie mentre Tfr in azienda si è rivalutato del 3,6%.
Tra mancato guadagno e perdite realizzate chi ha conferito ai fondi il tfr ha perso il 5,5%.

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E’ bastato un anno per far capire che c’e un forte rischio per il salario dei lavoratori e guadagnano, a prescindere dalla resa dell’investimento, solo i gestori, le banche e gli speculatori che hanno la possibilità di “giocare” con i soldi dei lavoratori.

Alla fine di aprile 2008, sono circa 4,65 milioni gli aderenti alla previdenza complementare, un quinto dei circa 22 milioni potenziali sottoscrittori. Tra i 12,2 milioni di dipendenti privati aderisce solo il 25%, circa tre milioni di lavoratori.

In fatto di adesioni nei primi quattro mesi del 2008, si registrano rallentamenti, e addirittura cali. Inoltre i fondi, non convincono giovani e i precari già sfruttati e mal retribuiti.

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Derivati e fondi pensione: E giusto per stare allegri:

Pensioni: Ue, moratoria di 2 anni Fondi per mercato derivati

Bruxelles chiede proroga per adozione nuovi requisiti

04 febbraio, 16:44
(ANSA) – BRUXELLES, 4 FEB – La Commissione europea raccomanda una ‘moratoria’ di due anni nell’adozione dei nuovi requisiti comunitari per le transazioni di derivati da parte dei Fondi pensione. Secondo l’esecutivo di Bruxelles, obbligare immediatamente i Fondi a rispondere ai nuovi requisiti previsti dalla normativa europea per i propri portafogli di derivati, avrebbe un costo tra i 2,3 e i 2,9 miliardi di euro l’anno, con una diminuzione di rendimento sugli investimenti 20-40 anni fino al 3,66 per cento.

L’obiettivo delle legislazione europea è di rendere vincolante sul lungo periodo determinati criteri di trasparenza per le transazioni di derivati anche per i Fondi pensione così come previsto per le altre istituzioni finanziarie, sempre con l’obiettivo finale di rendere l’intero mercato finanziario europeo più solido. Secondo un recente rapporto pubblicato dalla Commissione europea, obbligare i fondi pensione a soddisfare subito questi requisiti li obbligherebbe a sostenere ingenti spese per cambiare il proprio business model, con ricadute dirette sulle future pensioni dei propri investitori. “È preferibile prendere più tempo per sviluppare una soluzione più adeguata alla questione”, ha detto il Commissario Ue ai servizi finanziari, l’inglese Jonathan Hill. In molti Paesi Ue, alcuni fondi pensione si avvalgono di particolari network di vendita di derivati per coprirsi dai rischi dei tassi di interesse a lungo termine e dei rischi legati all’inflazione. Tuttavia, di solito, questi fondi pensione non contano su molto capitale bensì investono in asset con tassi di interesse più elevato e più a lungo termine per garantire ai suoi pensionati determinati ricavi. Con il report pubblicato dalla Commissione europea, viene chiesto un prolungamento dell’esenzione in scadenza il prossimo agosto 2015. (ANSA).

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Chi vuol esser lieto sia, nel doman non v’è certezza”
Lorenzo de’ Medici”

(Canti Carnascialeschi, Canzona di Bacco) anno 1450 c.ca.

 

Disclaimer: non sono nè un esperto di pensioni, nè un attuariale, nè un giornalista e le mie possono essere tutte caxxate. Tuttavia, per il Vostro bene… verificatele…

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