Macro a pezzi, Borse che crollano ma Apple dimostra che la follia proseguirà

Di Mauro Bottarelli , il - 20 commenti

Manipulation2
Non starò ad ammorbarvi con la telecronaca in stile Enrico Ameri del bagno di sangue vissuto ieri sul mercato, dalla Cina all’Europa fino a Wall Street, ne avrete sentito parlare ovunque e comunque FunnyKing ne aveva dato una plastica rappresentazione fin dal mattino. Vorrei farvi notare delle anomalie, per cercare di arrivare a una conclusione e un redde rationem della follia in atto.

A Wall Street la giornata si è conclusa con tutti i tre gli indici in ribasso di quasi il 4% dopo che in apertura erano collassati oltre il 5% e con la richiesta di “clause 48” prima della campana per evitare sell-off. Questo grafico,
Dow_PPT
ci mostra come il Plunge Protection Team della Fed – o chi per lui – abbia da subito tentato di salvare il Dow Jones e poi gli altri indici da un massacro, tagliando di netto a metà le perdite. Insomma, a differenza delle autorità cinesi che nel weekend si sono limitate a darà il via libera all’acquisto di equities da parte del Fondo pensioni, non tagliando però i requisiti di riserva per le banche, negli Usa si è voluto tamponare. Peccato non ci siano riusciti, visto che questo grafico
US_intraday
ci mostra plasticamente le folli montagne russe degli indici Usa ieri, con i futures del Dow Jones che hanno vissuto scostamenti per 4500 punti intraday, 3000 dei quali nell’ultima ora e mezza di contrattazioni! Ed ecco una delle due chiavi della giornata
VIX_boom
ovvero l’indice della volatilità VIX che schizza a quota 53 (solo a metà della settimana scorsa era a 11), il massimo incremento giornaliero di sempre e il livello record dal gennaio 2009 (ring any bells?). Ma non basta, perché questi due grafici
VIX_boom2
VIX_boom3
ci dicono di peggio. Ovvero che da un lato, il costo per assicurarsi dal rischio di mercato equity (VIX) ha pareggiato il costo per assicurarsi dal rischio del mercati del credito (CDX HY) e dall’altro che la cosiddetta “volatilità della volatilità” (VVIX) è esplosa a un livello doppio di quello raggiunto nella crisi Lehman Brothers!

Ed ecco, a mio modo di vedere, la seconda chiave della giornata. Guardate quest’altro grafico,
Swiss_apple3
ci mostra come dopo aver perso metà della sua capitalizzazione arrivando a 75 miliardi di dollari o 92 dollari per azione, a un’ora dall’apertura di Wall Street il titolo Apple avesse terminato il suo round-trip verso quota 150 miliardi market cap, recuperando 80 miliardi! Acquisto mirato da parte del PPT per evitare che, dalla mattina alla sera, la Svizzera dovesse diventare un ulteriore, enorme problema visto gli 1,2 miliardi di titoli Apple nel portafoglio della sua Banca centrale?

Magari, invece, c’entra la poco “fair” e-mail di raccomandazione mandata ieri mattina dal CEO di Apple, Tim Cook, a Jim Cramer della CNBC, tramutatasi poi in un appello al salvataggio della stessa da parte del mercato.. Che liberisti gli americani! Strana dinamica però, visto che è dell’altro giorno la notizia che la Cina, primo mercato al mondo per smart-phone (30% del totale), nel secondo trimestre di quest’anno ha visto le vendite calare per la prima volta, del 4% su base annua, trascinando le vendite globali al tasso più lento dal 2013 e facendo dire a Anshul Gupta, direttore della ricerca alla Gartner, che “il mercato cinese ha raggiunto la saturazione”. Ma si sa, loro ora inventeranno il telefono che fa i toast o il caffé. O magari se crolla il supporto psicologico al manicomio criminale dei multipli P/E garantito proprio da Apple, altro che “Black Monday”, visto che Apple con la sua valutazione da unicorno di fatto determina il destino del mercato azionario Usa. Detto fatto, ieri alle 19 ora italiana, il NASDAQ era tornato in positivo per la giornata dopo tre sospensioni per eccesso di ribasso, il tutto in sole tre ore, come ci mostra questo grafico!
Apple_fraud
Poi, però, qualcosa non ha funzionato nel salvataggio. O, forse, si è desistito. Strategicamente.

Un’altra spiegazione, più generale, ce la può dare questo grafico,
High_yield_risk
in base al quale scopriamo che nel comparto dell’alto rendimento c’è qualche rogna che comincia a latrare. O ancora questo,
Counterpart_risk
che ci mostra come il rischio di controparte – ovvero le banche Usa – sia ormai ai livelli dei primi giorni del 2008, quando i tremori per questo sta per accadere cominciavano a inviare sinistri scricchiolii.

Ma ancora questo,
Perception_gap
ovvero come spiegare che il decoupling garantito dalla liquidità della Fed tra percezione dei partecipanti al mercato e realtà non sia mai stato così ampio come alla fine della scorsa settimana? Signori, il mondo in cui viviamo, quello reale, è questo. Nel migliore esempio di boom&bust della Scuola austriaca,
Commodity_index
ecco che l’indice commodity di Bloomberg è sceso al minimo dal 1999, mentre questi due grafici
Global_confidence1
Global_confidence2
ci mostrano come la fiducia dei consumatori sia crollata a luglio in molti Paesi e la correlazione tra questo è i cambiamenti nei rendimenti dei bond azionari (di fatto quasi palese). Insomma, un indicatore da tenere d’occhio per tracciare lo stato di salute della domanda globale e, di fatto, dei rischi recessivi globali.

Insomma, un bel quadro generale che mi fa pensare a una cosa: ovvero, che questo caos sia prodromico e strumentale e nuove misure di stimolo per le Banche centrali, tutte quante, visto che ieri Tokyo ha perso il 4,6% nonostante sia in pieno programma di stimolo e con lo yen svalutato del 35% sul dollaro! D’altronde, questo grafico
Fed_spooking
ci mostra plasticamente come questo mercato sia stato interamente creato e alimentato dalla Fed e che, nonostante il caso cinese sia reale, soltanto essa può mantenerlo in vita. E quest’ultimo grafico,
Sept_rates_hike
ci mostra come, in una sola settimana, il consensus per un aumento dei tassi a settembre si sia dimezzato e sia ora al 28%. Ancora un paio di giornate tipo ieri e andrà allo 0%, poi sarà di nuovi più QE per tutti. Lastricando la strada keynesiana per la rovina finale, come ci mostra il caso Apple, metafora perfetta della follia in atto. E, quasi quasi, c’è da sperarlo, perché se non ci fossero una regia e una strategia, saremmo alle soglie del caos finanziario.

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