La strada per il QE globale è spianata. Destinazione, il baratro

Di Mauro Bottarelli , il - 9 commenti

China_crazy
Dunque, la Cina ha chiesto uno sforzo congiunto agli Usa per stabilizzare i mercati – leggi QE globale – e le Borse hanno festeggiato, addirittura Tokyo su del 7,7% a sole 24 ore dal dato sul Pil che vedeva la crescita del secondo trimestre in contrazione dello 0,2% e solo grazie al dato record delle scorte di magazzino (ring any bell?). In compenso, la chiusura nettamente negativa di Wall Street ha posto nell’arco di poche ore qualche dubbio sulla credibilità delle mosse che Pechino e Tokyo intendono mettere in campo.

Ma c’è da capirli i cinesi, in effetti il loro mercato ha bisogno eccome di essere stabilizzato, visto che come ci mostra questo grafico
China_futures
sono riusciti a uccidere il più grande al mondo di futures sugli indici, facendolo crollare del 99% dai massimi di giugno. Chapeau.

Ma il problema pare generale, visto che questo grafico
Global_stocks
ci dice come dal 14 giugno scorso le Borse mondiali abbiano perso 9 trilioni di dollari, 5 dei quali solo la Cina ma anche 2,2 da parte di Wall Street. E se anche questa perdita non è la peggiore di sempre in questo arco temporale, questo grafico
Market_boom1
ci mostra come il calo combinato di MSCI All World Index e titoli cinesi sia il secondo di sempre, sorpassato solo dal crollo dai 13 trilioni in capitalizzazione di mercato globale bruciati nel tardo 2008. Ma c’è di peggio. Perché se da un lato un tonfo simile impatterà sui calcoli del leverage implicito e sposterà tutta l’attenzione sui credit markets, dall’altro questo grafico
Market_boom2
ci mostra come nonostante il calo, le ratio EV/EBITDA restino estremamente elevate.

E al netto di Cina e altri mercati emergenti, questi due grafici
Market_boom3
Market_boom4
ci mostrano due cose. Primo, titoli, bond e real estate dei mercati emergenti non sono mai stati così cari. Secondo, le metriche di 83 valutazioni sono nella parte alte del 20% delle valutazioni storiche.

Ma si sa, i mercati si muovono per un’unica ragione. Anzi, unica parola: Fed. E questo grafico
Fed_cheat
non solo ci dimostra come un po’ di turbolenza ai mercati vada perdonata ma anche che le valutazioni degli analisti su un possibile aumento dei tassi a settembre siano divenute col passare del tempo sempre più schizofreniche proprio a causa dei continui stop-and-go strategici dei vari membri della Federal Reserve.

Eh, il QE che bella cosa! Che lo dimostrano questi altri due grafici.
QE_bluff1
QE_bluff2
Il secondo dei quali non è frutto dell’elaborazione di qualche blog o pirata finanziario ma faceva parte dell’ultimo report di JP Morgan! La situazione ormai è talmente manipolata e farsesca che non si vergognano nemmeno più ad ammetterla! Con dinamiche così, in effetti, è normale che con il passare dei giorni gli investitori si ringalluzziscano, sentendo profumo di nuovo stimolo nell’aria. E se prendiamo l’economia reale Usa, quel profumo diventa addirittura irresistibile.

Ricorderete come qualche tempo fa pubblicai questo grafico,
Gallup_Board
il quale comparava il dato sulla fiducia dei consumatori ad agosto di Gallup, principale istituto demoscopico d’America e del Conference Board, un ente governativo. Il primo dava la lettura al livello più basso dell’anno, il secondo ai massimi. Chi aveva ragione? Se come metrica dello stato di salute dell’economia Usa non usiamo il Pil ma le vendite al dettaglio (70% abbondante del Pil Usa), l’ultimo sondaggio di Gallup ci dice che andiamo incontro a un brutto dato per agosto. Dopo aver interpellato un campione di 15.724 adulti, ecco il risultato.
US_spending1
La spesa media quotidiana ad agosto è stata di soli 89 dollari, non solo più bassa dello stesso mese del 2014 e 2013 ma, come ci mostra questo grafico,
US_spending2
il quarto mese di fila di cali su base annua, oltre alla lettura più bassa a livello di spesa mensile dallo scorso marzo. Colpa del caldo eccessivo? Sicuramente per la Fed, sì. Stando ai dati di Gallup, il picco della spesa fu a maggio 2008 con 114 dollari, stagnando poi tra il 2009 e il 2012 nel range tra 58 e 83 dollari. Dal tardo 2012, si torna a salire nella fascia tra i 78 e 98 dollari. Insomma, per arrivare ai livelli pre-crisi, nonostante tutto il QE del mondo, la strada è ancora lunga per i consumatori Usa, come ci mostra questo grafico.
US_spending3

E attenzione, perché se agosto è stato debole come dato, settembre rischia di esserlo ancora di più perché se i pattern mensili degli anni più recenti sono un buon indicatore di trend, dal 2010 le spese a settembre sono state sempre più basse del mese precedente. Nel 2013 addirittura di 11 dollari e nel 2014 di 7 dollari, mentre nel 2008 e 2009 si registrarono aumenti ma solo di 2 dollari. Preso atto di tutto ciò direi che, sì, serve ancora un po’ di metadone da stamperia. Questa volta, però, globale. Penso che la fotografia che correda l’articolo sia esplicativa dell’epilogo che temo dovremo prima o poi affrontare, dopo aver manipolato il mercato fino agli estremi.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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