Le economie globali crollano. Ma in Cina c’è la “magic hour” e gli Usa salveranno il mondo

Di Mauro Bottarelli , il - 6 commenti

US_recovery
Il dato ufficiale della manifattura cinese è in contrazione ad agosto, 49.7 In compenso, se non si è totalmente rimbambiti, il mercato cinese offre delle opportunità. O, almeno, lo ha fatto negli ultimi quattro giorni di fila, quando, come ci mostra questo grafico,
Magic_hour
puntuale come un treno svizzero alle 2 del pomeriggio il “Plunge Protection Team” è entrato in azione sull’indice SSE 50 delle aziende a maggiore capitalizzazione garantendo rimbalzi medi del 6,4% dai minimi di seduta. Un netto +15% in quattro giorni, contro l’8,1% dello Shanghai Composite: anche ieri, l’SSE 50 ha chiuso a +0,9% dopo aver toccato un minimo intraday del 4,8%! In compenso, c’è chi non crede all’intervento miracolistico dello Stato, visto che come ci mostra questo grafico,
Magic_hour2
nello stesso arco di tempo il margin debt a Shanghai è sceso di 10 miliardi di dollari, raggiungendo i minimi di fine dicembre.

Ma c’è di peggio del dato PMI cinese, come ci mostrano questi grafici.
Global_trade2
L’export della Corea del Sud è crollato in agosto, a -14,7% contro le stime di -5,9% e quattro volte peggio del dato di luglio, -3,4%. Calcolando che l’export pesa per metà del Pil del Paese (la sola Samsung per il 20%), c’è poco da stare allegri. Si tratta del peggior calo mensile dall’agosto del 2009 e va legato al contemporaneo calo delle importazioni del 18,3%. E visto che oltre un terzo dell’export di Seul va in Cina, non è che questa lettura ci offre una visione un po’ più chiara e meno di Partito di quale sia il reale stato di salute dell’economia cinese?

Ma andiamo avanti, visto che come ci mostra questo grafico,
Canada_recession
per il secondo trimestre di fila il Pil canadese è sceso (-0,5%), quindi il Paese è tecnicamente in recessione. Evviva! Ma questa tabella è ancora più inquietante,
Global_PMI
poiché ci mostra come i dati manifatturieri di agosto di 19 su 28 Paesi presi in esame siano peggiorati rispetto a quelli di luglio, oltre i due terzi. Insomma, se non è recessione globale ci manca poco. A ancora quest’altro grafico,
JPM_PMI
il quale ci mostra una sgradevole correlazione con il biennio 2007-2008, visto che l’indice Global Manufacturing PMI di JP Morgan è ai minimi dal luglio 2013, a quota 50.7. E come vedete nel raffronto storico con l’indice MSCI World Stocks, se non interviene un altro Bullard con la promessa di un QE4, il sostegno al mercato cerchiato in blu, per gli indici mondiali si prospettano tempi cupi. Più QE per tutti, quindi? Parrebbero l’unica strada praticabile, visto che a fronte del rallentamento cinese l’unica dinamo di ripresa, stando alla vulgata corrente, sarebbero gli Usa. Dai quali, nelle ultime 36 ore, sono arrivati dati davvero incoraggianti.

Primo, negli Stati Uniti sono lucidi quanto un avventore medio di una discoteca di Rimini attorno alle 5 del mattino. Ricorderete, infatti, come su pressione diretta di Barack Obama, Wal-Mart abbia rotto gli indugi e alzato i salari minimi dei suoi circa 500mila dipendenti, saliti a 9 dollari l’ora e destinati ad arrivare a 10 nel primo trimestre del 2016. Un’operazione che costerà al gigante della grande distribuzione circa 1,5 miliardi di dollari quest’anno, visto che oltre agli aumenti delle paghe base verranno rivisti al rialzo anche quelli dei dirigenti. E cosa ha comunicato ieri Wal-Mart? Che per mantenere i conti in ordine al netto degli aumenti salariali per ora lavorata, taglierà le ore di lavoro ai dipendenti! Geniali.

Secondo, oltre ad essere geniali gli americani sono anche estremamente fantasiosi. Guardate questo grafico,
Costruction_spending1
ci mostra come le spese per costruzioni a luglio siano cresciute del 13,7% su base annua, un picco raggiunto l’ultima volta nel primo trimestre del 2006, quando la bolla subprime immobiliare è in piena espansione. C’è forse un’altra bolla da mal-investment alimentato dalla Fed all’orizzonte? Direi di sì, perché questo altro grafico
Costruction_spending2
ci mostra come contestualmente il prezzo del legno da costruzione stia collassando! Fantasia al potere, ve lo dicevo. O, forse, stupefacenti in abbondanti dosi.

Ma andiamo un attimo a guardare cosa ci dicono i mercati, rispetto alla salute dell’economia americana. Cominciamo con Bank of America e con questo grafico,
US_recession2
il quale sfata una volta per tutte il vecchio mito pre-QE in base al quale indici in rialzo riflettevano un’economia reale sana. Bene, stando ai modelli della banca d’affari, il calo su base annua del 15% dell’indice Standard&Poor’s (negli ultimi sei mesi) ci segnala un 47% di possibilità di recessione nei prossimi 12 mesi. Per capirci, nel 2011 il mercato segnalava il 59% di possibilità recessiva. E come acutamente faceva notare Paul Samuelson sul finire degli anni Sessanta, “il mercato ha segnalato nove delle ultime cinque recessioni”.

Ma andiamo avanti ed ecco che Goldman Sachs, principale e interessato sponsor di un possibile QE4, vi mostra questi due grafici,
VIX_recession
VIX_recession2
in base ai quali scopriamo che l’attuale livello a 26 del VIX rappresenta la media di quanto visto nelle ultime tre recessioni. Ovvero, stando ai modelli, il livello di volatilità nel range alto del 20 e basso del 30 per un periodo prolungato di tempo è molto raro al di fuori di un contesto di recessione. Inoltre, è un avvertimento per potenziali sell-off sulle equities, come quelle che abbiamo vissuto recentemente e culminate nel “Black Monday” di due settimane fa.

Ma passiamo ora all’economia reale degli Usa, con i dati pubblicati freschi freschi ieri da Markit. Cominciamo con l’indice PMI,
Markit1
con una lettura a 53.0 contro le attese di 53.8, il dato più basso da due anni a causa del tonfo nel sotto-indice dell’occupazione. E l’indice manifatturiero? Eccolo,
Markit2
a un disastroso 51.1 contro le attese di 52.2, ai minimi da maggio del 2013. E i nuovi ordinativi? Eccoli,
Markit3
nel caso del dato non stagionalizzato, siamo ai minimi dal 2013. E, infine, i nuovi ordinativi per l’export? Eccoli qua,
Markit4
in pieno territorio da recessione.

Ma non sono dati totalmente inattesi, perché alcune rilevazioni dei giorni scorsi avevano anticipato il trend. L’indice ISM di Milwaukee, infatti, ha visto una lettura di 47.67 contro le attese di 50.00, quasi il minimo da due anni ed è in calo da otto degli ultimi nove mesi, come ci mostra il grafico, con prezzi e produzione in caduta.
ISM_1
Ed ecco poi l’indice PMI di Chicago,
ISM_2
fermo a 54.4 contro le attese di 54.5 ma con una sotto-valutazione che fa più paura della mera lettura numerica. Nella descrizione dei dati, infatti, si fa notare come i responsabili per gli acquisti parlino di “una fallimento nel materializzarsi di nuovi ordinativi” e “il rischio che entro poche settimane le ditte si trovino in pieno eccesso da scorte e siano costrette a tagliare i livelli produttivi”. Unite a questo il quarto mese di fila di contrazione del tasso di occupazione e ditemi voi dove sarebbe la ripresa Usa.

E non facciamoci mancare l’indice della Fed di Dallas,
Dallas_Fed
il quale dopo due mesi di rimbalzo del gatto morto ad agosto è sceso a -15.8 contro le aspettative di -4! La peggior lettura da aprile 2013 e il livello più debole per la manifattura dal 2009! I nuovi ordinativi sono passati da +0.7 a -12,5, mentre la voce “Prices Paid” è passata da +0.1 a -8.0. Di più, 14 indicatori di “speranza” su 15 sono scesi e lo stesso risultato lo abbiamo per gli indicatori futuri, i quali parlano tutti la lingua della contrazione. Così viene definita la situazione nel report: “L’hangover da QE sta cominciando”. Buon mal di testa a tutti.

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