Anche l’America dei benestanti frena i consumi, riuscirà ancora una volta Apple a salvare il Pil Usa?

Di Mauro Bottarelli , il - 6 commenti

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A settembre l’attività edilizia negli Stati Uniti ha ritrovato slancio, grazie a un incremento delle costruzioni di progetti multifamiliari, come ci mostra il grafico.
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Stando a quanto riportato dal dipartimento del Commercio americano, l’indice che misura l’avvio di nuovi cantieri è salito del 6,5% a 1,21 milioni di unità, contro un attesa degli economisti per un dato a 1,15 milioni di unità. Inoltre, il dato di agosto è stato rivisto da -3% a -1,6%. Tuttavia, i permessi per le costruzioni, che anticipano l’attività futura del settore edilizio, sono calati del 5% a 1,103 milioni, mentre gli esperti si attendevano un dato a 1,16 milioni, come ci mostra il grafico.
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I cantieri per abitazioni unifamiliari, che escludono gli appartamenti e rappresentano quasi due terzi del mercato americano, sono comunque cresciuti dello 0,3%, mentre quelli di unità multifamiliari, che includono appartamenti e condomini, sono balzati del 18,3%. Ma è questo grafico
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a dipingere una situazione schizofrenica, perché a fronte del netto calo dei permessi, l’indice di speranza dei costruttori è ai livelli dell’inizio 2006, ovvero con la bolla subprime in piena espansione!

Ma se il ramo delle costruzioni e del real estate è fondamentale per l’economia Usa, altrettanto lo sono i consumi, visto che pesano per quasi il 70% del Pil statunitense. E gli ultimi dati disponibili non brillano certamente, come ci mostra questo grafico
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legato al sondaggio di Gallup riguardo le variazioni da inizio anno. Ma gli ultimi dati di Bank of America riguardo le spese con carta di credito e debito ci mostrano questa immagine,
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ovvero un aumento s base mensile a settembre nel dato che esclude le automobili ma solo dello 0,3%, a fronte nel -0,7% di agosto. Inoltre, il trend nelle spese tracciate da Bank of America è sceso sotto il consensus del Census Bereau, quindi ecco spiegato il brutto dato di mercoledì scorso. Ma è questo dato a preoccupare,
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ovvero il fatto che sia il cosiddetto consumatore high-end, quello con grandi disponibilità, ad aver rallentato molto gli acquisti di beni di lusso, ancora in verde per quest’anno ma in netto calo negli ultimi quattro anni e mezzo come trend generale. Insomma, essendo l’andamento del mercato azionario e della crescita globale determinante per le vendite di beni di lusso, questo dato ci mostra della cautela anche in questa fascia privilegiata di consumatori, come confermato da questo grafico
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relativo alle spese legate ai viaggi, come crociere, acquisti di biglietti aerei e soggiorni nei lodge. Dall’accelerazione del 2014 fino al raggiungimento dei massimi ciclici a inizio di quest’anno, la crescita ha cominciato a rallentare.

Mera correlazione ai corsi azionari? Ma ecco il vero indicatore per il futuro dei consumi high-end: Apple. Come ci mostra il grafico,
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settembre è ormai sinonimo di nuovi prodotti dell’azienda fondata da Steve Jobs, vera dinamo delle spese nel settore elettronica e anche quest’anno non è stato da meno, vista l’uscita dell’iPhone 6. Stando a quanto riportato da Apple, sono stati venduti 13 milioni di nuovi modelli di iPhone, mentre le vendite del comparto sono salite dell’1,1% su base mensile, stando a Bank of America. Calcolando che molti smartphone sono stati pre-ordinati in settembre ma verranno spediti in ottobre, il dato del mese scorso potrebbe beneficiare di un’ulteriore spinta. Il gigante di Cupertino salverà ancora una volta i consumi Usa e con essi il Pil, rimandando in avanti l’ingresso in recessione ufficiale?

Attenzione a una criticità. L’altro giorno il China Times ha parlato di un taglio del 15% degli ordini della componentistica per Apple, notizia che ha fatto perdere terreno al titolo di Apple e appesantito la performance del Dow Jones, già fiaccata dai risultati deludenti di un altro big del settore come IBM, che ha presentato revenues al livello del 2002, come ci mostra il grafico.
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Mentre questi altri due
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mostrano l’attuale livello del titolo IBM, nonostante le spese folli in buybacks a scapito degli investimenti fissi in ricerca e sviluppo.

Ma tornando ad Apple, quest’altro grafico,
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relativo ai dati aggiornati a un anno fa, ci mostra come la quota di mercato di Apple in Cina sia in aumento e sia quasi in fase di sorpasso del competitor Lenovo. O forse sarà già accaduto, visto che nei primi tre mesi di quest’anno Apple ha venduto 61,2 milioni di iPhone in Cina contro i 37,2 dello stesso periodo del 2014, arrivando per la prima volta al sorpasso rispetto alle vendite negli Stati Uniti. Ma con l’economia cinese in contrazione e le quote di mercato ormai sempre più sature, Apple riuscirà ancora a salvare il Pil Usa?

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