Auto Elettrica: Ma di Che Cavolo Stiamo Parlando?

Di FunnyKing , il - 188 commenti

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Una delle cose belle nel fare il blogger è che ti devi aggiornare, e studiare continuamente. Altrimenti i lettori ti prendono in castagna e ti fanno fare solenni figure di guano, la capacità di ascolto e di lettura dei feedback è una parte fondamentale del nostro lavoro (o almeno del mio).

Oggi volevo parlare di automobili elettriche, un sogno che avrà bisogno come minimo di venti, trenta anni per diventare eventualmente una realtà capace di modificare in senso sostanziale la realtà del trasporto individuale e collettivo.

Ne parlo perchè io stesso fino a pochi mesi fa ne facevo una questione “dietro l’angolo”, pochi anni in attesa che arrivasse sul mercato un accumulatore in grado di :

  • avere densità energetica reale (sia in senso dimensionale che per peso)  almeno tripla rispetto a quelli odierni.
  • avere un numero di cicli di carica e scarica molto elevato, cioè in grado di garantire almeno 200.000km di percorrenza
  • Avere una buona capacità di scarica, e potere essere ricaricato in poche ore senza danni.
  • costare quattro volte meno di quelli odierni (in rapporto alla densità enegetica)

Ora, un accumulatore di questo genere vedrà forse la luce tra 2-3 anni se siamo veramente fortunati, è più probabaile che serva ancora un decennio.

Ma facciamo pure finta che da domani questa meraviglia tecnologica esista, e sia pronta per equipaggiare le nostre automobili.

Due domande:

  1. Supponendo diciamo 500 milioni di auto a batteria, e facendo finta che sulla terra esistano abbastanza elementi esotici per produrle. Poi dove e come gli smaltiamo le decine di miliardi di accumulatori “vecchi”- E a che costo?
  2. Dove  la carichiamo l’auto elettrica?

La prima domanda non è banale, gli attuali accumulatori ed anche quelli nei laboratori di ricerca sono piccole bombe ecologiche. Un concentrato di veleno. Con questo non voglio dire che il problema sia intrattabile. Ovviamente lo è con una corretta filiera del riciclo dove possibile e di un sistema di distruzione adeguato dove necessario.

Ma a che costo?

Per quanto paradossale, la transizione alla mobilità elettrica implica costi nascosti simili a quelli dell’energia nucleare e il problema dello smantellamento delle centrali vecchie e il contenimento del carburante esausto. Solo su una scala più grande e meno controllabile vista la natura capillare della diffusione delle auto elettriche.

Arriviamo alla seconda domanda, perchè a mio parere è quella decisiva.

Un mio amico, più esperto di me in materia in quanto modellista semi- professionista (provate a chiedere ad un appassionato di modelli di auto, arerei o barche qualcosa su batterie, energia elettrica, cicli di scarica etc,,), mi ha fatto notare che prima dei raduni per modellisti di barche (roba seria da 1-12 metri) lui deve caricare le batterie del suo modellino e ci mette…. 16 ore dovendo stare attentissimo a non fare saltare il contatore.

Ora immaginate un qualsiasi Garage di un qualsiasi palazzo. Diciamo 20 posti, e diciamo che su 5 di questi posti ci sia un auto elettrica in carica che si pretende debba accumulare 50-60kw di potenza,

Non è possibile.

Non con la rete elettrica attuale.

Non sto parlando di generazione di energia, facciamo pure finta che tra rinnovabili, gas, carbone, nucleare d’importazione, tutto spinto ai massimi livelli ce la si possa fare.

Sto proprio parlando di COME LA SI PORTA tutta questa energia nelle case e per le strade d’Italia.Ovvero dove serve se vogliamo che la mobilità elettrica abbia un minimo senso.

Non è un problemino secondario, esistono precisi limiti fisici alla quantità di energia che un cavo può trasportare. Più energia serve nell’unità di tempo, più questo benedetto cavo elettrico deve essere spesso.

Per le necessità di una transizione elettrica è necessario sventrare tutte le città italiane per entrare (di nuovo dopo la telefonia) nelle case,  e sostiture praticamente il 100% della rete, specie l’ultimo miglio.

Un lavoro cicliopico, ma che si può fare ma ad un costo.

  1. Un enorme costo in termini di denaro
  2. Un enorme costo in termini di tempo

Il secondo punto è quello qualificante.

Il vero collo di bottiglia che impedisce con certezza assoluta una qualsivoglia transizione all’auto elettrica è la rete elettrica, un mostro che necessita di almeno venti anni di lavori e un costo enorme per essere aggiornato alle necessità di carica di un parco auto elettrico di milioni di veicoli.

Quindi l’auto elettrica è finita?

NO, ma deve rimanere un giocattolo per pochi ricchi, con un mercato definito dal recinto dei suoi limiti ma che permetta adeguati flussi di ricerca e sviluppo.

Arrivo quindi alla conclusione.

L’attuale dibattito sull’inquinamento delle auto Diesel è ragionevole ma inquinato da posizioni estreme (e spesso manipolate da industri interessate al denaro pubblico).

Per quanto sia poco eccitante, nei prossimi venti-trenta anni in attesa di una eventuale transizione elettrica il massimo sforzo va fatto su quello che abbiamo. Il motore endotermico a carburante fossile.

Gli ambiti di miglioramento sono molteplici, la tecnologia ibrida di Toyota con l’utilizzo di motori a ciclo Atkinson (poca coppia a bassi regimi, li ci pensa l’elettrico, ma bassi consumi) è una strada. Come lo è quella del miglioramento del rendimento dei motori diesel o magari l’immissione sul mercato di carburanti più puliti.

Personalmente ritengo che la “vecchia” tecnologia più interessante in termini economici, ecologici e geostrategici sia il metano, fonte fossile che ha davanti a se almeno un secolo di abbondanza, diffusione, prezzi bassi e una rete di distribuzione globale sempre più capillare.

Come decisore politico se dovessi indirizzare risorse pubblico per spingere un carburante è li che andrei.

Come sapete io adoro la Tesla Model S, senza dubbio la più affascinante creatura meccanica per il trasporto individuale mai costruita. Ma si tratta di una chimera, ho fatto bene i conti con le mie necessità e le mie abitudini, e ci devo rinunciare. Ora so che dovrò rinunciarci almeno fino a quando non sarò abbastanza ricco per permettermi lo sfizio, o troppo vecchio per godermelo.

p.s. non so a voi, a me la nuova Model X proprio non piace. E’ goffa.

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