I grandi successi del QE: disoccupazione al 12%, 9 milioni di poveri in più e il caso Illinois

Di Mauro Bottarelli , il - 18 commenti

Fat_cats
Uno dei grandi misteri insoluti della ripresa economica americana è la netta discrepanza tra un tasso di disoccupazione molto basso – 5,1% ad agosto, ai minimi dall’aprile 2008 – e il tasso di crescita diciamo non proprio turbo, visto il continuo deterioramento delle letture di produzione, dinamiche salariali e produttività del lavoro. Bene, questa relazione ha un nome fin dal 1962, quando Arthur Melvin Okun per primo osservò la correlazione empirica tra disoccupazione e perdita della produttività, la cosiddetta “Okun’s Law”.

In teoria, originalmente Okun diceva che un aumento della produzione del 2% corrisponde a un calo dell’1% della disoccupazione ciclica, a un aumento dello 0,50% della partecipazione alla forza lavoro e delle ore lavorate per impiegato e a una crescita dell’1% della produttività lavorativa (ovvero produzione per ore lavorate). Sempre Okun stabiliva che un aumento dell’1% del tasso di disoccupazione ciclica era associato con un calo del 2% del Pil reale. Questo grafico
Job_GDP1
ci mostra come la relazione espressa nella “Okun’s Law” sia una delle basi empiriche più osservate nell’economia Usa, con il tasso di crescita del Pil reale che costantemente sovrapposto nella parte alta del tasso di disoccupazione invertito. Questo fino al 2010, poi qualcosa è cambiato.

Non è che grazie a qualche dato sulla disoccupazione “massaggiato” su pressione politica, qualcuno ha pensato di fare in modo che quella correlazione continuasse a funzionare? Questo grafico
Jobs_GDP2
sovrappone il tasso annuale di crescita della disoccupazione negli Usa, circa il 4% negli ultimi 5 anni, in modo che sia in linea con l’attuale tasso di crescita del Pil reale, di fatto circa il 2%. Un collasso totale della divergenza tra tasso di crescita della disoccupazione e della crescita.

Bene, quel grafico modellato ad hoc ci dice una cosa chiara, se lo mettiamo in relazione al reale tasso di disoccupazione Usa. Ovvero, questo,
Jobs_GDP3
il fatto che non siamo al 5,1% ma a un più preoccupante tasso superiore al 12% negli ultimi tre anni! Ecco perché al netto del dato ufficiale, sia la crescita salariale che quella economica stagnano a livelli molto anemici.

E guarda caso, ieri il dato ADP ha visto un collasso dell’occupazione nel settore manifatturiero, sceso alla velocità maggiore dal gennaio 2010, come ci mostrano questi grafici,
ADP_jobs1
ADP_jobs3
il secondo dei quali fa notare come per la prima volta nella decade in corso, da inizio anno non solo l’America non ha creato nessun posto di lavoro nel settore manifatturiero ma, anzi, ne ha persi 6600. Ma tranquilli, la ripresa la guideranno lavoratori part-time e sottopagati, oltre agli ormai mitologici camerieri e baristi. E se la lettura ADP è esatta, attendiamoci una carneficina in manifattura nel dato occupazionale Usa atteso per domani. Ecco, forse, un’altra ragione per cui non alzare i tassi.

Inoltre, sempre ieri è stato pubblicato il dato della Fed di Milwaukee, la cui lettura è risultata la più bassa dall’aprile 2009, come ci mostra il grafico.
Milwaukee_FED
Ma non basta, perché se tutte le sotto-componenti hanno presentato dei veri e propri crolli, chi ha toccato il minimo storico è stata proprio l’occupazione, passata da 47.04 a 41.88.

E con un quadro del mercato del lavoro simile, al netto della narrativa in base alla quale la ripresa è ormai oltre la metà del suo cammino, non stupisce che le cose stiano molto peggio dei livelli pre-crisi per milioni di americani, come ci mostra questo grafico.
US_poverty
Per l’esattezza, il tasso di cittadini Usa che vive sotto la linea della povertà è aumentato dal 2007: 9,4 milioni in più, portando così il totale al 14,% dei cittadini statunitensi, quando prima della crisi la lettura era al 12,5%. Il tutto con sei anni di tassi a zero e con l’espansione da 3,5 trilioni di dollari del bilancio della Fed per i vari cicli di QE. Davvero un successone.

Non ci credete? Sono il solito anti-americano? Che ne dite allora del caso Illinois, uno Stato del ricco e produttivo Midwest con 13 milioni di abitanti che nel 2013 ha prodotto un Pil da 720,7 miliardi di dollari. Bene, questo primo grafico
Illinois1
ci mostra come l’Illinois sia l’unico Stato dell’area in cui la crescita dei sussidi alimentari ha battuto quella del posti di lavoro in un rapporto 5-4. E che dire di quest’altro grafico,
Illinois2
il quale ci dice che l’Illinois durante la cosiddetta ripresa ha visto aumentare il numero di cittadini che richiede sussidi alimentari più di quelli degli altri Stati del Midwest messi insieme. E questo terzo grafico,
Illinois3
il quale dimostra plasticamente come nella terra di Abramo Lincoln ci siano 25 persone che utilizzano “food stamps” per mangiare per ogni posto di lavoro creato nel settore manifatturiero durante la ripresa. Ma anche questo grafico
Illinois4
è interessante per visualizzare i successi di QE e Fed, visto che ci dice come sempre l’Illinois sia lo Stato che ha recuperato meno posti lavoro manifatturieri nel periodo della ripresa, visto che ne ha persi 117mila durante la recessione e dal gennaio 2010 ne ha creati solo 17.400, contro i 135mila del Michigan, gli 80.400 dell’Indiana, i 74.500 dell’Ohio e i 48.700 del Wisconsin. Ma quest’ultimo grafico è il migliore a mio avviso,
Illinois5
visto che ci mostra due cose. Primo, l’Illinois è lo Stato del Midwest che ha la percentuale più ampia di cittadini che beneficiano di sussidi alimentari sul totale. Secondo, non è che gli altri Stati stiano benissimo, visto che il Michigan è al 15,7%, solo uno 0,1% in meno e l’Indiana è al 12,4%, l’Ohio addirittura al 14,3%, il South Dakota all’11,5%, l’Iowa al 12,4% e il Missouri al 13,9%! Parliamo di gente che chiede aiuto al governo per fare la spesa e mangiare nel produttivo Midwest nell’anno di grazia 2015! Chiamatela pure ripresa, se volete. Oppure date la colpa ai nazisti dell’Illinois, almeno avrete qualcosa di tedesco (almeno come copyright storico) con cui prendervela…

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