La recessione ormai è realtà ma è lo stesso “american dream” ad essere colpito al cuore

Di Mauro Bottarelli , il - 31 commenti

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Altro giro, altro regalo. Sarà che le forze del male putiniano continuano indefessamente a inventare dati artefatti per screditare l’operato del Nobel per la Pace con residenza alla Casa Bianca ma giorno dopo giorno pare che la narrativa della ripresa Usa perda colpi. Ce lo conferma ad esempio questo grafico,
Dallas_FED
il quale ci mostra come per il decimo mese di fila l’outlook manifatturiero della Fed di Dallas abbia presentato una lettura in deterioramento rispetto alla precedente. Con un -12.7 contro le attese di un -6.5 e dopo il -9.5 di settembre, il segnale che arriva chiaro è uno solo: una nuova recessione è imminente, piaccia o meno ai cantori del modello Usa come riferimento per il mondo libero ed evoluto. Senza scordare i 12 mesi di fila di tassi di crescita sempre più deboli per i nuovi ordinativi.

Ma ecco che l’Istituto Luce di Washington tenta di reagire, come ci mostra questo grafico,
US_PMI
dal quale desumiamo che alla faccia di quei bolscevichi delle Fed di Dallas, la lettura preliminare del dato PMI manifatturiero statunitense di ottobre si attesti a 54.0 contro le attese di un calo a 52.7, il dato più alto da maggio, questo nonostante i continui tagli occupazionali e il collasso di tutti e sei gli indicatori regionali della Fed. Insomma, dove sta la verità? Nel mezzo, come dicono i saggi? Forse, sicuramente questo grafico
US_home1
ci dice che a settembre le vendite di nuove case sono collassate dell’11,5% contro le attese di un -0,6%, il peggior calo dal luglio del 2013 ma quest’altro sembra venire in soccorso delle truppe governative,
US_home2
visto che ci mostra come il sentiment tra i costruttori di case sia da mattina di Natale, unicorni e arcobaleni ovunque. Sarà, peccato che quest’altro grafico
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sembri certificare una bella bolla in espansione, dato che il prezzo medio per le nuove case in vendita sia salito al massimo per quest’anno e anche al massimo di tutti i tempi, attestandosi a 296.900 dollari. Sarà per questo che, come ci mostra questo grafico,
US_home4
le vendite anche di case di lusso sono calate del 16% su base annua nel terzo trimestre di quest’anno, nonostante un calo in controtendenza del loro prezzo del 18% sempre su base annua e un aumento delle scorte di un sobrio 34%. E a pagare sono anche i mitici Hamptons, il mare di lusso dei newyorchesi, i quali hanno conosciuto negli ultimi quattro mesi un crollo pressoché a zero dei compratori internazionali.

Accidenti, come è possibile? Nel regno del QE perenne certi dati sono inaccettabili, è impossibile che quei geniacci della Fed non siano riusciti a rimettere a posto la baracca a colpi di trilioni stampati di fresco. Beh, questo grafico
US_growth1
ci dice che un anno fa i breakevens inflazionistici a 5 anni erano attorno all’1,5%, mentre oggi sono deteriorati all’1,15% e per il dato del Pil del terzo trimestre atteso per questa settimana ci si attenda un 1,5%, una decelreazione di 240 punti base pieni. E come ci mostra quest’altro grafico,
US_growth2
i margini di profitto corporate sono stati colpiti duro, visto che i profitti del comparto per l’indice S&P’s 500 sono negativi del 3% su base annua oggi, il tutto al netto di buybacks per ammontare senza precedenti. E tanto per mettere la cosa in prospettiva, questo grafico
US_growth3
ci mostra come l’attuale periodo di debolezza economica non sia solo il più lungo di sempre ma non abbia proprio precedenti! Forse non è il caso di alzare i tassi a dicembre, che dite? E tanto per dimostrare che a essere andato in frantumi non è solo il quadro economico del Paese ma lo stesso concetto di “american dream” e ottimismo della volontà Usa, quest’altro grafico
US_futures
ci mostra come ci siano più venezuelani che statunitensi a pensare che il futuro finanziario dei loro figli sarà migliore del loro. Battuti anche da Chavez e Maduro, che umiliazione… Ma questo ci dimostra una cosa: è tutta una cospirazione marxista contro Obama. O forse, come ci mostra quest’ultimo grafico,
US_recovery
qualcosa di malato alla radice c’è davvero in questa ripresa statunitense che in tanti ancora si ostinano a incensare e a proporre come modello per l’intero pianeta, fingendo di ignorare un quadro macro da mani nei capelli. Chissà, magari anche a Radio24 prima o poi dovranno affrontare la realtà e ammettere che l’Obamanomics è stato il più colossale fallimento economico della recente storia statunitense, un gioco a due con la Fed che ha portato il mondo in uno situazione di stallo senza precedenti. Altrimenti, se gli Usa stanno così bene, alzino i tassi di un quarto di punto, diano questo schiaffo morale ai gufi come il sottoscritto.

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