La terza onda di crisi sta montando, mercati emergenti e Cat lo confermano. La Fed ringrazia?

Di Mauro Bottarelli , il - 12 commenti

Big_wave
Insomma, siamo nel pieno della terza ondata della crisi del 2008? La prima era legata alla crisi dei subprime, la seconda riguardò il debito sovrano europeo, mentre quella in atto nei mercati emergenti, con epicentro la Cina, sarebbe la terza. E, forse, la più pericolosa. Anche solo per un dato, ovvero il fatto che anni di tassi a zero e denaro a pioggia hanno portato enormi flussi di capitale verso quelle economie ma ora quei giorni paiono finiti, formalmente anche con la spada di Damocle della Fed che se alzasse di tassi renderebbe il carico debitorio ancora più oneroso. Il tutto, a fronte di valute locali che si sono schiantate e del ciclo delle commodities che ha smesso di essere la spina dorsale di quelle economie.

Risultato? Stando a calcoli di Goldman Sachs, 50 trilioni di dollari di debito in più dall’inizio della crisi finanziaria, la gran parte dei quali detenuta da corporations proprio dei Paesi emergenti. Cosa potrebbe accadere, quindi, se la situazione andasse fuori controllo? Questo primo grafico
EM_crisis1
ci mostra come il debito dei mercati emergenti sia schizzato alle stelle dal 2008, rispetto a quello dei mercati sviluppati, i quali dopo i massimi del 2009-2010 hanno cominciato a stabilizzarsi (sempre a livelli insostenibili, comunque), mentre questo altro grafico
EM_crisis2
ci mostra come sia il livello di debito della Cina ad essere salito particolarmente in fretta, visto che come percentuale del Pil, il debito abbia accelerato modestamente dall’inizio del nuovo secolo, ponendosi nel 2007 al 121% di ratio sul Pil. Oggi siamo a più del doppio, 282%.

Questo altro grafico
EM_crisis3
ci dice invece che non solo il debito sta salendo ma che il tasso di crescita cinese sta rallentando, visto che in proiezioni abbiamo un 6% nel 2017, un livello che rappresenta un minimo da decadi e questa è una delle previsioni più ottimistiche, visto che altri economisti parlano chiaramente di area 5%.

Ma ecco una delle maggiori criticità dell’economia cinese,
EM_crisis4
ovvero il fatto che combinato con la bassa inflazione, il debito cinese non possa che peggiorare, visto che la crescita del Pil resta sempre inferiore a quella del credito bancario. Mentre questo altro grafico
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ci mostra il livello enorme degli investimenti come percentuale del Pil: con una media delle economie che vedono quella ratio al 30%, per la Cina siamo al 50% e questo altro grafico ancora
EM_crisis6
mostra l’esplosione del debito corporate nel Paese del Dragone, visto che dal terzo trimestre del 2008 è più che raddoppiata, seguito dalla Turchia.

E se l’accumulazione di debito da parte di istituzioni finanziarie si è un po’ limitato, questo grafico
EM_crisis7
ci mostra come la Cina sia ancora in testa alla classifica per nazioni seguendo il trend da metà 2008.

Ma, a mio modesto avviso, una delle situazioni potenzialmente più infiammabili per l’economia cinese è rappresentata da questo grafico,
EM_crisis8
il quale ci mostra come il livello 100% sull’asse y rappresenti il punto raggiunto il quale l’intero profitto di un’azienda viene superato dal servizio del debito e suoi interessi. Nel 2007, come vedete, erano poche le ditte in questa situazione. Quest’altro grafico,
EM_crisis9
invece, ci mostra la situazione registrata lo scorso anno: non solo lo stock totale di debito nel settore è salito di oltre il 300% in sette anni ma circa metà delle compagnie hanno pagamenti su interessi del debito doppi delle loro entrate!

Ma se la Cina rappresenta il punto massimo, questo grafico
EM_crisis10
ci mostra come le difficoltà nel servire il debito stiano salendo ovunque nei mercati emergenti, con la già citata variabile di un possibile aumento dei costo del denaro da parte della Fed che renderebbe il carico di debito ancora più oneroso da onorare. E a complicare il tutto c’è questo,
EM_crisis11
ovvero l’assenza di consumatori globali, quindi mancanza di domanda per i beni dei mercati emergenti. Per qualcuno siamo nella fase finale di un “super-ciclo del debito”, la quale sopprimerà la crescita ovunque. Mentre questo altro grafico
EM_crisis12
ci mostra come alcune economie siano maggiormente esposte attraverso il canale del commercio, tanto che come si nota una porzione particolarmente alta della voce trade della Germania sia verso i mercati emergenti.

Ed ancora due grafici. Il primo
EM_crisis13
ci mostra l’esposizione delle banche europee ai mercati emergenti come percentuale del Pil dell’eurozona, mentre questo
EM_crisis14
ci mostra che da un lato il contagio finanziario potrebbe essere esacerbato dai profondi collegamenti tra economie sviluppate ed emergenti, mentre dall’altro certifica come sia avvenuto un aumento netto dei livelli di debito globale. Con una situazione di leverage simile, un crollo dei mercati emergenti potrebbe far inchiodare la crescita a livello mondiale.

Per quanto ce ne sia di effettiva, al netto della narrativa Usa sulla ripresa, smentita ieri da questo grafico,
CAT_depression1
ovvero dai risultati delle vendite mensili di Caterpillar, le quali nel mese di settembre non hanno visto nessuna area del mondo postare una lettura più alta o pari a quella del mese precedente, tutte in calo! E per mettere la situazione in prospettiva, ecco questo altro grafico
CAT_depression2
il quale dimostra come se la grande crisi finanziaria del 2009 si sostanziò per Cat in 19 mesi consecutivi di cali, oggi in piena ripresa quei mesi consecutivi sono diventati 34! Insomma, non siamo nemmeno alle soglie di una nuova recessione globale ma di una vera e propria depressione industriale su scala mondiale.

Insomma, la terza onda sta gonfiandosi. Speriamo di riuscire a cavalcarla e di non soccombere alla sua forza, indeboliti come siamo da dati macro anemici e debito fuori controllo. Al netto di tutto, un applauso alle Banche centrali per il capolavoro ottenuto, con 13 trilioni di liquidità ecco il risultato dei magheggi della stamperia e dei tassi a zero infiniti. E meno che la Fed non voglia utilizzare la terza ondata di crisi per vedersi semplificato il lavoro in vista del QE4, scaricando su altri colpe che sono per la gran parte sue.

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