Alzo o non alzo, questo è il dilemma. La Yellen lotta contro gli unicorni, mentre in Svizzera…

Di Mauro Bottarelli , il - 9 commenti

Yellen_rate
Parlando di fronte alla commissione Finanza della Camera, mercoledì Janet Yellen è stata chiara: “Non escludo un aumento dei tassi durante la riunione del FOMC del 16 dicembre prossimo, qualora le aspettative di inflazione fossero vicine al 2%”. Questo grafico,
QE_fail6
ci dice che allora non se ne parla.

Ma tant’è, il capo della Fed ha voluto rimarcare che, se ci fossero le condizioni, sarebbe appropriato alzare i tassi adesso, poiché questo permetterebbe rialzi più graduali successivamente. Insomma, ci siamo. O forse no, perché nel corso della medesima audizione sempre Miss Fed ha dichiarato che “se l’outlook economico peggiorerà, la Fed potrebbe soppesare l’ipotesi di tassi di interessi negativi, i quali potrebbero incoraggiare i prestiti da parte delle banche”. Dopodiché, non rimarrebbe che l’opzione Lourdes.

Ma ironia a parte, io la capisco. Provate voi a prendere una decisione chiara in un mondo come quello attuale. Guardate questi due grafici,
Schizo1
Schizo2
il primo ci mostra come nel medesimo Paese e per i medesimi due settori – servizi e manifattura -, in Cina i dati di Caixin e quelli ufficiali divergano nettamente. E volete che gli americani si lascino battere dai cinesi in manipolazione? No. E infatti questi grafici
Schizo3
Schizo4
ci mostrano la stessa dinamica schizofrenica tra Markit PMI e ISM. Provateci voi a dettare una linea chiara in un ambientino simile. Ma non basta, perché con la fantasia al potere e gli unicorni al timone, può succedere anche dell’altro. Ovvero, questo,
US_miracle1
il fatto che l’indice ISM New York sia salito a ottobre a quota 65.8 dai 44.5 di settembre (minimo da sei anni), facendo registrare il balzo in avanti più consistente dal novembre 2003. Miracolo a Manhattan! Eh sì, tocca scomodare proprio l’ultraterreno per capire, perché questo altro grafico relativo al sotto-indice
US_miracle2
ci dice che qualcosa non funziona in quella lettura record, essendo questa ai minimi record.

Ma non basta. Prendendo per buoni i dati ISM, ovvero occupazione ai massimi dal 2005 per i servizi e ai minimi dal 2009 per la manifattura, ci troviamo in questo ambiente di mercato del lavoro biforcato.
Bifurcated1
Bene, questo altro grafico
Bifurcated2
ci dimostra come le ultime due volte in cui si è creata una divergenza simile, non sia andata a finire poi troppo bene. Anche perché, alcune letture sono più facilmente manipolabili, altre meno. Come questa,
Rate_hike1
ad esempio, ovvero il fatto che la produzione reale nel terzo trimestre è salita su base annua del 2,3%, giù dal +3,4% del secondo trimestre e del 3,5% del primo ma soprattutto ai minimi dal primo trimestre del 2014. E c’è di più, perché come ci mostra questo grafico,
Rate_hike2
stando a simulazioni compiute da Newedge, per almeno gli ultimi 20 anni un aumento medio di 285mila unità su base mensile nei nuovi posti di lavoro non agricoli ha segnalato il massimo di creazione occupazionale per quel ciclo. Quindi, non solo ci troviamo con la crescita della produzione che rallenta di un terzo in un solo trimestre ma anche con il raggiungimento del picco nella ciclo di creazione di posti di lavoro, il tutto a 6 settimane dal presunto aumento dei tassi! Sembra un film di Ridley Scott ma è la realtà.

Come è vero quanto dimostrato da questo grafico
Factory_orders
ovvero che per l’undicesimo mese consecutivo, il ordinativi industriali sono calati su base annua, raggiungendo il bel risultato del più grande calo anno su anno dall’ottobre 2008, un sobrio -2,1% per il dato di agosto rivisto da -1,7%. Su base mensile siamo a -1% e se le scorte in calo dello 0,4% potrebbero non colpire troppo duro il dato del Pil, la ratio scorte/spedizioni resta al massimo del ciclo a 1.35x. C’è un filo di recessione nell’aria?

Eppure le Borse macinano, i grandi osservatori sono ottimisti, il mercato cinese è tornato a +24% dai minimi di giugno. Sarà ma questo grafico
Comfort1
ci mostra come questa narrativa non stia abbindolando il sentiment degli americani, visto il poco positivo andamento del “consumer confort” index di Bloomberg, in totale decoupling dai corsi azionari. E questo altro grafico
Comfort2
ci mostra come anche i cittadini Usa di colore, i più ottimisti nell’ultima rilevazione per la prospettiva di Hillary Clinton alla Casa Bianca, comincino a perdere un po’ di brillantezza e speranza nel futuro.

Ma chi se ne importa, le Borse salgono. E sapete perché? Ce lo dicono questi grafici
BOFA_backs1
BOFA_backs3
dai quali desumiamo che su rilevazioni di Bank of America nelle ultime tre settimane i buybacks corporate negli Usa hanno continuato ad accelerare, soprattutto con acquisti su large caps, mentre le small caps hanno registrato vendite nette. Avanti così, balliamo finché c’è musica e la nave non si inclina. Qualcuno, però, è già in prossimità delle scialuppe.

Ma non crocifiggiamo la Fed e Janet Yellen, avete visto in che mondo di pazzi sono costretti ad operare. E poi, c’è chi combina di peggio a livello di Banche centrali. Ad esempio l’hedge fund denominato Banca centrale svizzera, la quale dopo aver accumulato perdite record da 52 miliardi di dollari sul suo portafoglio azionario nel primo semestre di quest’anno, nel terzo trimestre ha pensato bene di fare questo,
Swiss_mad1
ovvero aumentare ancora gli acquisti, soprattutto su Apple, visto che come ci mostra questo grafico
Swiss_mad2
ha comprato altre 900mila azioni dell’azienda di Cupertino! In compenso, da fine settembre ha patito una perdita da 120 milioni di dollari su titoli Valeant, il conglomerato farmaceutico che in poco più di un mese ha perso un sobrio 46% di valore. La Yellen, in confronto, sembra Von Mises…

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