Dagli Usa al Canada, dal Venezuela al Kenya, la verità è che viviamo in un mondo di pazzi

Di Mauro Bottarelli , il - 6 commenti

Twilight_zone
Ricorderete come qualche giorno fa, nel tentativo di razionalizzare e mettere in prospettiva il dato occupazionale Usa di ottobre, sottolineavo l’importanza del settore costruzioni, il quale da solo ha garantito il maggiore aumento salariale orario dal dicembre 2014, a fronte della stagnazione degli altri comparti. Se ricordate, facevo quindi notare che il dato di questo settore relativo a novembre potrebbe essere dirimente per la scelta della Fed di alzare o meno i tassi a dicembre.

Bene, questo grafico
Construction_joke
ci mostra una possibile riproposizione della dinamica vissuta tra posti di lavoro nelle costruzioni e prezzo del legno da costruzione oggi e a metà del 2006: con il prezzo del lumber crollato del 21% su base annua, direi che c’è da stare attenti. Visto che l’ultima volta che si è sostanziato questo decoupling, le cose non sono finite bene. C’è poi il commercio al dettaglio, il quale a ottobre ha visto creati 44mila posti di lavoro negli Usa. Bene, questo grafico
Retail_joke
mette in relazione i prezzi dei titoli azionari del comparto con i nuovi posti di lavoro e anche in questo caso la dinamica tra la tarda primavera del 2007 ed oggi appare inquietante. Ma tranquilli, sono solo coincidenze: si possono alzare i tassi, anche se stiamo assistendo a un replay perfetto dei prodromi dell’ultimo crash.

E chi lo dice? Lo dice Bank of America, la quale con questo grafico
Warm_sales1
ci mostra l’andamento non entusiasmante delle vendite al dettaglio in ottobre e con quest’altro
Warm_sales2
ci offre la spiegazione: è stato un mese troppo caldo! La Fed ha davvero fatto scuola, se una grande banca d’affari arriva a scomodare 3 gradi in più rispetto alla media per giustificare un brutto dato macro! Soprattutto alla luce di questi due grafici,
Inventory_sales
Small_sales
i quali penso che non abbiano bisogno di spiegazioni e commenti ulteriori.

Ma per non passare da anti-americano, voglio dimostrarvi che il regime fatato degli unicorni da stamperia ha fatto impazzire il mondo intero, non solo gli Stati Uniti. Prendiamo il Canada, finito in recessione nell’ultimo trimestre dopo sette anni e ora alle prese con questo.
Empty_offices
Ovvero, il collasso del comparto real estate commerciale, ultima vittima del crollo del prezzo del petrolio. A settembre in Alberta c’erano 1,7 milioni di piedi quadrati di uffici vuoti e altri 5,2 milioni in costruzione ma ieri c’è stata la conferma del deterioramento della situazione, visto che stando a dati del broker di real estate Avison Young scopriamo che a Calgary lo spazio commerciale vuoto è ai massimi da cinque anni e gli affitti ai minimi dal 2006, dopo i licenziamenti di massa degli ultimi mesi. E c’è di peggio, perché nei prossimi tre anni si paleseranno sul mercato cinque nuovi grattacieli ad uso commerciale per un totale di 3,8 milioni di piedi quadrati. E se al dato ufficiale uniamo le cosiddette “shadow vacancy”, ovvero spazi dati in leasing ma lasciati sfitti, il tasso sale al 16%, il più alto da metà anni Ottanta! Per il Canada nella sua interezza, la lettura è già oltre i massimi del 2009.

Ma in Canada non si fanno abbattere, è gente forte che per passatempo fa a botte con gli orsi. Quindi, ecco che questo grafico
Canada_pension
ci mostra il grado di leverage dei loro principali fondi pensione pubblici: sono degli hedge funds! Infatti, per garantire profitti che coprano i sempre maggiori costi di gestione in un mondo a tassi zero che rende l’investimento obbligazionario classico un non sense, ecco che ci si lancia in derivati complessi come forwards, swaps e opzioni. Il grado di leverage dell’Healthcare of Ontario Pension Fund, HOOPP, oggi eccede il 100% degli assets netti, mentre l’Ontario Teachers’ Pension Plan, il terzo della nazione, ha leva pari a metà dei suoi assets netti!

Ma anche l’America Latina sa regalare soddisfazioni. Ad esempio il Brasile, dove non solo la recessione è ormai ufficiale ma anche l’inflazione pare un filo sfuggita dal controllo e sottostimata, visto che questa
Microsoft_Brasil
è la prova plastica di cosa significhi il dollaro forte per chi paga i prodotti Microsoft in real dal 4 novembre scorso. Si è passati da 6,5 real a 10,3, una sobria inflazione del 58% in prezzatura locale! E se la Fed alza i tassi davvero, rafforzando ancora il dollaro? Chiedetelo alla PDVSA, l’azienda petrolifera di Stato venezuelana, la quale dopo aver pagato lo scorso mese 4,2 miliardi di dollari andati a maturazione sul suo debito e in attesa di sborsare un altro miliardo a fine dicembre, ha alzato le mani e ha detto ai detentori obbligazionari che le scadenze del 2016 e 2017 le pagherà nel 2018 e 2019.

D’altronde, in una nazione governata da psicopatici e con il 95% delle entrate statali garantite dall’export petrolifero, la cosa non stupisce. Come non stupisce che il prezzo del bond di PDVSA sia crollato e, vista la stretta correlazione tra petrolio e casse statali, questo grafico ci mostra
Venezuela1
come lo spread sovrano venezuelano sia in impennata rispetto agli altri Paesi sudamericani, mentre questo altro grafico
Venezuela2
ci mostra i pagamento sul debito che attendono il Paese da qui al 2019. Auguroni. Tanto più che come ci mostra questo altro grafico
Venezuela_reserves
le riserve stanno calando, proprio perché vi si mette mano per onorare il servizio del debito. Ma non basta, perché Caracas ha anche ritirato 467 milioni di dollari di riserve cash presso il Fondo Monetario Internazionale. Con un Pil che quest’anno si contrarrà del 10% e l’inflazione all’85% circa, si può dire che sono davvero alla canna del gas. Viva il socialismo, viva la revolucion!

Ma andiamo a fare un salto in Africa, per l’esattezza in Kenya, dove l’ottimismo da tassi a zero sembra davvero regnare sovrano e garantire investimenti al limite del lisergico. Come questo, ad esempio,
Kenya1
ovvero un bill a tre mesi andato in asta l’altro giorno e il cui rendimento è crollato dal 19,471% della settimana prima al 13,763% per questa ragione.
Kenya2
Cioé, un’offerta di 4 miliardi di shilling (circa 49 milioni di dollari) e una domanda per 44,6 miliardi di shilling! D’altronde, cosa volete che succeda in tre mesi in Kenya…

Tanto più che viviamo in un mondo in perfetto equilibrio macro. Basti vedere questo grafico,
Base_metals
il quale ci mostra come dopo il Commodity Index di Bloomberg, crollato ai minimi da 16 anni, ora siano i metalli industriali di base a gridare recessione, essendo crollati del 50% dai massimi del 2011! L’indice contempla materiali di poco interesse come rame, zinco, nickel, alluminio, stagno e piombo ed è per questo che, come ci mostra il grafico,
Base_metals2
la Borsa del Paese più industriale di tutti e fino a poco tempo fa onnivoro di metalli industriali non mostra affatto interesse per questo dato.

E per finire, un po’ di cara, vecchia Europa. Questa che vedete nel grafico
BCE_muni
è la reazione dei mercati all’indiscrezione filtrata ieri in base alla quale la Bce, in vista dell’ampliamento del piano di QE, starebbe esaminando l’acquisto di bond municipali di città come Parigi, Madrid e Mainz o land come la Baviera. Stando a dati Thomson Reuters, sono in circolazione bond emessi da città o regioni europee per un controvalore di almeno 500 miliardi di dollari, con le emissioni delle regioni che solo nell’ultimo anno sono arrivate a 76 miliardi di controvalore. Qualche piccolo, leggerissimo rischio di default era prezzato nella reazione del mercato? Tranquilli, una fonte anonima della Bce ha fatto notare che quei bond hanno la garanzia statale. Ah beh, allora siamo a posto con Paesi come Italia, Spagna e Portogallo, come ci mostra questo grafico
Catalunya2
relativo alle dinamiche della ratio debito/Pil nei cosiddetti anni dell’austerity e della troika. E’ ufficiale, viviamo in un mondo di pazzi. Anzi, ai confini della realtà. Ora scusate, devo portare l’unicorno a fare pipì.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi