Negli Usa il fumo fa bene all’obbligazionario e le armi non sono un problema. I carcerati, invece…

Di Mauro Bottarelli , il - 31 commenti

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Siete anche voi della vulgata di quelli che pensano che la legislazione statunitense sull’acquisto, la detenzione e l’uso delle armi da fuoco sia un incentivo al loro utilizzo indiscriminato e quindi la principale ragione dell’alto tasso di omicidi? Bene, se è così, date un’occhiata a queste cifre e non fatevi abbindolare dai soloni del buonismo peloso alla Michael Moore.

Stando a dati del Pew Research Center della scorsa settimana il tasso di omicidi negli Usa è stato quasi dimezzato, passando da 7 ogni 100mila abitanti del 1993 a 3,6 su 100mila nel 2013, mentre nello stesso periodo il numero di morti per arma da fuoco (inclusi incidenti e suicidi) è calato di un terzo, da 15,2 a 10,6 per 100mila abitanti.
Stando a dati raccolti dal Pew Research Center, il tasso di omicidi negli Usa oggi è simile al livello degli anni Cinquanta, mentre questo grafico
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ci mostra come dal 1994 a oggi il numero di armi detenute privatamente nel Paese sia sostanzialmente aumentato, su dati della Firearms Commerce in the US. Questo altro grafico,
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su dati della World Bank, ci mostra quale sia il tasso di omicidi negli Usa dal 1995, mentre questo
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dimostra plasticamente come non ci sia correlazione tra nuove armi da fuoco in circolazione e aumento degli omicidi. Prendiamo come controprova un Paese in cui la legislazione sulla detenzione di armi è particolarmente draconiana, il Messico, nazione nella quale il Consolato statunitense dice ai turisti di non tenere in tasca nemmeno un coltellino multiuso. Questo grafico
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ci mostra il tasso di omicidi in Messico dal 1995 al 2012. E la cosa straordinaria è che i politici messicani giustificano questo dato e le loro politiche col fatto che nel Paese entrano facilmente armi illegalmente proprio dagli Stati Uniti: ma se così fosse, nella casa madre di tutte le pistole e i fucili, forse il tasso di omicidi dovrebbe essere maggiore, no? La realtà è questa: il proibizionismo messicano non ha prevenuto l’aumento degli omicidi da arma da fuoco, mentre il “laissez-faire” statunitense non ha portato a un aumento degli stessi.

Un altro luogo comune sull’America è che sia un Paese di atleti e salutisti, tutti belli, muscolosi e con sorrisi perfetti. Beh, non è così, se non nei film di Hollywood. Come ci mostra questo grafico,
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infatti, il 74% degli uomini statunitensi sono sovrappeso od obesi (in aumento dal 63% del 1994), stando a dati del National Health and Nutrition Examination Survey. Per l’esattezza, il 35% degli uomini e il 37% delle donne sono obesi, mentre un altro 40% di uomini e 30% di donne sono sovrappeso. Le cause? Troppa dipendenza dall’uso dell’automobile per spostarsi e la povertà, ovvero l’abuso di cibo spazzatura a buon mercato, stando allo studio pubblicato dallo JAMA Internal Medicine.

Ma un altro mito salutista sta crollando, perché come ci mostra questo grafico
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gli americani stanno ricominciando a fumare per la prima volta da oltre dieci anni. E sapete perché questo dato non sta facendo gridare all’allarme sociale e sanitario? Perché è un bene per uno dei settori più rischiosi e di nicchia del mercato dei bond municipali. Le spedizioni di “bionde” negli Usa stanno per vivere infatti il primo aumento dal 2006, con un +2,8% nei primi sei mesi di quest’anno rispetto al 2014, stando a dati del Trasury Department.

E come vi dicevo, i cosiddetti “high-yield tobacco bonds”, i quali sono ripagati da denaro frutto di accordi legali che Stati e governi locali ricevono dai produttori di sigarette, quest’anno hanno garantito un return del 9,4%, cinque volte superiore all’indice generale dei muni-bonds, stando a rilevazioni di Barclays Plc. e dopo il +19% dello scorso anno. Non è un caso che il prezzo di quelle obbligazioni oggi stia flirtando con il massimo da due anni.

Questo tipo di operazione è stata resa possibile dall’accordo tra governi federali e Philip Morris, Reynolds American Inc. e Lorillard Inc. nel 1998 e rappresenta uno dei comparti più rischiosi del mercato da 3,7 trilioni di dollari dei bond municipali, visto che le politiche proibizionistiche e la campagne sanitarie hanno fatto crollare il numero di fumatori molto più rapidamente del previsto dalla loro prima emissione, come ci mostra questa mappa grafica
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sul consumo di sigarette. Mentre questo grafico,
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di fatto mostra come la ghettizzazione anche su base etnica dei fumatori operata negli Stati Uniti attraverso anni di martellante campagna quasi più socio-mediatica che sanitaria (visto che a fronte del calo di fumatori, gli obesi sono cresciuti esponenzialmente).

Per capire quanto il giochino sia rischioso e possa letteralmente andare in fumo, basta dire che questo debito non è garantito dai governi che lo vendono e moltissimi dei 91 miliardi di bonds del comparto hanno rating al di sotto dell’investment grade: per Moody’s, un 4% di calo di consegne di sigarette su base annua si sostanzierebbe nel default dell’80% di quei bonds. E il dato del delivery ha registrato una media del -4,7% dal 2007. Ma è anche molto lucroso per chi non ha paura, visto che il secondo maggior detentore di queste obbligazioni è un gigante come Pimco, mentre lo stato del Delaware è al settimo posto. Questo grafico
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ci mostra come il debito emesso dalla californiana Golden State Tobacco Securitization Corp. stia vivendo un vero e proprio rally, visto che la carta che va a maturazione nel giugno 2047 con un coupon del 5,75% la scorsa settimana tradava a 89,4 cents sul dollaro, il livello più alto per trades da almeno 1 milioni di dollari dal giugno 2013 e su dell’83% dall’inizio dell’anno. E poi dicono che il fumo fa male…

Ma ironia a parte, la salute di una certa categoria di cittadini sta diventando davvero una preoccupazione per il governo statunitense, come ci mostra questo grafico.
Prison_health
il quale ci mostra come in un anno – il 2014 – in cui la popolazione carceraria negli Usa è calata, è però salito rapidamente il numero di detenuti anziani, trend che si è sostanziato in aumento dei costi sanitari per le prigioni statali e federali. I dati dal 1999 al 2014 mostrano infatti come il numero di detenuti superiori ai 55 anni sia cresciuto del 250%, contro soltanto un +8% di quelli come meno di 55 anni, stando a dati ufficiali del Bureau of Justice Statistics, il quale ha certificato che lo scorso anno la popolazione carceraria Usa sia scesa al livello minore dal 2005. Per mettere in prospettiva, nel 1999 i detenuti “vecchi” rappresentavano solo il 3% del totale, contro il 10% dello scorso anno.

E i costi sanitari salgono. Nel biennio 2011-2012, per esempio, il 73% dei detenuti sopra i 50 anni hanno patito di patologie croniche come ipertensione, diabete, asma e artrite, stando a dati del Bureau of Justice Statistics, tanto che il National Institute of Corrections stima che il costo della carcerazione per prigionieri sopra i 55 anni con malattie croniche o terminali sia di tre volte superiore a quello degli altri detenuti più giovani. Che dite, aumento delle grazie, giudici meno severi per gli over 40 o aumento delle pene capitali? Una soluzione va trovata nell’America delle stranezze.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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