Nel 2007-2008 furono mutui e immobili, oggi energia e commodities. Nell’alto rendimento è caos e si bloccano le redemptions

Di Mauro Bottarelli , il - 19 commenti

Bankruptcy
Purtroppo ho una convinzione: siamo in piena correlazione con l’inizio dell’ultima crisi finanziaria, quando il credit crunch cominciò a mordere. Nel 2007-2008 furono bolla immobiliare e mutui, oggi sono energia e commodities a guidare i cali. Ma la dinamica è la stessa, così come il settore da cui la palla di neve parte per diventare valanga, peccato che la leva e il debito sottostanti siano molto maggiori, oltretutto in un mondo con fondamentali deteriorati.
Lehman2

Tra giovedì e venerdì scorsi due hedge funds operanti nel comparto dell’alto rendimento, il Third Avenue Management e lo Stone Lion Capital, per bloccare la fuga di capitali di investitori che tentano di scappare prima di perdere tutto, hanno bloccato le redemptions, di fatto congelando i prelievi dei clienti. Tornano i “gates” di triste memoria, per ora nel silenzio generale perché non ci troviamo di fronte a Lehman Brothers. Siamo all’inizio della sell-off nel comparto del debito più rischioso, alimentata da crescita globale pressoché nulla e crollo degli utili per le aziende operanti nell’ambito delle materie prime: questo grafico
Yield_shock
ci mostra con il rendimento del debito high-yield Usa siano salito al massimo da quasi quattro anni, di fatto spalancando la strada al primo anno di perdite nel settore dal 2008, come fanno notare gli indici di Bank of America.
Third_Avenue

Inoltre, questo grafico
Distressed_debt5
ci mostra come il premio di rischio sul Markit CDX North American High Yield Index, un benchmark di credit default swaps legato al debito di 100 aziende con grado speculativo, sia salito venerdì di 36 punti base a quota 514.52, il massimo dal dicembre 2012, mentre l’iShares iBoxx High Yield Corporate Bond ETF di BlackRock, il più grande fondo del settore è ai minimi dal 2009. Questi altri due grafici
Distressed_debt1
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penso non abbiano bisogno di miei commenti o spiegazioni.

Ad oggi negli Stati Uniti bond corporate per un controvalore di 1,2 trilioni di dollari hanno subito downgrades da parte delle agenzie di rating ma la cosa non fa notizia, per il semplice fatto che ci siamo assuefatti al nuovo regime garantito dalla Fed e dei vari QE susseguitisi dalla crisi. Tutto il mondo è impazzito, il gigante della birra AB InBev ha appena ottenuto un prestito da 75 miliardi di dollari per comprarsi il ribale SABMiller, parliamo di una cifra che è quasi pari al Pil dell’Azerbajan e il più grande prestito commerciale della storia, oltretutto a a un tasso dell’1,1% superiore al LIBOR: nulla. Capite da soli che siamo al top della follia, una correzione a questo punto è inevitabile.

Che dire ad esempio della Federal Credit Union di San Francisco, la quale per aiutare i suoi clienti a comprare casa in una delle zone più care della California del Nord si è inventata il “Poppy loan”, dove poppy è l’acronimo di “Proud Ownership Purchase Program for You”. Di cosa si tratta? Semplicissimo, un programma che consente ai compratori di prendere in prestito fino a 2 milioni di dollari senza garanzia, né deposito. ZERO!
Distressed_debt9
Il tutto al 4% di interesse e senza nemmeno dover sottoscrivere un’assicurazione privata sul mutuo (PMI), la garanzia minima che di solito le finanziarie chiedono per coprirsi dal rischio di default del cliente. Insomma, la Federal Credit Union è felice di assumersi il 100% di rischio finanziario sul prestito in una delle aree che vede il mercato immobiliare più sovravalutato degli Stati Uniti: sono pazzi? No, perché lo fanno con soldi dei contribuenti Usa, gentilmente elargiti a pioggia dalla Fed. Sembra il playbook del 2006, peccato che poi sappiamo come sia andata a finire.

Quando si arriva a questi livelli, si è arrivati al top. E che lo dimostrano questi due grafici,
Goldilocks
Goldilocks2
i quali fanno riferimento al cosiddetto “effetto Riccioli d’oro”, ovvero il fatto che qualcosa deve cadere fino a certi margini, affinché l’opposto raggiunga gli estremi. Se vi ricordate, Gordon Gekko usò questa metafora in “Wall Street” per spiegare a Bud Fox la decisione di smembrare la Blue Star Airlines. Proprio come il piatto troppo grande e freddo o quello troppo piccolo e caldo, il sistema va in stretch fino a un determinato punto: poi collassa per cercare di trovare il piatto che va bene. Insomma, Schumpeter per bambini.

A mio avviso, ci siamo e il fatto che fra quattro giorni la Fed potrebbe alzare i tassi non può che farmi rabbrividire. Ma anche pensare che potrebbe essere il male minore, stando a questo grafico,
Overvalued_market
il quale ci mostra come il mercato attuale sia il più sovravalutato della storia. A questo punto non mi viene in mente altro che questa spiegazione: il dollaro forte colpisce le imprese ma fa bene ai corsi azionari, basti vedere il tonfo parallelo di biglietto verde e Wall Street occorso mercoledì scorso. Quindi, cerchiamo di puntellare ciò che è davvero “too big to fail”. Ce la faranno? Conviene di sì, a tutti quanti. Perché, attenzione, proprio il caso Lehman Brothers
Lehman_bond
ci ricorda come equity e debito non percepiscano allo stesso modo il rischio. E a volte ci si accorge della valanga quando ormai è davvero troppo tardi. Anche per la Fed.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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