Un Obama da record, la recessione negli Usa e la Fed tentata dal deja vu del 1937

Di Mauro Bottarelli , il - 9 commenti

China_crazy
Come sapete non sono mai stato tenero con il presidente Barack Obama e con la sua politica economica (per carità di patria non cito nemmeno quella estera) ma quando uno batte dei record, occorre riconoscerglielo e rendergli onore da avversario leale. Questo grafico
Obama_debt1
ci mostra come, nonostante l’accordo di inizio novembre sul tetto di debito, al 2 di quel mese gli Usa avessero aumentato il loro debito pubblico di altri 339 miliardi nel cosiddetto periodo delle misure di emergenza. Bene, la cosa interessante è che nelle quattro settimane seguenti, sempre gli Stati Uniti hanno aggiunto altri 335 miliardi di dollari di debito totale: insomma, solo nel mese di novembre 674 miliardi di debito in più, cifra che ha portato il totale a 18,827 trilioni di dollari. Ma il grafico che conta davvero è questo,
Obama_debt2
il quale ci mostra come durante la presidenza Obama gli Stati Uniti si siano comportati peggio dell’Italia craxiana, passando dai 10,6 trilioni del 21 gennaio 2009 agli attuali 18,8 trilioni di dollari, un bel 77% in più. Yes, he can!

Ma Obama ha portato anche delle cose positive, ad esempio l’Affordable Care Act, meglio noto come Obamacare e che nelle intenzioni del presidente doveva porre fine alle discriminazioni nel sistema sanitario statunitense. Questi due grafici,
US_health1
US_health2
ci mostrano i risultati realmente ottenuti: primo, le spese sanitarie pesano sempre di più come voce del Pil (e hanno salvato più volte la lettura di quest’ultimo, essendo spese obbligatorie) e secondo, lo scorso anno per la prima volta dal 2009 le spese per medicinali hanno superato la spesa sanitaria totale! Una nazione di ammalati o ipocondriaci! O forse di patrioti che pensano al Pil, volendo pensare positivo.

Ma vediamo qualche altro effetto dell’Obamacare attraverso altri grafici. Il primo
Services1
ci mostra come il PMI dei servizi negli Usa sia salito a 56.1 a novembre da 54.8 di ottobre, il massimo da maggio, anche se la stima flash puntava a 56.6. Questo altro grafico,
Services2
però, ci mostra come l’ISM dei servizi sia crollato da 59.1 a 55.9, ai minimi da aprile 2014 e questo
Services3
come i nuovi ordinativi continuino a patire. Come mai l’economia dei servizi sta scivolando? Lo dice il commento al report: “L’Affordable Care Act sta impattando sui nostri business, riducendo le entrate e aumentando i costi delle cure”. Non male come risultato e attenzione, perché come ci mostra questo grafico
Services4
è la manifattura che spinge in recessione i servizi.

Recessione, dicevamo. Questo grafico relativi agli ordinativi industriali
Factory_orders1
ci dice che siamo a 12 settimane consecutive di letture negative su base annua, solo tre settimane di differenza dalle 15 che si sono vissute durante la recessione. Non basta? Ecco un altro grafico,
Factory_orders2
il quale ci mostra come gli ordinativi industriali negli Usa siano oggi ai livelli di fine 2010. Ancora no? Vediamo se quest’altro grafico
Factory_orders3
può aiutarvi, visto che ci mostra plasticamente come la recessione manifatturiera in America sia già realtà. Ma tranquilli, la manifattura non conta, il Pil americano si basa al 70% sui consumi. Ecco, questo grafico di Bank of America sul tracciamento delle carte di credito
Holiday_sales
ci mostra come le tre settimane conclusesi con il Black Friday – il cosiddetto periodo “early holidays” per le vendite al dettaglio – abbiano visto una contrazione delle vendite dell’1,2% su base annua, il primo calo dalla recessione post-2008. E l’indice Consumer Comfort di Bloomberg sembra confermare il trend, come ci mostra il grafico.
Comfort1

E le dinamiche di mercato? Il dato occupazionale ADP di mercoledì è stato esuberante e la Challenger and Grey ha confermato un calo dei licenziamenti, scesi ai minimi da 14 mesi. Sono però salite le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione, +9mila unità arrivando al totale di 269mila. Ma la Fed non si preoccupa, perché comunque il dato resta ai minimi dal 1973. Questo grafico,
Recession_claims
però, sembra suggerirci una domanda: cosa è successo dopo? E se anche i cosiddetti “millennials” hanno seppellito l’american dream, come ci dimostra questo grafico,
American_Dream
le cose si stanno davvero mettendo male.

Ma tranquilli, c’è la Fed. La stessa che, per bocca del suo numero uno, Janet Yellen, l’altro giorno ha dichiarato che “è devota agli interessi del popolo americano”. Questo grafico
Wall_Main
ci spiega anche a quale parte del popolo ma non si può sempre spaccare il capello in quattro, occorre guardare i fatti e i dati. Già, i dati. La Fed ha più volte detto che dipende da loro e loro soltanto la decisione sul rialzo dei tassi: ecco, questo grafico
Surprise1
ci mostra quale anno la Fed dati-dipendente ha scelto per alzare i tassi! Mentre quest’altro grafico,
Surprise2
mostra come le eventuali attese del mondo per una ripresa nel secondo semestre dell’anno, come accaduto dal 2010 in poi, rischiano di essere deluse dal 2015.

Ma c’è poco da fare, a Yellen ha fatto intendere che il 16 dicembre i tassi saliranno. D’altronde, questi due grafici
Recovery_war1
Recovery_war2
ci mostrano come la ripresa sia stata smagliante dal 2009 in poi, ci mancherebbe di non poter alzare di un quarto di punto il costo del denaro. Addirittura, nell’agosto di quest’anno la ripresa in corso era talmente sostenuta da essere stata battuta anche da quella del periodo tra le due guerre. Chissà, vuoi vedere che il deja vù sarà totale e ci toccherà rivivere anche il double dip del 1937-1938?

Eh già, perché proprio come oggi, il 1937 fu l’unico anno in cui la Fed alzò i tassi nel corso di una recessione. Di più, come ci mostra questo grafico
FED_1937
come oggi anche nel periodo 1929-1936 i tassi collassarono a zero e il bilancio della Fed era passato dal 5% al 20% del Pil per contrastare la Grande Depressione. Bene, tra agosto del ’36 e maggio del ’37 la Fed operò una contrazione monetaria in tre passi, tra l’altro raddoppiando i requisiti di riserva da 3 a 6 miliardi, mosse che portarono il tasso a tre mesi dallo 0,1% del dicembre 1936 allo 0,7% dell’aprile 1937.

Cosa successe dopo? Ce lo mostra questo grafico,
DJIA_1937
un crollo del Dow Jones del 49% e una durissima recessione nel secondo semestre del 1937, dovuta proprio a quel rialzo avventato che fece contrarre immediatamente la fornitura di capitale. E se già dal 1938 il mercato azionario cominciò a riprendersi, ci vollero quasi dieci anni per ritrovare i massimi del 1937. Ci volle una guerra mondiale! La Fed sa qualcosa che noi ancora non conosciamo, forse? Serve qualche bombetta in più e più seria per il QE4?

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato