Il discorso sullo stato dell’Unione che Obama non ha fatto. E la nascita di un’America di Bill Foster

Di Mauro Bottarelli , il - 10 commenti

Ordinaria_follia
Barack Obama ha tenuto il suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, i contenuti del quale troveranno ampio risalto sui giornali di oggi. Evito, quindi, di riproporli qui e provo un esercizio di stile diverso. Ovvero, proporvi il discorso che il presidente uscente avrebbe dovuto fare se avesse avuto l’onestà di raccontare davvero l’America nata e cresciuta durante gli anni della sua amministrazione. Partiamo da questo grafico
Debt_growth
e dai dati che sottintende: dal 2009, il debito governativo Usa è cresciuto di 7,75 trilioni di dollari ed entro la fine del ciclo del prossimo budget arriverà a quasi 20 trilioni di totale. Peccato che come mostra il grafico, durante la presidenza Obama, la crescita economica reale sia stata pari solo a 2,08 trilioni di dollari. Insomma, questi due grafici
Obama_debt1
Obama_debt2
sono la vera legacy di politica economica che Obama lascerà agli Usa una volta abbandonata la Casa Bianca.

Anzi no, sono ingiusto. C’è anche dell’altro che il presidente ha fatto per l’economia Usa, la stessa che in dicembre sarebbe cresciuta di 292mila unità occupazionali. Bene, questo grafico
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mostra come il BLS statunitense gonfi i numeri: ovvero, 324mila nuovi posti di lavoro sono destinati a lavoratori con più di un’occupazione, ovvero si conteggia una persona per 2 o più lavori. Di fatto, il numero si dimezza o peggio. Sicuramente peggio, perché come mostra il grafico il numero di questa tipologia di lavoratori è al massimo dall’agosto 2008, 7,738 milioni e a un passo dal record storico. Ma c’è anche questo,
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ovvero il fatto che sempre nel dicembre dei record un numero mai registrato di americani in pensione o che riscuotono la Social Security hanno lavorato part-time. Parliamo di 2,6 milioni di persone che hanno lasciato ufficialmente il lavoro o sono in regime di restrizione oraria settimanale a 34 ore proprio per i limiti imposti sul reddito dalla Social Security. Insomma, un vero miracolo occupazionale.

Ma è anche la qualità di questi posti di lavoro a fare la differenza e dare la cifra dell’amministrazione Obama, perché come ci mostra il grafico
US_farce1
la cosiddetta “Bread and Circuses Economy” – mai denominazione fu più azzeccata – è quella che ha visto un vero e proprio boom: baristi, camerieri, venditori ambulanti di hot dog, tate, parcheggiatori e fattorini. Queste categorie, il cui inquadramento salariale è il più basso, pesano per il 70% dei 2,59 milioni di lavori creati nell’economia part-time dal picco pre-recessione del dicembre 2007. Si tratta di 1,8 milioni di persone. Ma non basta, perché c’è un’altra caratteristica del mercato del lavoro targato Obama: ovvero, i lavori di fatto finanziati dai contribuenti, sia attraverso spesa statale diretta che attraverso forti sussidi. All’apice di questa categoria c’è il cosiddetto HES Complex (health, education and social services) e come ci mostra il grafico
US_farce3
questa è la categoria occupazionale con la più veloce crescita dall’inizio del nuovo millennio ma che oggi dipende da Medicare, Medicaid e altra spesa sanitaria governativa per 2 trilioni di dollari, più altri 250 miliardi circa di copertura per i piani sanitari dei dipendenti e credito d’imposta per l’educazione. Certo, qualcuno può dire che gli attuali 32,6 milioni di posti di lavoro dell’HES Complex aggiungono produttività sul lungo termine attraverso educazione e miglioramento delle condizioni sanitarie dei lavoratori ma resta il fatto che dal 2000 ad oggi c’è stato un aumento netto solo del 3,7% per posti di lavoro creati al di fuori dell’HES Complex e la misurazione contempla la “Part Time Economy” e la “Bread and Circuses Economy”. Questo grafico
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mette la questione in prospettiva e per usare un altro misuratore possiamo dire che, su basi di trend, l’economia Usa ha generato solo 21mila posti di lavoro al mese negli ultimi 15 anni in settori che non siano finanziati dal fisco o indirettamente dai 10 trilioni di aumento del debito del settore pubblico Usa dal 2000 ad oggi. Insomma, chiamarla ripresa pare azzardato. Diciamo che pura propaganda e statalismo paiono definizioni più appropriate.

Alla luce di una realtà simile non stupiscono quindi i risultati dell’ultimo report di Bank of America sulle vendite al dettaglio, uscito proprio ieri, il quale compara il dato interno della banca relativo all’uso di carte di credito e debito e quello del Census Bureau. Questo primo grafico
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mette la situazione subito in prospettiva, mentre quest’altro
BAC3
ci mostra come anche il tanto atteso shopping delle festività non sia decollato e quest’ultimo
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ci mostra come anche gli acquisti presso rivenditori del lusso siano in netto calo tendenziale. Non a caso, come ci mostra questo grafico,
Recession_2016
ieri il mercato dei bond ad alto rendimento segnalava un 44% di probabilità di ritorno in recessione nel 2016.

Ma Obama non ha parlato di questa America, la “sua” America. E non ha parlato nemmeno di questo,
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ovvero del fatto che trenta anni fa solo il 27% degli interpellati da istituti demoscopici mostrava forte supporto la per la National Rifle Association, la potente lobby delle armi, mentre il mese scorso nel sondaggio compiuto da Wall Street Journal e NBC quella percentuale era salita al 38%. Insomma, il presidente che piange pensando alle vittime delle armi da fuoco nel corso della sua presidenza ha fatto salire il supporto per la NRA. E se questo grafico
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ci mostra come la stessa lobby sia odiata dai Democratici e amata dai Repubblicani, il dato che impressione è il record del 41% di supporto da parte dei cittadini che si identificano come politicamente indipendenti. Ed è questo la vera rivoluzione compiuta da Obama, far disinnamorare del tutto l’americano medio della politica mainstream e gettare le basi per un nuovo homo americanus: arrabbiato, disilluso, chiuso in se stesso e senza speranze. E questo grafico tratto dall’ultimo sondaggio della Gallup
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ci conferma come questo trend non solo sia in atto ma anche la sua importanza, visto che ben il 43% degli americani interpellati si è definito “indipendente” a livello politico. Di più, gli indipendenti hanno eroso consensi a livello bipartisan, visto che negli ultimi sei anni i consensi verso i Democratici sono scesi dal 36% al 30%, mentre quelli dei Repubblicani dal 28% al 25%.

D’altronde, parliamo di un Paese dove il presidente e la classe politica hanno fatto calare la fiducia nel governo a questo livello,USGov_trust
anche perché una dinamica fiscale di favore verso i più abbienti come questa
Obama_rich
non depone certamente a favore del supporto della maggioranza dei cittadini, i quali, come ci mostra questo grafico,
Middle_class2
negli Usa post-crisi non sono più classe media: ovvero, estremizzazione polare del reddito, molti ricchi e moltissimi poveri. Di più, anche la fiducia nel totem assoluto dell’american dream e del libero mercato, il dollaro, è ormai visto come carta straccia senza valore o veicolo di debito da sempre più cittadini, visto che questi due grafici
Record_silver
Record_gold
ci mostrano – su dati della US Mint – le vendite di monete d’argento e d’oro nel primo giorno di quest’anno comparate con le vendite nell’intero mese di gennaio 2015.

E a cosa porta questa dinamica sociale ed economica? A questo,
Trump_shock
al fenomeno Donald Trump, l’anti-casta miliardario che tuona contro Washington, il suo statalismo, le sue tasse, le sue leggi. Un po’ Berlusconi e un po’ Bossi prima maniera, il magnate sta scalando vertiginosamente i sondaggi, di fatto avendo doppiato tutti i competitor in casa repubblicana.
Trump_rally
E non solo, perché un sondaggio pubblicato lunedì dalla Mercury Analytics di Washington rivela che un 20% di elettori democratici potrebbe cambiare idea e votare Trump. Di più, se soltanto il 14% di repubblicani ha detto che potrebbe votare per Hillary Clinton, circa il 25% dei democratici interpellati a detto che è completamente d’accordo nel dire che Trump abbia toccato alcune tematiche reali e il 19% ha si è definito in qualche modo d’accordo.
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Il che ci porta alla conclusione di questo articolo e al grafico che a mio modo di vedere rappresenta al meglio l’America di oggi dopo due mandati di Obama. Questo,
US_male
il quale ci mostra come il crollo della partecipazione maschile alla forza lavoro, scesa dal 90% del 1948 al 68,5% del 2015, abbia portato al limite la sopportazione verso i politici di carriera e abbia visto esplodere il consenso per Donald Trump. Insomma, scendere sotto quota 70% è stato come varcare il Rubicone dell’orgoglio e dell’american dream tradito. Attenzione, se non gli verrà riservato un trattamento in stile Dominique Strauss-Kahn, Donald Trump potrebbe sorprendere tutti a arrivare alla Casa Bianca sospinto da un esercito arrabbiato e deluso di Bill Foster, il personaggio interpretato da Michael Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”. Complimenti presidente Obama, mission accomplished.

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