Iran e Arabia Saudita tra destabilizzazione, false flag, propaganda e attacchi all’Europa. Che, vigliacca, si inchina

Di Mauro Bottarelli , il - 3 commenti

Iran_Saudi
E’ tensione alle stelle tra Iran e Arabia Saudita dopo che l’esecuzione dell’imam Nimr al Nimr da parte di Ryad ha scatenato la rabbia degli sciiti che hanno alcune sedi diplomatiche saudite. Dopo gli Emirati arabi, ora anche il Kuwait ha deciso di richiamare il proprio ambasciatore dall’Iran schierandosi così al fianco dell’Arabia Saudita, la quale ha rotto tutte le relazioni diplomatiche con Teheran.
Iran_Saudi8
L’altro giorno, poi, l’Iran ha sospeso i pellegrinaggi alla Mecca, finché Ryad non garantirà migliori condizioni di sicurezza rispetto al tragico incidente del settembre scorso, quando in una calca incontrollata morirono migliaia di pellegrini. Nel frattempo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato l’assalto all’ambasciata saudita a Teheran invitando l’Iran a rispettare i suoi obblighi internazionali di proteggere le sedi diplomatiche. Non una parola, ovviamente, contro l’esecuzione di Nimr al Nimr e degli altri 46 prigionieri, forse per non turbare un membro che – giova ricordare – è a capo del Consiglio dei diritti umani dell’Onu.
Saudi_behaed

Ma cosa succede? Al netto della proxy war tra i due Paesi già in atto in Yemen dalla primavera dello scorso anno, ovviamente Ryad ha un odio secolare e corrisposto verso Teheran, basato sostanzialmente sulla divisione settaria all’interno dell’islam tra sunniti e sciiti. Ovviamente, come ci mostra questa grafica,
Iran_Saudi2
oggi l’Arabia Saudita dal deficit di budget al 20% ha un motivo in più per far guerra all’Iran e fare in modo che non vengano tolte le sanzioni in ossequio all’accordo sul nucleare raggiunto a luglio. Cioé, evitare ulteriore saturazione con la ripartenza dell’export iraniano e, soprattutto, evitare di perdere quote di mercato, tanto che come ci mostra questo grafico,
Saudi_UE
martedì Ryad ha dato vita allo sconto più grande dal febbraio 2009 per il petrolio che vende in Europa, una mossa dichiaratamente contro l’Iran, proprio mentre le tensioni settarie aumentano. Basti ricordare che prima delle sanzioni dell’Ue contro Teheran, Italia e Spagna dipendevano rispettivamente per il 13% e 16% dal petrolio iraniano, oggi sostituito proprio da quello saudita che approda nei porti polacchi a forte sconto.
Renzi_Ryad

Ma lo scontro in atto merita qualche precisazione storica e questa cartina
Sunni_Shiite
è perfetta per mostrarci la realtà con cui abbiamo a che fare, ovvero le percentuali di sunniti e sciiti nei vari Paesi dell’area e l’affiliazione confessionale dei governi al potere. In alcune nazioni come l’Arabia, appunto, chi governa è dello stesso ramo dell’Islam della maggioranza della popolazione, mentre altrove come in Iraq – dove la maggioranza dei cittadini è sciita – per moltissimi anni al potere sono stati i sunniti, a partire dall’Impero Ottomano e fino al regime Ba’thista di Saddam Hussein. Oggi in Iraq c’è un governo a maggioranza sciita, mentre nella sunnita Siria, i membri della setta sciita halawita controllano il governo fin dal 1970.

Qual è il bilanciamento delle forze? I sunniti rappresentano la maggioranza del mondo islamico, contando per l’85-90% e rappresentano l’85% delle popolazioni di Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Siria ed Emirati Arabi Uniti, mentre il 70-85%di quelle di Kuwait, Pakistan e Afghanistan. Gli sciiti sono invece maggioranza in Bahrain, Iraq e Azerbajan (60-65%) e Iran (95%), la vera patria di questa confessione. Medio Oriente e Nord Africa sono musulmane al 93% ma sono la patria di solo il 20% dei musulmani nel mondo, visto che la maggioranza di loro – oltre il 60% – vive nella regione dell’Asia-Pacifico.

E il bilanciamento di equilibri tra potere e popolazione quando si tratta di religione è molto importante in Medio Oriente, come ci insegna il caso dell’Iraq sciita ma guidato per la maggior parte del tempo da sunniti. Guarda caso, nel pieno della disputa tra Iran e Arabia Saudita, lunedì sono state colpite due moschee sunnite, Ammar bin Yasir e al-Fath al-Mubeen, nella città irachena di Hilla.
Hilla
Ovviamente, tutti hanno pensato a una vendetta sciita per l’esecuzione di Nimr al-Nimr ma gli stessi funzionari iracheni dicono altro. E di molto interessante. Stando al responsabile per la sicurezza provinciale, Falah al-Khafaji, infatti “è stato l’Isis a bombardare le due moschee sunnite, poiché i militanti del gruppo vogliono alimentare le tensioni settarie e infiammarle in tutto il Paese”. False flag, insomma, di cui forse a Ryad sanno qualcosa.

Ma non basta, perché anche il governatorato saudita di Qatif, dove risiede la gran parte della comunità sciita del Regno, è da tempo teatro di tensioni e scontri tra forze di sicurezza e ribelli filo-iraniani, come ci mostra la cartina.
Qatif
Bene, la questione fondamentale è però un’altra, ovvero che proprio Qatif è il centro nevralgico dell’industria petrolifera saudita – la cosiddetta “Grand Central Station” – dove risiedono 12 pipeline che riforniscono gli enormi terminale di Ras Tanura e Dharan, come ci mostra la mappa.
Saudi_pipeline
Il problema è che quelle infrastrutture sono molto vicine a città e strade e quindi difficile da difendere da attacchi “mordi e fuggi”. Insomma, molti dei 10,3 milioni di barili al giorno di produzione saudita passano da territorio sciita in Arabia e, stando a valutazioni di tecnici, un sabotaggio o un attacco che metta fuori uso anche solo parte delle pipeline per pochi giorni potrebbe portare a un picco esplosivo delle valutazioni, fino e oltre i 200 dollari al barile nei casi più gravi.

Guarda caso, martedì un bus di proprietà dell’azienda petrolifera statale Aramco è stato assaltato e dato alle fiamme da quattro individui armati in ciò che Ryad a subito definito “un assalto terroristico”. Altra false flag per accusare gli sciiti e il loro main sponsor, ovvero Teheran o prove tecniche di rimbalzo delle valutazioni del greggio attraverso attentati? Teniamo d’occhio il prezzo del petrolio nelle prossime settimane.
Aramco

Ma si sa, l’Arabia Saudita può contare sull’appoggio statunitense, tanto che il blando richiamo di Washington per l’esecuzione di Nimr al Nimr è parso ai più nient’altro che un obbligo di etichetta diplomatica. E Ryad punta molto sull’asse con Washington, sia perché è il principale acquirente di armamenti Usa, sia perché ha dato vita nei mesi seguenti all’attentato dell’11 settembre a una campagna di lobbying e PR enorme per evitare che i link sauditi del commando che colpì le Torri Gemelle potessero incrinare l’asse. Questa grafica
Saudi_spin
ci mostra come opera Qorvis, la mega-centrale di informazione e pubbliche relazioni dell’Arabia Saudita negli Usa, attraverso siti internet, portali a tema con informazione mono-direzionale sulla guerra in Yemen ma anche eventi in prestigiose sedi cui sono presenti politici e amministratori delegati di grandi aziende. Nello scorso mese di settembre, il Regno saudita ha aiutato a sponsorizzare eleganti galà per l’elite del business di Washington presso il Ritz Carlton Hotel e l’Andrew Mellon Auditorium: alla presenza di Re Salman, in sala si trovavano i principali dirigenti della General Electrics e della Lockheed Martin, il presidente della catena Marriott International e tutto il fior fiore dei funzionari dei principali think tank.
Saudi_Usa2

Inoltre, alla faccia dell’austerity in patria, l’ambasciata saudita a Washington ha ingaggiato il fratello del capo della propaganda elettorale di Hillary Clinton, il leader di uno dei più grandi gruppi di pressione del Partito Repubblicano e anche uno studio legale con stretti legami con l’amministrazione Obama. Inoltre, per non farci mancare nulla, Ignacio Sanchez, uno dei principali raccoglitori di fondi per Jeb Bush, è un lobbysta per la causa saudita. Ma visto che l’operazione è capillare e in grande stile, Qorvis ha anche ingaggiato altre aziende per porre in essere il suo lavaggio del cervello presso l’opinione pubblica americana, tra cui Tuluna Usa, un’azienda che si occupa di sondaggi online e l’American Directions Group, una compagnia di sondaggi telefonici fondata da un sondaggista che in passato ha lavorato per Bill Clinton.
President Barack Obama with Saudi Arabian King Salman.

E l’Europa, silente e patetica entità senz’anima? Il suo di fatto timore reverenziale verso Ryad sta tutto nel cosiddetto “caso Wallström”. Di cosa si tratta? Poche settimane fa il ministro degli Esteri svedese, Margot Wallström, ha avuto infatti l’ardire di attaccare l’Arabia Saudita per i divieti imposti alle donne su guida e lavoro, per i matrimoni combinati con spose bambine, per le negazione delle libertà fondamentali e per la sentenza che mandava in prigione per 10 anni – oltre a 1000 frustate – il blogger Raif Badawi. “Sono metodi medievali e un crudele tentativo di silenziare le moderne forme di espressione”, dichiarò. Insomma, argomenti che qualsiasi persone senziente farebbe suoi e, oltretutto, portati avanti con tanta grinta da una politica socialdemocratica.
Wallstrom

Reazione? Al di fuori della Svezia di “caso Wallström” si è parlato a malapena per un giorno sui grandi media e nessun alleato Ue si è sentito in dover di difendere Stoccolma. Da cosa? Di fatto, fa una sorta di fatwa dell’Arabia Saudita! Ryad ha infatti ritirato l’ambasciatore in Svezia e ha smesso di emettere visti per uomini d’affari di quel Paese, subito imitata dagli Emirati Arabi Uniti. Di più. l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, la quale rappresenta 56 Stati, ha accusato la Svezia di “non rispettare i ricchi e vari standard etici del mondo” (tra cui incarcerare blogger e decapitare oppositori), mentre il Consiglio per la Cooperazione del Golfo ha condannato quella che ritiene “una inaccettabile interferenza negli affari interni del Regno saudita”, tanto da non poter escludere incidenti anti-svedesi a breve. Notare come queste ultime due organizzazioni non abbiano avuto nulla da ridire quando lo scorso mese di ottobre la stessa Wallström riconobbe lo Stato di Palestina: come al solito, c’è interferenza e interferenza.
Sweden_islam

Il problema è che la Svezia, pur così piccola, è il 12mo esportatore di armi al mondo e l’Arabia Saudita conta per qualcosa come 1,3 miliardi di export del settore: il rischio è grande, quindi. Tanto più che Ryad ha già detto che molti altri Paesi a maggioranza musulmana potrebbero seguire il suo esempio e la storia insegna che certe minacce poi si avverano. Durante la crisi delle vignette blasfeme, le aziende danesi subirono un boicotaggio a livello globale, mentre in Francia nei supermercato Carrefour furono tolti dagli scaffali prodotti danesi per non urtare i clienti musulmani. E già oggi si parla di una coalizione islamica per non consentire alla Svezia di ottenere un seggio al Consiglio di sicurezza dell’Onu nel 2017 a seguito delle parole della Wallström. Dire che l’Europa fa pietà e pena pare farle un complimento.
Islam_cartoon

Ma attenzione, perché se il potere di relazione dei sauditi è davvero così forte potremmo scoprirlo a breve e senza dover gironzolare per supermercati: a seguito della decisione della Banca centrale svedese, la Riksbank, di andare ancora più in negativo con i tassi per evitare l’apprezzamento della corona e sgonfiare la bolla immobiliare, da Stoccolma arrivano voci riguardo “hedge funds stranieri che sono long sulla corona e che sembrano intenzionati a sfidare la Riksbank, tanto che vedono l’indebolimento della stessa dopo un possibile intervento della Banca centrale come una buona opportunità di acquisto”.
Sweden_1
Cura Soros in arrivo per Stoccolma? Una cosa è certa, l’Arabia Saudita è la centrale della destabilizzazione mondiale. E noi, europei rimbecilliti, ci vendiamo come cavalier servente per quattro barili di petrolio e per non far arrabbiare Washington. In fondo, ce lo meritiamo.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares

Incoming search terms:

  • vignette sull\arabia saudita
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi