Israele scarica la Turchia e manda un messaggio agli Usa su Siria e Libia. Lo capiranno?

Di Mauro Bottarelli , il - 25 commenti

Isis_libya3
Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo tranquillamente definire fin da ora un fallimento i negoziati di pace sulla Siria inaugurati formalmente oggi a Ginevra. Non solo, infatti, era assente l’opposizione sostenuta dall’Arabia Saudita ma anche e soprattutto i curdo-siriani del PYD, volutamente lasciati fuori dalle trattative dall’inviato Onu, Staffan de Mistura, quasi certamente per non irritare la Tuchia. Un giorno di lavori e la Russia già propone una riunione del cosiddetto “Formato Vienna” per l’11 febbraio in Germania. Insomma, un successone fin dal principio.
DeMistura2

E pensare che proprio Staffan de Mistura aveva parlato molto chiaramente alla vigilia dell’apertura dei lavori: “Cinque anni di conflitto sono troppi. L’orrore è davanti agli occhi di tutti. Dovete sapere che contiamo anche su di voi per alzare la voce, per dire basta, è abbastanza. Avete visto fin troppe conferenze, due delle quali hanno già fallito. Questa non può fallire”. Speriamo ma c’è poco da essere ottimisti. Anche perché il fallimento dei negoziati farebbe il piacere di molti, Ankara in testa ma anche Arabia Saudita e Usa, i quali hanno reso noto di avere allo studio un’opzione militare se la strada della diplomazia non riuscirà a sbloccare la situazione. La posta in palio è sempre la stessa e sempre più divisiva: il destino che attende Bashar al-Assad e il suo regime.
Assad1

Ma tre giorni prima che a Ginevra le parti si incontrassero, una notizia proveniente dalla Grecia e riguardante il ministro della Difesa israeliano, Moshe Ya’alon, passava incredibilmente sotto silenzio. Si tratta della stessa persona che pochi giorni fa, partecipando a conferenza tenuta presso l’Istituto di Studi sulla Sicurezza Nazionale a Tel Aviv , dichiarò che l’Iran rappresenta una minaccia maggiore dello Stato Islamico e che nel caso il regime siriano dovesse cadere, Israele preferirebbe che la Siria andasse sotto il controllo dell’IS piuttosto che della potenza iraniana.
Yaalon2
“In Siria, se la scelta è tra l’Iran e lo Stato Islamico, io scelgo lo Stato islamico. Non hanno le capacità che ha l’Iran: il nostro più grande nemico è il regime iraniano che ci ha dichiarato guerra”, concluse Ya’alon. Bene, martedì 26 gennaio, lo stesso Ya’alon si trovava ad Atene per un incontro bilaterale con il suo omologo greco, Panos Kammenos e candidamente ha dichiarato quanto segue: “Come sapete, Daesh ha goduto dei soldi che la Turchia gli garantiva per il petrolio per molto, molto tempo. Spero che ora questo finirà. Sta alla Turchia, al governo turco, alla leadership turca, decidere se vogliono essere in qualche modo parte di una cooperazione contro il terrorismo. Finora non è stato così”.

Boom! Perché Israele scarica la Turchia? E cosa faranno gli Stati Uniti, il cui vice-presidente, Joe Biden, non più tardi del 23 gennaio scorso era proprio ad Ankara per incontrare il presidente, Recep Tavyip Erdogan e il primo ministro, Ahmet Davutoglu e sostenere la loro lotta senza quartiere contro i curdi del PKK? Temo che la mossa di Tel Aviv abbia molto a che fare con il pressoché certo fallimento dei colloqui di pace a Ginvera e quindi con lo showdown militare in Siria da parte di Washington e alleati, Turchia compresa. Ma anche con il fatto che proprio da Ginevra potrebbero arrivare scomode rivelazioni riguardo il modo con cui gli Stati Uniti hanno gestito negli anni la questione siriana.
Biden2

Se infatti turco-siriani e filo-sauditi non siedono al tavolo negoziale, ci sono altri gruppi che invece hanno diritto di presenza e parola, alcune dei quali hanno cooperato e cooperano con al-Nusra (Al Qaeda in Siria) e altri gruppi jihadisti, ovviamente non presenti a Ginevra. Di più, molte di queste organizzazioni sono state negli anni addestrate, finanziate e armate da Washington e poi hanno deciso di fare fronte comune con i terroristi che sulla carta gli americani ora dicono di combattere. Ricordate cosa disse Vladimir Putin all’assemblea generale dell’Onu lo scorso settembre? “E’ irresponsabile manipolare gruppi estremisti e usarli per raggiungere i propri obiettivi politici, sperando poi di poter trovare un mondo per eliminarli o venire a capo della situazione”.
Putin_UN

Insomma, un messaggio nemmeno troppo in codice a Usa e Gran Bretagna ma anche a sauditi e turchi. Nessuno replicò all’epoca, anzi tutti misero serenamente la coda fra le gambe. Il perché è presto detto: Putin aveva in mano le prove di quanto stava dicendo, per l’esattezza un documento della DIA (Defense Intelligence Agency) dell’agosto 2012 declassificato di recente da un giudice in virtù del Freedom of Information Act dal quale si traggono evidenze del fatto che “Washington, Ankara e i Paesi del Golfo stanno aiutando la creazione di un principato salafita nella Siria orientale per porre sotto pressione Assad e che avrebbe potuto operare congiuntamente con gli estremisti sul lato iracheno del confine siriano per formare uno Stato islamico”. Il documento usa questa formula esatta, Stato islamico. E siamo nel 2012.
Isis_side

Di più, lo stesso è ex capo della DIA, il generale Michael Flynn, nel corso di un’intervista con Al Jazeera notò come “la decisioni di fare gruppo con i salafiti, Al Qaeda e i Fratelli Musulmani in Siria nel 2012 fu intenzionale e premeditata da parte dell’amministrazione Obama. Non penso che abbiano solamente chiuso un occhio sulla faccenda, penso fosse una decisione e di natura volontaria”. Ora si capisce perché Washington non abbia accettato la proposta russa di formare una coalizione anti-Daesh ma, soprattutto, il perché l’amministrazione Obama abbia continuato ad accusare Mosca di attaccare i cosiddetti ribelli moderati in chiave pro-Assad invece che lo Stato islamico.
Flynn1

Ma conoscendo gli israeliani e la loro capacità di leggere la realtà, dietro quell’attacco alla Turchia e al messaggio implicito verso gli Usa potrebbe esserci dell’altro: ovvero una messa in guardia sul fronte libico, dove Pentagono e Nato (Italia, Francia e Gran Bretagna) stanno preparando un intervento militare entro poche settimane per fermare l’avanzata di Daesh. I piani parlerebbero di circa 6mila uomini, di cui oltre mille britannici, in risposta al fallimento della formazione di un governo di unità nazionale in Siria, dopo che lunedì scorso il governo di Tobruk ha bocciato l’esecutivo sponsorizzato dall’Onu. Nelle intenzioni occidentali, infatti, c’era la speranza che fosse proprio il nuovo governo a chiedere assistenza militare alla Nato ma qualcosa non è andato nel verso giusto. Anzi, l’ambasciatore libico all’Onu, Ibrahim Dabbashi, fu chiaro fin dall’inizio, quando disse che “nessun in Libia sta pensando alla richiesta di intervento straniero. Siamo intenzionati a combattere Daesh da soli”.
Dabbashi2

Ma si sa, dell’opinione dei popoli verso cui si intende esportare democrazia in certi ambienti interessa poco. Infatti, il 22 gennaio scorso il capo degli Stati Maggiori Riuniti americani, generale Joseph F. Dunford, parlando da Parigi dove aveva incontrato la sua controparte francese, generale Pierre de Viliers, disse che “in Libia servono azioni militari risolute per fermare l’espansione dell’Isis, condotte in maniera da sostenere il processo politico di lungo termine”. In contemporanea, il ministro della Difesa Usa, Ashton Carter, annunciava che il Pentagono stava aumentando il suo supporto militare verso le forze locali attive in Siria e Iraq.
Dunford

Perché Israele sarebbe contraria? La questione non è la contrarietà in sé all’operazione ma lo stesso timore che alberga riguardo la questione siriana: gli scheletri nell’armadio che la Russia potrebbe gettare in faccia al mondo, essendo Mosca dichiaratamente contraria ad azioni militari Nato in Siria e Iraq. Chi si preparano ad attaccare, infatti, le forze occidentali della coalizione? Gli stessi islamisti libici che hanno supportato durante la campagna militare del 2011. In particolare quel Abdelhakim Belhadj, capo del Consiglio militare di Tripoli che era anche leader del gruppo libico affiliato ad Al Qaeda, LIFG, di fatto sulla lista nera del Dipartimento di Stato Usa ma ampiamente supportato dagli stessi Stati Uniti nelle operazioni anti-Gheddafi di cinque anni fa.
Belhadj
Di più, non solo Belhadj si fece fotografare con il senatore Usa, John McCain, subito dopo il regime change garantito dalla Nato ma è noto che lavorasse a stretto contatto con l’ambasciatore statunitense in Libia, John Christopher Stevens, ucciso nel 2012 nell’attacco all’ambasciata di Bengasi che fece finire sulla graticola l’allora segretario di Stato, Hillary Clinton. E chi è oggi Abdelhakim Belhadj? Il capo dell’Isis in Libia. Capiranno gli Usa il messaggio criptato inviatogli da Israele?

Al momento pare proprio di noi, visto che ieri da Washington sono arrivate parole di fuoco contro Vladimir Putin, oltretutto da fonti governative. Adam Szubin, sottosegretario al Tesoro Usa con delega su terrorismo e crimini finanziari, intervistato dalla Bbc ha infatti usato queste parole per definire il presidente russo: “Lo abbiamo visto arricchire i suoi amici, i suoi alleati più stretti e marginalizzare coloro che non vedeva come amici servendosi dei mezzi dello Stato. Che si trattasse della ricchezza energetica russa o di contratti statali, dirigeva tutto verso coloro che credeva lo potessero aiutare. Per me questa è l’immagine della corruzione”.
Szubin
E come se non bastasse, a stretto giro di posta, il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha dichiarato che l’opinione di Szubin “riflette al meglio la visione dell’amministrazione Obama”. Martedì prossimo a Roma arriverà il segretario di Stato Usa, John Kerry, per la riunione ministeriale della coalizione globale anti-Isis in formato “small group” (composto da 23 Paesi più l’Unione Europea) e sarà accompagnato anche dall’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per la Coalizione, Brett Mc Gurk. Se sarà ancora gelo con Mosca, allora le parole di Moshe Ya’alon saranno davvero stata gettate al vento.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi