Mentre a livello globale si schianta tutto, dal simposio di craniolesi di Davos arriva la ricetta: QE4

Di Mauro Bottarelli , il - 5 commenti

2016
L’Abenomics ha infranto un altro record: come ci mostra questo grafico
Nikkei_bear
sia il Nikkei che il Topix sono entrati in “bear market” dai massimi dell’estate 2015. E attenzione, perché questo risultato è stato ottenuto dal dinamico due Abe-Kuroda non solo sfasciando del tutto il più grande mercato obbligazionario del mondo ma anche, come ci mostra il grafico,
Japan_fail3
detenendo alla fine dello scorso anno il 52% di tutto il mercato ETF interno. E se questi grafici
Abe_dead1
Abe_dead3
ci mostrano i brillanti risultati ottenuti sull’economia reale, le ultime previsioni inflazionistiche della Bank of Japan ci dicono che anche lo scopo principale del QE in salsa di soia è completamente fallito. Compimenti a Paul Krugman, principale sponsor dell’esperimento.

Ma tutti i mercati si stanno schiantando, dopo che il -3,5% della Cina e il -3,71% del Giappone avevano suonato l’allarme per gli indici europei. Con Monte dei Paschi che riesce a fare prezzo solo attraverso il mark-to-unicorns e che all’ora di pranzo veniva riammessa alle contrattazioni scontando un sobrio -20%, è altro che voglio farvi notare oggi. Per l’esattezza questo,
World_market
ovvero il fatto che il mercato azionario giapponese è sì il secondo al mondo con un market cap di 3 trilioni di dollari ma al primo posto, come ovvio, c’è ancora Wall Street, la quale con il suo market cap di 19,8 trilioni di dollari pesa per il 52% della capitalizzazione globale. Seguono Regno Unito con 2,7 trilioni, Francia con 1,3 trilioni e poi la Cina, la quale sta spaventando il mondo ma ha un market cap di 889 miliardi di dollari.

Insomma, è sostenibile una dinamica simile? O forse riflette un filino la ultra-finanziarizzazione dell’economia Usa rispetto al mondo? E se così fosse, cosa accadrebbe se anche Wall Street cominciasse non solo a calare ma a schiantarsi? Questo grafico
Market_crash1
ci mostra come i mercati del credito da mesi ci avvertissero di un crisi imminente, mentre quest’altro
Market_crash2
ci dimostra come all’aumento del prezzo della protezione da collasso del credito sia seguito poco dopo quello per proteggersi dai crolli delle equities. E cosa dire di questo altro grafico?
Market_crash3
Nulla se non che i più avveduti hanno cominciato a proteggersi con opzioni pesantemente out-of-the-money per evitare di essere colti con la guardia abbassata da un crash, mentre quest’altro
Market_crash4
ci fa vedere come alcuni traders abbiano scelto alternative più a buon mercato, ovvero calls eurodollaro – di cui il grafico mostra l’open interest – che di fatto sono opzioni sui tassi di interesse a breve con strike price zero. Il pay out scatta se la Fed va in negativo.

Insomma, diciamo che non sono proprio pochi quelli che hanno scelto di avvicinarsi alla porta di emergenza per anticipare bagni di sangue. Non a caso, da Davos un sempre più nutrito coro di economisti riuniti nel noto simposio di craniolesi elvetico, tra cui spiccava il buon Ray Dalio, diceva chiaramente che con dinamiche simili, la prossima mossa della Fed sarà, con tutta probabilità, non un nuovo rialzo ma il QE4. Evviva, si stampi ancora!

In effetti, come dargli torto, visto che questo grafico
US_fail1
ci mostra quali siano le condizioni attuali dell’Empire State Survey per le condizioni generali di business, mentre quest’altro
US_fail2
è relativo ai nuovi ordinativi manifatturieri. E cosa dire della produzione industriale Usa? Direi che questo grafico
ci dice già tutto,
US_fail3
mentre questi altri due
US_fail4
US_fail5
parlano la lingua di vendite in grande spolvero negli Usa, calcolando che i consumi pesano solo per il 70% del Pil. Ma il migliore è questo,
US_fail7
il quale ci mostra la perfetta correlazione tra bolle: quella generata dall’operato di Bernanke e Yellen sta pericolosamente cominciando a scoppiare, quindi è ora di tornare a gonfiarla.

Già, perché questo grafico
CPI_down
relativo al CPI ci mostra come la Fed con sua la opera sia riuscita a far ripiombare l’America nella deflazione di metà 2015, nonostante un +3,7% dei costi per la casa su base annua come ci mostra il grafico.
Rent_cost
Mentre questo altro grafico
Earns
ci spinge addirittura ai minimi dal novembre 2014, con un tasso di crescita su base annua che è meno della metà del gennaio 2015, quando si visse il picco.

E se già la scorsa settimana vi avevo messo in guardia dal fatto che in molti, al netto della ratio scorte/vendite ai massimi storici, avessero cominciato a shortare l’intero comparto automobilistico Usa, come ci mostra il grafico,
Mal_glut12
l’unico che fino ad ora aveva mantenuto in vita la balla della ripresa grazie al credito al consumo subprime, questo altro grafico
Auto_cds
ci mostra come dopo il warning di Fitch sul settore, i cds delle principali aziende produttrici siano saliti e parecchio, con i credit default swaps di marchi automobilistici e produttori di componenti saliti la scorsa settimana dell’11,5% di media e del 22,4% su base mensile. Di più, le aziende domiciliate in Nord America hanno visto ampliamenti medi del 14% su base settimanale, mentre quelle europee dell’11% e quelle asiatiche del 3%.

Ma tranquilli, c’è la sostenibile Cina, come ci mostra questo grafico
Debt2
a sostenere l’economia mondiale in caso di nuovo crash in stile 2008. Paradossalmente, poi, la Borsa è forse il problema minore per Pechino, visto che a fare potenzialmente implodere quel mercato sarà la bolla immobiliare, al netto del fatto che in quel Paese il 75% delle ricchezza dei cittadini è investita nel real estate, come ci mostra il grafico:
China_house1
parliamo di un elefante pari al 15% del Pil. Per capirci, durante la bolla immobiliare del 2006-2008, si raggiunse negli Stati Uniti una ratio del 5% sul Pil. E sarà un po’ dura sgonfiare ordinatamente quella bolla visto che sul mercato ci sono qualcosa come 10 miliardi di piedi quadrati di immobili sfitti e le dinamiche dei prezzi sono quelle mostrate da questi grafici.
China_house2
China_house3
Complimenti, siamo nel guano più assoluto. Sotto tutti i punti di vista. Tanto più che dal 2008 ad oggi il debito globale, in ossequio al deleverage, è salito di circa 25 trilioni di dollari. Le condizioni perfette in cui farsi trovare da un bel crash globale del mercati azionari.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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