Perifrasi della Costituzione (parte 2)

Di JLS , il - 34 commenti

Continuiamo l’analisi semantica della costituzione italica, che di solito tanto manda in sollucchero chi non l’ha mai letta, quanto rassicura i discendenti contemporanei dei padri costituenti, cioè i politici di oggi e le più alte cariche dello stato, che i loro privilegi e la loro prepotenza rimarranno ancora a lungo impunite.

repubblica banane

Malauguratamente per i tiranni di ogni epoca, c’è sempre qualcuno che non crede alla propaganda e non si allinea alla religione dello statalismo e al catechismo della sua curia romana.

Dopo l’analisi del titolo del racconto italico, fatta nella precedente puntata, passiamo adesso ai primi dodici articoli, che vanno sotto il capitolo denominato “PRINCIPI FONDAMENTALI“.

Mi ha colpito il titolo del capitolo. La parola “princìpio” è stata adottata ai primordi della filosofia greca per indicare con il nome di ἀρχή la sostanza primordiale da cui deriverebbero tutte le cose. Più in generale con questa parola si indica il fondamento di un comportamento, di una convenzione, un uso, una tradizione consolidati e condivisi nel tempo da una comunità in un dato territorio. I princìpi sono un pò come la lingua in un territorio e di una popolazione : il risultato non pianificato di processi complessi e indeterminati, che si consolidano nel tempo in una comunità, senza che nessuno di quella comunità ne abbia deciso la nascita, la formazione, la definizione, il contenuto e la forma.

Passiamo adesso all’analisi del testo dell’art. 1 che recita solenne :

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Voglio esaminare quanto di davvero primordiale, fondativo e originario c’è eventualmente nelle due righe dell’art.1

L’italia tutto è tranne che è un princìpio. Per molte ragioni, la prima : è stata costituita nel 1861 dopo una guerra di invasione dell’impero sabaudo a spese di altri territori e popolazioni (centro – sud della penisola). Se l’italia appare citata nell’articolo 1 e quindi tra i princìpi della costituzione italica, è perchè i princìpi li hanno fissati i padri costituenti. Quindi un elemento selezionato da un gruppo di persone in nome e per conto di milioni di persone ignare, tutto è meno che un princìpio. E’ semmai una stratagemma lessicale per dire che in un certo territorio (dai confini ancora non completamente stabiliti al momento della scrittura della costituzione) vigono tutte le cose che seguono. Davvero singolare !!

In particolare in quel territorio è stabilita una Repubblica (vedere prima puntata per la perifrasi della parola), cioè elemento indefinito detto “cosa” che carattere “pubblico” cioè di un pubblico.

E questa “cosa” appartenente a un “pubblico” è una democrazia fondata sul lavoro.

Neppure la democrazia è un princìpio, ma una mutevole forma di governo della società che a partire dall’antica Atene è arrivata ai giorni nostri. Elevare la democrazia a princìpio, corrisponde a equiparare un’assemblea di una certa elite che legifera a cosa diversa dall’unico risultato di votazioni precedenti in un certo contesto storico.

Nel dopoguerro peraltro la democrazia in Italia era sconosciuta, e quindi per gli Italiani era affatto un prìncipio. Era invece ritengo, un’aspirazione dei politici di allora, per scimmiottare i paesi che avevano tradizioni democratiche consolidate e condivise da decenni o secoli e che avevano vinto la guerra.

Passiamo adesso alla parola “lavoro”. Il nostro dizionario dichiara : attività materiale o intellettuale per mezzo della quale si producono beni o servizi.

Aggiungo che l’attività lavorativa scaturisce dalla domanda di un bene e un servizio. Quindi possiamo considerare il lavoro solo la conseguenza di uno scambio possibile tra due persone o entità. Il lavoro non è quindi un princìpio, ma il risultato di azioni umane di scambio.

Ora se costituiamo una squadra di calcio, è normale che essa sia fondata sul gioco del calcio e la partecipazione a qualche competizione o campionato. Se costituiamo un’associazione di volontariato per gli emarginati, è normale che l’attività si basi sulla cooperazione volontaria degli associati e l’assistenza a persona deboli che non sono in grado di fornire alcun corrispettivo.

Trovo invece una tragedia che nell’articolo 1 si costituisca appunto una “cosa pubblica”, su un territorio di 300.000 kmq, abitato da decine di milioni di persone tutte diverse, su un solo elemento : il lavoro. E i giovani che studiano, e i pensionati che non lavorano più, e le casalinghe la cui attività non è riconosciuta come un lavoro, e i fannulloni che di lavoro non vogliono sentir parlare, e i disoccupati e i cassintegrati che il lavoro non ce l’hanno o lo hanno perso ?

Si può costituire una società, per conto di decine di milioni di persone con miliardi di aspirazioni e speranze differenti nel corso di tutta la loro vita, basando tutto e solo sul lavoro ?

E se cosi fosse possibile, come deve essere stato per i soloni dell’epoca che l’hanno scritta la costituzione, allora mancando il lavoro, o tutte le volte che il lavoro è assente, l’associazione è sciolta perchè difetta appunto il suo elemento fondativo. Sappiamo invece che i difensori della costituzione temono come la peste lo scioglimento della loro associazione che spacciano anche per tua.

La conferma di quanto vuoto e pertanto adatto a un uso strumentale da parte delle classi politiche di ogni epoca, sia l’articolo 1. è spiegato da questo mix di princìpi che non lo sono affatto, e da questo unico fondamento concentrato nel termine “lavoro”, considerato un valore assoluto, una sorta di idolo che basta citare ed adorare perchè esso come un dio elargisca i suoi favori ai suoi fedeli. Primi esiti dei collettivisti e del collettivismo post guerra.

Rimane al di là di ogni mia considerazione una questione aperta : come si possono scrivere dei “Princìpi” ?

Se li scrive qualcuno, non sono affatto originari e non pre-esistono a chi li scrive ma sono contemporanei e funzionali agli scopi di chi li scrive. Motivo per il quale, non c’è potere terreno a questo mondo che possa dirsi legittimo, democrazia compresa.

Aggiungo che nel dopoguerra, anni in cui la costituzione come sappiamo fu scritta con un livello di rappresentanza assolutamente discutibile (vedere precedente parte del mio articolo), mai fu sottoposta ad approvazione del popolo,  il contesto storico e sociale conferma che l’enunciato dell’art.1 non presenta alcun princìpio ma solo termini generici buoni per ogni uso per le stagioni a venire, i princìpi della classe politica di allora e di oggi.

Quanto all’espressione “la sovranità appartiene al popolo” non si è mai visto nella storia dell’umanità un sovrano che per esercitare la propria sovranità debba apporre una crocetta su una cartuscella colorata per poi infilarla in una cassetta di truciolare. Se uno è sovrano non ha bisogno di rapprensentanti. In effetti nessuno è sovrano, ma lo è il popolo, entità astratta. Con popolo, altro termine vago e generico, l’individuo sparisce con la tragica illusione che la sua persona, le sue idee, le sue aspirazioni, i suoi talenti sono in tutto e per tutto rappresentati dalla massa informe di un popolo !!! La sovranità in altre parole, la concedono al popolo nel quale ti hanno intruppato, e loro si tengono l’autorità di determinarla e contenerla come è più conveniente. Per quello che legiferano a tutto spiano senza interruzione. Un amico mi ha fatto notare giorni fa mentre parlavamo di costituzione, come a differenza di Costituzione, Repubblica e Italia, scritte sempre con la maiuscola, popolo è sempre scritto con la minuscola.

Quanto alla sovranità è davvero singolare leggere che essa può manifestarsi nelle “forme e nei limiti della costituzione“. In altre parole al popolo viene promessa una fantomatica sovranità priva di contenuto, fantomatica quanto basta per avere nella costituzione stessa che la crea e la concede in esercizio al popolo, forma e limiti prestabiliti. Prestabiliti da chi : dai padri costituenti !!!

Un amico a proposito di questo mi ha scritto un pensiero analogo, che qui riporto :

…. “Se infatti la sovranità appartiene al popolo, ma è limitata dalla costituzione, ne consegue che la costituzione si colloca al di sopra della sovranità del popolo stesso, altrimenti non la potrebbe limitare. Di conseguenza è logico affermare che in realtà l’articolo 1, oltre a dare una fumosa definizione di “Italia”, decreta che la sovranità non appartiene affatto al popolo, ma piuttosto a chi ha scritto la costituzione”…..

Buona costituzione a tutti, alla prossimo articolo, il n° 2 sempre dal capitolo “I prìncipi fondamentali”.

 

Ringrazio un lettore che con un dotto commento, avendo compreso comunque il senso di quanto ho scritto, mi ha bacchettato per l’accento in una posizione sbagliata della parola princìpi. L’avevo messa sulla prima i. Per 14 volte come lo stesso lettore mi ha fatto notare, segnalandomi allo stesso tempo, l’attenzione prestata alle cose che scrivo.

 

 

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  • Fabrizio de Paoli

    Antonino, lei è un grande.
    La costituzione è palesemente una presa per i fondelli ed è sempre un bene sbattere in faccia ai fedeli le contraddizioni che a volte sono addirittura ingenuamente palesi, il che significa oltretutto che chi l’ha scritta non era nemmeno un fenomeno di astuzia.

    A parte ciò però mi pongo una domanda: come ha potuto la costituzione sopravvivere fino ad ora?
    Credo che il suo “successo”, specialmente nelle fasi iniziali, sia dovuto principalmente all’ignoranza di chi la doveva subire. La propaganda ha fatto il resto.
    L’ignorante ha un grosso limite: si vergogna di essere ignorante e quindi vuole far apparire l’opposto: cioè di non essere ignorante, è per quel motivo che dirà che la costituzione è bellissima senza nemmeno analizzarla, non vuol fare la figura dello sfigato perché ha in sé un evidente complesso d’inferiorità.
    Una presa di coscienza non può avvenire se chi cerca imparare qualcosa si fida ciecamente di chi glie lo propone, anziché comprendere autonomamente e razionalmente ciò di cui effettivamente si tratta.
    A scuola c’era chi studiava la lezione a memoria e chi non la studiava ma la comprendeva. I primi erano più inclini alla schiavitù, i secondi molto meno…
    Un saluto .

    • Albert Nextein

      Costituzione fa rima con prigione.

  • Fabrizio de Paoli

    Da come parli stai confermando che il regime NON permette, se non ad una piccolissima parte di studenti universitari, di comprendere la costituzione su cui si basa.
    Hai appena fatto un clamoroso autogol.

    • Antonino Trunfio

      egregio anonimo, qui si partecipa costruttivamente e con contenuti. Quindi lei è libero di dire la sua e di sostenerla come la ricerca della Verità richiede a tutti noi. Tuttavia la informo che ci sono due problemi aperti con quelli come lei, che di solito dopo un preavviso, risolvo sbrigativamente. 1. Lei non si firma con nome e cognome. E questo è un peccato veniale. 2. Da dell’ignorante ad altri e si prende pure la libertà di suggerire anche lo sport da praticare. Anche questo è un peccato veniale. La somma di due peccari veniali, qui non è ammessa. Si sappia regolare per il futuro. Se non le è chiaro questo è il preavviso, di cui sopra

    • gedeone

      caro sapientone, quelli come te, presunti sapienti dei cavilli e dell’inutilità, sono la rovina di una nazione. le leggi devono essere chiare e non per pochi eletti.
      E ricordi l’antico adagio :
      chi sa sa, chi non sa va a legge

  • ThreeFiddy

    bisognerebbe parlare con dei triestini per capire cosa poteva essere questo paese e cosa è diventato. questo è un paese che può darsi tutte le costituzioni che vuole, o anche farne senza, ma rimane un “pranzo per pochi” dove questi pochi ammassano potere e ricchezza enorme usando il manganello della politica, della resistenza e della costituzione, anche togliendoglieli di mano, ne inventerebbero altri.
    ani fa lessi un saggio, una sorta di guida al terrorismo per malati terminali.
    p.s. per la cia, sto scherzando (anche se il amnuale esiste).

  • Antonino Trunfio

    Per giudicare una mela non bisogna essere un agricoltore.

    • Antonino Trunfio

      Lo dice sempre la Kostituzione ? a quale articolo che non l’ho trovato

    • gedeone

      se riguarda tutti, DEVE essere comprensibile a TUTTI, non a un solo groppuscolo di azzeccagarbugli

  • FerdyFox

    Lodevole il tentativo dello scrittore di differenziare fra prìncipi e princìpi. Peccato che la sua evidente ignoranza della lingua italiana gli abbia impedito di farlo correttamente. Dico evidente, non me ne voglia, perché se 1-2 errori possono essere sintomo di “distrazione”, la ripetizione dello stesso per 14 volte non può essere associata al caso.

    Detto questo: si possono fare tante, ma tante critiche alla nostra Costituzione, e questa che ho letto oggi sinceramente mi è parsa la più ridicola che abbia mai visto, proprio dal punto di vista della sua costruzione logica.

    Mi focalizzo su alcuni punti:

    L’autore ha molto insistito sulla omologia tra princìpio e l’archè dei filosofi greci. Ora, siccome nei presocratici l’archè era considerato, in brevis, l’elemento da cui tutto l’universo trae origine (acqua per Talete, logos/fuoco per Eraclito e così via) ha visto bene di leggere in questa maniera il significato di princìpio usato nella Costituzione. Cito direttamente: “Se li scrive qualcuno, non sono affatto originari e non pre-esistenti a chi li scrive ma contemporanei e funzionali ai loro scopi. Motivo per il quale, non c’è potere terreno a questo mondo che possa dirsi legittimo.”

    E quindi secondo lui né l’Italia né la democrazia possono essere per gli italiani un princìpio perché non esistevano prima, o per lo meno esistevano da molto poco.

    Ma non è che forse principio significa semplicemente “Concetto, affermazione, enunciato che forma uno dei fondamenti di una dottrina, di una scienza o di una disciplina, di un particolare sistema, o che, più semplicemente, sta alla base di un ragionamento, di una convinzione” (da treccani.it)???
    Wikipedia è ancor più calzante “In generale il termine principio indica le basi e i presupposti iniziali su cui si basa o poggia una teoria e che assumono, per convenzione o riconosciuto diritto, validità generale ed universale all’interno della teoria stessa; da esso discendono dunque per deduzione o logica conseguenza, ovvero in maniera coerente al principio stesso, tutta una serie di leggi secondarie che caratterizzano la teoria in questione, oppure viceversa tutte leggi della teoria devono rispettare il principio cardine della stessa per essere inserite all’interno.”

    “validità generale ed universale all’interno della teoria stessa”… Cosa diavolo c’entra con tutto questo da quanto tempo il “princìpio” in questione esiste? Secondo lo scrittore quindi non è l’idea in sé ad avere intrinseco valore, ma da quanto tempo essa, o meglio i principi su cui si basa, sono stati formulati/messi in atto? Un ragionamento totalmente privo di senso.

    Ci tengo poi a sottolineare un’altra cosa.. Cito direttamente:

    “Aggiungo che l’attività lavorativa scaturisce dalla domanda di un bene e un servizio.”

    (mi permetto di interrompere la citazione: ma lo scrittore non è liberista? Per i liberisti non era l’offerta che genera la domanda e non il contrario? “we are all keynesian now”)

    “Quindi possiamo considerare il lavoro solo la conseguenza di uno scambio possibile tra due persone o entità. Il lavoro non è quindi un prìncipio, ma solo il risultato di azioni umane di scambio.”

    Ok, a parte una lieve imprecisione: lavoro è “l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale” (treccani.it). Non necessariamente deve presupporre uno scambio con un altro individuo.

    “[…] Trovo invece una tragedia che nell’articolo 1 si costituisca appunto una “cosa pubblica”, su un territorio di 300.000 kmq, abitato da decine di milioni di persone tutte diverse, su un solo elemento : il lavoro. E i giovani che studiano, e i pensionati che non lavorano più, e le casalinghe la cui attività non è riconosciuta come un lavoro, e i fannulloni che di lavoro non vogliono sentir parlare, e i disoccupati e i cassintegrati che il lavoro non ce l’hanno o lo hanno perso ?”

    Vorrei far notare che il lavoro è attualmente l’unico modo che io conosca per produrre ricchezza. Non mi sembra così strano che se una comunità di persone si pone, generalmente, come fine lo sviluppo del proprio benessere (economico, sociale, spirituale etc.), non può farlo se non attraverso il lavoro! O è forse più indicato il fancazzismo?

    Vorrei poi far notare che:

    -I giovani solitamente studiano per un giorno poter lavorare

    -I pensionati hanno lavorato in passato

    -Quello delle casalinghe è comunque un lavoro (impiego di energia per produrre qualcosa di utile alla famiglia)

    Per quanto riguarda i “fannulloni”: se non lavorano perché sono ricchi, di solito quella ricchezza deriva da un lavoro (es. eredità familiare) o, se sono poveri, vi chiedo di presentarmeli che ancora non ho avuto il piacere di conoscere qualcuno che muore volentieri di fame. Per quanto riguarda “disoccupati e cassaintegrati”: il fatto che il Lavoro sia il fondamento della nostra repubblica non implica automaticamente che in un momento “x” tutti debbano avere un lavoro, ma che lo Stato ha il dovere di tendere la piena occupazione (in quanto da essa scaturisce la ricchezza ed il benessere della totalità della popolazione).

    Come ha detto “Ora se costituiamo una squadra di calcio, è normale che essa sia fondata sul gioco del calcio e la partecipazione a qualche competizione o campionato”. Ora faccio un paragone un po’ forzato, ma facile da capire: il gioco del calcio è fondato sul “segnare più goal dell’avversario”. Non è che se la tua squadra perde allora vuol dire che le regole del calcio sono illegittime. Allo stesso modo la repubblica italiana è fondata “sul lavoro”. Non è che se c’è qualcuno che non ha lavoro allora l’Art.1 non è più legittimo. Stante le due condizioni (squadra di calcio che ha perso e disoccupazione in Italia) la squadra e lo Stato italiano devono lavorare in modo da tendere, in futuro, a rispettare gli obiettivi prefissati.

    • Antonino Trunfio

      la ringrazio per la segnalazione degli accenti. Il senso però è passato lo stesso perchè lei lo ha colto. Sono un ignorante, l’ho scritto già nella prima parte dell’articolo, di qualche giorno fa. Non sono infatti un agricoltore. Tuttavia so distinguerne una mela marcia da una che non lo è.

    • Fabrizio de Paoli

      Quando un’entita astratta ha il monopolio di certificare la conoscenza, il risultato è gente come te: gente bassa che eleva la propria statura solo grazie al piedistallo fornito dall’entità astratta.
      Un po’ come i tacchi di Berlusconi…

      Principio e tempo.
      Un principio è una regola generale che diventa tale proprio grazie al collaudo del tempo.
      Nel frattempo vengono create ed imposte altre regole, magari per ribaltare il principio, ma questo rimane radicato nella società non perché imposto da qualcuno, ma perché è la società stessa ad eleggerlo e condividerlo a prescindere dalle leggi imposte.
      La differenza tra una regola imposta dall’alto ed un principio scaturito nel tempo e liberamente dalla società fa del principio un qualcosa di estremamente puro e nobile e nessuna regola imposta dall’alto potrà mai lontanamente avvicinarsi al principio quando lo contraddice.

      • FerdyFox

        Aridaglie. La costituzione non è il riassunto dei millenni di storia di un popolo, delle sue tradizioni e dei suoi costumi. Per quello ci sono i musei e i libri di storia.
        La costituzione è un insieme di principi fondamentali su cui, dal momento in cui essa è stata approvata al momento in cui viene abolita, si deve basare la vita di una comunità di persone. Non ti piace? Amen. La maggioranza degli Italiani la ha accettata, attraverso i suoi rappresentanti (che il 90% degli italiani ha votato). Significa che ha rispecchiato la volontà del 90% degli italiani. Lamentati con loro.

        Tutte le costituzioni moderne (se mi sbaglio correggetemi) nascono in un momento di grande rottura con il passato. La costituzione repubblicana francese del 1791 nasce dopo secoli di monarchia, la costituzione americana del 1787 è stata addirittura scritta da rappresentanti di un non-popolo. Di cosa stiamo parlando?

        • Antonino Trunfio

          Egregio Ferdy, che fa tanto Casini !! Gli italiani che l’avrebbero accettata devono essere tutti suoi familiari ? rilegga i dati elettorali da cui proviene l’assemblea costituente (li avevo riportati nella parte 1 di questa mia esplorazione : https://www.rischiocalcolato.it/2016/01/perifrasi-della-kostituzione-puntata.html) e dovrà correggere il 90% che sopra ha indicato, come io ho corretto gli accenti che lei mi ha segnalato. Solo Dio e gli imbecilli non sbagliano mai. (Indro Montanelli)

          • FerdyFox

            La ringrazio per la segnalazione, in effetti ha ragione. Evidentemente io sono ignorante di storia almeno quanto lei di grammatica. Ciò comunque non cambia la sostanza del discorso e il fatto che:
            -la maggioranza assoluta degli aventi diritto era a favore della Repubblica (eviterei di considerare gli astenuti: coloro che nell’Antica Grecia non votavano erano considerati idiòtai, da cui idioti, in quanto preferivano badare alla loro idioteìa, alla loro vita privata, piuttosto che alla vita pubblica. Astenersi è una facoltà che prevede anche grande responsabilità). Le decisioni “a maggioranza” sono legate a doppio filo con il concetto di “democrazia”. Vero è che non necessariamente la scelta della maggioranza sia la più giusta, ma come disse qualcuno, parafrasando, la democrazia è il “male minore”.
            -la scelta di un principio “costituente” non deve essere necessariamente influenzata dalle dinamiche storiche precedenti (se non in parte)
            -ad eccezione dell’UK, tutte le altre nazioni che noi avremmo, come ha sostenuto lei, “scimmiottato”, in realtà non hanno avuto nemmeno loro una tradizione storica “democratica” o “costituente”.

          • Antonino Trunfio

            Che siamo ignoranti entrambi, è assodato. Per il solo fatto che apparteniamo al genere umano. La cosa in comune è che non ci crediamo nè Dio e ne imbecilli. E questa è una cosa già molto positiva del confronto. Tuttavia io come molti altri, chi da molti anni chi da poco, ci stiamo interrogando su come far evolvere le cose. Anche le democrazia non è assoluta, e come tutte le cose di questo mondo, invecchia, è già moribonda e morirà. Ogni epoca ha conosciuto il suo cavallo di Troia, e ogni epoca ha fatto nascere un Ulisse. L’Italia conoscerà presto entrambi.

          • FerdyFox

            Libero di pensarla come vuole.. Dalle sue parole e dal poco che di suo ho letto nel tempo, sembra intendere che auspichi che il potere dal popolo passi all’individuo, e che si formerà una società di stampo anarchico. Io credo sinceramente che, qualora accada, questa sará un’involuzione e non un’evoluzione positiva. Il dibattito su questo é però molto ampio ed esula dalla tematica dell’articolo.

        • Fabrizio de Paoli

          Se la costituzione non è il riassunto della storia, delle tradizioni e dei costumi di un popolo, allora mi chiedo a chi debba servire, perché altrimenti diventa evidente che annulla in un amen il popolo stesso.
          Poi, già che ci siamo, spiegami la differenza tra popolo, società, clan, tribù, famiglia, comunità, coppia ed individuo.

          “Di che cosa stiamo parlando?”

          Stiamo parlando del fatto che le costituzioni creano conflitto e distruzione, tu stesso ammetti che nascono da momenti di rottura con quelle precedenti, e se funzionassero non sarebbe necessario romperle.
          Il principio invece prosegue, rimane indenne, resta un punto di riferimento sociale molto più potente.
          È proprio il principio che porta alla rottamazione delle costituzioni.
          Il principio è come il naturale scorrere dell’acqua, puoi anche mettere una diga ma lui la riempirà e la scavalcherà.

  • Gaetano Campisi

    Se il lavoro viene inteso come volgare attività umana prevalentemente manuale che riguarda il mero scambio di merci e servizi, potremmo trovarci d’accordo con l’autore. Ma se al contrario lo consideriamo come attività umana dispensatrice di dignità e di libertà ecco che la definizione prende altra forma e altra sostanza.

    • Antonino Trunfio

      non credo che lo scambio di merci e servizi sia mero e tanto meno privo di dignità e libertà. Scrivendo del lavoro, concentro per ragioni di sintesi, quello che lei ha scritto.

    • Fabrizio de Paoli

      C’è poi il discorso che se il risultato del lavoro non viene garantito dalla proprietà, non ha più senso parlare di lavoro ma si deve parlare di schiavitù.

    • davide

      Personalmente all’articolo 1 ci avrei messo una lapalissiana l’Italia è fondata sulla famiglia naturale, dato che tutto ma veramente tutto proviene da lì.
      https://youtu.be/DHk2V_8iPoU

  • Paolo

    Come Costituzione mi sembra meglio questa: http://www.dircost.unito.it/cs/docs/stati%20uniti%201787.htm

    • Svicolone61

      È un vero capolavoro…..Jefferson e compagni…..specialmente i primi 10 emendamenti….
      Peccato anche loro, negli ultimi 20 anni, l’abbiano rispettata poco….

  • arrotoxieta

    “Sovrano è colui che dichiara lo stato d’emergenza” Carl Schmitt, 1922

    Il sovrano non può mai essere una massa di persone, ma alla fine sempre qualcuno che comanda, che prende le decisioni. Il leader, per dirla in inglese. Per questo le monarchie erano molto più trasparenti. Chi comanda davvero in Italia? Non i politici. Probabilmente qualcuno che non sta nemmeno in Italia.

  • Svicolone61

    Bello, ma evidenziare la nullità intellettuale e pratica di quel pezzo di carta chiamato nostra Costituzione e’ come sparare sulla Croce Rossa. Ma come hanno fatto a scrivere così tante fesserie in così poche pagine? De Gasperi e Einaudi dormivano?

    • valentino

      Vado a memoria , potrei sbagliare , il primo al governo il secondo a Bankitalia

  • gedeone

    NO, nel modo più assoluto.
    La costituzione è per tutti e a tutti deve essere comprensibile.
    Dovrebbe essere vietato il ridicolo gergo giuridico e imposto che la costituzione, e le leggi, vengano scritte in italiano, non nel latinorum arrogante che impesta i codici.
    Italiano del dizionario da scuola media .
    Chiaro, sintetico, comprensibile.

    • Antonino Trunfio

      Esistono le scuole, ma non hanno ancora reso obbligatorio frequentare tutti giurisprudenza. Salvo che la kostituzione non lo preveda in un articolo che non ho ancora letto. Lei sig. Anonimo, ha dei dogmi, e nessuno glieli vuole mettere in dubbio. Stia tranquillo. Il testo che invece io ho commentato con nome e cognome, secondo la mia visione delle cose e la mia esperienza umana e di cittadino, mi pare abbia la pretesa di regolare la vita di tutti anche la mia. Quindi, se una persona normale come me, non è in grado di interpretarla correttamente come dice lei, il dogma o l’insieme di assiomi che le sono tanto cari, sono per loro stessa natura validi solo per i giuristi o gli statalesi come lei, e la discussione termina qui. Stia tranquillo che nel medio lungo periodo, come diceva Keynes, siamo tutti morti, anche la sua beneamata kostituzione.

    • gedeone

      i giusti costituzionalisti ? Col loro ciarpame di latinorum ?

      E perchè no i teologi sulla SS Trinità?

  • Albert Nextein

    Più leggo le costituzioni, più mi avvicino al pensiero che basterebbero i dieci comandamenti adeguatamente corretti.
    Pur non essendo un credente.

    • gedeone

      stessa ammissione da parte mia, che sono agnostico

    • Fabrizio de Paoli

      Idem.
      Però eliminiamo “non desiderare la donna d’altri”…

  • davide

    beh! insomma a questo punto Antonino possiamo parlare della Prostituzione della Repubblica Italiana! Suggeriamo a Benigni di farci una puntata su RAI1

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