Perifrasi della Costituzione (parte 2)

Di JLS , il - 34 commenti

Continuiamo l’analisi semantica della costituzione italica, che di solito tanto manda in sollucchero chi non l’ha mai letta, quanto rassicura i discendenti contemporanei dei padri costituenti, cioè i politici di oggi e le più alte cariche dello stato, che i loro privilegi e la loro prepotenza rimarranno ancora a lungo impunite.

repubblica banane

Malauguratamente per i tiranni di ogni epoca, c’è sempre qualcuno che non crede alla propaganda e non si allinea alla religione dello statalismo e al catechismo della sua curia romana.

Dopo l’analisi del titolo del racconto italico, fatta nella precedente puntata, passiamo adesso ai primi dodici articoli, che vanno sotto il capitolo denominato “PRINCIPI FONDAMENTALI“.

Mi ha colpito il titolo del capitolo. La parola “princìpio” è stata adottata ai primordi della filosofia greca per indicare con il nome di ἀρχή la sostanza primordiale da cui deriverebbero tutte le cose. Più in generale con questa parola si indica il fondamento di un comportamento, di una convenzione, un uso, una tradizione consolidati e condivisi nel tempo da una comunità in un dato territorio. I princìpi sono un pò come la lingua in un territorio e di una popolazione : il risultato non pianificato di processi complessi e indeterminati, che si consolidano nel tempo in una comunità, senza che nessuno di quella comunità ne abbia deciso la nascita, la formazione, la definizione, il contenuto e la forma.

Passiamo adesso all’analisi del testo dell’art. 1 che recita solenne :

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Voglio esaminare quanto di davvero primordiale, fondativo e originario c’è eventualmente nelle due righe dell’art.1

L’italia tutto è tranne che è un princìpio. Per molte ragioni, la prima : è stata costituita nel 1861 dopo una guerra di invasione dell’impero sabaudo a spese di altri territori e popolazioni (centro – sud della penisola). Se l’italia appare citata nell’articolo 1 e quindi tra i princìpi della costituzione italica, è perchè i princìpi li hanno fissati i padri costituenti. Quindi un elemento selezionato da un gruppo di persone in nome e per conto di milioni di persone ignare, tutto è meno che un princìpio. E’ semmai una stratagemma lessicale per dire che in un certo territorio (dai confini ancora non completamente stabiliti al momento della scrittura della costituzione) vigono tutte le cose che seguono. Davvero singolare !!

In particolare in quel territorio è stabilita una Repubblica (vedere prima puntata per la perifrasi della parola), cioè elemento indefinito detto “cosa” che carattere “pubblico” cioè di un pubblico.

E questa “cosa” appartenente a un “pubblico” è una democrazia fondata sul lavoro.

Neppure la democrazia è un princìpio, ma una mutevole forma di governo della società che a partire dall’antica Atene è arrivata ai giorni nostri. Elevare la democrazia a princìpio, corrisponde a equiparare un’assemblea di una certa elite che legifera a cosa diversa dall’unico risultato di votazioni precedenti in un certo contesto storico.

Nel dopoguerro peraltro la democrazia in Italia era sconosciuta, e quindi per gli Italiani era affatto un prìncipio. Era invece ritengo, un’aspirazione dei politici di allora, per scimmiottare i paesi che avevano tradizioni democratiche consolidate e condivise da decenni o secoli e che avevano vinto la guerra.

Passiamo adesso alla parola “lavoro”. Il nostro dizionario dichiara : attività materiale o intellettuale per mezzo della quale si producono beni o servizi.

Aggiungo che l’attività lavorativa scaturisce dalla domanda di un bene e un servizio. Quindi possiamo considerare il lavoro solo la conseguenza di uno scambio possibile tra due persone o entità. Il lavoro non è quindi un princìpio, ma il risultato di azioni umane di scambio.

Ora se costituiamo una squadra di calcio, è normale che essa sia fondata sul gioco del calcio e la partecipazione a qualche competizione o campionato. Se costituiamo un’associazione di volontariato per gli emarginati, è normale che l’attività si basi sulla cooperazione volontaria degli associati e l’assistenza a persona deboli che non sono in grado di fornire alcun corrispettivo.

Trovo invece una tragedia che nell’articolo 1 si costituisca appunto una “cosa pubblica”, su un territorio di 300.000 kmq, abitato da decine di milioni di persone tutte diverse, su un solo elemento : il lavoro. E i giovani che studiano, e i pensionati che non lavorano più, e le casalinghe la cui attività non è riconosciuta come un lavoro, e i fannulloni che di lavoro non vogliono sentir parlare, e i disoccupati e i cassintegrati che il lavoro non ce l’hanno o lo hanno perso ?

Si può costituire una società, per conto di decine di milioni di persone con miliardi di aspirazioni e speranze differenti nel corso di tutta la loro vita, basando tutto e solo sul lavoro ?

E se cosi fosse possibile, come deve essere stato per i soloni dell’epoca che l’hanno scritta la costituzione, allora mancando il lavoro, o tutte le volte che il lavoro è assente, l’associazione è sciolta perchè difetta appunto il suo elemento fondativo. Sappiamo invece che i difensori della costituzione temono come la peste lo scioglimento della loro associazione che spacciano anche per tua.

La conferma di quanto vuoto e pertanto adatto a un uso strumentale da parte delle classi politiche di ogni epoca, sia l’articolo 1. è spiegato da questo mix di princìpi che non lo sono affatto, e da questo unico fondamento concentrato nel termine “lavoro”, considerato un valore assoluto, una sorta di idolo che basta citare ed adorare perchè esso come un dio elargisca i suoi favori ai suoi fedeli. Primi esiti dei collettivisti e del collettivismo post guerra.

Rimane al di là di ogni mia considerazione una questione aperta : come si possono scrivere dei “Princìpi” ?

Se li scrive qualcuno, non sono affatto originari e non pre-esistono a chi li scrive ma sono contemporanei e funzionali agli scopi di chi li scrive. Motivo per il quale, non c’è potere terreno a questo mondo che possa dirsi legittimo, democrazia compresa.

Aggiungo che nel dopoguerra, anni in cui la costituzione come sappiamo fu scritta con un livello di rappresentanza assolutamente discutibile (vedere precedente parte del mio articolo), mai fu sottoposta ad approvazione del popolo,  il contesto storico e sociale conferma che l’enunciato dell’art.1 non presenta alcun princìpio ma solo termini generici buoni per ogni uso per le stagioni a venire, i princìpi della classe politica di allora e di oggi.

Quanto all’espressione “la sovranità appartiene al popolo” non si è mai visto nella storia dell’umanità un sovrano che per esercitare la propria sovranità debba apporre una crocetta su una cartuscella colorata per poi infilarla in una cassetta di truciolare. Se uno è sovrano non ha bisogno di rapprensentanti. In effetti nessuno è sovrano, ma lo è il popolo, entità astratta. Con popolo, altro termine vago e generico, l’individuo sparisce con la tragica illusione che la sua persona, le sue idee, le sue aspirazioni, i suoi talenti sono in tutto e per tutto rappresentati dalla massa informe di un popolo !!! La sovranità in altre parole, la concedono al popolo nel quale ti hanno intruppato, e loro si tengono l’autorità di determinarla e contenerla come è più conveniente. Per quello che legiferano a tutto spiano senza interruzione. Un amico mi ha fatto notare giorni fa mentre parlavamo di costituzione, come a differenza di Costituzione, Repubblica e Italia, scritte sempre con la maiuscola, popolo è sempre scritto con la minuscola.

Quanto alla sovranità è davvero singolare leggere che essa può manifestarsi nelle “forme e nei limiti della costituzione“. In altre parole al popolo viene promessa una fantomatica sovranità priva di contenuto, fantomatica quanto basta per avere nella costituzione stessa che la crea e la concede in esercizio al popolo, forma e limiti prestabiliti. Prestabiliti da chi : dai padri costituenti !!!

Un amico a proposito di questo mi ha scritto un pensiero analogo, che qui riporto :

…. “Se infatti la sovranità appartiene al popolo, ma è limitata dalla costituzione, ne consegue che la costituzione si colloca al di sopra della sovranità del popolo stesso, altrimenti non la potrebbe limitare. Di conseguenza è logico affermare che in realtà l’articolo 1, oltre a dare una fumosa definizione di “Italia”, decreta che la sovranità non appartiene affatto al popolo, ma piuttosto a chi ha scritto la costituzione”…..

Buona costituzione a tutti, alla prossimo articolo, il n° 2 sempre dal capitolo “I prìncipi fondamentali”.

 

Ringrazio un lettore che con un dotto commento, avendo compreso comunque il senso di quanto ho scritto, mi ha bacchettato per l’accento in una posizione sbagliata della parola princìpi. L’avevo messa sulla prima i. Per 14 volte come lo stesso lettore mi ha fatto notare, segnalandomi allo stesso tempo, l’attenzione prestata alle cose che scrivo.

 

 

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