La Germania ci insegna che non esiste dovere all’accoglienza. E nemmeno diritto all’invasione

Di Mauro Bottarelli , il - 18 commenti

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Oggi avrei voluto parlarvi di tutt’altro ma due notizie mi hanno convinto ad affrontare il tema spinoso dell’immigrazione e del presunto dovere dell’accoglienza, in maniera provocatoria, lo anticipo subito. Primo, i fiumi di melassa buonista sparsi alle esequie laiche di Umberto Eco a Milano, trasmesse pressoché a reti unificate. Secondo, una cosa ben più seria, ovvero l’intervista rilasciata dal presidente francese, Francois Hollande, alla radio France Inter e ripresa dal quotidiano tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten.
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E cosa ha detto l’ineffabile inquilino dell’Eliseo? Nulla di particolare, solo che “qualsiasi nazione può essere esclusa dall’Ue se un partito di estrema destra arrivasse al governo. L’Europa ha già gli strumenti legali per evitare che uno Stato violi i principi democratici”. Dunque, in nome dei principi democratici si vieta l’espressione di un voto democratico: un genio. Ma c’è poco da ridere, se passa questo concetto siamo in pieno scenario orwelliano di dittatura del politicamente corretto. Tanto più che sempre Hollande ha detto chiaro e tondo che “questa pratica potrebbe già essere all’inizio”, chiaro riferimento alle minacce dell’Ue verso il governo polacco di centrodestra.

Eh già, proprio la Polonia cui Bruxelles non perdona la riforma delle emittenti radiotelevisive di Stato che permette al governo la nomina diretta dei vertici (in tal senso, l’Italia dovrebbe essere in procedura di infrazione fin dagl esordi di Bruno Vespa alla Rai) ma che, soprattutto, sembra l’unico Paese conscio di un rischio che l’Europa intera sta correndo e che è vividamente espresso in questa copertina
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del settimanale di centrodestra wSieci della scorsa settimana, il cui titolo è significativo: “Lo stupro islamico dell’Europa”. Roba forte da digerire per gli stomaci da tartina al caviale di Bruxelles, quasi quanto le parole del politico olandese Geert Wilders, il quale ha parlato in questo modo degli immigrati: “Abbiamo visto di cosa sono capaci. Sono bombe al testosterone, questo è terrorismo sessuale, è jihad sessuale”. La Boldrini è inorridita, immagino. Ma attenzione, perché proprio ieri quel fenomeno di Matteo Renzi ha sfoderato la sua proposta sul tema all’Europa: una politica per i migranti comune e bond per reperire risorse. Insomma, “le frontiere europee dovrebbero essere gestite a livello comune e a tale scopo dovrebbero essere reperite risorse, anche mediante il ricorso a meccanismi di mutualità che potrebbero includere l’emissione di obbligazioni comunitarie”. Un bel bond solido come un titolo Lehman Brothers il 12 settembre 2008: sai che fila per comprarlo!
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Ma ripeto, qui c’è poco da ridere e queste due mappe
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ce lo confermano nitidamente, con la minaccia che il cessate il fuoco in Siria in vigore da sabato fallisca miseramente (i sauditi hanno appena consegnato missili terra-aria ai ribelli anti-Assad, davvero un bel viatico alla tregua) e riversi sulle frontiere turche qualcosa come 400mila nuovi profughi. Chi mi conosce sa che denuncio da almeno 15 anni il ruolo devastante della destabilizzazione occidentale nei teatri più caldi del mondo e continuo a dire che esportare democrazia significa solo aumentare il terrorismo, finalità che il potere vuole e cerca per garantirsi leggi speciali e poteri emergenziali pressoché illimitati e fuori da ogni vincolo costituzionale. Ma da che mondo è mondo, se c’è una crisi umanitaria legata a un conflitto, i profughi devono stare in campi allestiti in Paesi confinanti, garantendo così un rapido ritorno a casa a guerra terminata (per un siriano è più comodo tornare a Homs dalla Turchia che da Helsinki, penso): in questo caso, no. Forse perché si sa che l’interesse è quello di spodestare Assad, finalità che visto l’intervento russo richiederà più tempo di quanto preventivato da Usa, Arabia e Turchia: quindi, ricollocamenti in Europa, non campi profughi dignitosi pagati anche con fondi europei.
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Al netto delle responsabilità occidentali innegabili, ce ne sono altrettante dei Paesi dai quali arrivano quei migranti meramente economici (o climatici, novità assoluta autunno/inverno 2015) e forse è arrivato il tempo di ribaltare le carte in tavola, dopo decenni di aiuti internazionali a pioggia con pop star e attori in bella mostra. Se l’Occidente interviene in Africa è sfruttamento (al netto dei posti di lavoro che crea in impianti petroliferi e simili) ma se non lo fa attraverso gli aiuti, i quali terminano al 90% in mano a governanti satrapi e alle loro corti o alle agenzie e Ong legate a quello stipendificio scandaloso chiamato Onu, allora è razzista ed egoista. Un po’ comodo, direi, soprattutto quando come oggi viviamo in un contesto di crisi economica globale enorme: quella in atto è un’invasione pianificata di manodopera a basso costo, il colpo finale del dumping salariale in epoca di austerity, la sotto-proletarizzazione finale di quello che un tempo era il ceto medio. E questa dinamica, come vediamo, ha l’effetto collaterale di orde di uomini che restano fuori dal mondo del lavoro e, nella migliore delle ipotesi, bivaccano facendosi mantenere, mentre nella peggiore ma non più peregrina, delinquono per campare o per attitudine.
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Pochi giorni la stampa illuminata e accogliente ha rilanciato con enorme enfasi la notizia in base alla quale dei 59 migranti sospettati di aver preso parte alle aggressioni nei confronti delle donne nella notte di Capodanno a Colonia, solo 3 sono arrivati in Germania con la recente ondata migratoria, stando a dati del procuratore Ulrich Bremer. Immagino il sollievo di molte donne nell’aver scoperto di essere state stuprate da un algerino o marocchino residente in Germania da anni e non da un siriano o iracheno appena arrivato ma ciò che gli stessi media non vi hanno raccontato è il contenuto del report sulla criminalità legata all’immigrazione reso noto la scorsa settimana e pubblicato dalla Bild. E cosa ci dice? Che i crimini commessi da immigrati o rifugiati sono saliti del 79% lo scorso anno rispetto al 2014 e parliamo solo di quelli denunciati alle autorità.
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Sono circa 92mila crimini in più nell’arco di un anno, stando al report “Criminalità in un contesto di migrazione” della polizia criminale federale, Bundeskriminalamt. In totale, nel 2015 in Germania i cittadini stranieri hanno compiuto 208.344 crimini ed è la stessa polizia ad ammettere che la grande maggioranza dei richiedenti asilo non commette crimini, tanto che l’aumento degli stessi poteva essere percentualmente più alto visto il numero di nuovi arrivi su base annua, un +440%. Poi, però, qualcosa non torna: stando ai dati della polizia, la maggior parte dei crimini è stata compiuta proprio da siriani con il 24% del totale, seguiti dagli albanesi con il 17%, dai kosovari con il 14% dei crimini, pur rappresentando solo il 4% dei migranti in Germania totali e da serbi e afghani con l’11%. Più in basso, iraniani 9% e pakistani 4%.
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E attenzione, le 1688 denunce per violenza sessuale presentate nel 2015, 458 delle quali per stupro, non contemplano quanto accaduto la notte di Capodanno a Colonia e in altre città tedesche. Nel 2015 gli immigrati sono stati responsabili di 28 omicidi e 240 tentati omicidi, quasi il doppio dei 127 casi del 2014 e nei due terzi dei casi la vittima era della stessa nazionalità dell’aggressore. I reati più diffusi sono il furto con il 33% (85.035 casi contro i 44.793 dell’anno prima), i crimini contro la proprietà con il 32% e gli atti di brutalità (estorsione, rapina, coercizione, aggressione), passati da 18.687 a 36.010 in un anno. Non è che ci stanno raccontando la favola dell’emergenza profughi per non dirci la scomoda verità? Primo, alcune comunità di immigrati hanno un’alta propensione a delinquere. Secondo, forse la crisi ha messo in discussione certi privilegi di welfare assurdi di cui gli immigrati hanno goduto finora, magari senza averne diritti e requisiti e come conseguenza aumenta il tasso di criminalità.
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La Germania è una polveriera, signori. Poche sere fa a Bautzen, cittadina della Sassonia, un ex albergo ora adibito a centro di accoglienza per rifugiati è stato inghiottito dalle fiamme e due cittadini 22 anni sono stati arrestati perché hanno interrotto il lavoro dei vigili del fuoco e agenti di polizia. Inoltre, la polizia ha emesso un ordine restrittivo contro un terzo, 19 anni. Oltre ai 3 arresti, diversi passanti hanno applaudito e gioito alle fiamme. Sapete dove andiamo a finire, dritti dritti, se non la smettiamo con il buonismo? Ma si sa, la narrativa vuole che si ribalti il problema: la violenza c’è perché esistono le Marine Le Pen, i Geert Wilders o, varcando l’Atlantico, i Donald Trump.
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Ma sono il problema o la soluzione più semplice e di pancia che la gente chiede e in cui si rifugia? Me lo chiedo perché proprio nella Francia del censore Hollande, Paese che alle ultime regionali ha risposto “oui” all’appello repubblicano anti Front National, stando a un sondaggio del quotidiano Le Parisien, solo il 24% dei cittadini vorrebbe Hollande o Sarkozy come candidati presidente, mentre il 74% è contrario alla loro candidatura.
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E a smontare la narrativa in base al quale sia in atto una sorta di psicosi da sbarchi e migrazioni di massa ci pensano le parole di Kai Prase, managing director della DEF-TEC Defense Technology GmbH di Francoforte, il quale all’inizio di settembre dello scorso anno certificò come in Germania fossero pressoché esaurite le bombolette di spray al peperoncino per difesa personale, le quali hanno conosciuto un aumento di vendite del 600%: “C’è paura in giro, nelle ultime sei, sette settimane siano andati praticamente in sold out”. Ed era prima delle stragi di Parigi, prima dell’allarme attentato ad Hannover e prima del Capodanno di Colonia. E questo grafico
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ci mostra quanta gente oggi in Germania cerca “spray al peperoncino” su Google. Tutti spaventati dal vicino di casa? Improvvisamente i cittadini di Amburgo temono quelli di Monaco o Francoforte e si armano? E restando in tema è della scorsa settimana la notizia in base alla quale una 17enne danese è stata denunciata e multata per 50 euro per aver utilizzato spray al peperoncino per difendersi da un tentato stupro da parte di un immigrato, il quale l’avrebbe aggredita nelle vicinanze di un centro di accoglienza, l’avrebbe gettata a terra e spogliata. “La detenzione di quello spray è illegale, quindi sarà multata” ha dichiarato il portavoce della polizia. L’aggressore? Libero, nessuna denuncia.
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Sarà per poliziotti e politici simili che nella un tempo Danimarca felix, come riporta il Copenhagen Post, sempre più danesi stanno andando in Germania a rifornirsi di spray al peperoncino. Fateci caso: dove aumenta maggiormente il crimine da parte di immigrati? Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia. Tutti Paesi ricchi e per anni sinonimo di welfare munifico, sussidi a pioggia e ricongiungimenti familiari allegri. Ora però c’è la crisi, per tutti, anche per il Fondo sovrano norvegese che vende titoli come se non ci fosse un domani a causa del petrolio a picco. E la criminalità straniera aumenta.
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E la situazione potrebbe peggiorare, di molto. Non tanto e non solo per la bomba siriana che rischia di riversarsi sul confine turco, bensì per il report sulla manifattura tedesca pubblicato lunedì da Goldman Sachs, dal quale si evince che il settore traino dell’economia “ha perso slancio”. Di più, “il Pil tedesco reale è cresciuto di un moderato 0,3% su base trimestrale negli ultimi tre mesi del 2015 e dell’1,5% per l’intero anno. Parte di questo dato deludente risiede proprio nel settore manifatturiero che ha mostrato una prima sub-performance dal 2011”. E a cosa è dovuto questo? “Alla domanda globale debole, visto che in termini reali l’export tedesco è cresciuto solo del 3,5% negli ultimi quattro anni, contro l’8,8% dei quattro anni precedenti alla crisi finanziaria”. Questo grafico
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mette in prospettiva la dinamica. E cosa conclude Goldman Sachs? “Escludendo una netta contrazione della domanda globale, ci aspettiamo una prosecuzione della solida, ancorché non spettacolare, crescita dell’economia tedesca”. Cosa dite, questo due grafici
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escludono per il futuro una contrazione della domanda globale? Attenzione, ciò che sta accadendo in Germania potrebbe essere il prodromo di quanto accadrà in tutta Europa. Solidarietà sì ma a chi la merita: non esiste un dovere all’accoglienza, né tantomeno un obbligo morale a subire passivamente un’invasione. Lo scappare dalla fame o da un Paese poco democratico non garantisce il diritto al furto, all’omicidio e allo stupro. Mai. Né, tantomeno, l’automaticità politicamente corretta a una vita migliore in base al più falso e ritrito determinismo biologico e sociale. Ammiro chi costruisce ponti ma, a volte, serve anche erigere muri.

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