E’ la vendetta del Frankenstein monetario. Ma oggi zia Janet prometterà nuovo metadone?

Di Mauro Bottarelli , il - 5 commenti

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Ma cosa succede sui mercati? Niente, è solo la sobria avanguardia di una potenziale tempesta perfetta. La cosa straordinaria è che l’informazione mainstream e cosiddetta autorevole, quella che fino a due mesi fa vedeva la ripresa inarrestabile dell’economia Usa, finge smarrimento di fronte agli indici a picco. Avete voluto giocare con il Frankenstein monetario? Bene, ora che è impazzito, ve lo tenete.

D’altronde, cosa poteva succedere in un mondo inondato di liquidità a costo zero per sei anni di fila, non appena mamma Fed ha alzato i tassi di un misero quarto di punto? Questo,
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un bello squeeze di liquidità, come ci mostra l’indice di stress finanziario di Bank of America, composto da indicatori di rischio ad ampio raggio, domanda di copertura e appetito di rischio, mentre il sub-indice sulla liquidità traccia un serie di spread sul finanziamento come il Libor-OIS. Bene, come vedete, rispetto all’indice GSFI generale, lo stress sulla liquidità ha continuato a crescere negli ultimi due anni, lentamente ma costantemente. E appena la Fed ha deciso di alzare, la dinamica si è esacerbata, arrivando allo zenit quando quei geni della Bank of Japan, su intuizione del Nobel inconsapevole Paul Krugman, sono andati in negativo sui depositi.
Et voilà, chi paga per primo questa dinamica? I titoli bancari, ovviamente.

Perché la gente la freghi una volta, due ma alla terza si pone la domanda più semplice del mondo. Ovvero, cosa vuole dirmi quel prezzo del titolo xy? Magari solo che va ridimensionato rispetto agli unicorni dei multipli di utile per azione finora imperanti ma, nel dubbio, si vende. La banche per prime, come ci mostra questo grafico,
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dal quale vediamo che lo Stoxx Europe 600 è sceso del 39% dal picco di luglio e questo tonfo è il peggiore rispetto a qualsiasi altro gruppo industriale. Certo, in cima alla lista ci sono le banche greche e italiane ma Credit Suisse sta vedendo il suo titolo al minimo dal 1991 e big come Deutsche Bank, Barclays, BNP Paribas e Santander da inizio anno hanno perso un quinto del loro valore. E questo grafico
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ci mostra come le aspettative di maggiore volatilità stiano aumentando, con il costo dell’hedging sulle banche europee raddoppiato da inizio anno e al livello più alto da tre anni rispetto al broad market. E questo altro grafico
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ci mostra come banche e assicurazioni guidino l’aumento del costo per assicurare bond corporate, al massimo da tre anni. L’indice Markit iTraxx Europe Subordinated Financial, il quale traccia i credit default swaps del debito junior di trenta aziende, è oggi al massimo dal marzo del 2013.

E veniamo proprio a Deutsche Bank, i cui credit default swap a 5 anni sul debito subordinato sono raddoppiati dalla fine del 2015, come ci mostra questo grafico,
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sul timore che nel 2017 non siano pagate le cedole sui bond convertibili CoCo al 6%, mentre quest’altro
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testimonia come ieri il titolo abbia toccato il suo minimo storico. Il tutto, dopo un comunicato di lunedì sera rispetto alla liquidità sufficiente, un secondo intervento di ieri a pranzo del CEO, John Cryan, a detta del quale “la forza della capitalizzazione e la posizione di rischio sono solide come rocce” e l’irrituale commento del ministro delle FInanze, Wolfgang Schauble, in persona, il quale ha detto di non essere affatto preoccupato per Deutsche Bank. Tranquillo lui, tranquilli tutti. Casualmente, però, in serata il Financial Times rendeva noto come l’istituto tedesco stia pensando a un piano di buyback di parte dei 50 miliardi di debito senior emesso, mossa abbastanza disperata per chi ha la solidità della roccia. Inoltre, questo grafico
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ci mostra come i rendimenti in rialzo sull’indice di Merrill Lynch riguardo i bond bancari Tier 1 segnalino un crescente timore generalizzato per una sospensione del pagamento delle cedole in questa asset class. Ma i timori ci sono anche altrove, visto che questo grafico
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ci mostra come nel 2015 ci siano stati 394 tagli dei dividendi azionari, ben 100 in più rispetto al 2008, mentre quest’altro
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ci fa rispettosamente notare che la situazione può solo peggiorare.

E che dire di questo grafico,
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il quale sembra farci notare come il credito potrebbe essere ancora una volta il canarino nella miniera della crisi vera, mentre questi altri due
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Credit_canary3
ci mostrano come il rischio su Morgan Stanley, Citi e Goldman Sachs stia esplodendo e come si rischi di compiere lo stesso errore del 2007, quando si interpretò la situazione come transitoria. Nel frattempo, questo grafico
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ci mostra come il rischio di credito sull’investment grade Usa sia a un sobrio massimo da cinque anni a questa parte.

E nonostante la retorica del “whatever it takes” della Bce, questo grafico
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ci mostra come il rischio bancario sia già tracimato in quello del debito sovrano della periferia dell’eurozona, con il forte rischio che un’eventuale quanto probabile ulteriore discesa in negativo dei tassi sui depositi (-0,4% a marzo e poi -0,7% a giugno) potrebbe solo esacerbare lo stress nel sistema finanziario e attivare un circolo vizioso nel rischio sovrano. Come uscirne? Ieri Wall Street ha sostenuto con il suo rimbalzo da panic buying in apertura le piazze europee, tutte negative ma non in tracollo totale (a Milano, però, un altro -3,21%), in base a un’unica speranza: oggi, infatti, Janet Yellen terrà la sua audizione semestrale sullo stato dell’economia di fronte al Congresso. Ufficializzazione dell’addio a nuovi rialzi in vista? Magari un accenno velato a nuovo stimolo o tassi negativi, se necessario? Questo grafico
Rate_cut
ci mostra come le opzioni eurodollar implichino nel loro trading un 8% di possibilità di taglio dei tassi a marzo, un 21% a giugno e un 30% a settembre. Nulla è da escludere, quindi, vogliono rabbonire Frankenstein con un altro po’ di metadone di Stato prima che qualcuno si faccia davvero male. Ma attenti, perché oggi i mercati sconteranno anche i risultati delle primarie in New Hampshire di ieri: zia Janet dovrà essere molto convincente.

Anche perché stiamo facendo i conti con mercati in crollo che però stanno beneficiando della chiusura delle piazze cinesi e asiatiche (Giappone escluso) per le festività del Capodanno: quando riapriranno oggi, come prezzeranno il deleverage degli altri indici? E, soprattutto, quando si comincerà a scontare questa simpatica dinamica cinese,
China_corporate
ammesso e non concesso che le Banche centrali non intervengano come i marines? Il tutto con un indicatore psicologico che incombe, come vi mostra questo grafico,
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visto che l’MSCI All-Country World Index è in calo del 18% dai massimi del maggio scorso, quindi siamo a un pelo da un bear market globale. Ma tranquilli, Schauble non è affatto preoccupato. Forse perché sa che a marzo la BCE sarà costretta ad acquistare bond corporate, segnatamente bancari.

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