Gli errori che l’Occidente continua a ripetere hanno un nuovo capitolo: la Siria smembrata


US_impact
Non è vero che i grandi media non dicano mai la verità. A volte, a loro insaputa e contro la loro volontà, lo fanno. E’ il caso della BBC e della sua trasmissione “The big questions” andata in onda lo scorsa 14 febbraio e dedicata alla situazione siriana. Ospite in studio, l’ambasciatore britannico a Damasco dal 2003 al 2006, Peter Ford. Il diplomatico, già nell’aprile dello scorso anno, non si era dimostrato tale, visto che interrogato sulla volontà di David Cameron di bombardare le forze leali al regime di Damasco, aveva definito la politica estera di Londra “arrogante e sfrontata, tutta finalizzata alla demonizzazione del presidente Bashar al-Assad. Una scelta che potrebbe risultate un incoraggiamento per i giovani musulmani britannici a diventare jihadisti”.
Ford2

Bene, il giorno di San Valentino, Ford ha detto di peggio, in prima serata e sulla tv di Stato. E Nicky Campbell, il presentatore del talk, non si aspettava di scatenare uno tsunami quando ha chiesto all’ex feluca se il presidente Assad dovrà avere un ruolo politico quando il conflitto sarà finito: “Penso tristemente ma inevitabilmente di sì. Assad non sarà spodestato, questo diviene ogni giorno più chiaro. Gli analisti occidentali sono stati troppo indulgenti nel loro wishful thinking per cinque anni, ora è arrivato il tempo di essere realisti e lo dobbiamo prima di tutto al popolo siriano. L’Occidente deve smettere di sostenere la cosiddetta opposizione moderata, la quale non è moderata affatto”.
Assad1

Un tutt’altro che rilassato Campbell chiese allora cosa si sarebbe dovuto fare e Ford lo accontentò: “In Libia, Iraq, Afghanistan, noi e gli Usa ci siamo comportati come un cane che mangia il suo vomito, ovvero abbiamo compiuto sempre nuovamente la stessa follia. Non c’è mai stato un governo arabo secolarizzato che non abbiamo voluto spodestare e ribaltare”. Applausi a scena aperta del pubblico in studio e pressione sistolica di Campbell alle stelle.
Ford1
Nulla di nuovo, parlano i fatti: Usa e Regno Unito, in qualità di membri forti di quello che potremmo chiamare Occidente atlantista, hanno sempre supportato solo regimi arabi settari, ovvero governi sunniti come quello saudita, del Qatar, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti, come confermava un cable del 2009 reso noto da Wikileaks nel quale il Segretario di Stato Usa ammetteva di essere a conoscenza dei finanziamenti di questi regimi verso Al Qaeda e altri gruppi jihadisti.

L’avrà finita il cosiddetto Occidente di comportarsi così? Le parole di Ford avranno sortito qualche effetto? Pare proprio di no, perché nonostante il cessate il fuoco in Siria sia ancora attivo e inviolato, a Washington hanno già un “Piano B” pronto in caso la tregua fallisca. Non lo dico io, lo ha detto lo stesso John Kerry ai giornalisti quando l’inchiostro della firma per la cessazione delle ostilità non era ancora asciutto: “Sta prendendo vigore una discussione significativa relativamente a un “Piano B” in caso non si ottengano risultati dal tavolo negoziale”.
Putin_Kerry
Ovviamente Kerry non diffuse particolari al riguardo ma William Engdahl, storico, ricercatore e consulente sul rischio americano ha qualche idea al riguardo e l’ha pubblicata in un articolo per New Eastern Outlook. Il piano sarebbe semplice: se non ci sarà transizione politica in pochi mesi, la missione diverrà quella di dividere il Paese, una strategia cui i geostrateghi di Washington lavorano da un decennio e che dal 2008 è nero su bianco grazie all’allora assistente del Segretario di Stato per gli Affari mediorientali, Jeffrey D. Feltman, lo stesso che vedeva come unica speranza per il Libano l’isolamento di Hezbollah.
Feltman1

Ecco cosa dice al riguardo Engdahl: “Nel 2008, Feltman curò un piano segreto insieme all’ex ambasciatore saudita a Washington, il principe Bandar bin Sultan, soprannominato “Bandar Bush” dall’ex presidente George W. Bush, proprio per gli stretti legami che aveva con la sua famiglia. Il cosiddetto “piano Feltman-Bandar” è stato rivelato nel 2011 grazie all’hackeraggio di alcuni documenti riservati contenuti nelle migliaia di files di Stratfor, l’agenzia di consulenza d’intelligence del Dipartimento della Difesa e dell’industria militare Usa”.
Bandar_Bush2
E in cosa consisterebbe? Dividere il Paese in differenti gruppi etnici e settari, in particolare tra alawiti, sunniti, sciiti, curdi e cristiani e dividere poi il territorio in tre zone: grandi città, piccoli città e villaggi. Ecco cosa dice Engdahl: “A quel punto, Stati Uniti, Arabia Saudita e alleati selezionati comincerebbero l’addestramento e il reclutamento sotto copertura di cinque livelli o reti di attori attivi, controllati dalla CIA e dall’intelligence saudita, per eseguire la distruzione o lo smembramento della Siria”. Magari propedeutico a questo,
Sunnistan
in base al piano proprio di Daesh.

E guarda caso, proprio mentre nel Paese è in atto la tregua, il Wall Street Journal con un articolo di Adam Entous, fa notare che i principali consiglieri militari di Obama stanno alzando terribilmente il pressing sul presidente per aumentare la pressione contro Mosca, anche attraverso assistenza militare segreta per i gruppi ribelli anti-Assad. Il giornale finanziario fa anche i nomi dei “falchi” che vorrebbero “infliggere del vero dolore ai russi”: Ashton Carter, il capo del Pentagono che ci ha ordinato di guidare la missione militare in Libia, il generale della Marina, Joseph Dunford, in qualità di capo delle Forze armate e il direttore della CIA, John Brennan. E guarda caso, moltissimi gruppi anti-Assad, i cosiddetti ribelli moderati non sono segnalati come terroristi nelle liste dell’Onu, dove invece appaiono sia l’Isis che Al Nusra.
Carter3

Niente, non vogliamo proprio capirla. C’è però un problema, al di là dell’eticità intrinseca della scelta di decidere a tavolino i destini di nazioni e popoli in base ai propri interessi geopolitici ed economici. Ovvero, ciò che l’ex ambasciatore Ford disse riguardo alla politica di Cameron: sobillando la rivolta anti-Assad si invia un messaggio potenzialmente letale ai giovani musulmani britannici, al cosiddetto enemy within. Bene, guardate questa mappa fresca fresca di pubblicazione in uno studio di Bank of America,
US_religion
dalla quale evinciamo che il cristianesimo resta la religione principale in tutti i 50 Stati degli Usa ma anche che Islam, giudaismo e buddismo stanno crescendo molto rapidamente. Gli Stati colorati in giallo vedono la fede in Buddha come secondo culto e si trovano quasi tutti a Ovest, il singolo Stato rosso è l’Arizona e vede l’induismo come seconda religione, gli Stati in blu scuro (14) vedono invece il giudaismo come secondo culto ma gli Stati in azzurro, ben 20 e quasi tutti nel Mid-West e al Sud, vedono proprio l’Islam a tallonare il cristianesimo come principale religione.
US_terror16
Che qualche calcolo e qualche scelta vada rivista? Oppure anche questo è strumentale alla prosecuzione dello stato di emergenza e paura permanenti anche in patria, tramutando San Bernardino in un qualcosa che potrebbe accadere ovunque e in ogni momento e ogni musulmano in un potenziale terrorista della porta accanto?

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

RC Twitter

Licenza

Creative Commons License Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5. In particolare la pubblicazione degli articoli e l'utilizzo delle stessi è possibile solo indicando con link attivo l'indirizzo di questo blog (www.rischiocalcolato.it) oppure il link attivo dieretto all'articolo utilizzato.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi