L’agenda Davos contro il contante attende l’all-in di Draghi. L’unica speranza resta la Bundesbank


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Ancora due giorni e il Consiglio direttivo della Bce sarà chiamato a dare risposte concrete al ritorno della deflazione nell’eurozona, come certificato la scorsa settimana dall’Eurostat. Si amplierà la platea degli assets eligibili per il QE, includendo muni-bond e magari anche sofferenze bancarie o debito subordinato? Si scenderà ulteriormente in negativo sui tassi di deposito, arrivando a -0,40%? Nell’attesa di scoprire le mosse di Mario Draghi, mettiamo un attimo in prospettiva l’intera dinamica in atto. Ricorderete, forse, che a metà febbraio pubblicai un articolo nel quale sottolineavo la sempre maggiore insistenza in seno alla Bce per l’eliminazione della banconota da 500 euro, utilizzando la scusa della lotta all’evasione fiscale, al narcotraffico e al finanziamento del terrorismo. Formalmente, non sarebbe la fine del mondo per i consumatori: alla gente resterebbero comunque le banconote da 5,10, 50, 100 e 200 euro per spendere senza utilizzare moneta elettronica.
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Cambierebbe invece molto per la Bce. Forse molti non sanno che la banconota da 500 euro è la seconda per più alta denominazione monetaria dopo quella da 1000 franchi svizzeri ma, più importante, come ci mostra questo grafico,
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il valore totale delle banconote da 500 euro in circolazione è di 306,8 miliardi ed è in rapido aumento. Questo altro grafico
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ci mostra invece come a livello di percentuale degli euro un circolazione, la banconota da 500 euro sia seconda solo a quella da 50. Cosa significa questo? Che potenzialmente, se si eliminassero nottetempo 307 miliardi di euro in banconote da 500 euro, il valore nozionale dell’intero ammontare di moneta fisica europea in circolazione scenderebbe del 30%, a quota 700 miliardi. Cosa ci sarebbe di meglio per poter andare più pesantemente in negativo con i tassi. Facevo poi notare che se anche la Fed operasse allo stesso modo, spinta da una ridda di economisti di Harvard che chiedono a gran voce l’eliminazione della banconota con più alta denominazione, ovvero i 100 dollari, succederebbe quanto mostrato in questo grafico.
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Visto che le banconote da 100 dollari pesano per 1,08 trilioni dei 1,38 totali di valuta fisica statunitense, eliminandole si cancellerebbe il 78% della valuta circolante. E se in nome della lotta a tipacci brutti e cattivi, Bce e Fed operassero questa scelta, ovvero eliminare le banconote da 500 euro e 100 dollari, il combinato a cosa ci porterebbe? Sparirebbe oltre il 56% delle valute fisiche in circolazione in Europa e Usa!

Inoltre, a confermare indirettamente che l’idea su sui si ragione è questa ci ha pensato Huw van Steenis, capo del centro ricerche equity per i mercati emergenti proprio per Morgan Stanley, il quale è stato così poco accorto da presentare nel suo report questo grafico.
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E cosa ci dice? Che occorre limitare al massimo l’utilizzo e la circolazione del contante proprio per poter andare pesantemente in negativo con i tassi. E guardate la scritta in azzurro: “Ciò che ho imparato a Davos”. Insomma, al simposio svizzero di inizio anno è stato discusso del fatto che serve una cashless society sempre più a livello globale. Huw van Steenis non si è fermato alla presentazione del grafico, però, è andato oltre: “Uno dei più sorprendenti commenti di quest’anno è arrivato da una sessione a porte chiuse dedicata alla tecnologia finanziaria, dove io sedevo accanto a qualcuno molto ben inserito nei circoli politici, il quale ha dichiarato che dovremmo muoverci velocemente verso un’economia senza contante in modo tale da poter introdurre tassi di interesse negativi ben al di sotto dell’1%. E’ già nelle carte che l’Europa resterà bloccata con tassi negativi per una decade, la stagnazione secolare. Il problema è che con tassi negativi, i depositari comincerebbero ad ammassare banconote e questo porterebbe a maggiori complessità nella politica monetaria”.
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Un mitomane? Forse ma a ben guardare, le coincidenze temporali sono un po’ troppe. Il capo della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, era infatti a Davos dal 20 al 23 gennaio. Bene, il 29 gennaio, sorprendendo tutti, ha imposto tassi negativi in Giappone per la prima volta in assoluto. Un caso, tranquilli. Stessa discorso per il CEO di Deutsche Bank, John Cryan, il quale pochi giorni prima del meeting, il 20 gennaio, dichiarava che “entro 10 anni il contante non esisterà più”. Il 22 gennaio, invece, la principale banca norvegese, DNB, chiedeva al governo di smettere di utilizzare il contante. Il 29 gennaio, poi, il board editoriale di Bloomberg pubblicava un articolo dal titolo “Bring on the cashless future” nel quale chiedeva l’eliminazione del contante.
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Il 4 febbraio, invece, il Financial Times lanciava un’operazione editoriale dal titolo “The benefits of scrapping cash”, in difesa dell’eliminazione della moneta fisica. E l’8 febbraio? Peter Sands, presidente emerito di Harvard, pubblicava un articolo dal titolo “Making it Harder for the Bad Guys: The Case for Eliminating High Denomination Notes” nel quale l’eliminazione del contate veniva declinata come lotta al narcotraffico, al terrore, al crimine e anche al brutto tempo. Il 15 febbraio è il turno proprio di Mario Draghi che annunciava di fatto la decisione di voler eliminare la banconota da 500 euro. Il giorno dopo, il 16, Larry Summers, docente ad Harvard ed ex segretario al Tesoro Usa, pubblicò un articolo sul Washington Post dal titolo “It’s time to kill the $100 bill” in favore dell’eliminazione negli Usa della banconota da 100 dollari.
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Lo stesso giorno la casa produttrice di giocattoli Hasbro annunciava che a partire dal prossimo autunno avrebbe eliminato le banconote dal Monopoli, sostituendole con delle speciali carte di credito che i giocatori possono utilizzare attraverso uno scanner tipo Pos per fare gli acquisti di immobili. Il 22 febbraio, infine, il board editoriale del New York Times pubblicava un articolo dal titolo “Getting Rid of Big Currency Notes Could Help Fight Crime”, nel quale chiedeva l’eliminazione delle banconote ad alta denominazione per contrastare il crimine organizzato. Tranquilli, tutte coincidenze, a Davos non c’era affatto un’agenda nascosta da far passare.
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Tutti d’accordo? Non proprio, perché presentando il bilancio 2015 a Francoforte, la scorsa settimana il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, si è espresso con queste parole sull’argomento: “E’ pericoloso ignorare gli effetti collaterali di ulteriori politiche accomodanti da parte della Bce perché spingerebbe le persone a prelevare denaro in contanti… L’80% dei tedeschi paga ancora in contanti le transazioni. E quando mi incontrano mi pongono preoccupati domande su una possibile riduzione del contante nell’Eurozona”. Di più, il presidente della Banca centrale tedesca si è detto inoltre molto scettico riguardo la proposta dell’SPD tedesco di limitare la circolazione della valuta cartacea nell’Ue con un tetto di 5mila euro: “Perché credete forse che la criminalità si fermerà?”.
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Direte voi, cosa diavolo c’entrano i tassi in negativo e l’eliminazione della banconota da 500 euro? E perché Weidmann è così preoccupato? Primo, il 10 marzo, per una questione procedurale di turnazione, il numero uno della Bundesbank non potrà votare in sede di riunione del board. Secondo, ce lo spiega questo grafico di Morgan Stanley,
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dal quale si desume chiaramente che nel momento in cui la Bank of Japan ha scelto l’opzione nucleare di tassi sotto zero, il credit default swap a 5 anni e il titolo azionario di Deutsche Bank sono andati fuori controllo: in parole povere, scendere sotto un certo livello di tassazione in negativo sui depositi colpirebbe pesantemente gli utili. Ops… Ma non basta. Perché il 3 marzo, il settimanale tedesco Der Spiegel rendeva noto che la Bavarian Banking Association aveva raccomandato agli istituti membri di cominciare ad accumulare riserve di contante fisico! Insomma, al netto di depositi bancari per trilioni, il contante rappresenta solo una piccola parte di quella somma e se la banche bavaresi – seguite a breve da quelle di tutto il Paese, immagino – cominceranno ad ammassare contante, il sistema finanziario potrebbe cominciare a risentire di un lievissimo cash crunch. E questo cosa significherà, potenzialmente, per la Bce? La scelta tra due opzioni: blandire le banche tedesche e autorizzare l’emissione di più denaro fisico oppure imporre controlli di capitale.
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Alla luce di tutto questo, non stupisce che nel report trimestrale della Banca per i Regolamenti Internazionali presentato domenica, si parli in questo modo dell’ipotesi di tassi ulteriormente negativi da parte della Bce: “C’è una grande incertezza sul comportamento di privati e istituzioni se i tassi dovessero ulteriormente scendere in territorio negativo o se dovessero restare negativi a lungo”. Non a caso, a rappresentare l’Eurotower all’interno della BRI, c’è proprio Jens Weidmann. Mi sbaglierò ma siamo a ridosso di un cambiamento epocale, di uno snodo storico. E ce lo conferma un ultimo dato. Stando a uno studio di Morgan Stanley, l’80% dei cittadini greci che ha ritirato i propri soldi dalle banche nei mesi recenti non li ha più riportati e il 93% di loro non ha intenzione di farlo in futuro. Ma se la Bce ritira quelle banconote, con molta probabilità finite in quantità nei materassi greci, occorre tornare in banche per cambiarle, magari con il vincolo di dover riaprire un contro per poterlo fare. Due piccioni con una fava, insomma. Anzi, meglio ancora come ci mostra questo screenshot di Piraeus Bank,
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istituto bancario ellenico che di fatto ha imposto una tassa percentuale sul trattamento delle banconote da 200 e 500 euro. E la novità è fresca fresca, perché il punto 5.9 è stato aggiunto nel prospetto della banca a marzo, mentre il mese prima non c’era, come ci mostrano questi due esempi.
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Insomma, caro cittadino greco spaventato dall’ipotesi di eliminazione delle banconote da 500, c’è la soluzione: vieni in banca, ci dai le due banconote violette come collaterale, ti prendi un bell’haircuit dello 0,35% e ottieni in cambio valuta in tagli più piccoli e (per ora) non a rischio. Attenti a cosa dirà Mario Draghi giovedì, potrebbe davvero cambiare tutto. Una cosa è certa, almeno per me: mai come oggi occorre stare con la Germania e con la Bundesbank.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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