Il miracolo di Obama: trasformare un miliardario nel working class hero dei bianchi delusi

Di Mauro Bottarelli , il - 5 commenti

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Altro giro, altra vittoria. Donald Trump ha trionfato anche in Michigan, Mississippi e Hawaii ma a fare sensazione nel turno di primarie di martedì è stato Bernie Sanders che ha battuto a sorpresa Hillary Clinton nella roccaforte dell’industria automobilistica. Il pupillo mainstream Marco Rubio è praticamente fuori gioco e la corsa tra repubblicani è ormai una gara a due fra Trump e Ted Cruz, anche se è difficile immaginare un grande recupero del senatore texano, visto che i sondaggi danno favorito il tycoon anche nella primaria decisiva della Florida prevista per martedì 15 marzo. Proprio ieri l’ultimo sondaggio della Quinnipiac University dimostrava come Trump sia in vantaggio di 23 punti su Rubio, il quale gioca in casa. Insomma, o si inventano un trattamento alla Dominque Strauss-Kahn o per l’establishment repubblicano la sconfitta è assicurata.
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Ma il Michigan conta anche per un altro motivo, visto che è la patria dei cosiddetti “Reagan democrats”, ovvero operai che negli anni Ottanta cominciarono abbandonarono il partito democratico e votarono per il presidente neo-liberista e fuori dai giochi del potere politico classico. Trump con i suoi slogan anti-immigrati e le politiche contrarie al libero scambio ha fatto breccia in quella fascia di operai bianchi che possono fare la differenza ma lo stessa dinamica vale anche per Bernie Sanders, visto che un’altra porzione di quell’elettorato crede invece nella sua campagna egualitaria e nei suoi slogan anti-Wall Street, oltre che all’opposizione ai trattati di liberalizzazione del commercio.
Sanders1
Certo, le speranze finali di Sanders sono al lumicino ma restano lì a mostrarci la vera faccia dell’America di oggi, quella che ha visto Hillary Clinton trionfare con un margine enorme (83% contro 16%) in uno Stato del Sud, il Mississippi, a riprova della fedealtà assoluta nei suoi confronti dell’elettorato afro-americano. E come mai la Clinton è così amata nell’America profonda? Ce lo mostrano queste due cartine,
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Federal_spend3
le quali spiegano plasticamente il livello di spesa federale come frazione del Pil nei vari Stati e l’ammontare di spesa federale per ogni dollaro di tasse pagato (il Mississippi è in testa ad entrambe le classifiche, per capirci): insomma, l’America dei sussidiati ad oltranza sta con la candidata che garantirà loro la prosecuzione dello spreco di Stato in cambio di mano libera alla Fed e a Wall Street.
Hillary_clinton

Ma al netto di questo, tutto quanto sta accadendo, ovvero la polarizzazione del voto dei maschi bianchi verso Trump e Sanders, è spiegato da questo grafico
White_revolt
e dalle cifre. In Michigan, il 52% dell’elettorato repubblicano è maschio e Trump ha fatto il pieno dei consensi con il 43% contro il 23% ottenuto da John Kasich, mentre tra le donne il tycoon ha perso per 30% a 28% contro Ted Cruz. Storia simile in Mississippi, dove Trump ha visto tra gli uomini con un vantaggio di 20 punti percentuali ma solo di 9 punti tra le donne. Se prendiamo Sanders, vediamo che in Michigan ha perso tra le donne ma ha battuto la Clinton tra gli uomini per 54% a 44%. E cosa ancora più interessante, stando a un sondaggio di Wall Street Journal/NBC News poll, se messi uno contro l’altro la Clinton batterebbe Trump per 51% a 38% ma se a votare fossero solo gli uomini bianchi trionferebbe il miliardario per 51% a 38%.
Donald_Trump1

Insomma, l’amministrazione Obama e la politica della Fed hanno compiuto il miracolo di buttare al vento anni e anni di analisi marxiana e giungere al paradosso di un’America in un cui il working class hero è un miliardario newyorchese. E la cosa non deve stupire, anzi. Un recente studio degli economisti sociali Anne Case e Angus Deaton dimostra infatti che tra il 1998 e il 2013, i maschi bianchi americani in varie fasce di età hanno visto aumentare a dismisura i suicidi e gli incidenti legati al consumo di alcool e droghe: addirittura, nella fascia 45-54 anni, il tasso è salito a tal punto da ribaltare il trend di aspettativa di vita media.
White_death
Lo stesso studio sottolinea, dati alla mano, come a patire maggiormente a livello occupazionale siano i maschi bianchi senza un’istruzione superiore, questo a causa della recessione e della sistematica distruzione dell’unico settore che garantiva buoni salari anche a chi non è laureato, ovvero la manifattura.

Detto fatto, questi grafici
Waiters1
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ci mostrano come nel 2015 negli Usa siano stati creati 360mila nuovi posti di lavoro come camerieri e solo 12mila nella manifattura ma, mettendo il dato in prospettiva temporale dal periodo pre-crisi (2007), vediamo che il computo totale del trend ci dice che sono stati creati 1,6 milioni di posti di lavoro come camerieri e baristi e persi 1,4 milioni di posti di lavoro nell’industria. Sempre lo studio di Anne Case and Angus Deaton fa notare come le diverse comunità etniche siano colpite in maniera differente dai trend del mercato del lavoro, visto che afro-americani e ispanici non hanno registrato aumento di suicidi o dipendenza come i bianchi e, casualmente, sono molto meno colpiti dalla crisi della manifattura come gruppo sociale di lavoratori. E questa tabella
White_poverty
ci mostra come stando a dati ufficiali del Dipartimento dell’Agricoltura Usa, ente che amministra il programma SNAP (Supplemental Nutrition Assistance Program), siano proprio i bianchi a usufruire maggiormente di sussidi alimentari, con il 40,2% contro il 25,7% di neri, il 10,3% di ispanici, il 2,1% di asiatici e l’1,2% di nativi americani. E quest’altro grafico
Foreign_Trump
sembra fatto apposta per portare fieno in cascina alle argomentazioni discriminatorie di Donald Trump per quanto riguarda l’immigrazione, soprattutto dal Messico. Tutti argomenti che hanno fatto breccia nell’elettorato operaio, nella classe lavoratrice bianca e maschile che pare stufa di qualsiasi cosa abbia anche solo il sentore di establishment e di politicamente corretto.

E attenzione, perché la situazione economica statunitense appare decisamente favorevole al voto di protesta e disaffezione, perché questo grafico
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ci mostra come la ratio scorte/vendite all’ingrosso sia stata più alta dell’attuale 1.35x solo una volta negli ultimi 24 anni, ovvero al picco dell’ultima recessione, mentre quest’altro
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ci mostra come questa ratio relativa al settore auto, l’unico che ha trainato l’industria statunitense finora e che ha patria proprio a Detroit nel Michigan, sia a 1.78x, il valore più alto dalla crisi finanziaria. E attenzione, perché alcuni hedge funds stanno cominciando a vedere il credito al consumo subprime come il nuovo big short, dopo aver mandato all’aria il mercato dei mutui immobiliari nel 2008. Il motivo è semplice, perché se questi grafici
Auto_debt
Subprime_Auto2
ci mostrano il volume monstre di quel mercato e la sempre crescente fetta di clientela subprime che lo popola, questi altri tre
Consumer
Consumer2
Subprime_Auto
fanno più paura. I primi due ci mostrano infatti come a gennaio l’indebitamento per consumi – la linfa vitale di un’economia dove quella voce pesa per il 70% del Pil – in America sia cresciuto solo di 10,5 miliardi contro i 17 attesi, mentre il terzo mostra plasticamente l’aumento delle delinquencies da parte di acquirenti subprime di automobili.

E tanto per non farci mancare nulla scopriamo che il leasing ha pesato per il 32,3% delle vendite mensili a febbraio, parliamo di qualcosa come 340mila auto e veicoli commerciali leggeri, stando a dati di J.D. Power. E questo grafico del Wall Street Journal
Leases_auto
ci mostra come dal 2009 ad oggi il peso percentuale del leasing auto sia più che triplicato. Il problema di questa formula è che le auto tornano ai concessionari e quest’anno saranno 3,1 milioni, su del 20% rispetto al 2015 e il numero salirà a 3,6 milioni nel 2017 e a 4 milioni nel 2018. Cosa significa questo per i concessionari? Deflazione. E per le case costruttrici? Pesanti perdite. E questo grafico
Used_cars
ci mostra come le crepe nel settore comincino già a vedersi, visto che il Manheim Used Vehicle Value Index ha postato un calo su base annua dell’1,4%, peggior risultato da due anni e dell’1,5% sui base mensile, arrivando a perdere il 3,5% dal picco. Qualcuno avverta Marchionne che potrebbe essere finita la pacchia. Elettoralmente, invece, per Trump – novello working class hero – vale la pena di scomodare Mao, sottolineando che c’è grande confusione sotto il cielo. Quindi la situazione è eccellente.

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