Il nemico del mio nemico è mio amico. Una legge che, in Siria come in Yemen, crea soltanto mostri

Di Mauro Bottarelli , il - 3 commenti

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“Oggi le comiche” non è niente di fronte alla palese incapacità del potere statunitense di nascondere le proprie operazioni speciali nelle aree più calde del mondo. Non so se sapete che lo scorso settembre di fronte al Congresso si tenne l’audizione del generale Lloyd Austin, capo del Central Command (CENTCOM) e del sottosegretario alla Difesa, Christine Wormuth, riguardo al famigerato programma “Train and equip” per i ribelli siriani e al suo stato di avanzamento. Quando gli venne chiesto quanti dei partecipanti al programma di addestramento erano ancora operativi sul terreno, Austin rispose così: “Quattro o cinque”. Vi basti pensare che nei piani del Pentagono avrebbero dovuti essere 5400 entro fine dello scorso anno. Va beh, non stiamo a guardare il capello.
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Immediata giunse la reazione di due senatori repubblicani, Kelly Ayotte del New Hempshire e Jeff Sessions dell’Alabama: “Non prendiamoci in giro, questo si chiama fallimento totale”. Ovviamente, l’intera vicenda passò pressoché sotto silenzio sui grandi media. Bene, pochi giorni dopo quell’imbarazzante ammissione, ciò che restava delle forze ribelli addestrate dagli Usa sparì del tutto. Più che altro, si vendette. Quando infatti miliziani di Al-Nusra accerchiarono il quartiere in cui risiedevano i ribelli, questi non solo si arresero subito ma barattarono equipaggiamento e sei pick-up con un passaggio sicuro dalla Turchia alla Siria.
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La conferma arrivò dal colonnello Patrick Ryder, portavoce del Central Command e fu la goccia che fece traboccare il vaso: il programma “Train and equip” fu messo in naftalina. Anche perché solo due mesi prima, a luglio, la stessa Al-Nusra rapì il comandante del “Divisione 30” e alcuni miliziani della stessa, ovviamente una forza ribelle addestrata dagli Usa: “Noi e il popolo sunnita di Siria non permetteremo che il loro sacrificio sia servito su un piatto d’argento alla retorica americana”, si lesse in un comunicato di rivendicazione.

Bene, domenica scorsa la comica è diventata definitiva: i miliziani di Al-Nusra hanno preso il controllo di Maarat Numan, città sotto il controllo dei ribelli e dove manteneva la sua presenza la “Divisione 13”, una delle prime create dagli Usa e la prima ad aver accesso ai missili anti-carro TOW. Non solo tutti i 40 miliziani sono stati arrestati e rapiti ma il bottino di guerra si è sostanziato per Al-Nusra in missili anti-carro, veicoli blindati, un carrarmanto e altri armamenti. Insomma, i militanti di Al Qaeda in Siria ringraziano vivamente il Pentagono per avergli garantito armi di prima qualità a costo zero.
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In un tweet del 13 marzo la “Divisione 13” dichiarò di aver fallito nel respingere un attacco di Al-Nusra e dei suoi affiliati della fazione Jund al-Aqsa. Insomma, gente addestrata alla grande, dei fenomeni visto che due giorni prima, l’11 marzo, miliziani di Al-Nusra erano entrati a Maarat Numan per attaccare un corteo ma erano stati respinti dai dimostranti. La “Divisione 13”, invece, si è comportata come un sufflè, nonostante la situazione richiedesse occhi aperti h24.

Ma ecco il colpo di teatro: il generale Austin, quello che ha sputtanato il programma “Train and equip” davanti al Congresso, cosa vuole fare ora? Farlo ripartire “per combattere l’Isis”, questo attraverso un focus maggiore del Central Command basato su un minor numero di soldati e su addestramenti più specifici (forse toglieranno la lezione sul come farsi fregare le armi, quando non le cedono di loro volontà).
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Immediatamente il senatore democratico del Connecticut, Chris Murphy, ha dichiarato che “il programma è così profondamente compromesso che non può essere salvato. Nonostante l’enorme supervisione e l’utilizzo di personale Usa sul terreno, ancora non è possibile evitare che le armi finiscano nelle mani sbagliate”. Sbagliate? Sicuro? Ma c’è chi la pensa in altro modo. Il senatore repubblicano per la South Carolina, Lindsey Graham, si è infatti chiesto se il rinnovato programma “avrà le stesse condizioni disponibili in precedenza. Mi piacerebbe sapere: intendiamo limitare il ruolo attivo di questi miliziani solo contro l’Isis?”.

Ed ecco uscire il sempiterno senatore John McCain, il quale ha pronunciato la seguente frase: “Sono scettico perché ho già visto questo film ma se mi si chiede di dire no al programma di addestramento, allora risponde che non sarebbe giusto vietarlo”. Salvo poi concludere sibillino: “Quindi diremo ai miliziani che addestriamo che la loro prima priorità è l’Isis o qualcosa di simile? So cosa faranno”. Come dire, se c’è da combattere le milizie di Assad, non si tireranno indietro.
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Ma se il cessate il fuoco regge e i russi hanno ritirato parte delle truppe, perché qualcuno dovrebbe fare la guerra alle milizie di Assad invece che chiudere i conti con l’Isis? Oltre Erdogan, qualcun’altro sta per cascare nel trappolone del Cremlino? Oltretutto, proprio adesso, quando lo stato di morte cerebrale di Abu Omar al-Shishani, meglio conosciuto come “Omar il ceceno” e ministro della Difesa dell’Isis, ha appena svelato al mondo le attività di “Train and equip” degli Usa in Georgia, poco prima del tentato assalto in Ossezia. Oltre all’ennesima riprova della loro incapacità di gestire i Frankenstein che si creano per destabilizzare.

Va beh, prima o poi gli americani la capiranno la lezione. Forse no, perché dando un’occhiata al budget dell’amministrazione Obama per il 2017 si scopre la proposta di 10 miliardi di dollari di aiuti per organizzazioni militari estere, all’interno del fondo Building Partner Capacity (BPC). Creato negli anni Novanta, questo fondo permette al Pentagono di contribuire con aiuti diretti verso militari stranieri: nato per aiutare i governi dell’America Centrale nella lotta ai cartelli del narcotraffico (ma usato spesso e volentieri per tacitare con la forza il dissenso), l’utilizzo del BPC è aumentato esponenzialmente dopo l’11 settembre. Questa tabella,
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ci mostra chi siano i principali beneficiari: lascio a voi ogni conclusione o ragionamento in merito. In ossequio al BPC, negli ultimi 15 anni, 122 miliardi di dollari di soldi dei contribuenti americani sono finiti a 70 differenti autorità militari nel mondo. La sua utilità reale? Ignota, visto che il Dipartimento della Difesa Usa è esentato dall’obbligo di fornire giustificazioni annuali del budget.
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Di più, stando a un report del Carnegie Endowment for International Peace del 2014, la natura segreta del BPC è suscettibile di corruzione e furti da parte di ufficiali infedeli in Paesi dove queste pratiche sono molto pervasive. Di fatto, non eserciti meglio addestrati ed equipaggiati ma mazzette e prebende per i despoti e i dignitari di turno. I quali, un domani, magari diverranno i nemici di turno e sarà necessario detronizzare, addestrando “ribelli” ad hoc. In destabilization we trust. Ma questo grafico
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ci dice che la pazienza verso le politiche interventiste neo-con comincia ad esaurirsi anche tra i militari statunitensi, visto che il sondaggio condotto tra il 9 e il 14 marzo da “Military Times” vede in netto vantaggio tra gli uomini in divisa Donald Trump e Bernie Sanders, ovvero chi vorrebbe dire basta alla politica di gendarme del pianeta e alle operazioni di destabilizzazione per conto terzi.

Senza contare che oltre agli aiuti, ci sono anche gli accordi commerciali. E queste tabelle
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ci mostrano, come vi dicevo nell’articolo di ieri, come l’Arabia Saudita sia un cliente privilegiato del comparto industriale-militare Usa e lo stia diventando sempre di più per quello britannico. Bene, poche ore fa, grazie a quelle armi, almeno 65 persone sono rimaste uccise in due raid lanciati da caccia sauditi su un mercato affollato nel nord-est dello Yemen e altre 55 persone sono rimaste ferite. La tv degli Houthi, Al-Masirah, ha trasmesso immagini di cadaveri carbonizzati vicino a sacchi di farina e rottami e testimoni hanno riferito che nei raid sono stati danneggiati anche abitazioni, ristoranti e auto. Il mercato, nella città di Mastaba, è frequentato da migliaia di persone e, sebbene stando ai testimoni nelle vicinanze non ci siano obiettivi militari, è stato bersagliato nel momento di massimo affollamento. Molte delle vittime, stando a un testimone che ha raccontato della strage all’agenzia di stampa Associated Press, sono bambini, i quali lavorano al mercato come fattorini in cambio di mance. Bambini. Chi ha le mani sporche del loro sangue? Chi ha reso possibile questa strage deliberata di civili?

P.S. Coincidenze. Alternative fur Deutschland avanza alle elezioni regionali tedesche e due giorni dopo un’autobomba esplode in pieno giorno a Berlino e ammazza il pregiudicato per droga, spaccio di banconote false e gioco d’azzardo turco che era alla guida, manco fosse Tony Montana. Poche ore dopo, allarme bomba all’aeroporto di Hannover (poca fantasia, l’avevano già usata come location per la false flag alla partita di calcio delle nazionale tedesca lo scorso novembre): nel bagno di un aereo è stato trovato un foglio con scritto “bomba”. Di quale compagnia era il velivolo? Turkish Airlines, appare atterrato da Istanbul. Sarà un caso ma questo nesso Turchia-Germania-terrore mi puzza di strumentale alla politica che verrà su profughi e immigrati, sia interna che in sede Ue.
Oligarch
Ma non basta. Nel fine settimane il cantante degli “Eagles of Death Metal”, Jesse Hughes, dichiara alla tv americana “Fox Business Network” che la sera della strage al Bataclan non era presente security nel backstage (adombrando il dubbio che sapessero qualcosa in anticipo), quasi in contemporanea con l’arresto e l’incriminazione in Francia di Hicham Hamza, un giornalista freelance che ha scoperto alcune anomalie negli attentati a Charlie Hebdo e al Bataclàn. Il suo reato? Ufficialmente “violazione del segreto istruttorio e diffusioni di immagini gravemente lesive della dignità umana”, il tutto perché aveva ritwittato, il 15 dicembre, una foto ripresa all’interno del Bataclan pochi minuti dopo la strage e che mostrava decine di corpi flagellati. E ieri a Bruxelles cosa è successo? Sparatoria nel corso di una perquisizione legata proprio agli attentati di Parigi, caccia all’uomo per le strade, blitz delle testa di cuoio, bambini tenuti chiusi negli asili, città in stato d’assedio. E i presunti terroristi, come sempre, in fuga o morti. Nessuno che possa parlare. Azione-reazione-manipolazione?

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