Perifrasi della costituzione : art.4 (parte quinta)

Di JLS , il - 7 commenti

ART. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

REPUBBLIKA MAFIOSA

Dopo l’analisi dei soli primi 3 articoli della costituzione italiana, mi sono reso conto che queste frasi suddivise in articoli, corrispondono ai fiumi di dichiarazioni e proclami fatti nei talk show contemporanei. Cioè al vuoto pneuamatico. Non disponendo nel 1946 dell’imponente apparato di comunicazione dei loro successori, le nascenti caste partitocratiche parassitarie post belliche, hanno scolpito nella pietra le loro spirituali intenzioni, le loro auliche aspirazioni affinchè le generazioni future prone al sacro testo, potessero rimanere docili ai comandi dei loro padrini.

Occorre ammettere il successo dell’operazione “costituzione italiana” a giudicare dalla pressochè generale acquiescenza al potere che ci circonda, dal numero impressionante di connazionali che ancora votano e si dividono chi per questa chi per quella, banda rivale di partito.

Nell’art.4 la musica non cambia.  Provate a leggere parola per parola, sillaba per sillaba la prima parte “la repubblica riconosce a tutti i cittaidini il diritto al lavoro”. Cosa significa ? Che senso pratico ha questa frase ? In che modo un cittadino si ritrova in queste parole, apparentemente altisonanti.

Ora se io dico a te : “ti riconosco il diritto di leggere”, oppure “ti riconosco il diritto di lasciare un commento” o ancora “ti riconosco il diritto di smettere di leggere adesso e fare un giro sul web”, ti ho solo preso in giro. In altre parole non sono io che ti ho dato diritto di leggere, e neppure di commentare o chiudere. Sei tu che da un’altra parte dell’Italia o del mondo hai deciso di leggere e decidi eventualmente di lasciare un commento. Io ho solo scritto delle cose che a te suscitano curiosità e desiderio di leggermi. Fine della trasmissione.

Tutti abbiamo il dovere di lavorare per mantenerci, non esercitiamo alcun diritto. Quindi la repubblica non può trasformare un reale dovere in un diritto finto, arrogandosene addirittura il riconoscimento. Il bello è nel seguito dell’art.4 quando, sempre la suddetta republica, si impegna solennemente a promuovere le condizioni per rendere effettivo questo diritto. Ora questo presunto impegno delle repubblica consiste essenzialmente in due cose :

legiferare e tassare

Chiunque non abbia del tutto perso il buon senso, sa che il lavoro è un dovere il cui esercizio ci consente di mantenerci, realizzare i nostri progetti e i nostri sogni. Quindi la repubblica attraverso la produzione di provvedimenti legislativi non crea in alcun modo il lavoro. Neppure con le sue migliori intenzioni, la repubblica può favorire l’esercizio di questo dovere da parte dei suoi cittadini. Tanto più che dichiara e considera il lavoro un Diritto. In effetti dovendo assicurare ad ogni costo questo diritto ai suoi cittadini, la repubblica da 70 anni non fa altro che tassare per trovare risorse e creare occasioni per concedere diritti, cioè distribuire finto lavoro.

La tassazione notoriamente azione predatoria perpetrata con la coercizione da parte delle classi politiche di ogni epoca, è un’eccellente strumento per assicurare diritti, non certo per promuovere doveri, che in quanto tali, sono appetibili e sopportati quando il beneficio ricavabile è in qualche misura ricompensato. Non tenendo conto di questa realistica condizione della natura umana, la tassazione non promuove il dovere di lavorare e impedisce a chiunque di ambire a questo dovere, conducendo la maggioranza dei cittadini a richiedere il diritto al lavoro.

Nell’ultimo periodo dell’art.4, mi colpiscono il legame instaurato dagli autori del sacro testo statalista, tra il cittadino e il progresso materiale e spirituale della società. In altri termini, nel corano degli statalesi, si sancisce che il cittadino secondo le sue possibilità e scelte concorre al progresso della società. Ora a me non pare affatto, che ci si alzi la mattina per migliorare la società. Non si sta di fronte a una macchina rumorosa in una fabbrica per 8 ore al giorno, per migliorare un immaginifica società. Non si sta in sala operatoria ad operare e nè in cattedra a insegnare, perchè pensiamo a questo concetto vuoto che è la società. Tutti pensiamo solo al nostro mantenimento, a quello dei nostri cari e ad un possibile innalzamento del nostro tenore di vita, alla realizzazione di progetti e sogni piccoli o grandi che siano, per noi e le persone che amiamo.

Da questo apparente e tanto vituperato “individualismo” scaturiscono il progresso della società e il miglioramento delle condizioni di vita in un paese e per una intera comunità.

Succede invece che per la costituzione il cittadino è funzionale ed organico solo alla società, ai suoi bisogni, alle priorità, ai suoi dettami. La tua famiglia, i tuoi figli, le persone che ami e tutto quello che a te interessa prioritariamente, svaniscono. Il cittadino è la società. La società è il cittadino.

Articolo per articolo, confermo quindi il mio disprezzo più profondo per le assurdità e le nefandezze scriteriate del sacro testo statalista. L’uomo subordinato alla colletività, al ruolo di cittadino. Queste sono bestemmie. E non si tratta di essere libertario o kattokomunista. Ma solo di guardare alla realtà dei fatti quotidiani e all’istanze e attitiduini naturali degli individui.

I risultati di queste bestemmie incise come legge religiosa di questa spregevole idolatria moderna, che è lo stato e la democrazia del consenso, sono visibili intorno a noi. La desolazione economica e sociale in cui versa la nostra società è il frutto postumo di questa invereconda impostazione della vita e della libertà negate per una comunità di persone, che hanno avuto in sorte di uscire da una guerra, passando dal sequestro del fascismo alla prigionia della partitocrazia.

 

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  • Albert Nextein

    Ricordo quando non esistevano le agenzie interinali.
    Esistevano gli uffici di collocamento pubblici, ai quali le aziende dovevano obbligatoriamente rivolgersi per assumere.
    Erano centri di potere sindacale e di clientela e favoritismo oscuro.
    Ricordo che era difficile trovare gente a posto da assumere.
    Era un collo di bottiglia infame.
    Contesto che il cittadino abbia il dovere di…..etc, etc.
    Il primo e davvero importante dovere di un individuo è verso sé stesso.
    Il cittadino, l’individuo può fare tutto quello che ritiene meglio per sé, a patto di non creare danno ad altri.
    La società è un’invenzione politica per asservire l’individuo libero.

  • Fabrizio de Paoli

    Sottoscrivo ogni parola.

    Oltre alla ovvia illogicità delle affermazioni contenute nella costituzione, trovo particolarmente fastidioso il tono che questa utilizza: i suoi proclami vengono dettati da una implicita (quanto indimostrabile) posizione di superiorità rispetto ai sudditi.
    Ha ragione Antonino, e’ proprio questa presunta superiorità indimostrabile a rendere tutta la costruzione una religione, e come per tutte le religioni non importa che tu capisca, l’importante è che tu creda perché qualcuno ha già capito al posto tuo, …come prenderti per il culo.

  • VincenzoS

    LA questione, a mio avviso, sta sempre nel modo in cui si interpreta ciò che viene scritto.
    Riconoscere un diritto (al lavoro, allo studio, alla saluta, ecc.) significa che come stato mi impegno a non osteggiare, e a far sì che nessun altro lo faccia, l’esercizio di questo tuo diritto. Da un punto di vista liberale la cosa è perfettamente corretta in quanto una costituzione serve apposta a fissare i paletti dell’intervento dello stato, a limitarne i poteri nei confronti del cittadino. Vi è piuttosto da dire che, proprio in virtù di tale articolo, sarebbero incostituzionali tutte le leggi e regolamenti che, ad esempio, richiedono il possesso di una licenza rilasciata dall’amministrazione per l’esercizio di una qualche attività (tanto per dirne una, il tassista), se non nei limiti di una verifica dell’idoneità.

    • Antonino Trunfio

      grazie Vincenzo del commento. Devo osservare tuttavia che è un controsenso che una costituenda repubblika debba promettere di riconoscere qualcosa a qualcuno (cittadini !!!), I diritti sono naturali, non esistono diritti intorno, o dopo quelli naturali. La questione è che a questo mondo i diritti naturali sono ampiamente mortificati, vilipesi, o cancellati, e i responsabili di questi crimini per farla franca, si organizzano preventivamente per sostituirli con diritti che inventano loro e di cui si arrogano la concessione o il rifiuto !!! Questa è la vera tragedia. Quando qualcuno si interessa dei fatti altrui, o è un missionario votato al martirio oppure a tutto pernsa tranne che alla tua libertà e ai tuoi diritti. Lo stato è questo mostro moderno che ha fagocitato tutti e tutto. Quanto alla seconda parte del tuo commento, è la riprova che l’articolo 4 e la costituzione sono una finzione satanica, pensata e mantenuta solo da menti diaboliche propense al male e alla violenza.

      • VincenzoS

        Come ho scritto, da liberale mi sta benissimo che lo stato riconosca, cioè accetti, ammetta, usiamo tutti i possibili sinonimi, che lavorare è un mio diritto che viene prima dello stato e che lo stato, pertanto, non può impedirmi di lavorare imponendomi, per poterlo fare, di dotarmi di licenze da esso rilasciato a discrezione della burocrazia.
        Da liberale inizierei quindi a temperstare la corte costituzionale, portando la pubblica opinione, di ricorsi ogni qual volta la pubblica amministrazione impedisce il sacrosanto diritto di lavorare

  • Luigi Cifra

    PS in base al secondo comma dell’articolo dovrebbero essere arrestati tutti i politici…

  • HarinGV

    La costituzione nacque per pacificare un popolo allora fratturato tanto quanto oggi, un compromesso fra dettami comunisti e morale cattolica, Da cosa misera è diventato oggi bendaggio consunto e infetto. Non merita neanche una lettura, basta fermarsi al primo articolo…
    Ma da dove si deduce che l’Italia è fondata sul lavoro? Forse per il fatto che abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile stellare e lo stato si preoccupa di salvare le banche della sinistra, salvare le pensioni d’oro e i vitalizi invece di agevolare in maniera seria i giovani che vorrebbero lavorare? Quante balle, quante balle! Se non fossero in cattiva fede si dimetterebbero tutti per manifesta incapacità, ovviamente non lo fanno. Bravo Trunfio!

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