Se il rischio maggiore per Draghi è la vendetta di Berlino in difesa di Sparkassen e stabilità sociale

Di Mauro Bottarelli , il - 18 commenti

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Mario Draghi ha sfoderato il bazooka e, per tutta risposta, le Borse lo hanno ridimensionato a pistola ad acqua. Anche Milano, piazza migliore d’Europa grazie alle banche dopo la pubblicazione delle decisioni del Consiglio direttivo della Bce, ha ritracciato passando da oltre il 4% a una chiusura in negativo dello 0,50%. A quanto pare, nemmeno le quattro aste di rifinanziamento a 4 anni annunciate dall’Eurotower sono riuscite a mettere pace al travagliato settore, schiacciato da sofferenze record, detenzioni monstre di titoli di Stato e continue bocciature proprio da parte della vigilanza della Bce, ultima in ordine di tempo quella del piano di riassetto di Carige.
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Ma lasciamo perdere Piazza Affari oggi e concentriamoci sulla piazza peggiore del Vecchio Continente insieme a Londra, ovvero il DAX di Francoforte, il cui andamento di ieri è rappresentato da questo grafico:
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si è passati dai 9700 punti ai 10mila, salvo poi ritracciare a 9500 in sole 4 ore per chiudere a -2,31%! Perché questa sensibilità tedesca alle scelte di Draghi, il quale giova ricordarlo ha abbassato i tassi a zero, portando quelli sui depositi a -0,40% dal precedente -0,30%? Ce lo mostra questo grafico,
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il quale spiega plasticamente come tassi negativi incidano sulla profittabilità di Deutsche Bank, in questo caso attraverso il proxy del movimento del titolo e del cds a 5 anni. Ieri il gigante del credito tedesco ha limitato le perdite, chiudendo a 17,11 euro per azione e perdendo solo lo 0,64%, avendo toccato il massimo intraday di 18,61 ma il trend fa paura, -24% da inizio anno, come ci mostrano i grafici
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e senza scordare l’esposizione nominale ai derivati. Ma, paradossalmente, non è il gigante a fare paura e ha inviare scosse di preoccupazione in Germania, bensì i suoi figlioletti più piccoli ma non meno sistemici: le casse di risparmio o Sparkassen, le più colpite dal NIRP deciso da Mario Draghi. Non solo, infatti, hanno già minacciato una sorta di “sciopero dei depositi”, ovvero tenersi la liquidità in cassa invece di parcheggiarla overnight presso la Bce ma hanno già cominciato a scaricare i costi della politica dell’Eurotower sui grandi clienti come i fondi o le assicurazioni, soggetti che lucrano sui rendimenti depositando milioni di euro a breve. Ma non basta.
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Stando a un’indiscrezione della Frankfurter Allgemeine Zeitung, le banche taglieranno i rimborsi in caso di default, scoraggiando anche i depositanti a breve. La dinamica è di quella da non sottovalutare: in regime di bail-in, infatti, gli istituti corrono ai ripari, poiché fino ad ora le somme sopra i 100mila euro erano garantite dal fondo per i depositi della federazione delle banche tedesche, intervenuta 9 volte dal 1998 ma con l’ausilio delle garanzie statali. Oggi non è più possibile, quindi si taglia.

Ma nel mondo meraviglioso delle Banche centrali succedono cose incredibili, nemesi impensabili che prendono corpo proprio in Germania. La banca Berlin Hyp durante la scorsa crisi finanziaria, quando il governo tedesco mise in campo un bail-out da 500 miliardi di euro del proprio sistema bancario, stava infatti per andare a zampe all’aria, mentre l’altro giorno è stata il primo soggetto non-statale a emettere un bond con rendimento negativo, per l’esattezza covered bonds per 500 milioni di euro a tasso -0,162% e zero coupon. In parole povere, se compri 1000 euro di obbligazioni, riceverai 998,38 euro fra tre anni quando andrà a scadenza. Insomma, un investimento che garantisce di perdere soldi. Come cambiano le cose in soli otto anni, non vi pare?
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Insomma, si paga la banca per avere l’onore di detenere il suo debito: nel 2008 questa logica delirante era al contrario, ovvero in alcuni casi i mutui immobiliari venivano finanziati al 105% del costo della casa, quindi oltre all’immobile c’era anche un piccolo extra-cash. Attenzione, però, perché oggi Swiss RE calcola che circa il 20% di tutti i bond governativi nel mondo abbiano rendimento negativo, mentre la percentuale sale al 35% se si prende soltanto l’eurozona. Può durare una follia simile? Di più, la bolla del 2008 era di “soli” 1,3 trilioni di dollari, mentre stime conservative parlano di bond con rendimento negativo per un controvalore di 7 trilioni di dollari. Forse c’è di che preoccuparsi.

E sia il governo che la Bundesbank non possono sottovalutare le criticità che derivano da tassi negativi per le Sparkassen, visto che queste vantano assets per 1000 miliardi di euro – pari al 40% del sistema creditizio tedesco – e cinquanta milioni di clienti in Germania. Mesi fa proprio le Sparkassen avevano commissionato ad un auditor esterno un rapporto sugli effetti dei tassi a zero sul loro outlook, documento che non è mai stato pubblicato ma che è capitato nelle mani di uno zelante giornalista che ne ha diffuso il contenuto più stringente.
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Il rischio? “Una crisi tedesca delle banche locali”, visto che da qui al 2018 le politiche monetarie della Bce rischiano di portare sull’orlo del collasso due terzi delle casse di risparmio. Nelle settimane scorse, d’altronde, è stato lo stesso presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, a mettere in guardia dagli effetti dei tassi bassi: entro il 2019 rischiano di mangiarsi fino al 75% degli utili delle banche. E, casualmente, in ossequio al principio di turnazione recentemente adottato, ieri Weidmann non era presente al Consiglio direttivo in sede di voto.

Il tutto in un contesto generale che vede certamente la Germania lontana anni luce dalle secche di stagnazione della cosiddetta periferia ma che, contestualmente, invia anche segnali poco incoraggianti, ad esempio il rallentamento dell’espansione dell’attività manifatturiera. A febbraio l’indice Pmi rilevato da Markit evidenziava un calo a 50,2 punti da 52,3 di gennaio, certo è solo la lettura preliminare ma è inferiore alla stima media di un calo a 51,9. Inoltre, l’indice che monitora l’attività del settore servizi è sceso a 55,1 da 55,5 punti precedente, portando così l’indice composto in discesa a 53,8 punti da 54,5, contro le attese per un calo a 54,1.
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Segnali, insomma. Che Berlino non può ignorare, visto che una crisi del settore bancario è l’ultima cosa che può permettersi in un momento in cui c’è da fronteggiare un’altra emergenza sociale, quella dell’immigrazione e dell’impatto che questa sta avendo sulla sicurezza del Paese. E’ infatti stato reso noto un documento segretato del Dipartimento dell’Interno del Nord Reno-Westfalia dal titolo “Sfide e impatti per la polizia” nel quale si dice chiaro e tondo che “l’immigrazione porterà ancora a un aumento della criminalità e un’accresciuta necessità di forze di polizia per combatterla”. Non solo il numero di crimini sessuali, predatori e legati agli stupefacenti aumenteranno ma si registrano già ora segni di “agitazione” da parte degli islamisti nei centri per rifugiati, aumentando il rischio di radicalizzazione tra i delusi. “Si sono già registrati centinaia di incidenti recentemente in cui i salafiti hanno cercato il contatto con i rifugiati”, si legge.
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Ancora, “la polizia è dovuta intervenire già 93mila volte in centri di accoglienza a causa di violenze dovute a differenze etniche e religiose, mancanza di spazio abitabile e privacy, oltre che da un considerevole consumo di alcool che fa da detonatore”. Non a caso, la principale città del Lander è quella Colonia divenuta teatro delle violenze di massa la notte di Capodanno. Ma è sul finire del report che arriva la parte più inquietante: “In alcune parti della Germania, le autorità hanno perso il controllo sulla comunità musulmana, dove chierici locali impongono la sharia come legge e dove la violenza contro le forze dell’ordine è quotidiana”. Stando a un report di RP Online, la polizia locale ha dovuto chiamare rinforzi in 37 dei 48 distretti del Lander in caso di incidenti. Le forze dell’ordine hanno già dovuto aumentare il numero di agenti sul campo a Aachen, Dortmund, Duisburg, Dusseldorf, Essen, Cologne, Mönchengladbach e Wuppertal, oltre che in altre 20 municipalità minori. Riecheggiano ora le parole pronunciate lo scorso autunno dal capo dell’intelligence tedesca, Hans-Georg Maassen, il quale disse che “i giovani rifugiati che arrivano qui da soli potrebbero essere facile preda degli islamisti più radicali”.
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E domenica in Germania si vota alle regionali, con il partito anti-Ue e anti-immigrati Alternative fur Deutschland (Afd) in forte crescita proprio a spese della CDU di Angela Merkel. Al voto saranno chiamati il Baden-Wuerttemberg, la Renania-Palatinato e la Sassonia-Anhalt e sebbene riguardino solo 3 su 16 degli Stati in cui è divisa la Repubblica federale, il tabloid Bild parla di “elezioni che cambieranno la Germania”. Stando ai sondaggi, nel Land del Baden-Wuerttemberg i Verdi si mantengono al primo posto con un 33,5%, mentre la CDU della Merkel crolla al 28,5% (-10,5%). Anche la SPD perde consensi, toccando il 12,5%, cioè la stessa percentuale raggiunta da Afd. Nella Renania-Palatinato i socialdemocratici al governo raggiungeranno, stando alle previsioni, la stessa percentuale della CDU, 35%.
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E mentre perdono nettamente i Verdi, scendendo al 7%, si affaccia nel Land l’Afd con il 9%. Il sondaggio Insa per la Sassonia-Anhalt presenta risultati più stabili, con la CDU che rimane al primo posto con il 29%, seguito dalla Linke con il 20% ma la competizione per il terzo posto vede anche qui la SPD, scesa al 15,5%, contro l’Afd, che sale al 19%. E nessuno intende più prendere sotto gamba la minaccia rappresentata dal partito anti-sistema dopo l’exploit ottenuto il 6 marzo alle elezioni comunali in Assia, dove ha guadagnato il terzo posto superando i Verdi e ha raggiunto il 10% dei consensi nella città di Francoforte. Una sfida enorme per Angela Merkel e il suo governo: in base ai risultati, sapremo come si muoverà da lunedì la Germania sullo scacchiere europeo. E quanto sarà dura la rappresaglia della Bundesbank nei confronti della Bce per tutelare le Sparkassen e l’intero sistema creditizio tedesco, oltre alla propria stabilità sociale. Se ci sarà da sacrificare qualcuno, dubito si faranno scrupoli.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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