Il socialismo è morto, andiamo avanti


di Gary North

Il ventesimo secolo ha visto l’inizio, lo sviluppo e la fine del più tragico esperimento nella storia umana: il socialismo. L’esperimento ha provocato enormi perdite umane, una distruzione di economie potenzialmente ricche e disastri ecologici colossali. L’esperimento si è concluso, ma la devastazione influenzerà la vita e la salute delle generazioni a venire.

La vera tragedia di questo esperimento è che Ludwig von Mises ed i suoi seguaci — tra le migliori menti economiche di questo secolo — avevano esposto la verità sul socialismo nel 1920, ma i loro avvertimenti non sono stati ascoltati. — Yuri Maltsev (1990)

Il socialismo è morto, come ideologia e anche come movimento politico. Si tratta di un dio che ha fallito.

Il socialismo è una forma molto particolare d’opinione economica. Un socialista ritiene che il governo civile dovrebbe possedere i mezzi di produzione. Questo è ciò che ha sempre significato il socialismo.

Quando nel 1920 Ludwig von Mises confutò la struttura intellettuale socialista, aveva in mente esattamente questa prospettiva per quanto riguarda l’economia. Ecco la sua tesi: se lo stato possiede il capitale di una nazione, cioè gli strumenti di produzione, i pianificatori non possono stabilirne il valore. Non esiste un libero mercato per i prezzi di questi strumenti. Senza prezzi di libero mercato, è impossibile che un qualsiasi organo centrale di pianificazione possa determinare quali siano i beni di consumo più desiderati nella società. Ci dev’essere un libero mercato per prezzare i beni di consumo e i beni strumentali. In un’economia socialista non c’è niente di tutto ciò. Pertanto, disse Mises, la pianificazione economica socialista è intrinsecamente irrazionale.

Questa tesi è stata ignorata dalla stragrande maggioranza dei socialisti, e non è mai stata presa sul serio dai keynesiani. Ma poi, quando alla fine degli anni ’80 crollò l’economia dell’Unione Sovietica, è diventato chiaro anche a Robert Heilbroner, un miliardario di sinistra e professore d’economia, che Mises aveva ragione. Lo disse in un articolo sul New Yorker: “After Communism” (10 settembre 1990). Poi auspicò che l’ecologia prendesse il posto del socialismo. Disse che il socialismo era semplicemente un’ideologia morta.

Oggi, al di fuori della Corea del Nord, dell’America Latina e dello Zimbabwe, non ci sono persone che sostengono il socialismo. La Corea del Nord e Cuba sono ufficialmente comuniste. Sono povere. Non hanno alcuna influenza sul resto del mondo. Nessuno le usa come modello. Lo Zimbabwe è gestito da un marxista tribale, e nessuno lo sta imitando.

I commenti di Theodore Dalrymple sul marxismo africano vanno dritti al punto.

Sebbene i marxisti abbiano spesso sostenuto che le carenze dell’Unione Sovietica non avessero nulla a che fare con il marxismo, la dissoluzione ignominiosa di un regime che a lungo aveva sostenuto d’essere marxista ha inflitto un colpo fatale all’ideologia di base.

Ho incontrato un certo numero di cosiddetti marxisti nella Nigeria settentrionale. Erano giovani e confusi, ma credevano in una spiegazione vagamente marxista riguardo l’origine delle loro insoddisfazioni. Erano militanti solo a livello mentale. Se ci fosse stata una manifestazione avrebbero potuto aderirvi, ma non avrebbero ucciso. Si accontentavano delle semplici parole.

Con la caduta dell’Unione Sovietica è rimasto un vuoto ideologico per chi cercava una spiegazione alle proprie insoddisfazioni, persone che — grazie alla diffusione di una semi-istruzione — erano probabilmente più numerose, e quindi più disperate, che mai. L’unica alternativa, e una con radici molto più profonde del marxismo, era l’Islam fondamentalista. Quest’ultimo s’è insinuato quando il marxismo non è più potuto andare avanti.

Il welfare state ha molti sostenitori. Questi ultimi credono nella proprietà privata della maggior parte del capitale. Credono in alcuni prezzi di mercato. Ma credono che i funzionari statali possano intervenire nei mercati e ridistribuire la ricchezza. A loro non importa che questo possa ridurre la crescita economica. Essi sono, come disse Rothbard nel 1971, spinti dall’invidia. Sono disposti a vedere un’economia che produce meno solo per veder soddisfatta la loro richiesta di un’economia più equa.

Il keynesismo non è socialista. Il keynesismo è capitalista e lo è sempre stato. Keynes fu un difensore del capitalismo. Credeva che lo stato dovesse intervenire o creando denaro dal nulla, o prendendolo in prestito dai capitalisti. Voleva che lo stato acquistasse beni e servizi al fine di stimolare l’economia. Voleva vedere un’espansione del capitalismo, ma credeva che la spesa in deficit del governo centrale, e in misura minore l’inflazione monetaria da parte delle banche centrali, potessero raggiungere l’obiettivo di ristabilire la produttività economica del capitalismo.

Il comunismo come mezzo di produzione economica non sopravvisse al crollo dell’Unione Sovietica. Questo è stato l’ultimo sussulto del socialismo in Europa e in Asia.

In occidente ci sono ancora alcuni che non capiscono o comprendono quello che è successo in Unione Sovietica nel dicembre 1991. Non si rendono conto che questo è stato l’ultimo sussulto del socialismo. Vogliono ancora combattere vecchie battaglie. Vogliono richiamare i vecchi slogan. Vogliono che le persone credano che l’occidente sia in guerra contro il socialismo, sia a livello nazionale che internazionale. Le cose non stanno più così.

Ci sono sicuramente comunisti che utilizzano l’ideologia del comunismo di Marx per giustificare la conservazione del loro potere politico. Stiamo parlando di Cuba, Corea del Nord, Zimbabwe e Cina. Ma in Cina il comunismo è una difesa ideologica del potere politico. Non rappresenta la volontà di ripristinare la proprietà statale dei mezzi di produzione.

Ogni volta che leggete una dichiarazione su come i socialisti internazionali stiano facendo questo o quello, smettete immediatamente di prestare attenzione. I socialisti internazionali sono un parto della fantasia dei conservatori. È ormai più di un quarto di secolo che non se ne vedono più in giro.

Obama non è un socialista. I democratici non sono socialisti. Non ho sentito Bernie Sanders invocare la nazionalizzazione delle società americane. Sono difensori del welfare state. Vogliono più tasse sui ricchi. Vogliono una maggiore regolamentazione dell’economia. Vogliono dirigere il sistema capitalista nello stesso modo in cui i fascisti lo fecero negli anni ’30. Vogliono conservare la proprietà privata dei mezzi di produzione, ma vogliono dire ai proprietari privati ​​ciò che possono o non possono fare con i loro capitali. Vogliono dirigere la produttività del capitalismo. Non vogliono la proprietà statale dei mezzi di produzione. Vogliono usare il famoso approccio del bastone e della carota per orientare la produzione, ma non vogliono alcuna responsabilità.

Sono contenti d’avere una produttività sufficiente dal sistema aziendale in modo che lo stato possa beneficiare di un’alta percentuale di “uova d’oro”. I parassiti non vogliono uccidere i loro ospiti. Il socialismo è una filosofia economica: uccidere gli ospiti. La sinistra oggi è composta da parassiti, benpensanti e nemmeno l’ombra di un comunista o socialista.

CONCLUSIONE

Nel 1920 Mises diagnosticò la condizione terminale del socialismo. Le nazioni comuniste dimostrarono il suo punto nei settant’anni successivi. La Corea del Nord, Cuba e lo Zimbabwe sono gli ultimi regimi socialisti. Dimostrano il punto di Mises. Sono in bancarotta da tutti i punti di vista. Non sono l’onda del futuro.

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

da Freedonia di Francesco Simoncelli

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  • Antonello S.

    “Il socialismo è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti e dottrine che tendono ad una trasformazione della società in direzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico. Si può definire come un modello o sistema economico che rispecchia il significato di “sociale”, che pensa cioè a tutta la popolazione”.

    Spesso questi influencer da quattro soldi come Roth (ditemi voi come giudicare uno che teorizza l’influenza dell’invidia nel socialismo…) confondono appositamente il socialismo con lo statalismo più eclatante.

    In realtà il socialismo moderno (non il marxismo), come ideologia, non ripudia il capitalismo, ma pretende che tutti i cittadini siano uguali sul piano economico, sociale e giuridico, ovvero che godano degli stessi diritti e possibilità (cosa che evidentemente i monopolisti aborrono) e che pensa al bene di tutta la popolazione.
    Ora se a Roth fa schifo il welfare e lui pensa che chi non riesce a lavorare e cada in miseria può tranquillamente andare al creatore, allora è tutto è un altro discorso…

    Come ripeto sempre, in nome delle ideologie si creano assurde mistificazioni.
    Un socialista non è contro il capitalismo, ma contro le ingiustizie e le sopraffazioni anche quando sono causate da politici e governanti corrotti, cosiddetti statalisti.

    • Francesco S

      Le risulta che al giorno d’oggi lo stato detenga la proprietà dei mezzi di produzione? Lei confonde tassazione selvaggia con le idee. Delle baggianate sul “sociale” me ne faccio poco. Ma la parte veramente comica del commento è questa: “[…] Ditemi voi come giudicare uno che teorizza l’influenza dell’invidia nel socialismo…” Perché comica? Perché è seguita da questa frase: “[…]Ma PRETENDE che tutti i cittadini siano uguali sul piano economico (?!?),
      sociale (?!?) e giuridico, ovvero che godano degli stessi diritti e POSSIBILITA’.”

      Non poteva partorire un’auto-confutazione migliore.

      • Tommasodaquino

        salvo poi creare ingiustizie ancora maggiori.

      • corvotorvo

        A me risulta che “lo stato” (quantomeno quello italiano) eserciti una intermediazione (diretta, indiretta, politica, normativa, coercitiva) pari all’82% del PIL.
        Poi, non sarà proprietario dei mezzi di produzione, ma in queste condizioni neppure serve.
        Come si arriva a questa cifra?
        A parte la tassazione, lo stato italiano possiede aziende, le gestisce, quelle che non gestisce influenza, quelle che non influenza costringe (con normative, concorrenza sleale, favoritismi, clientelismo, corruzione) a comportamenti voluti,. Lo stato determina condotte personali di liberi imprenditori, dirigendoli laddove vuole (accertamenti, redditormetri, studi di settore, contenziosi), favorisce o penalizza (appalti, condoni, incentivi) e dei cittadini.
        Cittadini che si devono uniformare a comportamenti attivi e passivi dettati da inefficienze, rendite di posizione, clientelismo, nepotismi, disorganizzazione, conflitti istituzionali, carichi e sovraccarichi della PA, assenteismo, localismi, corruzioni e sprechi.
        Lo stato (italiano) intermedia su tutto, dalle VIA al passaggio di proprietà, dal collaudo delle caldaie all’obbligo dell’amministratore nei condomini, tutto passa attraverso mille maglie che rallentano il flusso dei comportamenti (o lo velocizzano, dipende dal soggetto e dall’oggetto) attraverso comuni, regioni, province, autorità, enti, uffici.
        E lo stato (nella sua struttura feudale composta da regioni, province, comuni, direzioni, servizi) é totalmente e incondizionatamente in mano alla politica.
        Quindi tutto quanto sinora esposto é di fatto intermediato dalla politica.
        Oltre agli aspetti non economici, tipo sessualità e salute, portando le libertà dell’italiano medio (quelle concrete, realmente fruibili) a livelli orwelliani.
        Il socialismo reale esiste, esiste ancora, e i socialisti reali hanno pure trionfato.
        É l’Italia il primo paese ad aver realizzato il socialismo reale funzionante al mondo.

        • Mister Libertarian

          Sono d’accordo che l’Italia sia uno Stato socialista, anzi stalinista.

          Ma che sia funzionante … non ci siamo proprio. L’Italia è uno Stato fallito pieno di privilegi inaccettabili.

          Ciò che c’è di buono si deve solo ed esclusivamente a quei settori produttivi non del tutto invasi dallo statalismo

      • chinaski137

        non c’è nessuna parte comica nè auto confutazione nel commento di Antonello …per uguaglianza si intende l’uguaglianza dei punti di partenza ovvero dei diritti sociali economici e giuridici ….se proprio si vuole trovare una definizione univoca di socialismo … quello di cui parlate voi è il comunismo marxista che predica la distruzione delle differenze di classe tramite la collettivizzazione dei mezzi di produzione….l’invidia non c’entra nulla casomai c’è la voglia dei ricchi di mantenere in schiavitù il resto della popolazione ….

        • Francesco S

          Questo strambo discorso sull’uguaglianza equivale ad entrare in una scuola e, classe per classe, mettere una busta di plastica sulla testa degli studenti più intellgienti per ridistribuire in modo equo l’intelligenza.

          • Fabrizio de Paoli

            Bellissimo esempio!

          • Antonello S.

            Lei è troppo intelligente per non comprendere che il discorso sull’uguaglianza non è inteso in senso meritocratico, ma di parità di diritti, sociali economici e giuridici.
            Provi lei a effettuare una rivendicazione, una causa legale, magari per motivi ambientali ad una grande multinazionale e forse capirà meglio il senso della frase.
            Nessuno ambisce ad un modello sociale pianificato e parificato, ma giusto si.

          • Francesco S

            Adesso rifletta sul perché il pezzo di carta inutile dice che l’Italia, ad esempio, è una repubblica fondata sul lavoro e non sui diritti di proprietà…

          • chinaski137

            aridaje…. eguaglianza delle opportunità non delle condizioni finali che saranno determinate dal merito e dalle capacità individuali … ma che sete de coccio o

          • Francesco S

            Cosa le impedisce di avere un’idea di successo e metterla in pratica?

          • chinaski137

            forse mi esprimo male … non so che dirti a questo punto

    • Fabrizio de Paoli

      È lampante che l’ideologia socialista tragga propulsione dall’invidia. Lo stesso egualitarismo fa leva sull’invidia.
      Se uno non fosse invidioso perché mai dovrebbe votare di prendere a qualcuno per dare ad altri?
      La ragione, piaccia o no, è quella. Chi ha di meno diventa invidioso di chi ha di più, chi è malato invidioso di chi è sano, chi è ignorante invidioso di chi è più colto, chi è scemo è invidioso di chi è più intelligente.
      Puoi immaginare cosa succede nel momento in cui disponi di uno strumento (lo stato socialista) che ti permette di scatenare tutte le tue invidie.
      E puoi immaginare cosa succede quando quello stato legittima la corruzione del principio di proprietà: l’invidia si autoalimenta alla velocità della luce perché si diventa invidiosi di quelli che grazie allo stato hanno ottenuto più di altri.
      Rothbard aveva ragione eccome.

      • chinaski137

        si intende l’uguaglianza dei punti di partenza ovvero dei diritti sociali economici e giuridici …. l’invidia non c’entra nulla casomai la voglia dei ricchi di mantenere in schiavitù il resto della popolazione

        • Fabrizio de Paoli

          “Uguaglianza dei punti di partenza”

          Già questo con uno stato socialista non è possibile in partenza.
          Infatti nel momento in cui nasco NON HO gli stessi diritti dello stato. È addirittura lui ad accampare diritti su di me: obbliga i miei genitori a denunciare a lui la mia nascita in modo che egli dichiari che io sono SUO cittadino.

          Discorso ben più lungo è quello dei diritti sociali, economici e giuridici.
          È per esempio matematicamente impossibile che io possa avere gli stessi diritti economici senza che venga intaccato il diritto di qualcun altro, stesso discorso per i diritti sociali, mentre su quelli giuridici è già dichiarato in partenza che io non potrò avere gli stessi diritti dello stato o di chi lo governa.
          Non potevi scegliere argomenti più infelici.

          • chinaski137

            tu parli di uno Stato autoritario … non capisco perchè quando si parla di queste cose dovete sempre buttarla in caciara …. cmq mostratemi una comunità anarchica che funzioni (che esista già sarebbe qualcosa) e sarò il primo ad unirmi a voi …

      • gino monte

        il piccolo imprenditore è invidioso del grande imprenditore…
        l’invidia non è un sentimento negativo, è anch’essa una relazione sociale (= interindividuale). e comunque ESISTE in natura.

        • Fabrizio de Paoli

          Infatti nessuno nega ciò.
          Si stava discutendo del fatto che una persona invidiosa potendo scegliere tra ricorrere ad uno stato (socialista) per ottenere vantaggi o ricorrere al suo lavoro, impegno e capacità, è facile che percorra la via più facile. La prima.

          • Domenico Piccolo

            Parli per te,giusto?

          • Fabrizio de Paoli

            No, io ho dei princìpi in cui credo. Altrimenti starei qui a cercare di demolire il socialismo.

          • Antonello S.

            Premesso che l’invidia è una condizione umana bipartisan perchè esistono anche ricchi imprenditori che naturalmente invidiano i politici o la felicità altrui, ritengo che inserire l’invidia come pilastro di un ideologia sia sciocco almeno quanto colui che prova invidia per il prossimo senza chiedersi il perchè.

          • Fabrizio de Paoli

            Forse hai ragione. Inseriamo come pilastro del socialismo l’abolizione della proprietà.
            …che deriva dall’invidia di certi proprietari nei confronti di altri.

          • gino monte

            boh… io preferirei guadagnare 5000 al mese da barista che 1000 da bidello. ma se per te sta meglio il secondo…
            poi non mi pare così facile entrare a lavorare nella PA.

          • Fabrizio de Paoli

            Sicuramente anche io. Anzi, mi mettessi nei panni del bidello, potrei riposarmi a scuola tutto il giorno dopo aver lavorato da barista di notte, e se la notte è stata particolarmente impegnativa potrei timbrare il cartellino e andare a dormire sicuro che quello stipendio non me lo leva nessuno.
            Quando invece mi metto nei panni del barista, intanto 5000€ mi sembrano un miraggio, e poi ho la certezza che il mio stipendio invece me lo leva lo stato. Più guadagno e più me ne leva, …per mantenere i bidelli.

          • gino monte

            conosco un bidello, non dorme sul lavoro (e non ha un bar), anzi gli fanno fare cose che non gli competono, tanto che gli manca un occhio per incidente sul lavoro.
            conosco un barista di periferia, 5000 di utile (oggi con la crisi, nel 2007 era 10.000). lo stato “vorrebbe” che pagasse le tasse (per contribuire alla scuola pubblica che i figli frequentano, ai medici e ospedali pubblici che frequentano, alle strade pubbliche che calpestano, ecc.) ma purtroppo non ci riesce. i servizi che il barista usa praticamente glieli paga la sua banchista da 800 al mese, che ufficialmente guadagna più del barista.
            però secondo voi è il barista la vittima del sistema, l’eroe della rivolta.

        • Consulente dei nuovi schiavi

          L’invidia esiste e spopola ed è sicuramente negativa in quanto fa vivere male chi ce l’ha e anche chi la subisce. Direi proprio una tra le cose peggiori che offusca la vitalità della propria ragione e del proprio agire.

  • Gian Maria Freddi

    “Un socialista ritiene che il governo civile dovrebbe possedere i mezzi di produzione. Questo è ciò che ha sempre significato il socialismo.”
    Assolutamente falso. I veri socialisti (come per es. Marx ed Engels) ritengono che i mezzi di produzione dovrebbero appartenere a tutti, non a un apparato coercitivo quale è lo Stato.

    • Francesco S

      Lei molto probabilmente (anzi è certo) non ha letto il Manifesto del Partito Comunista.

      • Gian Maria Freddi

        Invece l’ho letto e ho letto anche altri testi di Marx ed Engels.
        Immagino che lei si riferisca alla sezione del Manifesto dichiarata anacronistica dagli stessi autori negli anni successivi, in cui si parla della statalizzazione dei mezzi di produzione. Quello doveva essere solo il modo per favorire lo sviluppo delle forze produttive, che a quei tempi erano molto arretrate, per poter istituire il socialismo (“da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”). Oggi lo sviluppo di tali forze non è più un problema, perché esse sono a livello globale già abbondantemente sviluppate.

        • Alcoor26 .

          Quindi, che intende quando dice che i veri socialisti ritengono che i mezzi di produzione dovrebbero appartenere a tutti??

          • Gian Maria Freddi
          • Francesco S

            Capisco. Ciononostanet ho una domanda che mi ronza nella testa. In un mondo così idilliaco in cui le ali degli individui sono tarpate affinché “tutti siano uguali a tutti” e i frutti della produzione siano equamente distribuiti, quale sarebbe l’incentivo per chicchessia a fare il netturbino?

          • Gian Maria Freddi

            1) Non sarebbe un mondo perfetto, ma sicuramente molto più umano di quello attuale, e i problemi sarebbero affrontati in modo razionale (non essendoci le distorsioni dovute alla logica del profitto);
            2) Gli individui sarebbero tutti socialmente uguali, ma diversi tra tolo soprattutto per quanto riguarda capacità e bisogni;
            3) Socialismo non significa parti uguali per tutti, ma libero accesso al prodotto sociale secondo i bisogni autodeterminati degli individui;
            4) I lavori cosiddetti sporchi sarebbero ridotti al minimo e facilitati dall’uso delle moderne tecnologie e svolti a turno o regolarmente da volontari particolarmente consapevoli degli enormi vantaggi derivanti dalla società socialista (libero accesso al prodotto sociale, tempo di lavoro molto ridotto e qualità del lavoro molto aumentata, possibilità di svolgere più tipi di lavoro tra cui quelli più gratificanti, molto più tempo libero, niente povertà, niente criminalità, niente inquinamento, niente guerre, possibilità di partecipare direttamente o indirettamente alle importanti decisioni collettive, ecc.)

          • Francesco S

            1) Senza la “logica del profitto” staremmo ancora all’età della pietra.

            2) Ancora non s’è capito cosa voglia dire “socialmente uguali”. Cos’ha di così magico questa parola che rincitrullisce a tal modo il pensiero delle persone? Se siamo diversi in base alle nostre capacità e bisogni, perché cazzo non dobbiamo sfruttarle per migliorare noi stessi (e indirettamente gli altri)? Adesso gli imprenditori dovrebbero essere accusati di “insider trading” perché hanno idee geniali che possono fruttare loro enormi guadagni e invece stipulano contratti “miseri” con la manovalanza? È tutto molto confuso nel mondo dei socialisti…

            3) Ancora la parola oscura “sociale”. Se gli individui sono liberi di farsi concorrenza entro i limiti dettati da una legge uguale per tutti, a che serve tutta 0sta manfrina su sto cazzo di “sociale”?

            4) Qual è l’incentivo che avrebbero a fare questo lavoro “sporco”? Se è loro diritto accedere al “prodotto sociale” potrebbero ritenersi considerati socialmente inferiori agli altri qualora svolgessero tali mansioni e quindi, in virtù di tale incombente spauracchio sociale, potrebbero chiedere l’esenzione sociale. Che poi con lavoro “sporco” potrebbe essere inteso anche un lavoro ambientalmente dannoso oltreché socialmente dannoso, quindi bandito dalla società in modo da non arrecare danno all’ambiente in cui si vive. Insomma il ritorno alla capanna di fango risulterebbe una conquista sociale epocale, in cui la sporcizia sarà equamente distribuita in modo che tutti non si sentano discriminati dal punto di vista sociale…

            Ohibò, credo forse d’aver capito come funziona questa cosa del “sociale”…

          • Alcoor26 .

            Ma questo… E’ un obbrobrio distopista!!
            Io forse sarò misantropo, ma vedo la gente che non riesce ad accordarsi come dirigere un condominio..
            E secondo quel link li, le persone dovrebbero accordarsi su come dirigere la produzione??
            Ed esser tutte uguali sul piano decisionale, senza contare i meriti individuali di ognuno??
            E magari accettare di guadagnare lo stesso importo di un’idiota??
            Ohibò! Inimmaginabile!!

        • elf elrond

          Come hai fato a leggerlo?
          io mi sono sempre addormentato alla seconda pagina

    • Alcoor26 .

      “I mezzi di produzione devono appartenere a tutti”… che significa??
      Significa che appartengono a nessuno?
      Significa che verranno poco curati? Significa che nessuno può acquistarli??
      Significa che qualcuno può decidere di comprarli per tutti e pretende di sapere meglio ciò che un individuo a bisogno, per produrre quel che vuole? Per realizzare una sua idea??
      Da qui, si capisce bene come abbia potuto fallire il socialismo più estremo (il comunismo).

      • corvotorvo

        L’errore é usare il termine “appartengono”.
        Quello che conta davvero non é “di chi” sono, ma chi ne ha il controllo effettivo.
        E in Italia questo controllo é quasi totalmente in mano allo “stato”, a sua volta totalmente in mano “ai politici” e ai loro potentati.
        Tutto é in mano, direttamente o indirettamente, allo stato e alle sue emanazioni.
        Neppure i soldi in banca sono realmente vostri.
        Mi viene da ridere.
        Vivete nel primo paese di socialismo “reale” del mondo e non ve ne siete neppure accorti.

        • Fabrizio de Paoli

          In questo caso sono d’accordo con te.

      • chinaski137

        premesso che non è un apologia del socialismo reale la mia ma, come giustamente osserva l’utente sopra, Marx parlava di collettivizzazione dei mezzi di produzione ovvero della cosiddetta “fabbrica degli operai” … sistema cmq altrettanto disfunzionale …

        • Alcoor26 .

          Ma la fabbrica degli operai, non è di tutti. E’ degli operai. Chi paga i mezzi, e chi decide? Chi rischia il capitale? Non è altro che una società. Oppure, è ancora dello stato?? Se perde, perde lo Stato?? Non vedo altre alternative a privato-pubblico io.

          • chinaski137

            domande legittime e pertinenti…. infatti è un sistema che non ha mai trovato nè successo nè applicazione…

          • Alcoor26 .

            Ma allora.. Non esiste!…

      • VincenzoS

        Siamo talmente abituati a pensare in termini di bianco o nero che non riusciamo neanche ad immaginarci un sistema differente. Faccio un esempio, le municipalizzate dei trasporti urbani, autentica fogna dello statalismo/socialismo. Posto che in una città come Roma basta un singolo giorno di sciopero dei dipendenti dell’ATAC, l’esempio più eclatante di fogna a cielo aperto che vi sia nel settore, per fare accettare ai cittadini, esasperati dal traffico che ne consegue ,le più nefaste scelleratezze, non è assolutamente detto che l’azienda di trasporto pubblico debba essere o comunale o privatizzata magari dopo spezzettamento. Si potrebbe immaginare un sistema in cui gli organi direttivi vengano scelti per SORTEGGIO tra coloro che posseggono le qualifiche necessarie e abbiano voglia. E il mandato dei componenti degli organi direttivi dovrebbe essere a tempo e non rinnovabile. E per gli organi non direttivi si potrebbe ipotizzare un impiego, anch’esso a tempo determinato, in forma di servizio civile, naturalmente retribuito, un po’ sull’esempio dell’esercito svizzero.

        • Alcoor26 .

          Io sarò ottuso. Ma non ho capito a chi appartiene il capitale col tuo esempio. A un privato? Ad un ente pubblico?? A sorteggio (ohibò!) tra un privato o un pubblico?

          A me sembra pubblico. Coi dirigenti non scelti per meritocrazia, ma per sorteggio (ohibò!). Mi sembra quasi peggio del comunismo, dove in teoria i dirigenti sono i più capaci, anche se poi sono i più corrotti.

          • VincenzoS

            Partiamo dall’assunto che ho parlato di un qualche cosa che già esiste, l’ATAC per esempio, che è a capitale pubblico. Ed esiste una fondamentale differenza tra capitale pubblico in mano al comune, e quindi a politici e burocrati, e capitale pubblico in mano ai cittadini che quindi diventano responsabili di ciò che possiedono.In altre parole il comune non avrebbe nessun potere di decidere come spendere i soldi.
            Quando ho parlato di sorteggio ho specificato che esso avviene tra coloro che abbiano le qualifiche necessarie, ergo il merito..

          • Alcoor26 .

            E chi lo decide il merito??
            Un ingegnere ha la laurea, ma c’è ingegnere e ingegnere.
            E se i soldi sono pubblici, chi decide quanti prenderne dal pubblico? Se ne servono altri, se si è in perdita, chi lo ripiana il debito?
            Il guadagno, andrebbe al manager che gestisce senza metter soldi, oppure al pubblico che ce li ha messi??
            Mi pare che il primo caso è fuor di dubbio una cosa schifosa. Nel secondo caso quale interesse avrebbe il manager per ottimizzare l’attivo della società? Quale interesse avrebbe a non farsi corrompere se il suo stipendio è fisso? Se avesse uno stipendio fisso+bonus in base ai risultati, chi mi dice che non guadagni di più dei bonus con la corruzione?? Il fatto che la sua gestione è limitata nel tempo, e gestisce soldi non suoi, non provocherebbe una gestione atta ad avere il massimo profitto per lui (bonus-corruzione) nel breve, e deleteria per la società nel lungo??

          • VincenzoS

            Evidentemente o io non riesco a spiegarmi oppure Lei non riesce a capire. Tendo a propendere per la seconda ipotesi, ma nel caso fosse vera la prima, mi spiego nuovamente.
            Io parlo di aziende pubbliche già esistenti, ovvero di aziende dove imperano corruzione, clientelismo e quant’altro cioè tutte le cose di cui Lei parla.
            Visto che quindi parliamo di cosa esistente
            1) il capitale per avviare l’impresa è già stato conferito
            2) a ripianare le perdite ci pensiamo noi cittadini con le tasse
            Trattandosi di azienda di trasporto pubblico urbana di proprietà pubblica laddove facesse profitti (ma basta che faccia pareggio) i soldi verrebbero restituiti ai tax-payer all’atto del pagamento delle tasse.
            Ho scritto e ripetuto che la selezione della dirigenza avrebbe fatta per sorteggio tra chi, avendo voglia di candidarsi, presenti i requisiti, anche di merito, necessari. I requisiti potrebbero essere decisi a priori dal consiglio comunale, o meglio ancora da altro organo elettivo distinto avente solo e unicamente tale funzione valida per tutte le aziende attualmente controllate dal comune, organo che però non avrebbe alcun ruolo nella selezione.
            I manager selezionati potrebbero essere licenziati in tronco in caso di cattiva gestione, con perdita completa di ogni beneficio maturato compresi i contributi previdenziali versati nel corso del loro incarico, e chiamati a rispondere in solido con il proprio patrimonio. Inoltre gli si potrebbe chiedere di presentare una fideiussione bancaria all’atto dell’entrata in carica.
            P.S. i manager di una S.p.A. non gestiscono soldi propri, ma soldi degli azionisti

          • Alcoor26 .

            Quindi le perdite sarebbero ancora pagate dai contribuenti (non da tutti). Gli utili finirebbero ai cittadini: in che proporzione in base a chi ha contribuito ovvero a quante tasse pagate?? (non credo proprio).
            I manager dovrebbero fare i manager con possibilità di rimetterci e perdere il lavoro. Cosa che ovviamente porterà i manager capaci ad evitare di assumersi quell’impiego, e di lavorare nel privato dove non partecipano mai alle perdite, non mettono fideussioni, nonostante debbano rendere per continuare a lavorare e fare carriera.
            Beh, i 2 aspetti su cui ci siamo soffermati, rendono molto più equa e fattibile una gestione totalmente privata.
            Però forse sono io a non capire.

    • Davide

      Socialismo e Comunismo ideologie in un qualche modo simili a una religione dove il dio stato pensa e dirige le masse. Mah è una vecchia minestra riscaldata.
      Una sistema repubblicano dove vige un etico libero mercato sicuramente è qualcosa di meglio.

    • Mister Libertarian

  • corvotorvo

    Quello che ha scritto sta roba é solo un ammareggano intriso di ideologia (di segno opposto) e di fanatismo tanto quanto quel socialismo che critica tanto.
    Accademia. Come sempre.
    Gli economisti…. sempre a darci domani, forse, le previsioni del tempo per ieri.

  • Fabrizio de Paoli

    A me sembra che quest’articolo voglia solo distinguere inutili distinzioni di forma.
    Nella sostanza siamo in pieno regime socialista, ci siamo arrivati da un’altra parte, quella della democrazia.
    È vero che lo stato non è proprietario dei mezzi di produzione (a parte la moneta), ma perché mai dovrebbe caricarsi delle rogne quando ha il potere di decidere tutto in campo economico, ha il potere di decidere le regole di produzione, chi deve produrre cosa e quanto.
    Ha raggiunto e forse superato lo stesso livello di dirigismo dell’urss, e questo non è comunismo?
    Forse non lo sarà formalmente ma lo è nella sostanza. Prendiamo il nostro caso, ci sono aziende che subiscono una pressione fiscale superiore al 75%, devono lavorare e produrre seguendo esattamente le disposizioni di stato, hanno scarsissima autonomia contrattuale sui più importanti mezzi di produzione, tra cui energia e lavoro perché già redatti dallo stato, si accollano ogni rischio e vengono depredate di ogni successo.
    Poi va considerato che l’infezione statale entra nel circuito economico e si propaga ovunque sotto forma di prezzi viziati per N volte in modo esponenziale dal virus stesso.
    Da qui in poi il collasso ampiamente previsto da Mises. Ditemi se non siamo nel comunismo.

    • HarinGV

      Evidentemente Gary North non segue le vicende italiche sennò se ne sarebbe accorto. D’altronde l’Italia è ormai meno rilevante dello Zimbabwe o di Cuba, sicuramente meno vitale.

      • Fabrizio de Paoli

        Sì. E poi c’è il fatto che scrive per un pubblico americano in un contesto dove comunque la libertà è ancora molto superiore alla nostra.

  • gino monte

    le definizioni sono relative… comunque, socialiste o socialdemocratiche-del-welfare che siano, mi pare che certi concetti permeino tutte le nazioni più civilizzate e benestanti.

    • Fabrizio de Paoli

      Sì. E che sono piene di debiti e fallite dalla prima all’ultima. Anche gli Usa, nonostante l’imposizione del $ con le portaerei.

      Quelle cazzo di politiche sono insostenibili ed inumane, prima ce ne liberiamo meglio è.

  • Paolo

    “La sinistra oggi è composta da parassiti, benpensanti ”

    https://www.youtube.com/watch?v=CWk_r0edt6M

  • I DO AGREE!

  • Nicola d’anna

    Ma se non ero, oggi, tutta l’economia è in mano alle lobby private.Dove sta il socialismo?

    • Gian Maria Freddi

      Per molti sostenitori del sistema capitalista i problemi sono causati dall’ingerenza dello Stato nell’economia (che loro chiamano socialismo, invece di statalismo), non dal sistema stesso (che include anche lo Stato).

      • Nicola d’anna

        Io non mi intendo di economia, vado per logica.Mi sembra che il sistema è sbagliato.Troppe divergenze economiche(e di conseguenza sociali).Sarebbe, a mio avviso, meglio cambiare per un sistema econimico più equo.

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