Tra il totem del salario minimo e la rivoluzione robotica, esplode il delirio delle Banche centrali

Di Mauro Bottarelli , il - 80 commenti

Minimum_wage
Solo tre giorni fa Janet Yellen si era travestita da colomba, di fatto facendo capire che i tassi resteranno schiantati dove sono per un po’. Ieri, però, il dato sui nuovi occupati non agricoli di marzo ha stupito: non solo sono stati creati 215 posti di lavoro contro le attese di 205mila ma addirittura, come ci mostra il grafico,
Wages
la paga oraria è salita dello 0,3%, più dell’atteso 0,2% e molto meglio del -0,1% del mese precedente. Perché, quindi, quell’atteggiamento della Fed? Forse perché come ci mostra questo grafico,
Mfg_workers
nel comparto manifatturiero si sono persi 29mila posti di lavoro, il peggior dato dal dicembre 2009? In compenso, a marzo sono stati creati altri 25mila posti di lavoro tra baristi e camerieri, portando il totale di questa categoria al nuovo record di 11.307.000 lavoratori. Come ci mostra questo grafico
Waiter_mfg
negli ultimi 14 mesi sono stati creati 365mila posti di lavoro nel comparto food&drink services, mentre nella manifattura ne sono andati persi 24mila. Ora, al netto della deriva cinese di Markit,
Manu_madness
a detta della quale a marzo l’ISM manifatturiero è salito ai massimi da sette mesi, 51.8 da 49.5, nonostante il peggior calo occupazionale nel comparto da sette anni, ci sono parecchie variabili da tenere in considerazione quando si parla di occupazione negli Usa. A mio avviso, la più interessante, riguarda proprio i salari.

E se questi due grafici
Peasantry1
Peasantry2
mettono la situazione in prospettiva per l’80% dei lavoratori non dirigenziali, quest’altro
March_jobs
dimostra plasticamente come il 65% dei nuovi posti di lavoro creati a marzo siano in settori dove viene applicato a valanga il salario minimo. Ed eccoci alla cronaca interessante, perché due giorni fa – tra gli applausi dei keynesiani di tutto il globo – la California ha annunciato che innalzerà il salario minimo a 15 dollari l’ora. Attenzione, perché occorre guardare bene i particolari. Come funzionerà infatti l’innalzamento? Un aumento da 10 dollari a 10.50 a partire dal primo gennaio 2017, un altro aumento di 50 centesimi l’ora nel 2018 e poi un aumento di un dollaro l’anno fino al 2022.
Minimum_wage3
Immediatamente i candidati democratici alle primarie, Hillary Clinton e Bernie Sanders, hanno dichiarato che questa è una grande notizia e ora bisogna lanciare una campagna affinché questa decisione sia estesa a livello nazionale. Bene, peccato che sia stato proprio il governatore della California, Jerry Brown, a stroncare la scelta non più tardi di gennaio: perché? Semplice, portare a 15 dollari l’ora il salario dei lavoratori del settore pubblico costerà al budget statale qualcosa come 4 miliardi! E se questa infografica
Wage_unemployment2
ci mostra come in realtà i beneficiari dell’aumento del salario minimo non sono mai i più giovani come si pensa, la storia empirica ci dice anche dell’altro: ovvero che gli aumenti dei salari minimi portano ad aumento della disoccupazione, come ci mostra questo grafico.
Wage_unemplyment
Di più, sono stati condotti studi al riguardo in 15 città statunitensi e nella città di Seattle si arrivati a oltre il raddoppio del livello salariale minimo federale. Bene, questo grafico del Bureau of Labor Statistics
Minimum_wage2
ci mostra come l’aumento dei salari minimi impatti sul tasso di occupazione. Lo scorso anno la capitale dello stato di Washington ha vissuto i tre peggiori cali occupazionali della sua storia, proprio dopo l’introduzione del salario minimo a 15 dollari l’ora. E ora anche Chicago intende seguire le orme della California: calcolando che la capitale dell’Illinois è la città che vanta il tasso di criminalità più alto degli Usa,
Chicago
con 150 omicidi, 685 feriti e 817 sparatorie da inizio anno ad oggi, immagino che una bella crisi occupazionale sarà un toccasana.

E se questo grafico
Minimum_wage3
ci mostra come la pressione salariale, a livello di inflazione che erode il reddito disponibile di chi è pagato a ore, stia emergendo ma non per ragioni econoniche, è anche un altro il ragionamento da fare quando si parla di lavoro negli Stati Uniti: il livello di robotizzazione che andrà a impattare sulle dinamiche occupazionali e sulla società stessa. Tra il 2015 e il 2018 saranno 1,3 milioni i robot industriali che saranno impiantati e questo raddoppierà il loro numero in ruolo attivo a livello globale.
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E se molti di questi robot sono utilizzati nel settore automotive e in quello elettronico, uno studio pubblicato ieri dall’azienda di consulenza McKinsey & Co. dimostra come i lavori che potenzialmente vedrebbero robot al posto degli uomini sono molti più di quanto si pensi e non solo in settori poco pagati e poco specializzati. Lo studio ha preso in esame quasi 800 differenti occupazioni negli Stati Uniti, dagli amministratori delegati ai lavoratori nei fast-food. All’interno di queste figure sono state trovate 2mila attività lavorative individuali e sono state confrontate con 18 differenti idoneità che possono essere potenzialmente automatizzate. Bene, dall’analisi è emerso che il 45% di attività lavorative che rappresentano 2 trilioni di dollari in salari potrebbero già essere automatizzate oggi con la tecnologia esistente, mentre un ulteriore 13% potrebbe esserlo se le tecnologie utilizzate per capire e processare il linguaggio umano fossero portate a un livello umano di competenza medio.
Robot3
Negli Usa, tre milioni di lavoratori nei fast-food hanno una potenziale di automazione del 74%, mentre gli autisti di mezzi pesanti sono al 69% di automazione potenziale ma a far riflettere è il dato di medici (23%), infermieri (29%) e amministratori delegati (25%). Di più, quasi la metà dei farmacisti (47%) potrebbe essere sostituito da una pharma-robot e addirittura il 72% delle attività di pilotaggio commerciale potrebbero essere compiute tramite computer.

Insomma, in un’era post-industriale pensare di approcciare le dinamiche occupazionali soltanto con logiche salariali, spesso controproducenti, è assurdo. E se il futuro è nel robotico, il presente non può passare da ricette stataliste che vedono nella creazione di debito e spesa pubblica la panacea per combattere bassi consumi, bassa inflazioni e bassa crescita, il tutto nell’enorme schema Ponzi della Banche centrali e del mal-investment sistemico. Ma chi glielo dice ai santoni del QE perenne? Sapete l’ultima del governo giapponese, ad esempio?
Abecomics
Sta programmando di lanciare un piano di vouchers o certificati di regalo per i giovani a basso reddito per stimolare i consumi nella fascia under 24, i quali “sono in cospicuo calo”. E qual è la ratio di questa mossa alla Renzi? I certificati non sono depositabili, quindi questo combina il concetto di “helicopter money” (stimolare inflazione) e moneta totalmente elettronica (implicito controllo sui capitali e tracciatura della spesa). I riceventi potranno utilizzare il voucher per le loro necessità quotidiane e lo faranno, visto che non possono depositare la somma non essendo in cash. Cosa pensano di ottenere in questo modo i profeti dell’Abenomics? Una maniera nascosta per finanziare direttamente le spese di chi ha reddito più basso e forzare i consumi attraverso la non depositabilità, sperando in tal modo di aumentare l’inflazione senza dove far aumentare i salari, visto che la Confindustria giapponese ha già detto che l’argomento è fuori discussione.
Honda3
Lo statalismo al suo meglio. Ma c’è di più e lo ha spiegato al Financial Times il consigliere speciale del premier nipponico, Etsuro Honda, il quale ha detto che serve extra-stimolo ulteriore all’Abenomics: insomma, non basta aumentare la quantità di moneta nel sistema a discapito della qualità di ogni singola unità, serve altro. E cosa? “Un budget supplementare, focalizzato sulle carenze dei salari reali dei cittadini con redditi medi e bassi”. Insomma, una surplus di spesa pubblica finanziato dalle tasse che alcuni hanno già ribattezzato “People’s QE”, il QE del popolo e che, ad esempio, piace da impazzire al nuovo leader laburista britannico, Jeremy Corbyn. In parole povere, le Banche centrali finanzieranno direttamente la spesa pubblica governativa e, se necessario, inietteranno denaro direttamente nei conti correnti dei cittadini. Questi sono pazzi.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

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