L’imbonitore Draghi vuole che il parco buoi compri equities. In attesa che poi sia la Bce a farlo?

Di Mauro Bottarelli , il - 10 commenti

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L’avevano promesso e l’hanno fatto. La Bce ha deciso lo stop alla produzione della banconota da 500 euro, la cui emissione verrà interrotta “intorno a fine 2018”, una decisione legata a “preoccupazioni che questa banconota possa facilitare attività illegali”. L’Eurotower ha poi reso noto che “la banconota da 500 euro manterrà sempre il suo valore e può essere cambiata presso le banche centrali dell’Eurosistema per un periodo di tempo illimitato”. Insomma, un compromesso – quantomeno per l’arco temporale scelto – per evitare l’ennesimo scontro frontale con la Germania, visto che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, si era detto da subito contrario alla decisione, ricordando come il contante sia molto diffuso tra i cittadini tedeschi e che non lo si possa legare con nesso causale certo al finanziamento di terrorismo e narcotraffico.
500_notes
Ma la vicenda della banconote da 500 euro è solo una delle ragioni di contrasto tra Germania e Banca centrale europea e, sicuramente, non la peggiore. Nel mirino dei tedeschi, infatti, c’è la decisione dell’Eurotower di andare in negativo con i tassi di deposito, una scelta che a detta di Berlino colpisce sia i risparmiatori che gli istituti di credito, in particolare le potenti Sparkassen regionali. Lunedì scorso ci aveva provato il membro del board, Benoit Coeure, a placare gli animi teutonici con queste parole: “In Germania, la Bce è stata recentemente criticata per danneggiare i risparmiatori attraverso i tassi di interesse molto bassi. Ma la gente non è rappresentata solo da risparmiatori, ci sono anche gli impiegati, i contribuenti e chi presta denaro, tutti beneficiari dei tassi ai minimi. Grazie alle nostre misure, i redditi reali e l’occupazione in Germania sono migliorati negli ultimi anni”.
Draghi_Schauble1
Già immagino la faccia di Schaeuble ma il peggio è arrivato martedì, quando Mario Draghi in persona è tornato sull’argomento parlando al meeting annuale dell’Asian Development Bank. Ecco le sue parole al riguardo, di fatto un consiglio da amico per i risparmiatori: “Per cominciare, i risparmiatori possono guadagnare returns soddisfacenti diversificando i loro assets, anche quando i tassi di interesse sui depositi sono molto bassi. Per esempio, i cittadini statunitensi detengono circa un terzo del loro portafoglio di investimento in equities, questo in contrasto con italiani e francesi che ne detengono per un quinto e con i tedeschi che addirittura vedono i titoli pesare solo per un decimo del totale. In compenso, i cittadini tedeschi hanno circa il 40% dei loro assets in depositi e contanti e francesi e italiani circa il 30%, mentre gli statunitensi solo il 15%”. Insomma, avete capito: Mario Draghi si è travestito da impiegato di Banca Etruria e invita il parco buoi a investire in titoli azionari, invece che lasciare il contante parcheggiato in banca.
Bce1

Ma in quale mercato ci invita a investire l’ex dirigente di Goldman Sachs? In questo,
Selling_BOFA
ovvero un mercato che la settimana scorsa ha visto i clienti di Bank of America-Merrill Lynch essere venditori netti di equities da quattordici settimane di fila, questa volta per un controvalore di 2,8 miliardi di dollari. E’ la striscia di vendita consecutiva più lunga da quando BofA traccia il dato (2008), visto che il record precedente era quello di 12 settimane raggiunto sul finire del 2010. E non è solo la smart-money a vendere, anche la clientela retail: scaricano tutti da oltre tre mesi di fila ma Draghi dice alla gente di comprare titoli, di credere nel rally. Eppure il mercato azionario Usa flirta con i massimi, sintomo in un mondo che non sia governato dagli unicorni, che l’economia sta bene. Balle, perché questi grafici
Buybacks_debt
Outflows3
ci mostrano come tutto il nuovo debito creato nel 20mo secolo sia andato a finire unicamente in una direzione: finanziamento dei buybacks azionari. I quali, in effetti, sono una bomba in periodi di tassi bassi: mi indebito con poco, uso i proventi per ricomprare mie azioni e in questo modo tengo alte le quotazioni, abbasso il flottante e garantisco dividendi agli azionisti felici e bonus ai dirigenti. C’è però un problemino e ce lo mostra questo altro grafico,
Buy_debt2
visto che, al netto di debito corporate cresciuto del 30% su base annua, oggi la differenza di tasso di crescita tra debito e EBITDA delle aziende è ai massimi storici, 35%. Non serve un master ad Harvard per capire che se un’azienda deve prendere a prestito più denaro di quanto ne genera attraverso la sua attività core, il modello di business non è proprio sostenibilissimo già sul medio termine. Ma, sicuramente, Draghi saprà rassicurarvi e convincervi del contrario.

Magari saprà offrirvi una spiegazione anche a questo,
Stock_tumble
ovvero al fatto che nelle ultime 11 settimane lo Standard&Poor’s 500 ha registrato minimi record settimana dopo settimana senza pausa, salvo vedere questa stringa interrompersi la scorsa settimana. Questa lunghezza di incessanti trend rialziasti consecutivi non si vedeva dal febbraio 2011 e all’epoca non è andata a finire bene. Quell’anno, l’S&P’s 500 calò del 4,8% in un mese dopo la rottura del trend e del 20% entro l’autunno. E come ci mostra il grafico, di catalizzatori di crisi in vista ce ne sono, tra il rischio Brexit del 23 giugno e le elezioni presidenziali Usa di novembre con Trump, trionfatore anche in Indiana, ormai infermabile dopo il ritiro di Ted Cruz e John Kasich in casa repubblicana. E questo grafico,
Brexit5
ci dice che – forse anche grazie alla fedeltà dimostrata da Obama nei confronti della tradizione tutta statunitense di non farsi mai i cazzi propri – per la prima volta i favorevoli al Brexit sono più dei contrari. Ma Draghi vi vuole acquirenti netti di equities, vuole che compriate il rally in atto. Magari di titoli azionari europei, per stare distanti dal casinò di Wall Street:
Eu_stocks
magari non è il caso. O magari titoli bancari italiani, tanto adesso c’è il fondo Atlante che garantisce gli aumenti di capitale, gli inoptati e si compra tutte le sofferenze, il tutto con 4,5 miliardi di capitalizzazione. Anche in questo caso
EU_Banks2
magari no.

Ma basta con il pessimismo, basta con i gufi, il mercato è sano e tutt’altro che manipolato. Oddio, un filo manipolato lo è, visto che lo ha confermato lunedì la stessa Bce attraverso una sua ricerca che conferma l’esistenza di trading informato prima della pubblicazione ufficiale delle notizie in 7 su 21 annunci macro-economici statunitensi, veri market-movers per la loro importanza. Il report ha studiato e tracciato i patterns dal gennaio 2008 al marzo 2014 ed ha scoperto che “i prezzi cominciavano a muoversi nella direzione “corretta” circa 30 minuti prima della pubblicazione del dato. E questo spostamento di prezzo pre-pubblicazione in media ha pesato per circa metà dello scostamento di prezzo totale”. La ricerca, inoltre, ha scoperto “forti prove dello scostamento di prezzo pre-annuncio in anticipazione a dati come l’indice di fiducia del consumatori del Conference Board, il dato NAR sulla vendita di case esistenti, il dato preliminare del Pil, il dato sulla produzione industriale della Fed, l’indice ISM manifatturiero e non manifatturiero e decine di altri esempi”. Traduzione: il mercato è manipolato.
Manic_market

E anche vagamente sovra-dimensionato. La scorsa settimana, infatti, l’investitore miliardario Carl Icahn, tra i maggiori azionisti di Apple, ha reso noto di non avere più azioni della gigante di Cupertino: nel portafoglio aveva 45,8 milioni di titoli per un controvalore di 4,4 miliardi di dollari. Dietro al disinvestimento, le preoccupazioni relative alla posizione di Apple in Cina, mercato che, dice il miliardario “può essere un’ombra sul futuro della compagnia”. Inevitabile la reazione negativa della Borsa, la quale aveva già messo nel mirino Apple per i risultati non esaltati della trimestrale: inoltre, il mercato cinese è competitivo e vicino alla saturazione, le autorità cinesi hanno premuto il tasto off sui servizi iTunes Movies e iBooks. Bene, questo grafico
Apple_value
mette la situazione in prospettiva: mercoledì scorso il combinato conti-Icahn è costato a Apple 43 miliardi di capitalizzazione in solo un’ora. Per capirci, è stato bruciato in sessanta minuti l’intero market cap di Deutsche Bank o Glencore o Netflix o eBay. La differenza tra il market cap di Apple, 540 miliardi di dollari e l’azienda numero due per capitalizzazione, Alphabet Inc. controllata da Google, è ancora di 55 miliardi, circa l’intero valore di mercato di BMW.

Ma il mercato è sano, ce lo dimostrano questi due grafici
Stock_safety1
Stock_safety2
relativi ai multipli di utile di due comparti molto attivi, ovvero le cosiddette Consumer Staples e nella fattispecie i titoli definiti “safety stock”, ovvero cibo, bevande e tabacco e le azioni del settore energetico. Bene, nel primo caso siamo a 22x, più che raddoppiato in un mese, mentre nel secondo siamo a un trading di 101.5x sulle aspettative degli analisti per i prossimi 12 mesi. Quindi, o il petrolio va a 400 dollari al barile oppure qualcuno si farà male. E chi è il principale indiziato al tonfo? Ce lo mostra questo grafico:
Pension_energy
i fondi pensione, acquirenti con il badile di titoli del comparto energia! Insomma, al netto di un mondo intero che scarica titoli, gli unici che comprano con il badile azioni di un comparto che viaggia su multipli credibili solo con il petrolio alle stelle, sono le stesse istituzioni che hanno come vincolo statutario il dovere di proteggere le pensioni dei lavoratori! E che, come ci mostra questo grafico,
Pension_Underfunded
che prende in esame i 25 fondi pubblici Usa più grandi, già oggi sono sotto-finanziati per qualcosa come 2 trilioni di dollari, stando a calcoli di Moody’s.

E questi ultimi due grafici
Notwell1
Notwell2
mettono in prospettiva quanto potrebbe aspettarci in tempi relativamente brevi. Insomma, Mario Draghi vuole farci comprare il rally o il tonfo? Io certezze non ne ho, se non una: non manca molto al giorno in cui il capo della Bce annuncerà al mondo di voler seguire l’esempio della Bank of Japan e cominciare a comprare equities sul mercato nell’ambito del piano di ampliamento estremo del QE. Della serie, caro parco buoi, tu comprati il crollo imminente che poi intervengo io in nome dell’emergenza e le banche faranno affari d’oro acquistando con il badile a prezzi di saldo. A quel punto, sarà davvero rally. Seguito, però, da un tonfo senza ritorno. O da un mondo governato dal mark-to-unicorni. A voi la scelta. Io, nel dubbio, faccio scorta di birra e popcorn.

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