Al 99% Hofer ha perso e vince l’ammucchiata di sistema con i voti esteri. Ma la sinistra è morta

Di Mauro Bottarelli , il - 61 commenti

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La certezza è quasi matematica, salvo miracoli. L’uomo che vedete nella foto, il candidato indipendente alla presidenza austriaca, Alexander Van der Bellen, ha vinto. Poco fa si è concluso lo spoglio nel 100% dei seggi austriaci e stando ai dati reali, Hofer sarebbe in vantaggio con il 51,9% (1.937.863 voti) contro il 48,1% di Van der Bellen che avrebbe ottenuto 1.793.857 voti a favore: lo scarto è sul filo di 144mila preferenze. “Per i risultati dovremo aspettare domani”, ha detto lo stesso Hofer e il perché è presto detto. Saranno infatti decisivi nella volata finale i voti per corrispondenza che rappresentano il 14% degli elettori, ovvero 800mila voti esteri che saranno scrutinati appunto solo domani e che danno il verde-indipendente in testa nel computo finale di circa 3mila voti. Insomma, la sacra unione che ha visto – più o meno tacitamente – Popolari e Socialdemocratici far convergere il voto dei propri elettori verso Van der Bellen non è bastata e ora servono i voti dei manager che lavorano nella City a Londra o degli architetti con studio a Barcellona per cercare di bloccare l’FPO.
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Perché il problema è che i sondaggi che davano Hofer avanti di 10 punti erano delle balle messe in giro ad arte per smuovere più cittadini dell’ultimo minuto a recarsi ai seggi per evitare la deriva nazista e, contestualmente, fare in modo che qualcuno intenzionato o stuzzicato di votare Hofer al secondo turno vedesse la sua preferenza come inutile, visto il distacco e andasse al lago. Il 35% preso al primo turno è stato un miracolo ed essere al 52% dopo il secondo ne rappresenta la replica, visto che stiamo parlando di un partito dipinto da tutti i media come xenofobo, razzista, di estrema destra, populista, anti-immigrati. E magari anche con qualche esponente con la gastrite. E’ il partito di Haider, contro la cui vittoria quei fenomeni della democrazia a targhe alterne di Bruxelles imposero le sanzioni: ripeto, trattasi comunque sia di miracolo. Per tre ragioni.
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Primo, comunque vada, si tratterà di un Paese spaccato in due e nel computo dei voti reali espressi su territorio austriaco ha vinto Hofer, piaccia o meno. Sarà dura per il nuovo presidente ignorarlo, visto che per quanto le regole democratiche lo consentano, se diverrà il primo cittadino del Paese, lo dovrà ad austriaci che hanno fatto fortuna e vivono stabilmente all’estero. I quali, però, con il loro voto decidono allo stesso modo di chi abita a Graz o Salisburgo. Io la chiamo distorsione democratica e voto per lobbies e lo faccio da quando il disgraziato governo Berlusconi lo concesse per fare un favore a Mirko Tremaglia, scomodando lacrimosi ricordi delle vittime italiane nelle miniere di carbone del Belgio. Abiti in Austria? Voti. Non abiti in Austria? Non voti. Io la penso così.

Anche perché chi sta a Bilbao o Seul, cosa ne sa delle condizioni in cui versa il Paese oggi? Di quali siano le sue esigenze in questo preciso momento storico? Cosa gliene importa del nodo del Brennero, tanto anche se arrivano i migranti lui abita al Queens, fotte sega. E veniamo qui alla seconda ragione. Che ci sia Van der Bellen a capo del Paese rischia di diventare un qualcosa di nominalistico, una bandierina per disperati dell’antifascismo di maniera, perché comunque da martedì al Brennero ci saranno 80 poliziotti austriaci in più su richiesta del governatore del Tirolo, il quale ha detto chiaro e tondo che gli italiani non rispettano i patti e che da Bolzano arrivano via treno una cinquantina di migrati al giorno. La politica su questo tema non cambierà, resterà quella invocata dall’FPO, solo verniciata con lo smalto un po’ fighetto e melenso della risposta democratica offerta dall’Austria migliore (quella che se ne guarda bene di viverci nel suo Paese, però).
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Di più, i nani da giardino che domani festeggeranno la vittoria del candidato verde, sottolineando il patto silente e bipartisan di unità nazionale tra Popolari e Socialdemocratici, si scorda che due giorni dopo il primo turno delle presidenziali, furono proprio quei due partiti a votare in fretta e furia in Parlamento a favore della nuova legge sull’immigrazione e sull’asilo, una delle più dure d’Europa e che prevede in caso di afflussi eccessivi la proclamazione dello stato di emergenza nazionale e la chiusura dei confini a tutti sine die. Sono gli stessi che hanno fermato Hofer e che domani vi spacceranno come il volto democratico dell’Austria: più che volti, facce. Da culo.

Terza ragione, ce la spiega plasticamente questa tabella
Osterreich
che scorpora il voto di oggi in base al ceto sociale. Bene, l’86% degli operai austriaci, stando ai giudizi stile Tg3, sono nazisti e xenofobi. Cosa significa questo? Che la sinistra in Austria è comunque morta, perché se il tuo elettorato di riferimento storico voto quasi all’unanimità per l’FPO vuol dire che hai fallito miseramente. E con la sinistra muore anche il concetto solidaristico peloso in base al quale agli operai e ai ceti meno abbienti la sicurezza e l’ordine non interessino, che siano temi da borghesi e di destra: è l’esatto contrario, perché nelle periferie dove i migranti urinano en plein air, spacciano, rubano e stuprano, ci vivono i poveri cristi, mica i parenti degli espatriati che hanno garantito la vittoria a Van der Bellen.
OEFM
La classe operaia, cari miei, vuole confini, regole, sicurezza e ordine. E’ fascista? Forse, in base a certi cliché delle anime belle, quelle che tra un vernissage e la presentazione di un libro sul solidarismo gay in Uzbekistan, vanno a fare la spesa da Eataly del compagno Farinetti e per questo giustificano i migranti che buttano il cibo delle mense. Uguaglianza vuol dire Farinetti per tutti! Poveracci, hanno scherzato con il fuoco per anni e ora stanno cominciando a sudare. Ma freddo. Perché se anche domani mattina il fantasma Hofer sarà stato sconfitto, i veri perdenti sono loro e il loro ipocrita altruismo con soldi, culo e sicurezza degli altri. Per questo, non fosse altro, c’è da festeggiare.

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