In attesa del responso, l’Austria ha già vinto. Con l’FPO così forte, non farà la fine della Svezia

Di Mauro Bottarelli , il - 125 commenti

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La pantomima continua. Non so se a Bruxelles abbiano avuto degli intoppi nottetempo nel “ritoccare” il voto postale austriaco ma pare che la proclamazione ufficiale del vincitore alle presidenziali non ci sarà prima delle 19 di stasera. Poco male, gli austriaci hanno aspettato decenni prima di dare un sonoro calcio nel culo ai partiti che li hanno governati dal Dopoguerra in poi (anche per colpa loro), non saranno poche ore a creare un problema. Già ieri vi dicevo che, comunque vada, per l’FPO ma soprattutto per il popolo austriaco, questo risultato elettorale è stato e sarà di fondamentale importanza: Vienna ha comunque alzato la voce con l’Ue, ha mandato un segnale chiaro che il prossimo presidente, fosse anche Alexander Van der Bellen, non potrà fingere di non aver colto. Il nervosismo con cui Matteo Renzi questa mattina ha risposto alle critiche austriache sul Brennero, lo testimonia.
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Ma c’è un’altra ragione per cui comunque vada, per Vienna sarà stato un successo: il voto di massa, soprattutto dei ceti popolari, per l’FPO eviterà al Paese di diventare come la Svezia. Ovvero, una nazione di autolesionisti da record olimpico. Partiamo ad esempio da una grande notizia giunta dal mondo editoriale. Nel 1966 Jan Lööf, il più popolare scrittore per bambini svedese, diede alla luce quello che è diventato negli anni un best-seller, “Nonno è un pirata”, volume illustrato tra i cui personaggi figurano il pirata Omar e il venditore ambulante Abdullah. Il successo del libro è stato tale da essere stato tradotto in spagnolo, francese e altre lingue e dieci anni fa 100mila copie furono distribuite al pubblico svedese come regalo dell’Happy Meal di McDonald’s in seno a un’iniziativa per stimolare la lettura tra i più piccoli.
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Bene, oggi, 50 anni dopo, quel libro è diventato la pietra dello scandalo in Svezia, tanto il 76enne Lööf ha dichiarato alla stampa che il suo editore gli ha recentemente detto che se non riscriverà il libro e cambierà le illustrazioni, il volume sarà tolto dal mercato. Di più, la minaccia contempla anche un altro libro di Jan Lööf, la cui colpa in effetti è enorme: al suo interno, vi è l’illustrazione di una musicista jazz nero che dorme con indosso gli occhiali da sole. Al rogo! Paraculescamente, l’editore di Lööf, il gigante svedese Bonnier Carlsen, ha dichiarato che una decisione finale non è ancora stata presa e che vede l’idea di riscrivere e ritoccare le vignette come “un’opzione”. Ma le parole di Eva Dahlin, direttrice del dipartimento di narrativa, tradiscono altro: “Il libro fa stereotipo di altre culture, qualcosa che non è strano visto che le illustrazioni sono state create nel contesto degli anni Sessanta ma ora i tempi sono cambiati. Se vieni dal Medio Oriente, ad esempio, può essere che tu sia stanco di non essere mai nella parte positiva della narrazione. I libri per bambini sono speciali perché sono letti per un periodo più lungo di tempo e le norme del passato vivono in essi, senza editing. Certo, da adulto si può guardarli con gli occhi della nostalgia ma anche con visione più problematica”. Gatto Silvestro in confronto era uno che andava dritto al punto senza far danni.
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Il problema è che questa follia è solo l’ultima che la Svezia ci regala in termini di revisionismo da politicamente corretto. Chi è over-40 ricorda certamente “Pippi Calzelunghe”, la serie televisiva svedese che ha fatto compagnia ai bambini per intere generazioni e senza che li abbia fatto crescere obbligatoriamente dei nazi-skin. Bene, l’episodio in cui Pippi strizzava gli occhi per sembrare cinese ha subito un editing prima e l’eliminazione totale della scena poi.
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Nel 2013, poi, il libro best-seller per bambini “Il chiosco di Mustafa” del danese Jakob Martin Strid è stato tolto dal mercato svedese dopo le accuse di alcuni social media di islamofobia. Ironicamente, l’autore lo scrisse nel 1998 quando era in Indonesia, Paese con la maggior popolazione musulmana al mondo, “come un accorato appello contro il razzismo”.
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Ma non è niente rispetto a quanto accaduto nel 2014, quando sempre i social media – dio li maledica – cominciarono una campagna di attacco contro un confezione di caramelle gommose della Haribo chiamata Skipper Mix, definendola razzista. Ora, come fa una caramella ad essere razzista? Semplice, la confezione era designata per essere lo scrigno dei souvenir di viaggio del marinaio e tra questi c’erano della maschere africane. Qui non basta più il TSO e un sano revisionismo su Basaglia e le sue teorie, ci vuole la Siberia.

In compenso, questa foto
Norrkoping
ci mostra cosa è accaduto nel weekend del 14 e 15 maggio nei sobborghi di due città svedesi, Borlänge and Norrköping, dove sono state bruciate auto al fine di attirare polizia e vigili del fuoco e quando questi sono arrivati hanno subito una violenta sassaiola. Si chiama “pesca lo sbirro” ed è pratica diffusa nei fine settimane presso i quartieri ghetto di molte città, dove il 90% della popolazione è straniera di prima e seconda generazione. So’ ragazzi, si divertono così. Per Johan Holmgren, assistente capo dei servizi di salvataggio della provincia del Östra Götaland, “questo è uno sviluppo sociale veramente spaventoso, che inquieta”. Il Nobel lo attende e non farà troppa strada per ritirarlo.
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Lo scorso anno la polizia svedese ha pubblicato un report in cui identificava 55 aree particolarmente afflitte dalla criminalità di gang ma già quest’anno alcuni ufficiali, sotto anonimato, non solo hanno ammesso che in alcune di quelle zone lo Stato non ha più il controllo ma che la situazione è peggiorata e i ghetti stanno continuando a crescere come funghi. E come ha reagito il Brå, il Consiglio per la prevenzione del crimine svedese, alla pesca allo sbirro di due weekend fa? Nessun verbale verso gli attacchi contro il personale, visto che manca una classificazione corrispondente dei crimini compiuti!
Riots in Stockholm, Sweden - 22 May 2013
Ecco le parole con cui Ulf Johansson, uno dei capi della polizia della regione di Stoccolma, ha reagito all’accaduto interpellato dal giornale Expressen: “Non puoi essere solo punitivo. Il concetto base è quello di dialogare e cooperare con la parte buona dei residenti di quelle aree”. Magari con lo scudo in testa, onde evitare che nel frattempo gli altri ti lapidino. Se non è masochismo questo, non so cosa lo sia. A questo punto, però, la Svezia non si lamenti: se il massimo di reazione che hai a un’aggressione è porgere la vaselina, allora non parliamone più.

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