La farsa senza fine. Ovvero, come l’Europa finanzia (insieme a Soros) l’invasione in atto

Di Mauro Bottarelli , il - 109 commenti

Soros1
Ops, George Soros ha incrementato le sue scommesse contro l’indice S&P 500 nel primo trimestre. Il fondo dello speculatore di origini ungheresi – scopertosi poi filantropo con l’età – ha infatti rivelato in un report obbligatorio alla Securities and Exchange Commission di possedere 2,1 milioni di opzioni put sotto forma di Etf che seguono l’andamento dell’indice benchmark di Wall Street. Il fondo di Soros ha quindi ridotto del 37% la sua esposizione all’azionario Usa, mentre ha acquistato opzioni call su 1,05 milioni di titoli Spdr Gold Trust, un Etf che riproduce il prezzo dell’oro. Soros punta sull’oro perché è convinto che un atterraggio duro della Cina sia “praticamente inevitabile”, provocando un aumento delle pressioni deflazionistiche e il conseguente ribasso delle Borse e rialzo dei prezzi dei titoli di Stato Usa. Insomma, un’altra campanella di allarme riguardo al tonfo che verrà.
Soros4

Questa notizia ha fatto rapidamente il giro non solo della rete ma anche dei canali mediatici più convenzionali e sicuramente domani i giornali la riprenderanno con il debito risalto, anche in ossequio al fatto che il 1992 è lì a ricordarci che quando Soros si muove, non lo fa a caso. Ma c’è dell’altro che riguarda il nostro miliardario che dubito i grandi media vi diranno, ovvero che fanno capo a lui parecchie delle ONG che stanno operando in favore della politica di porte aperte e integrazione a tutti i costi delle centinaia di migliaia di immigrati che stanno arrivando in Europa. E nel giorno in cui la stessa Interpol ha ammesso che in Libia sono già presenti 800mila migranti dall’Africa sub-sahariana e del Maghreb pronti ad attraversare il Mediterraneo, le parole dell’ex politico francese, Bernand Carayon, assumono un contorno particolare e nefasto.
Carayon
Intervistato dal sito francese Atlantico, l’ex membro del Parlamento per l’UMP ha sparato ad alzo zero: “Soros è la mente che sta guidando l’influsso di migranti in Europa attraverso oltre 100 ONG che sussurrano nelle orecchie dell’Ue di incoraggiare il collocamento degli immigrati”. Ma sapete qual è la cosa più assurda? Che nonostante a parole ci si scarichino addosso le colpe e si organizzino un Eurogruppo dopo l’altro per dar vita a misure di contrasto degli sbarchi, ivi compreso pagare 6 miliardi alla Turchia, un terzo di quelle ONG sono sussidiate non solo dalla Open Society di Soros “ma anche dall’Unione Europea stessa, attraverso una rete di fondazioni, partner e progetti attivi in oltre 100 nazioni”. E con un patrimonio di quasi 25 miliardi di dollari, per Soros finanziare rivoluzioni colorate non è certo un problema, né tantomeno stanziare 1 miliardo di dollari l’anno per le attività di gruppi pro-migranti.
Fortess_EU

Carayon ha spiegato che “la Open Society e il think tank con sede a Washington noto come Migrant Policy Institute hanno pubblicato un report congunto dal titolo “Welcoming Engagement: How Private Sponsorship Can Strengthen Refugee Resettlement in the European Union” nel quale si festeggia l’impegno e l’incoraggiamento della Commissione Europea verso la sponsorizzazione privata e il lavoro delle ONG per il collocamento di migranti oltre la quota stabilita nei Paesi membri dell’Ue”. C’è poi la Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM) di Bruxelles, una ONG che a detta di Bernand Carayon avrebbe pesante influenza sulle istituzioni europee, tanto che recentemente ha subito voluto festeggiare la direttiva dell’Ue su diritti delle vittime, pubblicando una guida per l’accesso privilegiato di migranti senza documenti verso i servizi di protezione sociale e legale. Anche questa organizzazione è finanziata dalla Open Society di Soros e dell’Unione europea.
Soros10
Terza e più famosa delle organizzazione che operano sotto l’ombrello della Open Society è Oxfam, visto che insieme hanno finanziato il movimento “Enough is enough” in Senegal, di fatto l’ennesimo tentativo di Soros di dar vita a una rivoluzione colorata in un Paese estero, immagino con il beneplacito del Dipartimento di Stato. E anche l’Ue non vuole essere da meno del miliardario ungherese, visto che nell’anno fiscale 2013-2014 ha finanziato Oxfam con 75,3 milioni di euro. C’è poi “UNITED for Intercultural Action”, un network composto da attivisti dichiaratamente di estrema sinistra e finanziato da Consiglio d’Europa, Commissione Europea e Open Society. Ma Carayon è un fiume in piena ed ecco puntare il dito contro un altro attore sulla scena: “Un altro think tank che ha molta influenza e che opera nel settore è lo statunitense European Stability Initiative che, di fatto, sta dietro il cosiddetto “piano Merkel” dell’ottobre 2015, ovvero l’apertura indiscriminata delle frontiere, tanto da chiedere al governo tedesco di emettere permessi di soggiorno gratuiti per muoversi liberamente all’interno del Paese. Dietro questo oscuro think tank, troviamo sempre la Open Society, il Rockfeller Brothers Fund e altri finanziatori americani”.
Brenner5

E il lavoro compiuto con il lobbying del governo tedesco pare funzionare, visto che il governo di Angela Merkel progetta di includere fino a 100mila profughi nel nuovo programma statale per l’impiego degli immigrati. Gli occupanti dei centri di accoglienza si trovano a ciondolare per giorni interi senza nulla da fare, in attesa di documenti che a volte impiegano mesi e mesi per arrivare: un’inattività forzata ma spesso e volentieri anche benvenuta e volontaria che causa frustrazione e malcontento tra la popolazione. Ed ecco la ricetta: le autorità federali di Berlino hanno approntato il piano di impiego dei cosiddetti “lavori da un euro”, ovvero l’offerta di impieghi sociali che comporta per chi rifiuta il lavoro, la decurtazione del sussidio.
Merkel_selfie
Si tratta di 20 ore massimo alla settimana, quindi al massimo 80 euro al mese più un contributo extra di 4 euro che andranno ad integrare la somma di denaro – che varia da Lander a Lander – a disposizione dei richiedenti asilo per le loro spese personali. L’esperimento è già attivo in molte città della Germania, ad esempio in Baviera 9mila persone sono già al lavoro, mentre nella sola Berlino i richiedenti asilo impiegati in questo tipo di attività sono quasi 4mila. Un po’ pochino, visto che nel 2015 sono arrivati in Germania 1,1 milioni di immigrati.
AfD1

Ma si sa, occorre gettare fumo negli occhi alla gente (e magari garantirsi manovalanza a costo zero, che fa sempre piacere in tempi di neo-schiavismo da dumping sociale). Ma attenzione, perché dove c’è il fumo spesso c’è anche il fuoco. E si tratta di quello appiccato già 45 volte dall’inizio di quest’anno a centri di accoglienza per immigrati in Germania, come ha confermato il capo della polizia criminale federale (BKA), Holgar Muench, a detta del quale “è particolarmente inquietante l’incremento del tasso di violenza di questi attacchi”. E ancora più inquietante è quanto affermato dopo, ovvero che non ci sono prove né evidenze di collegamenti con gruppi organizzati di estrema destra, “la maggior parte dei roghi è nata dall’azione di persone che abitano nell’area dei centri colpiti”. E il timore di emulatori di massa è tale che molti giornali tedeschi, tra cui l’edizione on-line dello Spiegel, hanno chiuso i forum di discussione su temi legati all’immigrazione per il numero sempre crescente di minacce e insulti postati.
Refugees_arson

Ma come abbiamo visto in precedenza, l’Europa sguazza nell’autolesionismo. E come sempre, la Svezia primeggia nella specialità, viste le ultime notizie che sono arrivate dalla Scandinavia. Dove, ad esempio, l’8 aprile scorso l’Immigration Service ha pubblicato un report dal titolo “Are you married?”, nel quale di fatto vengono accettati i matrimoni combinati con spose bambine, mentre 4 giorni prima il professore di diritto Göran Lind ha denunciato come le autorità del suo Paese abbiano approvato centinaia di matrimoni poligami tra immigrati.
german_nazi
Non stupisce, quindi, che il 23 aprile un richiedente asilo sia stato arrestato dalla polizia mentre prendeva a calci in testa la moglie, la cui colpa era quella di voler imparare lo svedese. E la questione è talmente seria da scuotere la politica nazionale, tanto che il 22 aprile il docente della Swedish Defense University, Lars Licander, ha dichiarato che i Verdi, partito al governo, potrebbero essere infiltrati dagli islamisti: “E’ ovvio che stiano cercando di penetrare all’interno del movimento e ottenere posizioni di fiducia”. E deve essersi dato una pacca sulla spalla quando due giorni dopo, il 24 aprile, Salahaden Raoof, portavoce del movimento giovanile dei Verdi a Malmoe, ha dovuto scusarsi dopo che una televisione ha mostrato un filmato nel quale faceva il gesto delle quattro dita di supporto ai Fratelli Musulmani durante una convention politica ad Almadalen nel 2015.
Sweden_rabia
Ma attenzione, perché come in Germania, anche la Svezia comincia a ribollire. Il 30 aprile, infatti, la moschea di Gävle è stata vittima di un attacco con bombe incendiarie. L’imam locale è Abo Raad, definito dalle autorità di polizia “il leader dei militanti islamisti in Svezia” e la sua attività d predicazione è diventata argomento di una serie di articoli da parte del quotidiano locale, Gefle Dagblad, già dall’inizio dello scorso autunno: il 30 marzo scorso, la direttrice, Anna Gullberg, ha ricevuto minacce di morte da un uomo molto vicino a Abo Radd. Attenti, il fuoco è acceso. Soffiarci sopra è da irresponsabili ma fingere di non vederlo o che non ci sia, è potenzialmente mortale.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares

Incoming search terms:

  • oxfam soros
  • soros bergoglio
  • soros finanzia ondata migratoria
  • soros ongs operanti
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi