Perché Italia, Grecia e Malta hanno chiuso il loro spazio aereo ai velivoli che partono dalla Libia?

Di Mauro Bottarelli , il - 44 commenti

Radar
Come la Grecia nel 2015. Stando a una nota della Guardia costiera negli ultimi due giorni sono state soccorse oltre 5600 persone, con l’impiego di mezzi della Marina militare, della Guardia costiera e di alcune unità navali delle Ong e solo poco fa si è saputo di un nuovo naufragio nel canale di Sicilia, dove si teme per un alto numero di dispersi. Solo nella giornata di ieri sono stati salvati tremila migranti, in un totale di 23 diverse operazioni che hanno interessato i porti di Trapani, Palermo, Cagliari, Salerno, Pozzallo e Lampedusa. La stragrande maggioranza di queste persone si sono imbarcate dalle coste della Libia che, come spiega l’ammiraglio Enrico Credendino in un’intervista pubblicata su Repubblica, rappresenta ormai “una nuova Somalia nel cuore del Mediterraneo”.
Credendino
Ecco le sue parole: “Solo con la stabilizzazione del Paese potremo bloccare i trafficanti. Il nuovo governo sta facendo i primi passi in questa direzione e la rinascita della guardia costiera sarà un segnale importante. Nelle acque territoriali libiche applichiamo in maniera rigorosa il principio del non respingimento e, quindi, i migranti non verranno riportati in Libia. La soluzione a lungo termine non potrà che essere un accordo globale tra Ue e Libia ma prima è necessario che il Paese torni alla stabilità. Quello che va capito è dove porteremo gli scafisti presi nelle acque interne, perché bisogna definire bene il quadro legale e le condizioni di detenzione”.
Immigrati3

Capito bene? Prima è necessario che il Paese torni alla stabilità. Come? Diplomazia? O forse un bell’intervento militare. Viene da chiederselo perché l’11 maggio scorso l’Italia – sì, proprio noi – ha chiuso il suo spazio aereo ai velivoli provenienti dalla Libia fino all’8 di agosto e il giorno dopo è stata Malta a seguirne l’esempio, come ci mostrano queste due NOTAM (A Notice to Airmen) pubblicate dal sito di analisi militare Onalert.gr.
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Ieri, 25 maggio, è stato il turno della Grecia di imporre il bando alla navigazione aerea a qualsiasi velivolo in partenza dalla Libia fino all’8 settembre prossimo, come vediamo qui.
Greece_notam
In parole povere, da ieri all’8 agosto tutte e tre le nazioni – Italia, Grecia e Malta – hanno chiuso il proprio spazio aereo alla Libia. Chi potrà volare? La NOTAM greca parla di esenzione dal bando per “velivoli come aerei militari di altre nazioni, voli di Stato o altri voli in cui compaiano a bordo figure di rilievo e aerei-ambulanza”. Lo stesso vale per l’Italia, la quale per non contempla nelle eccezioni al divieto gli aerei-ambulanza. Ma perché questi tre Paesi hanno chiuso il loro spazio aereo ai voli che partono dalla Libia? Sanno qualcosa che non dicono? O forse la NATO ha in mente qualcosa, visto che all’inizio di aprile il presidente Barack Obama e il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenrbg, hanno dichiarato che potrebbero aiutare la Libia a fronteggiare il Califfato?
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Chissà, di certo c’è che dal 17 maggio scorso al largo di Creta sono in atto delle esercitazioni Nato denominate “Phoenix Express 2016” e lo scenario operativo si focalizza geograficamente sul Nord Africa: partecipano forze di Algeria, Egitto, Grecia, Italia, Malta, Mauritania, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia e Stati Uniti. Il tutto di concluderà domani, 27 maggio. Ma subito dopo, come ci mostra questa cartina,
Nato_drills
si terranno due esercitazioni sempre Nato relative ad attività di rifornimento, la prima a sud e ovest dell’isola di Creta dal 30 al 31 maggio e la seconda a ovest dell’isola di Karphatos dal 31 maggio al 1 giugno. Tutto normale? Esercitazioni programmate da tempo? Come mai allora la chiusura dello spazio aereo almeno fino all’8 agosto, data in cui stando alle norme attuali solo la Grecia continuerà con il bando verso aerei in partenza dalla Libia? Egitto, Algeria e Tunisia hanno compiuto il medesimo passo, per caso?

Sarebbe carino saperlo in quanto cittadini di questa Repubblica, la quale però a livello militare oggi parla solo del ritorno in patria del secondo marò ancora bloccato in India, Salvatore Girone, il quale sarà accanto a Matteo Renzi alla parata del 2 giugno, tre giorni prima del primo turno delle amministrative (tu guarda a volte le combinazioni). Ma siccome a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca, appare un po’ inquietante il fatto che due giorni dopo l’inizio delle esercitazioni Nato al largo di Creta, “Phoenix Express 2016”, proprio in quella zona sia precipitato il volo EgyptAir partito da Parigi e atteso al Cairo. Già, i resti del velivolo sono stati trovati proprio al largo della Grecia, così come erano greci i pescatori che hanno dichiarato di aver visto “una palla di fuoco in cielo” nel momento del disastro.
Egyptair2
E sul caso, si sa, la confusione è ancora molta e le certezze poche. Martedì sembrava che qualcosa si stesse muovendo in direzione della tesi dell’esplosione a bordo, quando un medico legale egiziano del team investigativo che ha esaminato i resti umani trovati nel punto in cui l’aereo è caduto ha affermato che “non è stata trovata parte di corpo più grande di un braccio”. Proprio le dimensione delle parti recuperate farebbero quindi propendere gli esperti verso questa ipotesi anche se, sottolineano, non ci sono tracce di esplosivi. Poche ore dopo, però, è arrivata sempre dal Cairo una precisazione, rilasciata dal capo dell’Istituto di medicina legale, Hisham Abdel Hamid: “Tutto quello che è stato pubblicato riguardo la questione non ha fondamento di verità. Si tratta solo di ipotesi non emesse dall’istituto di medicina legale o da qualunque altro medico del suo personale”.
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Insomma, buio pesto. Nonostante immagino che di occhi elettronici ce ne fossero parecchi in quell’area, visto che era sede di esercitazioni Nato da due giorni. Di sicuro, c’è soltanto l’aumento degli sbarchi e con 800mila persone già in Libia pronte ad attraversare il Mediterraneo, se davvero si stesse pensando a un intervento militare, prepariamoci a diventare il più grande campo profughi a cielo aperto del mondo.

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