Prepararsi per il terremoto finanziario


L’economia mondiale non è affatto messa bene, nonostante le rassicurazioni provenienti dai canali ufficiali. Ad esempio, in Giappone la BOJ è decisamente propensa a pagare le banche commerciali affinché concedano prestiti. Dopo Danimarca e Belgio, il limite della follia adesso è stato sorpassato dal Giappone. Nonostante famiglie e settore privato siano sepolti sotto quantità chilometriche di debiti, e nonostante la BOJ abbia sequestrato nel proprio bilancio quasi ogni JGB, il 50% degli ETF giapponesi emessi e gran parte delle azioni nell’indice Nikkei 225, i banchieri centrali nipponici continuano a spingersi oltre. Ma i risultati sono quelli che sono, ovvero, niente di niente di quello che si aspettano. Stendendo un velo pietoso sulla gigantesca bomba ad orologeria rossa, la quale ha fatto registrare una crescita del PIL da $180 miliardi nel primo trimestre a fronte di un indebitamento di $1,055 miliardi (questo significa che per creare $1 di PIL ce ne sono serviti $6 di debito), parliamo di un’Italia che ha scoperto d’avere doti da veggente. Nel caso specifico, parliamo delle tasse che stanno demolendo il tessuto economico italiano, dove lo specchietto per le allodole rappresentato dalla cosiddetta “lotta all’evasione” si rivela l’ennesima farsa messa in campo dallo stato per mantenere in piedi il suo sistema in bancarotta (le ritenute alla fonte aumentano, mentre diminuiscono gli accertamenti). Nonostante le entrate da record, infatti, continua inesorabilmente a salire il debito pubblico. Ma le tasse, nonostante le promesse, non possono scendere: finanziariamente impossibile. Così come le spese non possono scendere: politicamente impossibile. L’accanimento miope sulla classe produttiva di questo paese rappresenterà l’epitaffio del parassitismo statale.
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di James Rickards

Viviamo in un tempo in cui i terremoti finanziari potrebbero schiacciare le pareti del vostro portfolio e mandare in rovina la vostra ricchezza.

Purtroppo negli ultimi giorni violenti terremoti hanno interessato il Giappone e l’Ecuador, causando morte e distruzione. Siamo ovviamente preoccupati per i terremoti “reali”, ma anche per quelli finanziari.

I terremoti finanziari sono pericolosi per la ricchezza personale come lo sono quelli “reali” per il vostro benessere. I terremoti “reali” possono addirittura influenzare i mercati dei capitali.

Facciamo una panoramica su questa nuova era dei terremoti, cercando di trovare riparo dalla rovina e dalle scosse di assestamento.

Giovedì 14 aprile un grande terremoto di magnitudo 6.2 ha colpito il Giappone, per la precisione l’isola meridionale di Kyushu nei pressi della città di Kumamoto. Fortunatamente ci sono state poche vittime. Ma la città è rimasta senza elettricità e sono stati segnalati ingenti danni ad edifici e strade.

Poi, sabato 16 aprile, un terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito la stessa area del Giappone. La perdita di vite umane è stata maggiore, con almeno 32 morti e oltre 2,000 feriti. Almeno 180,000 persone hanno perso casa e cercavano riparo. Oltre 1,000 edifici sono rimasti gravemente danneggiati e oltre 90 sono stati completamente distrutti.

Con il senno di poi, gli scienziati hanno affermato che il terremoto del 14 aprile era un cosiddetto foreshock e il terremoto del 16 aprile era la scossa importante. I due terremoti sono un esempio di come gli eventi nei sistemi complessi interagiscono in modi che sono impossibili da prevedere.

Poche ore dopo il terremoto del 16 aprile in Giappone, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito la costa nord-occidentale dell’Ecuador. Ci sono stati oltre 350 morti. Almeno 370 edifici sono stati completamente distrutti, e di più danneggiati.

L’Ecuador è un paese relativamente povero, per cui la ricaduta economica mondiale dovrebbe essere minima, nonostante la sofferenza orrenda di coloro che ne sono stati protagonisti.

Mentre i due terremoti in Giappone sono chiaramente collegati, gli scienziati non vedono alcun collegamento diretto tra i terremoti giapponesi e quello ecuadoriano. Eppure non c’è dubbio che il Giappone e l’Ecuador facciano parte di un unico sistema che produce terremoti su base continua.

Giappone ed Ecuador fanno entrambi parte del cosiddetto “Anello di Fuoco” composto da 25,000 miglia di vulcani e faglie che circondano l’Oceano Pacifico. L’Anello di Fuoco si estende dal Cile lungo tutta la costa occidentale americana fino all’Alaska, e poi scende lungo la costa orientale asiatica inglobando Giappone, Indonesia e Nuova Zelanda.

Il cosiddetto “Anello di Fuoco” è un gruppo di vulcani e faglie che circonda l’Oceano Pacifico. È un buon esempio di un sistema complesso. I mercati finanziari sono anch’essi sistemi complessi che mostrano un comportamento connesso con una tempistica impossibile da prevedere.

Questi eventi possono essere notizie da prima pagina, ma cosa ha a che fare la sismologia con il vostro portfolio?

Terremoti e mercati dei capitali sono entrambi rappresentativi di sistemi dinamici complessi. C’è tanto che possiamo imparare sui mercati dei capitali studiando i terremoti, soprattutto se si utilizza una teoria della complessità. La teoria della complessità comprende strumenti che uso per capire i rischi e fare previsioni finanziarie.

Gli scienziati conoscono molto dei terremoti, eppure ci sono tante altre cose che non sanno. È possibile identificare le faglie, le quali consentono agli scienziati di individuare potenziali terremoti. È anche possibile valutare le dimensioni potenziali dei terremoti futuri in base alla portata e alla natura delle faglie.

L’unica cosa che gli scienziati non possono prevedere, è il momento esatto di un terremoto.

Potrebbero dirvi che sta arrivando un cosiddetto “big one” e potrebbero dirvi dove, ma non possono dirvi esattamente quando. Un terremoto mostruoso potrebbe accadere domani, il prossimo anno, tra cinque anni o più in là nel futuro.

Queste cose renderebbero inutile la conoscenza scientifica dei terremoti? Dopo tutto, gli investitori dicono sempre che il tempismo è tutto quando si tratta di acquistare o vendere azioni. Se non è possibile prevedere i tempi esatti, a che serve la scienza?

La risposta è che si può fare buon uso di quello che si sa, anche se ci sono fattori che non si conoscono. Ad esempio, non si può sapere quando ci sarà un terremoto su una particolare faglia. Ma voi sapete che non è una buona idea costruire un reattore nucleare in cima ad un altro. Il terremoto arriverà alla fine, e il reattore si frantumerà. È stupido aggiungere altri rischi a quelli noti, solo perché la tempistica esatta non è nota.

Vale lo stesso per i mercati finanziari. Possiamo intravedere un tracollo finanziario e sappiamo quanto possa essere doloroso. Sebbene non conosciamo il momento esatto, sarebbe sorprendente se riuscissimo a stare più di tre anni senza un terremoto finanziario di magnitudo 9.0. (Se i crolli Lehman Bros. e AIG del 2008 erano un terremoto finanziario 8.0, potete immaginare quanto sarà peggiore uno di 9.0.)

Se è in arrivo un terremoto finanziario peggiore di qualunque cosa abbiate mai visto prima, allora la tempistica è irrilevante. Dal momento che potrebbe essere domani, è necessario prepararsi oggi, con strategie che preservino la ricchezza o ne facciano accumulare altra.

Questa conoscenza limitata, ma potente (conosciamo dimensioni e probabilità, ma non la tempistica), non è l’unica caratteristica comune tra sismologia e finanza. Entrambi i sistemi causano “contagi” o effetti “dirompenti”. Un evento a sorpresa provoca altri shock, proprio come accade con un domino o un castello di carte.

Il panico russo/Long-Term Capital Management dell’agosto 1998, è iniziato in Thailandia nel giugno 1997. S’è poi diffuso in tutto il mondo. Il panico Lehman/AIG del settembre 2008, è iniziato nel mercato dei mutui a luglio 2007. Poi s’è diffuso attraverso Bear Stearns e Fannie Mae, prima di diventare un panico in piena regola.

Il prossimo panico globale potrebbe essere già iniziato, ma potremmo non vederlo nella sua interezza per un anno o più.

A volte le calamità naturali e quelle nei mercati dei capitali interagiscono direttamente: un sistema complesso che si schianta in un altro. L’esempio è il disastro di Fukushima in Giappone a marzo 2011.

Il tutto ha avuto inizio con un terremoto sottomarino che poi s’è trasformato in uno tsunami. Lo tsunami ha poi danneggiato un reattore nucleare. La fusione del reattore ha causato un crash della borsa di Tokyo e un aumento del valore dello yen. Il picco dello yen ha poi spronato un intervento dei paesi del G-7 sul mercato delle valute per indebolire lo yen, nel tentativo di alleviare le sofferenze dell’economia giapponese.

Il terremoto, lo tsunami, il reattore nucleare, il mercato azionario e il mercato dei cambi, sono tutti esempi di sistemi dinamici complessi. Due sono naturali (terremoti e tsunami) e tre sono artificiali (reattore, mercato azionario e mercato dei cambi), eppure tutti si sono schiantati come se avessero fatto parte di una sola fila di domino.

Questo dimostra la potenza della complessità e la sua capacità di scioccare e sorprendere gli investitori.

Qualcosa di simile è accaduto a seguito dei recenti terremoti giapponesi. Avevamo già allertato i lettori circa gli “Accordi di Shanghai”, un piano segreto concordato il 26 febbraio scorso tra i banchieri centrali durante la riunione del G-20 a Shanghai, in Cina. Uno dei principali obiettivi degli Accordi di Shanghai è uno yen forte.

Mentre il terremoto giapponese non aveva nulla a che fare con gli Accordi di Shanghai, c’era un collegamento diretto e potente col mercato.

Quando si verificano terremoti, le compagnie di assicurazione devono liquidare gli asset per pagare i rimborsi. Dopo il 14 aprile le compagnie di assicurazione giapponesi hanno iniziato a vendere asset oltremare, convertendo il ricavato in yen e rimpatriandoli per pagare i rimborsi e finanziare la ricostruzione. Questa liquidazione e il successivo rimpatrio, ci hanno fornito una nuova serie di dati per aggiornare la nostra tesi sugli Accordi di Shanghai: un rafforzamento dello yen.

Tale tesi è ora più forte.

Io uso un metodo chiamato probabilità inversa per fare previsioni di eventi che possono verificarsi in sistemi complessi, come i mercati dei capitali. La probabilità inversa è anche conosciuta come Teorema di Bayes, sulla base di una formula d’inizio XIX secolo scoperta da Thomas Bayes. La formula nella sua forma matematica si presenta così:

In parole povere, questa formula dice che aggiornando la comprensione iniziale con nuove informazioni imparziali, si migliora la propria comprensione di un determinato argomento. Uso questo metodo nella CIA e per le mie previsioni finanziarie.

Il lato sinistro dell’equazione rappresenta la stima delle probabilità che un evento possa accadere. Le nuove informazioni vanno nella parte destra dell’equazione. Se è coerente con la propria stima, va al numeratore (aumenta le probabilità di un risultato previsto). Se è incoerente, va al denominatore (abbassa le probabilità di un risultato previsto).

Quali sono alcune delle faglie finanziarie che stiamo monitorando in questo momento? Quali sono i nuovi dati che finiranno nel modello di Bayes per aggiornare la nostra previsione di un tracollo finanziario?

Ecco un elenco delle principali faglie che potrebbero portare al disastro:

  • Il Brasile sta intraprendendo un procedimento di impeachment per rimuovere la presidente Rousseff dalla carica. Il Brasile è la nona economia più grande al mondo. Si tratta di un importante esportatore di energia e un importante membro dei BRICS, del G-20 e di altre organizzazioni transnazionali chiave. L’incertezza in Brasile significa incertezza per l’intera economia globale
  • Il 23 giugno ci sarà un referendum in cui si deciderà se l’Inghilterra dovrà lasciare l’UE. Questo evento causerà onde d’urto in Europa e potrà portare ad una completa perdita di fiducia nella sterlina. Effetti indesiderati includerebbero la Scozia che lascia la Gran Bretagna dopo che l’Inghilterra avrebbe lasciato l’UE. La Scozia potrebbe aderire alla zona Euro, cosa che, ironia della sorte, potrebbe rendere l’euro più forte, nonostante il distacco dell’Inghilterra.
  • Il 15 aprile scorso il New York Times ha riferito che l’Arabia Saudita ha minacciato di scaricare sul mercato centinaia di miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA, se il Congresso degli Stati Uniti avesse proceduto con una votazione per consentire ai parenti delle vittime del 9/11 di citare in giudizio il Regno dell’Arabia Saudita. (In questo momento il Regno gode di certe immunità, che rendono impossibili tali cause.) Questa mossa avrebbe potuto rendere illiquido il mercato del Tesoro USA, con una potenziale salita dei tassi d’interesse e perdite per gli investitori che al confronto il panico del 2008 sarebbe stato un picnic.

C’è di più, ma questo è un elenco sufficiente per evidenziare che giorno dopo giorno la mia previsione di un forte terremoto finanziario si materializza sempre di più.

Saluti,

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

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