Brexit, per un nuovo referendum 50mila firme dal Vaticano (836 residenti). Ma il SuperStato avanza

Di Mauro Bottarelli , il - 67 commenti

13501630_507709869438352_1164376275393105178_n
L’immagine d’apertura del post di oggi è tratta da un telegiornale inglese e vede un poliziotto tenere in mano un cartello appena sequestrato per il suo contenuto a un manifestante pro-Ue nel corso di una manifestazione tenutasi a Londra venerdì scorso. Penso che non servano miei commenti al riguardo per rendersi conto che si tratta di un subumano. E, ovviamente, questo non vuole essere un atto d’accusa verso tutti i simpatizzanti del Remain, la stragrande maggioranza dei quali sono certamente persone perbene che quel cartello non lo mostrerebbero mai. C’è però dell’altro sul fronte dei filo-europeisti e questo rappresenta moltissimi di loro, oltre al 99% dei mezzi di comunicazione mondiali: la presunta petizione per ripetere il referendum, quella che avrebbe raggiunto oltre 3 milioni di firme e che stando a Richard Branson, patron di Virgin, “deve obbligare il Parlamento ad agire”, è falsa. Ovvero, è orchestrata da hackers di 4Chan and Anonymous e vede firme provenire da mezzo mondo, con abusi della credulità davvero palesi.
NINTCHDBPICT000247671097

Ma partiamo da principio. Lunedì la notizia che la petizione aveva superato i 3 milioni di firme era la breaking news della CNN, mentre addirittura la ABC parlava di “peso della Gran Bretagna nel mondo drasticamente ridimensionato” e di “indebolimento della special relationship con gli Usa” a causa del Brexit. Questo grafico
Obama_leave
ci mostra plasticamente che quando gli statunitensi impareranno a farsi i fatti loro, sarà sempre troppo tardi. Insomma, il mondo voleva che i britannici rivotassero e quelle oltre 3 milioni di firme erano il mezzo per ottenerlo. Peccato che il blog HeatStreet abbia scoperto ciò che gli altri media hanno volutamente ignorato: dietro l’operazione ci sono i famosi gli hackers di 4Chan e Anonymous, fatto che spiegherebbe anche la rapidità con cui il numero di firme è cresciuto in così poco tempo. Gli indirizzi IP dei firmatari, infatti, arrivano da ogni parte del mondo, tra cui Ghana, Vietnam, Uganda e Turkmenistan. Ma non basta, tra 40mila e 50mila arriverebbero solo dalla Città del Vaticano (836 residenti) e circa 30mila dalla Corea del Nord.
Pettition3
Soltanto RussiaToday, il Telegraph e il Mirror hanno parlato nei loro articoli di possibili frodi, restringendo però il campo delle firme false ad almeno 77mila. Ora, la questione è duplice. Primo, come mai nessun media mondiale si è preso la briga di fare il lavoro di HeatStreet, tramutandosi invece nella grancassa mediatica delle ragioni del Remain e del nuovo referendum? Secondo, quella petizione nasce da un’iniziativa di alcuni parlamentari della Hose of Commons: lorsignori sono all’oscuro dell’operato degli hackers oppure era tutto preparato, prima che qualcuno rompesse le uova nel paniere facendo il suo lavoro di investigazione giornalistica?
Brexit17

Ma si sa, il Brexit ha scatenato i peggiori istinti di chi non vuole arrendersi al fatto che la gente ancora abbia la pretesa di voler dire la sua attraverso il voto. Particolarmente patetica, però, è apparsa la prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, la quale ha prima detto che il Parlamento autonomo di Stormont farà di tutto per porre il veto alla decisione scaturita dal referendum e poi che la Scozia terrà una nuova consultazione per l’indipendenza, al fine di poter restare nell’Ue come Stato sovrano.
nicola-sturgeon
Nel primo caso, si tratta di una boutade, perché non esiste alcun appiglio legale o costituzionale che possa permettere alla Scozia di bloccare il Brexit, tanto che il deputato conservatore scozzese, David Mundell, ha dichiarato quanto segue: “Dobbiamo accettare il risultato di giovedì, anche se non ci piace. Personalmente, credo che il Parlamento scozzese non sia nella posizione di poter bloccare il Brexit”. Nel secondo caso, la Sturgeon farebbe bene a leggere i giornali, invece di dichiarare che il governo scozzese dovrebbe cominciare a preparare la legislazione per un nuovo referendum, dopo quello perso dagli indipendentisti per 55% a 45% nel 2014. Se infatti Scozia e Irlanda del Nord hanno votato per il Remain, come ci mostra questo grafico
Scotland
la Reuters ha dato notizia dell’ultimo sondaggio condotto da Survation, in base al quale il 44,7% degli interpellati pensa che la Scozia non dovrebbe tenere un secondo referendum, contro il 41,9% di favorevoli. Il dato appare interessante se comparato a quello dell’altro sondaggio pubblicato il 25 giugno sul Daily Mirror, in base al quale la maggioranza degli scozzesi non vuole un secondo referendum ma, se questo dovesse tenersi comunque e subito, il 47% vorrebbe andarsene dal Regno Unito contro il 41,2% che vorrebbe restare.

Insomma, se in Italia il Brexit sta tramutandosi nel comodo alibi per dare vita a un Fondo Atlante 2 e a misure di sostegno al sistema bancario (lo stesso che Padoan lo scorso dicembre alla Leopolda definì “sano e robusto”), altrove sta diventando motivo di accelerazione per agende nascoste. Domenica scorsa, il presidente del Parlamento Europeo, il ben noto Martin Schulz, ha dichiarato quanto segue: “I britannici hanno violato le regole. Non è nella filosofia dell’Ue che le folle decidano il loro destino”. Ora, avete sentito un solo tg parlarne? Avete sentito un solo europarlamentare lamentarsi e chiedere le dimissioni di Schulz?
Schulz1
Zero, si parla solo del pressing su Londra perché attivi subito l’articolo 50. Due ore dopo l’uscita di Schulz, Deutsche Bank pubblicava un report sul Brexit di cui vi offro un estratto, perché molto significativo. “Vale la pena guardare alla scomposizione del voto al referendum britannico compilato da Lord Ashcroft per farsi un’idea del disenfranchisement della società. In termini di gruppi socio-economici, il 57% di della upper-middle class (professionisti e manager) ha votato per il Remain, seguito dal 49% tra i C1 (lower-middle class, amministrativi e supervisory) e dal 36% di C2 (lavoratori specializzati) e DE (lavoratori non specializzati e pensionati). Quindi, non si scappa dal fatto che questa è una guerra di classe. Che sia per la globalizzazione, l’immigrazione, l’ineguaglianza, la debole crescita economica o per una combinazione di tutti questi fattori, è molto chiaro da parte del Brexit e di altri movimenti anti-establishment che lo status quo attuale non può durare in una democrazia.
EU_rightwing
Perché eventualmente, ci sarebbero delle reazioni. Quella del Brexit è stata una di queste reazioni e dato che il Regno Unito ha avuto una crescita discreta, sarebbe strano se la pressione no continuasse a montare altrove, dove la crescita è stata più bassa per più lungo tempo”. Delle due, l’una: o la democrazia o lo status quo, tutti e due non possono convivere. Firmato, la più grande banca tedesca, ancorché non in splendida forma.
Deutsche-Bank

Ed ecco che, sfruttando il caso Brexit in Borsa, le balle sussidiate dei media e il conseguente panico indotto nella gente, i ministri degli Esteri tedesco e francese, Frank-Walter Steinmeier e Jean-Marc Ayrault, lunedì hanno presentato una bozza per maggior integrazione Ue in tre aree chiave: sicurezza interna ed esterna, crisi dei migranti e cooperazione economica.
EU_Council
Di fatto, un SuperStato, dove non vi sia democrazia partecipativa o folle che vogliono decidere del loro destino, per dirla con Schulz. Si tratterebbe di un report di 9 pagine che la Polonia, attraverso la tv pubblica TVP, ha già definito “un ultimatum”. Il tutto mentre era in atto il vertice trilaterale fra Italia, Francia e Germania per discutere sul post-Brexit. Nel preambolo, i due ministri avrebbero scritto che “le nostre nazioni condividono un destino comune e valori comuni, un qualcosa che porta a una sempre maggiore unione tra i nostri cittadini. Dobbiamo lottare per un’unione politica in Europa e invitare gli europei a partecipare a questa avventura”.
monti4
Una posizione che non è piaciuta affatto al ministro degli Esteri polacco, Witold Waszczykowski, a detta del quale “questa non è una buona soluzione, anche perché dal tempo in cui è nata l’Ue molte cose sono cambiate. Lo stato d’animo nelle società europee è differente, l’Europa e i suoi elettori non vogliono dare l’Unione nella mani di tecnocrati”. Chi aveva detto che le crisi offrono opportunità? Ah già, Mario Monti, un altro che non vuole che i popoli si esprimano sul loro futuro e che di tecnocrati europei ne sa qualcosa. Benvenuti nel post-Brexit.

P.S. Quest’uomo
Messina
è Jim Messina, consulente per la campagna elettorale di Barack Obama, supervisore dei principali Super PAC di Hillary Clinton e professionista scelto da David Cameron per coordinare la campagna a favore del Remain. Bene, questo stesso uomo è stato scelto da Matteo Renzi come consulente per la campagna referendaria del prossimo autunno. Matteo, stai sereno.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi