Due testimoni (stranieri) negano che il killer della Cox abbia detto Britain First. Ma la propaganda..

Di Mauro Bottarelli , il - 3 commenti

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Ormai ci siamo, domani è il grande giorno del referendum sul Brexit. L’incertezza rimane alta, lo testimonia il fatto che nelle ultime 24 ore siano scesi in campo i grossi calibri in favore della permanenza nell’Ue, da George Soros alla Football Association fino a David Beckham, uno spettro di volti noti che copre ogni tipo di criticità e pubblico. Ieri, poi, Mario Draghi, parlando al Parlamento Ue, è tornato a rassicurare sul fatto che “la Bce è pronta a far fronte a tutte le urgenze che potrebbero derivare dal referendum britannico”. Insomma, la certezza che il Brexit sarà scongiurato, non c’è. E questi grafici
Bloomberg
Brexit_neck
ci mostrano che, in effetti, l’equilibrio è grande, nonostante in molti vedano in vantaggio chi vuole restare nell’Unione. E se l’altro giorno, dopo l’endorsement per l’addio a Bruxelles del Sun, anche il conservatore Daily Telegraph ha deciso di prendere posizione per l’uscita, muovendo in effetti qualcosa, come ci mostra il grafico,
Brexit_Telegraph
l’unica certezza che mi sento di avere prima del risultato delle urne è questa:
Remain_odds
l’omicidio di Jo Cox da parte di Thomas Mair ha mosso e non poco le prospettive di vittoria del cosiddetto Remain.

Esattamente come per la sparatoria di Orlando, la politica ha ovviamente sfruttato l’accaduto per cercare di influenzare l’opinione pubblica. Se per chi si batte per restare in Europa si tratta dell’atto di un nazionalista ed estremista, per il fronte opposto si è trattato di una tragedia legata ai disturbi psichici di Mair, da lui stesso ammessi anni fa e confermati dai parenti al Guardian. E per far capire quale sia la posta in palio, basti dire che anche Angela Merkel ha voluto dire la sua al riguardo, definendo l’accaduto “un esempio di radicalizzazione”, quindi suggerendo il movente ideologico dell’atto.
Angela_merkel3
Per la cancelliera tedesca, “la totale esagerazione e radicalizzazione del dibattito non contribuisce a facilitare l’imporsi del rispetto. Quindi, tutti noi che diamo valore alle regole democratiche, sappiamo quanto sia importante stabilire dei confini agli argomenti e al linguaggio, soprattutto al modo disperato di argomentare di alcuni… Dobbiamo avere rispetto di chi pensa, crede ed ama in modo differente, altrimenti sarà difficile fermare la radicalizzazione”. Insomma, il gesto di Thomas Mair come sintesi del populismo, ovvero di chiunque la pensi in maniera differente dall’oligarchia europea e dal politicamente scorretto. Ma anche il dibattito interno ha visto i toni alzarsi di molto, visto che domenica nel corso di un’intervista su ITV, il ministro delle Finanze britannico, George Osborne, ha sparato a palle incatenate contro il leader dell’UKIP, Nigel Farage.
George-Osborne2
All’inizio i toni erano concilianti, con Osborne che auspicava come “la tragica morte di Jo possa portare a un dibattito politico meno divisivo nel Paese e, in particolar modo, in questi ultimi giorni prima del referendum. Speriamo di aver meno retorica e asserzioni infondate e più fatti e argomenti ragionati”. Peccato che poi l’intervistatore abbia chiesto a Osborne un giudizio sul poster dell’UKIP contro l’immigrazione di massa, ritratto in questa foto
Ukip-poster
e il ministro abbia perso il senso dell’equilibrio che aveva invocato pochi minuti prima: “Quel manifesto è vile e disgustoso e rimanda echi della propaganda nazista degli anni Trenta”. Insomma, chiedere controlli ai confini e di non essere invasi da clandestini equivale al nazismo: la psico-polizia è al lavoro, tanto che un ministro conservatore ha al riguardo la stessa opinione del capo del sindacato più a sinistra del Paese (Unison), Dave Prentis.

Insomma, al netto della narrativa criminalizzante dell’europeismo anti-Brexit, Mair è un fanatico nazionalista o solo un uomo con distrubi psichici? In Italia si è smesso di indagare e parlare del fatto nel momento stesso in cui è stata sufficiente la sua strumentalizzazione ma in Gran Bretagna no, i giornalisti fanno il loro mestiere e cercano i fatti, non le opinioni. Primo, il fratellastro di Tom, Duane St. Louis, è meticcio e ha confermato al Guardian che suo fratello non ha mai espresso visioni razziste e che per un po’ di tempo ha fatto volontariato in una scuola per bambini con disabilità. Duane parla del fratello come un figlio devoto che faceva la spesa per la madre due volte alla settimana e che l’ultima volta che si era recato da lei era mercoledì scorso per aiutarla a risintonizzare la tv.
Cox
Un uomo solitario ma tranquillo, senza particolari idee politiche. Mair è cresciuto con la sua nonna materna, Helen, che è morta nel 1996 e ha sempre vissuto in una villetta di Fieldhead a Birstall, 15 minuti a piedi dal luogo dell’omicidio. Per Duane, “Tom ha sempre vissuto da solo dopo la morte della nonna, non si è mai sposato, né avuto figli. Non ha una fidanzata da anni, da quando un suo amico gliela rubò e decise che non ne voleva altre”. I vicini sanno poco di lui ma lo descrivono come “educato e tranquillo, faceva il volontario al parco, offriva consigli sul giardinaggio e lo si vedeva passare quasi ogni giorno per Lowood Lane per andare alla biblioteca pur usare i computer”. Questa foto del 2011
Mair
pubblicata dal giornale locale, lo vede mentre fa volontariato al parco di Oakwell Hall, mentre l’anno prima fu lui stesso ad ammettere i suoi problemi psichiatrici in un’intervista con l’Huddersfield Daily Examiner, nella quale parlava della sua permanenza al centro per disturbi mentali Pathways Day Centre, delle cure ottenute e dei benefici del lavoro come volontario. Come ricorderete dal mio pezzo precedente sul tema, nemmeno 24 ore dopo l’agguato alla Cox, la onlus statunitense anti-discriminazione Southern Poverty Law Center (SPLC) pubblicò sul suo sito queste ricevute,
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le quali proverebbero che tra il 1999 e il 2003, Mair comprò materiale da un sito legato a un gruppo neo-nazi americano, National Alliance, tra cui un libro per produrre in casa un’arma da fuoco. Inoltre, il suo nome apparirebbe anche in un sito estremista di suprematisti bianchi sudafricani. Insomma, compra negli Usa, tifa per i boeri in Sud Africa ma a casa sua, nella sua Inghilterra, nulla, zero politica attiva, solo giardinaggio. Oltretutto, dopo quella clamorosa e rapidissima scoperta, il Southern Poverty Law Center pare aver abbandonato il caso. Nient’altro da scoprire? Un po’ pochino l’acquisto di qualche libro diacissette anni fa per motivare politicamente un omicidio ma tant’è, tutta la stampa europea ha ripreso acriticamente quelle ricevute. Mission accomplished, insomma.
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E la questione del grido “Britain First” durante l’aggressione mortale alla Cox? Graeme Howard, 38 anni, che vive vicino a Bond Street ha dichiarato: “Stava gridando quella frase mentre aggrediva quella donna e anche quando è stato arrestato”. Un altro testimone, Clarke Rothwell, ha dichiarato all’Huddersfield Daily Examiner: “Stava gridando qualcosa che assomigliava a Britain First ma poi è sembrato andare nel panico ed è scappato. Era spaventato, nella fuga ha gettato a terra una giacca. Io sono salito sul mio van per cercarlo ma l’ho perso”. Fin qui, conferme. Ma c’è dell’altro che ovviamente non avete letto o sentito sui giornali o nei tg italiani. Stando a quanto riportato da Breitbart London, “un testimone oculare che insiste sul fatto che Mair abbia gridato Britain First appare su un lista di membri e contatti del British National Party (BNP), partito che storicamente è molto ostile al movimento Britain First”. Come mostra questo leak, dove si vede il nome di Clarke Rothwell.
Wiki_Cox
Inoltre, stando alla stampa, il primo a parlare di quelle parole sarebbe il titolare di una lavanderia a secco, Aamir Tahir. Nelle ore seguenti alla diffusione della voce, lo stesso Tahir avrebbe detto quanto segue: “Non ero sulla scena del crimine e ho sentito di questa cosa da un’altra persona, era un’informazione di seconda mano”. Anche un altro testimone, Hicham Ben Abdallah, ha negato che Mair abbia detto “Britain First”. Inoltre, il primo testimone oculare del Guardian, Graeme Howard, non abiterebbe nemmeno a Bond Street, vicino al luogo dell’omicidio e sempre i cronisti di Breitbart London hanno visitato quella piccola strada e hanno trovato questo
Britain-First
attaccato alla finestra di un negozio molto vicino al luogo dell’agguato. Insomma, chi dice che Mair abbia gridato Britain First è inglese, in un caso millantatore di residenza e in un altro appartenente a un partito concorrente a Britain First, con cui il killer non ha alcun legame. Chi invece nega che siano mai state proferite quelle parole sono due cittadini di origine straniera, molto probabilmente anche di religione islamica. Strano, non vi pare?

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