Forse la Gran Bretagna ha un problema più serio dell’Ue. Viaggio in un mese di ordinario islamismo

Di Mauro Bottarelli , il - 67 commenti

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L’archivio del Gatestone Institute è un pozzo di notizie: avendo a sua disposizione decine di giornalisti e collaboratori, si trovano resoconti da tutte le parti del mondo e, soprattutto, notizie di stampa che giungono da Paesi poco monitorati dai grandi media. Per capirci, i miei articoli sulla Svezia e la deriva islamista di basano anche su articoli della stampa locale che si trovano grazie alle traduzioni deli Gatestone. Siccome non si parla altro che di Brexit, mi sono preso il lusso di andare a vedere come sia messa la situazione in Inghilterra con l’immigrazione di religione islamica, essendo quel Paese la patria stessa del multiculturalismo e alcune zone di Londra sono state ribattezzate Londonistan. Bene, quanto state per leggere è accaduto nel solo mese di maggio e ho volutamente escluso alcune altre notizie per non rendere questo articolo, già lungo, troppo noioso.
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Primo maggio, Mubashir Jamil, 21enne di Luton, viene arrestato con il sospetto di voler recarsi in Siria per unirsi alla “jihad violenta” con l’Isis: ora è rinviato a giudizio con l’accusa di aver tenuto “una condotta volta alla preparazione e al compimento di atti di terrorismo”. Il 2 maggio, invece, un jihadista britannico ritenuto colpevole di decine e decine di casi di reclutamento nel Regno Unito, è stato ucciso da un drone in Siria. Raphael Hostey, meglio conosciuto come Abu Qaqa al-Britani, lasciò la natia Manchester nel 2013 per unirsi all’Isis. Si tratta di un 23enne che in patria faceva il designer grafico, il quale però aveva l’hobby di reclutare non solo combattenti britannici per il Califfato ma anche le mogli di jihadisti, oltre a essere punto focale della propaganda dello Stato islamico. Giova ricordare che dal Regno Unito sono partite almeno 700 persone per combattere in Siria e Iraq. Il 4 maggio, invece, il Dipartimento di teologia della Blackburn Muslim Association ha deciso che alle donne non è concesso spostarsi per oltre 48 miglia – ritenuto il corrispettivo di 3 giorni di cammino – senza essere accompagnate dal marito o da un parente stretto maschio. Inoltre, il gruppo ha deliberato che gli uomini devono portare la barba e le donne devono coprire il viso. La frase che accompagna queste decisioni è “Allah sa cosa è giusto”. Ripeto, a Balckburn, non a Raqqa.
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Il 7 maggio il politico laburista di origini afghane Sadiq Khan viene nominato ufficialmente sindaco di Londra, ecco le parole al riguardo del politico britannico Paul Weston: “Ciò che prima era impensabile, ora è diventato realtà. Un musulmano con talmente tanti contatti con l’estremismo da non poterli definire incidentali, è diventato sindaco di Londra. In un paio di decadi avremo un musulmano primo ministro.. La realtà non può argomentare con la demografia, per cui il realistico futuro della Gran Bretagna è islamico”. Lo stesso giorno, Mohammed Shaheen, un 43enne padre di sette figli, è stato condannato a 16 anni di prigione per aver violentato alcune studentesse minorenni. Originario del Pakistan, Shaheen da detto alla corte di essere un devoto musulmano e di essere stato incastrato dalle ragazze. Il giudice Martin Steiger ha risposto così alla sua affermazione: “Maschera il suo modo ipocrita di comportarsi con il fatto di essere religioso”.
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L’ 8 maggio, il Times riportava la notizia che la più grande charity islamica del Paese farà personalizzare centinaia di bus in tutto la Gran Bretagna durante il ramadan con la scritta “Subhan Allah”, ovvero gloria ad Allah. L’iniziativa di Islamic Relief, un’organizzazione che gode di sostegno governativo, sarebbe un tentativo di “abbattere le barriere e dipingere l’islam in una luce positiva”. Detto fatto, a Londra, Birmingham, Bradford, Leicester e Manchester stanno girando autobus con quella scritta in arabo. Sempre l’8 maggio, sei sospetti terroristi algerini con legami ad Al-Qaeda hanno ottenuto il diritto di restare nel Regno Unito dove aver vinto una lunga battaglia legale. La Special Immigration Appeals Commission (SIAC) ha infatti ritenuto che ci fosse un rischio reale che gli uomini potessero essere torturati dai servizi di sicurezza algerini se fossero stati espulsi.
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Il 9 maggio un musulmano che era stato ritenuto colpevole di voler decapitare un candidato dell’UKIP di Nigel Farade ha visto la sentenza ribaltata in appello. Aftab Ahmed, 45anni, dopo essere stato condannato per le minacce a David Robinson-Young, si è visto scagionato dalla Newcastle Crown Court perché a detta del giudice non aveva intenzione di portare a termine quanto minacciato verbalmente. Il 10 maggio la Greater Manchester Police (GMP) si è dovuta scusare ufficialmente perché nel corso di un’esercitazione anti-terrorismo a cui avevano partecipato 800 volontari, il falso kamikaze aveva urlato Allah Akbar per rendere più realistica la scena. La militante pacifista Erinma Bell criticò da subito l’uso del terrorismo islamico, visto che “chiunque può essere un terrorista e occorre farla finita con gli stereotipi”. Per il leader musulmano locale, Syed Azhar Shah, “è uno shock veder dipingere i musulmani come terroristi, quello della polizia di Manchester è razzismo istituzionale”. Detto fatto, la polizia in un comunicato ha riconosciuto l’errore e chiesto scusa per l’offesa arrecata.
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Sempre il 10 maggio è poi cominciato il processo contro tre musulmani che avevano organizzato un piano per decapitare cittadini britannici dopo essere stati ispirati da un ordine dell’Isis relativo a “colpire e uccidere i civili ovunque in Occidente”. Di fronte alla Corte sono comparsi Haseeb Hamayoon, 29 anni, Yousaf Syed, 20 anni e suo cugino Nadir Syed, 22 anni, i quali erano pronti a dar vita all’attacco dopo la fatwa emessa in tal senso dal portavoce dell’Isis, Abu-Mohammad al-Adnani. Hamayoon, di passaporto pachistano, aveva comprato a tal fine un coltello modello “Rambo” su internet utilizzando l’account della moglie, mentre Nadir Syed, cittadino britannico, aveva nel telefono e sul pc immagini di Michael Adebolajo, l’uomo che decapitò per strada il soldato britannico Lee Rigby, oltre a molte altre immagini e video di decapitazioni.
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L’11 maggio, il primo ministro David Cameron si è scusato con Suliman Gani, un estremista islamico, per aver detto che supportava l’Isis, un’accusa che l’uomo riteneva diffamatoria. Ecco la dichiarazione di Cameron: “Mi riferivo al fatto che Gani supportasse uno stato islamico e non lo Stato islamico”. Come se questo non fosse abbastanza, il Muslim Council of Britain ha chiesto al premier di ripetere le sue scuse in Parlamento e di dar vita a una revisione nel partito conservatore per sradicare l’islamofobia. Il 15 maggio sono stati resi noti i risultati di un review interna della BBC, dai quali si evince che i contenuti religiosi dell’emittente statale sono troppo cristiani. L’indagine, condotta dal capo del dipartimento religione ed etica dell’emittente, Aaqil Ahmed, fa notare che musulmani, hindu e sikh dovrebbero avere maggior spazio nei programmi. Un leader islamico ha quindi suggerito che le preghiere del venerdì in moschea siano trasmesse come le messe cristiane, le quali fanno parte del palinsesto della BBC. Parliamo dello stesso Aaqil Ahmed la cui assunzione alla BBC nel 2009 scatenò un vespaio di polemiche, perché nel suo precedente impiego a Channel 4 era stato accusato di propaganda pro-islam. Il 16 maggio il governo ha confermato il fatto che saranno offerti prestiti in linea con le direttive della sharia sull’interesse al fine di aumentare il numero di giovani musulmani che frequentino l’università.
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Il giorno dopo, un sondaggio ha rivelato che un terzo del musulmani adulti in Gran Bretagna non si sente parte della cultura britannica, mentre quasi la metà (47%) considera la sua fede religiosa la parte più importante della sua identità. Solo il 54% degli adulti britannici crede che esista un set di valori che tutte le nazionalità e le religioni presenti in Gran Bretagna possano condividere in futuro. Sempre il 17 maggio, sui giornali britannici è emersa la confessione di un ex detenuto del carcere di massima sicurezza di Belmarsh, il quale ha definito la casa circondariale “un campo di addestramento di jihadisti”. Stando all’uomo, divenuto ora un informatore, esiste un gruppo di jihadisti che si fa chiamare “Akhi” (fratelli in arabo) che ha preso il controllo totale della prigione, dove terroristi e delinquenti comuni sono mischiati assieme. “Il problema è che Belmarsh è anche un correzionale per minorenni, quindi i più giovani sono indottrinati, subiscono il lavaggio nel cervello e quando vengono trasferiti in altre strutture danno vita a più ampi networks di “Akhi” in tutto il Paese”, ha dichiarato la fonte. Nei cinque anni che hanno portato al 31 dicembre 2014, il numero di detenuti islamici a Belmarsh è più che raddoppiato arrivando a 265, il 30% dei prigionieri totali.
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E sempre il 17 maggio un musulmano convertito che era stato arrestato con l’accusa di voler decapitare un soldato britannico si è vista ridotta la pena; Brusthom Ziamani, 20 anni, era stato arrestato a East London con addosso un coltello da 12 pollici, un martello e una bandiera islamica. Al processo, è emerso che l’uomo aveva cercato gli indirizzi delle basi dell’esercito a Londra, aveva mostrato il coltello alla ex fidanzata, parlando con la quale aveva definito l’assassino di Lee Rigby, il già citato Michael Adebolajo, una “leggenda” e espresso la volontà di “uccidere i soldati”. Nella sentenza di revisione, il giudice ha così motivato la sua scelta: “Data la giovane età dell’imputato, consideriamo che la parte della sentenza relativa ai tempi di custodia, 22 anni, sia troppo lunga”. Pena ridotta a 19 anni.
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Arriviamo al 18 maggio, quando Ofsted, l’agenzia governativa responsabile per le ispezioni e la regolazione delle scuole britanniche, ha dovuto ammettere il fallimento dell’ispezione in una scuola gestita dai Deobandis, una setta islamica conservatrice, poiché all’ispettore è stato proibito di parlare con alunni e staff. Nel suo report riguardo la sicurezza degli alunni, l’ispettore ammette che la sua visita alla scuola privata Zakaria Muslim Girls’ High School di Batley si è rivelata inutile, visto che gli è stato permesso di parlare solo con i manager anziani. Dopo un servizio di Sky News sull’accaduto, Ofsted ha dichiarato che darà vita “ad azioni appropriate” rispetto alle preoccupazioni dell’ispettore e che la scuola, dove frequentano 149 ragazze dagli 11 ai 16 anni, sarà ispezionata di nuovo. I Deobandis, una setta che pratica in molti casi l’isolamento dai non musulmani, controllano circa il 50% delle scuole private islamiche della Gran Bretagna.
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Il 22 maggio il governo è stato accusato di nascondere un report sull’estremismo nelle prigioni nel quale si avverte che il personale carcerario è riluttante a contrastare comportamenti islamisti perché teme di essere bollato come razzista, stando a quanto riportava il Sunday Times. L’indagine indipendente, commissionata dal Secretary of State for Justice, Michael Gove, sottolinea come i prigionieri islamici abbiamo sfruttato la sensibilità verso il razzismo tra lo staff delle carceri attraverso false accuse di discriminazione. Il report raccomanda “la creazione di unità specificatamente designate nelle prigioni di massima sicurezza per detenere gli islamisti più pericolosi, estremi e sovversivi”. Stando agli ultimi dati, nelle prigioni di Inghilterra e Galles ci sono più di 12mila musulmani. Il giorno dopo, 23 maggio, un sondaggio condotto da ComRes su commissione della Ahmadiyya Muslim Community UK rendeva noto che il 33% degli adulti britannici crede che l’islam promuova la violenza nel Regno Unito, mentre il 56% è in disaccordo con chi crede che l’islam possa essere compatibile con i valori britannici.
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Il 24 maggio la BBC ha dato notizia del fatto che un medico del servizio sanitario nazionale (NHS) che ha operato in ospedali britannici per 7 anni ha lasciato moglie e due figli a Sheffield per unirsi all’Isis: si tratta di Issam Abuanza, 37enne di origine palestinese ma cittadino britannico. Il 25 maggio la polizia del West Yorkshire ha reso noto che stanno indagando su 220 casi di adescamento di minori con finalità sessuali a Keighley e Bradford, operazione che vede coinvolti 261 sospettati e 188 vittime. L’inchiesta è partita dopo le accuse in tal senso dell’ex deputata, Ann Cryer, la quale è stata attaccata verbalmente e accusata di demonizzare la comunità asiatica della zona, quando ha cominciato oltre 10 anni fa una campagna affinché le autorità bloccassero l’adescamento di minori nella contea.
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Sempre il 25 maggio un uomo nigeriano ha presentato appello contro la decisione dell’Home Office di togliergli la cittadinanza britannica. Per ragioni legali non si conosce il nome dell’uomo ma solo una sigla, L2, però si sa che aveva stretti legami con Michael Adebolajo, l’assassino di Lee Rigby e con Mohammed Emwazi, meglio noto come Jihadi John. Essendo ritenuto una minaccia alla sicurezza nazione, il ministro dell’Interno, Theresa May, aveva firmato l’ordine di ritiro della nazionalità nel 2013. E il giorno dopo, 26 maggio, è ancora Theresa May a balzare all’onore delle cronache per aver ordinato la creazione di una review indipendente sul “cattivo utilizzo” della legge coranica, sharia, in Gran Bretagna. Scopo della ricerca è capire se i precetti della sharia sono “male utilizzati o sfruttati” per discriminare le donne ma non si esaminerà se la sharia in sé sia discriminatoria verso il sesso femminile. Stando alla May, “il popolo britannico beneficia di una grande occasione dall’insegnamento della sharia”.
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Non la pensa così la Baronessa Cox, da sempre in prima fila contro la corti coraniche clandestine nel Regno Uniti: “Il fatto che un uomo islamico possa divorziare dalla moglie dicendo tre volte che questa è la sua volontà è inerente alla sharia; il fatto che la poligamia sia legale è inerente alla sharia; il fatto che si possa castigare le donne è inerente alla sharia. Queste non sono distorsioni della sharia, sono le leggi della sharia e in molti casi sono inaccettabili”. Infine, il 31 maggio è iniziato il processo contro il 30enne Muhiddin Mire, il somalo di religione islamica che il 5 dicembre scorso tentò di decapitare – procurandogli gravi ferite alla gola – un viaggiatore della metro alla stazione di Leytonstone, gridando “questo è per i miei fratelli siriani, ti leverò tutto il sangue”. Nel telefonino dell’uomo furono trovate foto di sgozzamenti da parte dell’Isis verso prigionieri e nemici. Un bel mese quello di maggio, non c’è che dire. Forse, fossi inglese, la mia preoccupazione maggiore non sarebbe uscire dall’Ue, bensì far uscire l’estremismo islamico da casa mia.

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