Spoiler: in arrivo sui media la bufala degli attacchi razzisti in aumento dopo il Brexit. Tutti avvisati

Di Mauro Bottarelli , il - 58 commenti

Worrying-Signs
Donald Tusk, presidente del Consiglio d’Europa, ha deciso: la questione della Brexit è talmente urgente e pericolosa per gli equilibri da richiedere un vertice straordinario. Che si terrà a Bratislava. Il 16 settembre. Dunque, a detta delle stesse autorità europee, due mesi e mezzo sono un tempo sufficiente e giustificare il carattere di urgenza della questione. Patetici. L’Ue ha perso, l’alcolizzato lussemburghese ha visto i suoi diktat trattati per quello che sono, spacconerie e ripicche di un poveraccio che Nigel Farage ha umiliato davanti a un intero uditorio. D’altronde, la narrativa delle cavallette sta perdendo colpi, giorno dopo giorno: questo grafico
Scaremongers
ci mostra come la Borsa di Londra sia già tornata al livello pre-referendum, mentre la sterlina sta recuperando e il governo britannico ha già reso noto che i cittadini Ue godranno di uno status speciale. Quindi, anche il panico per pizzaioli italiani e idraulici polacchi non regge più come motivo di polemica: a SkyTg24 cominciano ad essere preoccupati, scarseggia il panico da diffondere.

Ma attenzione, c’è un nuovo fronte cui fare appello e i media britannici e statunitensi già stanno attingendo a piene mani a questa fonte: la violenza razzista post-Brexit scatenatasi in Gran Bretagna. Lo conferma la notizia in base alla quale i vari capi della polizia del Regno Unito hanno organizzato dei meeting ad hoc dopo un’esplosione dei cosiddetti “crimini dell’odio” in tutta la nazione, tanto che le stesse forze dell’ordine chiedono un irrigidimento delle pene per chi si macchi di questi reati. Gli incidenti comprendono una scritta spray sulla saracinesca di un ristorante kebab a Dagenham, il ferimento di un uomo per il lancio di una bottiglia incendiaria in un negozio di cibo halal a Walsall e l’arresto di tre persone per l’aggressione a un uomo di colore su un bus di Manchester: il passeggero, un turista statunitense, sarebbe stato invitato a “tornare in Africa” e contro di lui sarebbe stata scagliata una lattina di birra.
Sayeeda Warsi
La Baronessa Warsi, prima musulmana ad essere eletta ministro, ha ammesso che l’atmosfera nelle strade non è buona e ha ribadito come la campagna elettorale per il Leave sia stata “divisiva e xenofoba”. Di più, parlando con i media ha dichiarato che “ho speso la gran parte dello scorso fine settimana a parlare con volontari e organizzazione che lavorano contro i crimini dell’odio e mi hanno detto che ci sono dei segnali molto preoccupanti, come persone che vengono fermate per strada e invitate a tornare al loro Paese, visto che ha vinto il Leave”. Stando ai dati raccolti dal gruppo contro l’odio verso i musulmani, “Tell Mama”, nel 2015 si è registrato un incremento del 326% di crimini dell’odio e, nei giorni seguenti al referendum sul Brexit, ci sarebbe già un 57% in più. Insomma, la vittoria del Leave avrebbe legittimato i pregiudizi della gente, sdoganandoli: per la ex vice-segretaria del Labour, Harriet Harman, “i leader del campagna per l’uscita dall’Ue hanno creato un’atmosfera nella quale la gente ha intravisto l’apertura della stagione per razzismo e xenofobia”.
Ukip-poster

Accidenti, roba seria, roba con cui non si può scherzare. Peccato che sia una balla, come spesso accade quando si tratta del fronte del Remain. Proprio ieri l’Assistant Chief Constable, Mark Hamilton, ha chiarito in una conferenza stampa che quel +57% è relativo unicamente alle denunce on-line, tanto che non si può legare questo aumento al Brexit e nemmeno avere la conferma che i fatti denunciati siano realmente accaduti. Ecco le parole di Hamilton: “Le forze di polizia stanno lavorando fianco a fianco con le comunità per mantenere unità e tolleranza e prevenire crimini dell’odio o abusi in seguito al referendum. A livello nazionale, la stragrande maggioranza della gente sta continuando a vivere in sicurezza e serenità e non si sono registrati picchi preoccupanti di tensione”.
Media_scum
Ma ecco la parte migliore: “Detto questo, stiamo assistendo a un incremento delle segnalazioni relative a crimini dell’odio su True Vision, il sito della polizia dedicato a raccogliere denunce per questo tipo di reati. Un trend che è assolutamente in linea con quanto già accaduto dopo grandi eventi di portata nazionale o internazionale in passato”. Ed ecco svelato l’arcano: il +57% è relativo a denunce on-line arrivate fino a venerdì scorso comparate allo stesso periodo dell’anno precedente. Denunce, non fatti. Tanto che Hamilton conclude: “Questo non dovrebbe essere letto come un incremento dei crimini dell’odio del 57% ma unicamente come un aumento delle denunce in tal senso attraverso un unico meccanismo, quello on-line”.
Thought-police7

E chi c’è dietro a questa campagna di denuncia degna del Sud Africa di Botha? Guarda caso, in ossequio alla polizia del pensiero di cui vi parlavo qualche settimana fa, un gruppo su Facebook chiamato “Worrying Signs”, il quale invita a denunciare sul sito della polizia dedicato ai crimini dell’odio, episodi in cui sia incappato (magari dopo un paio di canne): “Questi sono tempi cupi e pericolosi ma speriamo di poter diffondere un po’ di consapevolezza e di poter aiutare noi stessi a restare al sicuro”, annuncia allarmato il gruppo social. In pochi giorni, un po’ come le firme da Vaticano e Corea del Nord per un nuovo referendum, la pagina ha raggiunto i 12mila membri, i quali vengono incoraggiati a condividere informazioni, foto e video riguardo “preoccupanti segnali o incidenti correlati al razzismo e alla xenofobia in cui vi siete imbattuti dopo i risultati del referendum sull’Ue”.
Thought_police4
Tutti i post sono pubblici e condivisibili e gli amministratori invitano con forza gli utenti “a denunciare ogni incidente a cui avete assistito alla polizia e a segnalare ogni post infiammatorio su social media, affinché possa essere attenzionato”. Subito dopo, un bel link al sito internet della polizia contro i crimini dell’odio, quello di cui ha parlato Hamilton e che ha visto un aumento del 57% dopo il Brexit. Dunque, non invitano ad andare a una stazione di polizia o a denunciare a un agente ma a farlo comodamente seduti alla scrivania, usando un sito Internet: deve essere la stessa “Erasmus generation” che pur di non scollare le chiappe dal divano ha perso il referendum, non essendo andata a votare. In compenso, prima accusano i vecchi di avergli rubato il futuro e ora denunciano i crimini dell’odio. E non pensiate che io getti dubbi per partito preso ma bensì per il semplice fatto che il gruppo “Tell Mama” che ho menzionato prima, per aver truccato le denunce on-line si è visto ritirato il sostegno governativo nel giugno del 2013.
FIYAZ_2585110b
Fondato da Fiyaz Mughal, il progetto balzò agli onori delle cronache dopo l’uccisione del soldato britannico Lee Rigby da parte di un estremista islamico per le strade di East London: denunciò infatti che da qual momento si erano registrati 212 “incidenti islamofobici”, un qualcosa che Mughal definì “un ciclo di violenze senza fine e senza precedenti”. Ovviamente, i media ci andarono a nozze, dipingendo i britannici nativi come dei nazisti assetati di sangue straniero. Peccato che andando a controllare, il 57% di quei 212 incidenti erano riferiti a post su Facebook o Twitter e che nessuno di quegli insulti on-line era stato generato dalla Gran Bretagna. Di più, solo 17 dei 212 incidenti, l’8%, erano consistiti in reali attacchi personali e nessuno d questi aveva richiesto cure mediche. Un po’ pochino per parlare di “un ciclo di violenze senza fine e senza precedenti”.
Propaganda6

Ma quando si vuole vedere il marcio perché fa comodo, non c’è realtà che tenga. E, infatti, le denunce di “Worrying Signs” stanno dilagando sui grandi media, dalla BBC all’Independent, arrivando anche Oltreoceano, dove la CNN ha sparato questo titolo: “Brexit, denunciati insulti razzisti nel Regno Unito dopo il voto per il Leave”. Ma anche l’Associated Press non ha perso tempo, visto che ha pubblicato un articolo dal titolo “Atti di intolleranza in aumento dopo i risultati del referendum britannico” e l’autore, Raphael Satter, ha scritto sul gruppo di “Worrying Signs”, ringraziandone i membri e invitandoli “a non esitare a contattarmi se sarete vittime di violenza, intimidazioni o molestie in seguito al risultato del referendum”. Deontologia al suo meglio, non c’è che dire.
Thought-Police6
Per concludere, al di là del fatto che le date e la veridicità dei post non sono verificabile, quindi non si può dire né che siano cose realmente accadute, né che siano avvenute dopo il referendum, giova sottolineare che una delle fondatrici del gruppo, Sarah Childs, ha ha dichiarato ad ITV di aver fatto campagna referendaria e di aver votato per il Remain. Ora, quando SkyTG24 o la Repubblica, tenteranno di spacciarvi queste balle come un allarme degno del Ku Klux Klan, sapete cosa rispondere. In compenso, state certi che non vi daranno conto di questo
Elite
ovvero del fatto che l’editoriale dell’ultimo numero della prestigiosa rivista statunitense di relazioni internazionali, Foreign Policy, invita le elite a ribellarsi contro le masse ignoranti. Quanto sono belli gli intellettuali liberal e culturalmente avanzati. E come è bello vederli annegare nella loro bile.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Shares
Grazie per avere votato! Ora dillo a tutto il mondo via Twitter!
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Come ti senti dopo avere letto questo post?
  • Eccitato
  • Affascinato
  • Divertito
  • Annoiato
  • Triste
  • Arrabbiato

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi