Se un islamico e il Dalai Lama hanno capito il rischio che corre la Germania meglio dei tedeschi

Di Mauro Bottarelli , il - 152 commenti

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“Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, proviamo compassione. Bisogna aiutarli ma d’altra parte, nel frattempo, sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania”. Un esponente di Alternative fur Deutschland? Un neo-nazista di Pegida? No, il Dalai Lama in un’intervista apparsa l’altro giorno sul quotidiano di riferimento dei conservatori tedeschi, la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Intervistato nel nord dell’India, a Dharamsala, dove vive in esilio a causa dell’occupazione cinese del Tibet dal 1959, il premio Nobel per la pace ha anche suggerito che i profughi, dopo un po’, dovrebbero tornare a casa: “Moralmente dovrebbero restare solo temporaneamente, per poi tornare nel loro Paesi e aiutarli nella ricostruzione”. In attesa di conversioni di massa al buddismo, viste le contemporanee dichiarazioni sul tema di Papa Francesco (“I migranti sono il seme che renderà ancora feconda l’Europa”), occorre prestare molta attenzione a quanto sta accadendo – nel silenzio dei media – in Germania.
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E’ infatti di ieri la notizia che la procura federale di Dusseldorf ha comunicato l’arresto di tre siriani sospettati di pianificare attacchi terroristici in nome dello Stato Islamico nella città tedesca con modalità simili a quelli condotti a Parigi il 13 novembre scorso. Il piano, sulla cui preparazione concreta al momento non vi sono indicazioni, è stato sventato grazie alle informazioni fornite alla magistratura francese da un quarto elemento della presunta cellula, già detenuto in Francia. L’uomo si era presentato in una procura francese con tutti i dettagli. La procura di Dusseldorf in un comunicato ha spiegato che il piano prevedeva l’azione di due kamikaze in zone centrali della città, quindi il successivo attacco degli altri membri del commando a colpi di arma da fuoco ed esplosivi con l’intento di fare il massimo numero di vittime.
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I tre siriani sono stati arrestati in tre diversi Land tedeschi. Stando alla Procura federale, due di loro si erano uniti all’Isis in Siria nel 2014, venendo istruiti su come portare l’attacco a Dusseldorf. Nello stesso anno, con l’approvazione dell’Isis, sono entrati in Turchia, quindi, nel marzo e luglio del 2015, sono arrivati separatamente in Germania passando attraverso la Grecia. In gennaio, il terrorista detenuto in Francia aveva contattato uno dei membri della cellula, Abd Arahman, il quale avrebbe dovuto realizzare l’equipaggiamento per gli attentatori suicidi, compito che aveva già assolto per il Fronte al-Nusra in Siria.
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Insomma, più o meno eterodiretti che possano essere questi soggetti, il rischio c’è. E non solo a Dusseldorf, ovunque nella Germania che sta pagando il conto alla politica di porte aperte lanciata lo scorso anno da Angela Merkel. Ma, come sempre più spesso accade, non solo non si vede il pericolo (o si finge di non vederlo) ma, anzi, sembra che buona parte della società e della classe politica tedesca agiscano da fiancheggiatori. Mercoledì, infatti, Stefanie Von Berg, portavoce dei Verdi ad Amburgo, ha chiesto che venga aperta una moschea in ogni distretto della città e che gli edifici siano “visibili e trasparenti, non luoghi nascosti nei cortili. Penso davvero che abbiamo bisogno di moschee in ogni zona della città, almeno altre 9”.
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Il tutto in una città di 1,8 milioni di abitanti, di cui 150mila di religione islamica e dove ci sono già 50 tra moschee e sale di preghiera. Ma non basta, perché 3mila fedeli per moschea sono troppi, stanno scomodi, quindi occorre costruirne altre: la moschea più grande della città, Al-Nour nel quartiere di San Giorgio, può contenere 2500 persone e già oggi si prega su due turni. Allo studio, grazie anche all’architetto Joachim Reinig, c’è quindi la costruzione di una mega-moschea nell’area di Wilhelmsburg, capace nelle intenzioni di ospitare decine di centinaia di fedeli, di fatto dando vita a un “quartiere islamico”. Immediatamente, il portavoce della CDU, Dietrich Wersich, ha chiesto di rivedere il piano, sostenendo che “sarebbe decisamente meglio evitare un aumento esponenziale di edifici simbolici”.
Hamburg

Ma se il Dalai Lama può essere tacciato di folklore e il caso di Amburgo come di un episodio isolato, ben diversa è la messa in guardia giunta alla società tedesca da Boulam Sansal, scrittore algerino che in un’intervista al giornale austriaco Kronen Zeitung per la presentazione del suo libro “La fine del mondo” prevede “tempi davvero cupi per l’Europa, proprio a causa dell’islamismo radicale e dell’Islam politico, un qualcosa che dividerà la società europea al suo interno e che sbugiarderà la politica del benvenuto dei tedeschi”. Laureato in economia, Sansal nel 2011 ha vinto proprio in Germania il Friedenspreis des Deutschen Buchhandels, premio che viene consegnato ogni anno alla Fiera del libro di Francoforte ad opere che promuovono la pace e da sempre si definisce secolarizzato, pur essendo cresciuto in un ambiente musulmano.
Sansal
Ecco le sue parole: “L’islam è una religione pericolosa perché brutale e totalitaria, una fede basata sulla paura che non sa pronunciare che divieti, mettere al bando chi nutre dei dubbi e che conta sullo zelo di persone che divengono sempre più violente. L’Islam punta al dominio mondiale”. Per Sansal, “la Germania, così come l’Austria, sono state prede semplici per gli islamisti, proprio grazie alle politiche di riconoscimento dell’asilo politico. Molti fuorilegge e perseguitati dal mio Paese hanno trovato rifugio proprio in Germania. Stiamo assistendo, lentamente ma inesorabilmente, a una islamizzazione della società e a una concomitante dittatura della fede, la quale prende le sembianze di un ritorno alla religione ma l’islam non contamina solo la gioventù, bensì la società nel suo complesso”.
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E ancora: “Una coesistenza paritaria tra uomo e donne non è più possibile nell’Europa islamica, la donna per l’islam è irrilevante e il concetto di amore che esprime la figura femminile nella cristianità sarà duramente combattuto dall’islam, visto che ci saranno sempre più attacchi deliberati contro il modo di vita occidentali e i suoi valori. L’obiettivo islamista è dividere la società occidentale al suo interno per favorirne il crollo”. E che il pericolo sia serio, lo dimostra il fatto che “all’interno del mondo musulmano, sempre più islamici hanno paura degli islamisti. Nella mia stessa patria, l’Algeria, stiamo vivendo una forte-re-islamizzazione, con cinema e librerie sempre più difficili da trovare e moschee che invece crescono ovunque come funghi”. L’ultima parte dell’intervista, Sansal l’ha dedicata alla Turchia e ai suoi rapporti con l’Europa: “Erdogan agisce già oggi come un califfo dell’impero ottomano, il più violento che si sia conosciuto nella storia islamica e ora sta cercando di estenderne i confini all’Europa. Le nazioni con grande presenza turca come la Germania, sono le più vulnerabili e se si dovesse arrivare davvero ai visti liberi per i cittadini turchi verso l’Ue sarebbe davvero una questione seria. La politica europea del doppio standard è fallimentare”.
Der-koran

E guarda caso, proprio ieri il Parlamento tedesco ha approvato la risoluzione che riconosce come “genocidio” il massacro degli armeni ad opera dell’Impero Ottomano, “una decisione che comprometterà seriamente i rapporti tra i due Paesi” ha subito tuonato il presidente, Recep Tayyip Erdogan, il quale già nei giorni scorsi aveva minacciato, insieme al premier Binali Yildirim, conseguenze nei rapporti bilaterali a livello economico e militare. La risposta di Ankara è subito durissima: “L’approvazione è un errore storico”, commenta il governo turco, respingendo l’atto come “nullo e mai avvenuto” e richiamando in patria l’ambasciatore a Berlino.
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“C’è molto che lega la Germania alla Turchia e, anche se abbiamo differenze di opinione su un singolo tema, la portata dei nostri collegamenti, della nostra amicizia e dei nostri legami strategici è troppo grande”, ha provato a minimizzare la cancelliera, Angela Merkel. Ma per il vicepremier turco, Numan Kurtulmus, l’adozione del testo “è indegna delle relazioni di amicizia tra i nostri Paesi e la Turchia risponderà in modo adeguato”. Delle due, l’una: o l’Ue farà marcia indietro in tempi brevissimi e sbloccherà i visti liberi per i cittadini turchi oppure prepariamoci al congelamento dell’accordo Ue-Turchia sui migranti e all’apertura delle frontiere verso Grecia e Balcani. Comunque vada, avremo perso. E dovremo ringraziare sentitamente Angela Merkel, prima traditrice di quel concetto di Europa con cui si riempie continuamente la bocca.

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