Criminalizzare il dissenso e la rabbia, bollandoli di razzismo. Salvo, poi, piangere le vittime di Nizza

Di Mauro Bottarelli , il - 98 commenti

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Di come sia ridotta la Francia vi avevo dato uno spaccato solo ieri e vi giuro che stanotte mi si è gelato il sangue, quando ho sentito le prime notizie provenienti da Nizza: forse porto male? O, forse, dico le cose come stanno? O forse una terza ipotesi. Perché giusto pochi giorni fa, a mettere il carico da novanta ci aveva pensato nientemeno che il capo dei servizi segreti, Patrick Calvar, il quale ha placidamente dichiarato che “l’estremismo sta crescendo ovunque, siamo sull’orlo di una guerra civile”. E come mai? A causa del continuo aumento dei reati sessuali compiuti da migranti, tra l’altro. “La situazione in Francia è talmente esplosiva che basterebbe un solo altro attentato islamista per scatenare un’enorme reazione dell’estrema destra. Il confronto tra queste due anime della società è inevitabile, penso proprio che ci sarà. L’Europa è in grave pericolo”.
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Boom! L’attentato è arrivato, puntuale come morte e tasse. E in un recente appello il portavoce dell’Isis, guarda caso, aveva invitato i miliziani a “investirli con l’auto”. In un Paese che, fino a domenica scorsa, era in stato di emergenza per gli Europei di calcio. Ma l’attacco è arrivato. Atroce, impietoso, disumano. Un camion che piomba tra donne e bambini che fino a pochi minuti prima guardavano sereni i fuochi d’artificio sul lungomare per la festa della Repubblica e un istante dopo non c’erano più. Morti. Corpi a terra. Contabilità del nostro tempo. Nel momento in cui posto questo articolo, si parla di 77 morti e oltre 100 feriti, di cui 16 in condizioni critiche. Una coincidenza? Ovviamente, ci mancherebbe. Ma l’anno prossimo si vota ed establishment ed estremismo islamico hanno un obiettivo comune: fermare Marine Le Pen e la sua ascesa. Ma è solo uno solo uno scherzo del destino, per carità. Resta da capire se l’area colpita fosse interdetta al traffico dei veicoli, visto l’evento in atto e, nel caso, come abbia fatto il tir a entrare e trascinare corpi, sembra sparando anche con un mitra, per 2 chilometri: ma ci sarà tempo per queste domande e per ottenere una risposta. Ora piangiamo quel bambino che, poco prima di volare via, aveva chiesto alla mamma se, nonostante fosse tardi, poteva avere un gelato. Nostro figlio, nostro nipote.
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Prepariamoci, però, fin da ora, a una demonizzazione in grande stile del Front National non appena saranno scemate indignazione e dolore e qualcuno decidesse di farsi giustizia da solo, utilissima variabile in chiave elettorale per un governo che ha il tasso di gradimento più basso della storia francese. O, forse, mondiale. Ma qualcun’altro, probabilmente senza doppi fini involontari come Calvar, ha messo in guardia da quanto può accadere. Si tratta dell’ex numero dell’MI6, il servizio segreto estero britannico, Richard Dearlove, a detta del quale “ci sarà una vera e propria rivolta populista, se i governi non prenderanno il controllo della crisi migratoria. La classe media sta continuando a radicalizzarsi nei giudizi e nei comportamenti, a causa delle politiche di porte aperte come quelle della Merkel”. La quale, giova ricordarlo, non più tardi dello scorso weekend ha ammesso che il flusso di profughi è servito all’Isis per infiltrate militanti in Europa. Per carità, non sono tutti terroristi (alcuni si limitano a spacciare e stuprare) ma qualcuno c’è, assassino per fede malata e magari utile idiota di turno.
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Giusto, la crisi va gestita. E l’altro giorno ci ha pensato la Commissione Ue, dando vita a un nuovo regolamento per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori nell’Unione. Lo scopo del regolamento con cui la Commissione intende aggiornare la direttiva sulle procedure d’asilo è stabilire nuove regole che eliminino le differenze interne agli Stati membri nell’iter burocratico per il riconoscimento del diritto d’asilo, che riducano gli spostamenti secondari dei migranti all’interno dei confini e che assicurino ai profughi maggiori garanzie. Tra le novità proposte dalla Commissione, la prima riguarda i tempi del trattamento delle domande, che dovranno essere ridotti.
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Le richieste, infatti, dovranno essere esaminate entro un tempo massimo di sei mesi, con la possibilità di avvalersi di una proroga di tre mesi solamente nel caso di “pressione sproporzionata” sul sistema nazionale d’asilo o nei casi in cui la domanda in esame sia particolarmente complessa. Un mese, o due al massimo, invece, sono previsti per completare le domande inammissibili o infondate. Sicuramente, in Italia ce la faremo. La Commissione introdurrà, inoltre, una lista unica di Paesi sicuri, che dovrà sostituire quelle attualmente in vigore nei singoli Stati. Con l’introduzione dei nuovi regolamenti tutti gli Stati membri dovranno adeguarsi agli standard comunitari riguardanti le strutture per la ricezione dei profughi e la tipologia del sostegno statale. Tutti i governi saranno obbligati ad adottare regole comuni sui “permessi di residenza, i documenti di viaggio, l’accesso a lavoro, scuole, servizi sociali e sanitari”.
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In questo modo per i rifugiati sarà più facile e veloce accedere al mercato del lavoro europeo, a fronte dell’obbligo per i richiedenti asilo di non spostarsi dal Paese in cui sono stati ricollocati. Insomma, non se ne parla nemmeno di bloccare i flussi attraverso accordi con i governi dei Paesi di partenza e con investimenti in Africa, occorre conformarsi negli standard con cui subire l’invasione. Poi, la perla. Per venire incontro al fronte dei Paesi membri che si oppongono al piano di ricollocamento dei migranti messo a punto dalla Commissione, Bruxelles è disposta inoltre a stanziare 10mila euro per ogni migrante che gli Stati membri accetteranno di ricollocare sul proprio territorio. Il contributo economico, che la Commissione inserirà all’interno della strategia per il ricollocamento dei migranti, sarà preso dal Fondo per l’Asilo, la migrazione e l’integrazione (Amif). Insomma, il dado non solo è tratto ma è anche inchiodato al tavolo: non si scappa, l’Ue vuole più migranti ed è disposta addirittura a pagare gli Stati per prenderseli.
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Anche perché la stampa non fa altro che agire da agit prop di questa volontà europea di sbarchi senza fine e ricollocamenti forzati, è di fatto la quinta colonna dell’invasione, salvo poche eccezioni. Che dire ad esempio del silenzio di tomba con cui è stata accolta la notizia in base alla quale la vedova di Emmanuel Chidi Nnamdi, Chiniary, avrebbe fatto marcia indietro sulla sua versione dei fatti? Certo, c’era la strage dei treni in Puglia ma magari uno spazietto nei tg si poteva trovarlo, visto il can can mediatico messo in atto quando si doveva sbattere il nazi-ultrà in prima pagina per fare contenti Alfano e Boldrini, che ne dite?
Fermo3Quello che la donna ha raccontato nei giorni successivi alla morte di suo marito, quindi, sarebbe sostanzialmente falso. O, almeno, nella parte più importante: quella che descrive chi ha iniziato la rissa a Fermo. I verbali dei sei testimoni che confermano la versione di Amedeo Mancini, l’ultrà arrestato per omicidio preterintenzionale, hanno messo all’angolo Chiniary. E così davanti ai magistrati avrebbe dovuto correggere le sue dichiarazioni. I pm, infatti, hanno voluto ascoltarla di nuovo martedì. Il motivo? Le testimonianza a favore di Amedeo Mancini sono ritenute “attendibili” e concordano nel dire che ad aggredire per primo è stato proprio Emmanuel. La vedova, cui è stato garantito la status di profuga e anche un contributo per farle studiare medicina. si sarebbe quindi giustificata così: “Ho problemi con la lingua italiana e quando ho dato le due precedenti versioni ero sotto choc”.
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No, racconti balle, è diverso. Ma si sa, se a raccontare balle è un migrante o un qualsiasi altro appartenente a “fasce protette” della popolazione, in ossequio al politicamente corretto, va tutto bene, una scusa si trova sempre. Anche perché l’accusa di razzismo è sempre pronta dietro l’angolo. Ora vediamo se verrà accusata di calunnia, cosa che dubito fortemente. Perché al suo fianco ha don Vinicio Albanesi, capo della comunità di Capodarco e accusatore della prima ora di Mancini, tanto da contestare in diretta tv e senza che nessuno dicesse nulla, addirittura le evidenze emersa dall’autopsia. “L’hanno ammazzato di botte”, ha dichiarato a SkyTg24, quando l’esame autoptico già parlava di un unico pugno e nemmeno troppo forte, visto che i denti erano intatti. Stando a dati del 2013, quindi prima del boom migratorio degli ultimi due anni, l’attività di accoglienza di don Vinicio vantava già un giro d’affari di 3,3 milioni di euro all’anno e lo stesso possiede e dirige un’agenzia di stampa a cui Rai, Mediaset e il gruppo “Repubblica- L’Espresso” sono abbonati. Ma guarda un po’. Ecco, forse. spiegato il silenzio dei media sulle balle della vedova.
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Ma, almeno, Laura Boldrini ha fatto una parziale retromarcia, visto come si stanno sviluppando i fatti? E Alfano, piombato a Fermo a tempo di record per annunciare urbi et orbi l’aggravante razziale contestata a Mancini? Zero, silenzio assoluto. In compenso, la presidente della Camera ha proposto di intitolare la delirante “Commissione di studio sulle forme di intolleranza e odio” – un qualcosa che gli italiani attendevano con ansia, soprattutto i 4,6 milioni che vivono in povertà assoluta, come certificato ieri dall’Istat – a Jo Cox, la deputata laburista uccisa qualche giorno prima del referendum sulla Brexit “Propongo di intitolare la nostra commissione alla giovane deputata laburista Jo Cox. Ritengo che sia doveroso oltre che opportuno perché è stata uccisa in quanto impegnata a favore dei diritti umani, della pace, dei rifugiati, delle questioni di genere e dell’Europa. E’ stato un attacco alla democrazia e alla modalità democratica”, ha tuonato la Boldrini.
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E ancora: “Il secondo motivo è perché in questa commissione ci occupiamo di odio e quello di Jo Cox è stato un assassinio politico e ci fa capire a cosa può portare l’odio, la nostra commissione di studio serve a questo, a riconoscere l’odio ad analizzarlo a prevenirlo e a contrastarlo perché nel nostro paese non avvengano mai episodi del genere”. Chissà di quali fonti privilegiate gode la Boldrini per affermare questo, visto che Scotland Yard non ha affatto certificato la matrice politica dell’accaduto. Mentre di certo, ci sono le turbe psichiche di cui aveva sofferto l’attentatore. Ma questo la Boldrini lo ignora, forse.
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E non è solo l’Italia o l’Europa a vedere in atto la criminalizzazione del dissenso attraverso l’accusa di razzismo, soprattutto nei confronti di chi ha l’ardire di supportare Donald Trump. Anche in questo caso, balle. La rabbia che una larga parte di America prova verso il fenomeno migratorio non è affatto dettata dal razzismo ma da ragioni meramente economiche e di discriminazione al contrario. Stando all’ultimo studio del Washington Examiner, infatti, le famiglie di clandestini presenti negli Usa hanno accesso a sussidi alimentari (food stamps) e altri benefit del sistema assistenziale per una cifra che varia tra 1,4 e 2,1 miliardi di dollari l’anno, questo stando a dati ufficiali dell’Agriculture Department e nonostante non abbiano diritto a stare negli Usa.
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Il problema è che sono le leggi stesse a favorire le famiglie clandestine e lo conferma l’ultimo report del Center for Immigration Studies, pubblicato lunedì. Come funziona l’inghippo? Semplice, prendiamo una famiglia di tre persone con padre che lavora, madre casalinga e un bambino piccolo. Mettiamo che il padre guadagni 2400 dollari al mese: la famiglia non ha diritto ai food stamps, perché la legge per un nucleo di tre persone prevede che non si possa avere un reddito superiore a 2177 dollari per beneficiarne. E se il padre-lavoratore è clandestino? Se anche guadagna 2400 dollari al mese, la legge prevede che un terzo del reddito venga ignorato, lasciando la famiglia con 1600 dollari al mese e la possibilità di godere dei food stamps per due dei tre componenti del nucleo.
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Insomma, cittadini già pesantemente tassati dal governo che devono pagare servizi sociali a immigrati illegali: voi non votereste Trump? Ma se lo fai notare, immediatamente vieni bollato come razzista, a Houston come a Milano come a Bordeaux. Ormai è una strategia, chiara e valida ovunque nel mondo: criminalizzare il dissenso, tacciandolo di razzismo e far avanzare l’invasione. E se questo grafico
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ci mostra come i sondaggi comincino a prendere una piega austriaca anche negli Usa, a livello nazionale il New York Times ha certificato che la Clinton è avanti solo di 6 punti su Trump, un crollo verticale dopo la vergognosa decisione di FBI e Dipartimento di giustizia di non processarla per il caso delle e-mail secretate gestite da un server privato. Il 2 ottobre, quando l’Austria tornerà alle urne per il ballottaggio delle presidenziali e il popolo ungherese si esprimerà con un referendum sulle quote di migranti obbligatorie, sarà l’ultima occasione per spezzare questo circolo vizioso del politicamente corretto. Altrimenti, Nizza sarà solo l’Inizio. Citando Battiato, prepariamoci ad altri corpi in terra senza più calore.

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