Gli Usa “buoni” di Obama e Hillary festeggiano le 50mila bombe in due anni. E manipolano i numeri.

Di Mauro Bottarelli , il - 35 commenti

Hillary_legacy
Strano, la Russia parla di aprire quattro corridoi umanitari per favorire il deflusso dei civili da Aleppo, in vista dell’imminente assalto delle truppe siriane e, magicamente, jet non identificati bombardano una clinica ostetrica gestita da Save the Children e Syria Relief a Kafar Takharim, nella provincia di Idlib. A dare la notizia è stata via Twitter la stessa organizzazione non governativa che ha sede a Londra, citata anche dalla BBC. Gli inglesi sono sempre sul pezzo, non c’è che dire. Sotto le bombe sono morte almeno due persone, erano familiari dei pazienti in visita.
Aleppo_map
Al momento i feriti accertati sono tre ma il bilancio è provvisorio. Casualmente, la cittadina colpita è nelle mani dei ribelli del Libero Esercito Siriano e, insieme alla struttura sanitaria, è stato bombardato e gravemente lesionato anche un edificio adiacente della Difesa Civile, un corpo volontario di auto-tutela che opera nelle zone del Paese controllate dalle forze ostili al regime di Bashar al-Assad. Come dire, tutti gli indizi ci dicono che sono stati o i siriani o i russi, i quali combattono contro i ribelli addestrati da CIA e SAS. Peccato che ci siano i radar e, quindi, si può solo adombrare l’accusa, altrimenti, come già accaduto, il Cremlino sarebbe pronto a sbugiardare, con tanto di tracciati.
Save

D’altronde, non sarebbe il primo “errore” compiuto dalla coalizione a guida Usa. Gli Stati Uniti democratici di Obama e Hillary hanno infatti appena battuto un record: dopo due anni di bombardamenti “contro” l’Isis, la scorsa settimana hanno tagliato il traguardo delle 50mila bombe sganciate. L’analisi dei dato ha confermato ciò che si sapeva fin da subito: ovvero, che i bombardamenti sono aumentati con il tempo, arrivando al picco dello scorso giugno quando su Siria e Iraq sono stati sganciati 3167 ordigni. All’inizio del conflitto, come ci mostra questa mappa del Wall Street Journal,
Isis_US
non c’era tutta questa fretta e volontà di combattere il Califfato. Per fare un paragone, le forze militari a guida Usa negli ultimi sei anni in Afghanistan hanno sganciato “solo” 16mila bombe. E se il Pentagono parla di soli 41 civili uccisi nei raid fino al 18 luglio, i dati indipendenti citati da Vocativ parlano di 1422 vittime tra donne, vecchi e bambini. Stando a calcoli di Daniel McAdams, direttore esecutivo del Ron Paul Institute for Peace and Prosperity, ognuno di quelle bombe costa circa 50mila dollari, quindi finora il costo per i contribuenti Usa è stato di almeno due miliardi e mezzo di dollari. Ma questa pare una stima conservativa, poiché un portavoce della Difesa ha detto che, al 31 gennaio scorso, il costo delle operazioni anti-Isis cominciate l’8 agosto 2014 era già di 6,2 miliardi di dollari. Una media di 11,5 milioni al giorno per 524 giorni di operazioni, in aumento dagli 11,4 milioni di fine dicembre.
Obama_speech

Ma se alla Casa Bianca c’è un democratico, oltretutto di colore, a lui si perdona tutto. E’ l’America a funzionare così, un’oligarchia basata sul connubio tra potere politico e finanziario che garantisce il lasciapassare a chiunque faccia parte dell’elite e stronca, in un modo o nell’altro, tutti gli outsider che vogliono rompere il giocattolo. Vedi Donald Trump. Si è conclusa da pochi giorni la convention democratica a Philadelphia, un successo senza precedenti per l’incoronata Hillary Clinton. Certo, Bernie Sanders ha mostrato al mondo il pagliaccio che è, garantendo il suo appoggio a quella che fino al giorno prima chiamava “la candidata di Wall Street” e i suoi sostenitori lo hanno coperto di fischi. Sostenitori come questa donna,
Fake_Hillary
la quale ha dimostrato in questo modo il suo dissenso verso il candidato alla presidenza del Partito. Nemmeno lo scandalo delle mail rese note da Wikileaks ha turbato la narrativa dei grandi media, troppo occupati a incensare le doti di statista della donna che, da segretario di Stato, ha gestito da un server privato mail classificate come top secret, alcune relative all’attentato all’ambasciata Usa di Bengasi in cui morì il rappresentante diplomatico Usa. Poco male, il demonio è Trump. Ma guardate qui:
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c’è talmente tanto entusiasmo attorno alla Clinton da aver bisogno di pagare 50 dollari dei figuranti per riempire il palazzetto di Philadelphia, il quale è passato da così
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a strapieno nell’arco di poche ore. Oltretutto, pagando meno del minimo sindacalo, visto che si tratta di 50 dollari per oltre 7 ore di “lavoro”. Ne servivano 700 di “seat-fillers” e l’appello era chiaro: “Actors Needed For National Convention (Philadelphia)”. Come erano chiari i comiti da svolgere: “Ti è richiesto di applaudire tutto il tempo, vestirti in modo appropriato e possibilmente indossare materiale promozionale”. Spontaneismo ideale allo stato puro. Ancorché Hillary abbia potuto contare sul loro appoggio,
boschi-boldrini
quindi non ci sono problemi.

Ma se si può imbrogliare sui numeri e sull’entusiasmo, grazie anche alle Botteri in servizio permanente effettivo, i numeri parlano chiaro. Questo grafico
Trump_lead
è relativo all’ultimo sondaggio della USC per il Los Angeles Times e vede Trump avanti ovunque tranne che in Oregon, dove è sotto di tre punti. Peccato che in quello Stato i Democratici non perdano dal 1988 e che Obama vinse con il 12% di distacco nel 2012 e il 16% nel 2008: ora, invece, è battaglia aperta. Questo altro grafico,
Poll2
invece, si riferisce all’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, il quale ci mostra come i 13 punti di vantaggio che HIllary Clinton aveva il 14 luglio siano stati polverizzati e, ora, Trump sia in vantaggio di quasi due punti, 40,2% contro 38,5%. Ma, guarda caso, la Reuters ha deciso di cambiare la sua metodologia demoscopica, eliminando dal novero delle risposte relative ai candidati, l’opzione “nessuno dei due” e lasciando invece “altro”, come ci mostra questa tabella.
Poll3
Finora l’opzione di eliminare “nessuno dei due” aveva aiutato Trump ma dopo la convention, con il supporto per il tycoon che si è stabilizzato e solidificato, pare che gli esperti vedano Hillary favorita dall’eliminazione di “neither” dai sondaggi e, prontamente, la Reuters non solo ha reso noto che riformulerà la ricerca demoscopica ma si è premurata di far sapere che, eliminando l’opzione “nessuno dei due”, ad oggi la Clinton sarebbe avanti per 40% a 36%.
Hillary_clinton

Manipolazione? Una cosa è certa, serve mettere in campo un armamentario di propaganda senza precedenti, perché i frutti marci dell’operato di governo e Fed cominciano a farsi vedere. come ci mostra questo grafico,
Q2_GDP
il quale attesta come il Pil Usa del secondo trimestre di quest’anno sia cresciuto solo dell’1,2% contro le attese di Wall Street per un +2,6%, oltretutto con il già scarso dato del primo trimestre (1,1%) rivisto al ribasso allo 0,8%. E che dire dell’ultima rilevazione compiuta dall’Università del Michigan rispetto alla fiducia dei consumatori? Eccola qui,
UMICH
ci mostra plasticamente come il gap tra “aspettative” al 77.8 e “condizioni attuali” al 109.0 si il più alto da agosto 2006, subito primo che in America si concretizzasse la crisi subprime, il crollo finanziario e la recessione. E anche questo grafico
Claims
ci mostra come il popolo americano sembra sapere qualcosa che la narrativa ufficiale non dice. Ovvero che l’amministrazione Obama è stata un disastro assoluto, sia in economia che in politica estera e che l’ipotesi di Hillary Clinton alla Casa Bianca è tutt’altro che gradita al Paese. Vinceranno ancora le lobby? Citigroup invita a shortare il peso messicano da qui a novembre, visto che un Trump in vantaggio porterebbe a tensioni e indebolimento della valuta centro-americana. Ma, si sa, manca ancora molto. E in tanti si attendono la “October surprise”. Fossi Trump, dormirei con un occhio aperto.

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