La Merkel sempre più sola sulle porte aperte ai migranti. Ma buonisti e media evitano la realtà

Di Mauro Bottarelli , il - 85 commenti

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Qualche numero, tanto per cominciare. Da inizio anno sono morti più di 3mila migranti che cercavano di attraversare il Mediterraneo, mentre quasi 250mila sono riusciti a compiere la traversata, stando a dati ufficiali dell’International Organisation for Migration. Per l’esattezza, hanno perso la vita 3034 persone contro le 1917 dello stesso periodo dello scorso anno. E come ci mostra questa tabella,
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2588 sono morti cercando di raggiungere le coste italiane. A chi sono da addebitare quelle vite finite in fondo al mare? A chi chiede di governare i flussi ed evitare le partenze, perché ormai siamo all’invasione o a chi spalanca le porte indiscriminatamente? Chi ha le mani sporche di sangue, io o la Merkel?

E proprio la cancelliera tedesca ieri è tornata a Berlino dalle vacanze e ha parlato alla nazione dopo gli attacchi di Monaco e Ansbach. E cosa ha detto? “Contro la minaccia del terrorismo servono nuove misure ma la Germania non cambierà la sua politica di accoglienza”. Complimenti, tipica cocciutaggine teutonica anche nel perseverare nell’errore. Ma ecco che quanto vi preannuncio da giorni, si materializza: tra le nuove misure, infatti, la leader tedesca ha ipotizzato la possibilità dell’intervento dell’esercito, in caso di attentati particolarmente gravi. Mai, fino ad oggi, in Germania le forze armate sono state impiegate per compiti di garanzia della sicurezza interna, visto che lo vieta la costituzione post-Reich.
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“Siamo in guerra con l’Isis ma è importante dire che non siamo in guerra contro l’Islam. Noi combattiamo contro il terrorismo e mi aspetto che nella comunità islamica i terroristi vengano isolati”, ha detto la cancelliera, sapendo che finora la regola in tal senso è stata quella dell’omertà pressoché totale. Ma per la Merkel, “dobbiamo restare uniti. Come cancelliera mi sono riunita subito con i miei colleghi di gabinetto e con i capi delle forze dell’ordine. Sono state sfide difficili, abbiamo preso decisioni importanti che verranno messe in atto. Ce la faremo a vincere questa sfida storica, affronteremo la nuova sfida del terrore islamico e la supereremo anche. Applicheremo le misure necessarie, renderemo chiaro che vogliamo dare sicurezza ai nostri cittadini e vogliamo dominare la questione integrazione e superarla”.
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Ma che per la Merkel tiri brutta aria lo dimostra la risposta alle sue parole che è giunta dall’alleato cristiano democratico della CSU, il governatore della Baviera, Horst Seehofer, il quale si è espresso in questi termini: “Tutte le nostre previsioni si sono rivelate giuste, il terrorismo islamista è arrivato in Germania”. Ma c’è di più, perché in un conferenza stampa congiunta con il ministro dell’Interno del Land, Joachim Hermann e quello della Giustizia, Winfried Bausback, Seehofer ha parlato molto chiaro: “Il dibattito sull’uso dell’esercito in affiancamento alla polizia non può attendere fino al prossimo attentato, va fatto subito”. E qualcuno già parla della creazione di truppe di riservisti che aiutino le forze dell’ordine durante situazioni di crisi interne, come riporta la Bild. Addirittura, Herrmann va oltre: “Chi non ha i documenti fa fermato al confine e anche i migranti già presenti sul nostro territorio devono essere ricontrollati. A mio avviso anche il rimpatrio in zone di guerra non dovrebbe più essere un tabù. Dobbiamo dare riposte alla preoccupazioni dei cittadini”.
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E cominciano ad essere tante le voci contrarie alla politica delle Merkel. Il deputato della CDU, Armin Schuster, interpellato dalla Stuttgarter Zeitung, ha parlato chiaro: “Abbiamo bisogno di una cultura delle espulsioni, certa gente viene qui e pensa di poter fare quello che vuole”. E sempre dal partito della Merkel, ecco un altro deputato, Volker Kauder, sparare a zero dalle colonne di Die Zeit: “I criminali stranieri devono essere condannati più velocemente e, ove ve ne sia la possibilità, espulsi”. E con due turni amministrativi, tra cui Berlino, a settembre, i sondaggi cominciano ad attrarre l’attenzione: l’ultimo, compiuto dalla società demoscopica GFK, vede l’83% dei rispondenti preoccupati per il numero di rifugiati in Germania, il doppio del dato dello scorso anno.
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E non solo la politica sta reagendo, anche le forze dell’ordine. Mercoledì notte polizia e corpi speciali hanno compiuto un raid in una moschea e in otto appartamenti a Hildesheim, sede di una nota comunità salafita radicale. Stando al ministro dell’Interno della Bassa Sassonia, Boris Pistorius, nell’operazione sono stati impiegati 400 uomini alla ricerca di membri del gruppo islamista DIK, dedito a predicazione violenta attraverso sermoni e seminari in cui si incita a odiare gli infedeli.
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Insomma, prevenire è meglio che curare, forse l’hanno capito anche i tedeschi. Anche perché la comunità salafita è cresciuta molto nel Paese, passando da 7mila elementi alla fine del 2014 agli attuali 8900, stando a dati dei servizi di sicurezza. “Non permetteremo che le associazioni salafite e il loro affiliati si faccia beffe delle nostre regole e mettano la legge in discussione, né tantomeno permetteremo che convincano altri giovani a unirsi all’Isis. La nostra libertà è più forte della loro ideologia inumana”, ha detto Pistorius.

Ma se finalmente si è deciso di intervenire presso luoghi e persone che si sa da tempo essere estremisti e potenzialmente pericolosi ma verso cui, finora, si erano usati i guanti bianchi, il problema è il livello di degenerazione che la società tedesca sta pagando, al di là della minaccia terroristica, per la scriteriata e folle politica della Merkel. Lo scorso fine settimana nella città di Geldern, nella regione del Nord Reno-Westfalia, sei ragazzi sulla ventina con lunghe barbe hanno assaltato una piscina per nudisti, prendendo a schiaffi donne e bambini e chiamando le prime “puttane” per il semplice fatto che facevano il bagno e prendevano il sole come mamma le ha fatte in un luogo destinato proprio a clientela naturista.
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Dopo aver urlato “Allah akbar”, hanno promesso di sterminare tutti. Tutti e sei parlavano perfettamente tedesco ma hanno minacciato anche in lingua araba. Ma se il problema delle violenze – anche sessuali – nelle piscine tedesche da parte di stranieri sta diventando epidemico, la BDS, l’associazione di categoria, sta pensando a una misura davvero geniale: addestrare migranti per farli diventare bagnini! Per il presidente, Peter Harzheim, la logica è chiara: “Ci mancano lavoratori specializzati, quindi sarebbe negligente da parte nostra non utilizzare queste risorse”. Occorre fargli conoscere al più presto la Boldrini. In compenso, la situazione è tale che molte città, tra cui Monaco, hanno visto le piscine costrette a tappezzare i loro muri con manifesti in diverse lingue in cui si chiede ai migranti di rispettare donne e bambini.
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Ma l’ineffabile Harzheim non è affatto convinto del pericolo: “Spesso le donne si sentono molestate sessualmente anche se un gruppo di migranti si limita a guardarle. Situazioni simili sarebbero risolte in fretta con dei migranti che lavorano come assistenti in piscina”. La SPD, la LInke e i Verdi, ovviamente, hanno subito appoggiato la proposta, tanto che il portavoce dei Verdi, Özlem Demirel, tipico nome renano, ha dichiarato che “gente che parla lingue differenti potrebbe risolvere in fretta quel tipo di equivoci”. Dello stesso avviso anche l’esperto di integrazione della SPD, Ibrahim Yetim, in questo caso un nome tipico della Westfalia: “Se c’è un modo per educare i rifugiati e farli diventare bagni, è una grande cosa. E’ importante dare una prospettiva ai giovani migranti”. Soprattutto se, in ossequio alla legge sull’immigrazione passata di recente, lavorano per un euro all’ora, magari prendendosi lo straordinario in natura.
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A riportare un po’ di buonsenso nel dibattito ci ha pensato il capo dell’associazione dei bagnini di Colonia, Berthold Schmitt, il quale ha detto chiaro e tondo che “esiste un problema fondamentale nel far lavorare questa gente nelle oltre 6mila piscine coperte, scoperte e scolastiche che abbiamo in Germania. I nuovi arrivati, come li chiamiamo noi, hanno tre criticità: non parlano tedesco, non conoscono la cultura europea dell’uso delle piscine e nella gran parte dei casi, non sanno nuotare”. Solo da inizio anno, nelle piscine tedesche sono annegati 23 rifugiati.

Insomma, le forze di sicurezza cominciano a svegliarsi e anche la politica nazionale, resta da cambiare la testa ai vari Harzheim di turno e ai suoi amici, alcuni bacati di buonismo, altri di sfruttamento della nuova manovalanza a costo zero. Ma il problema più grande resta questo:
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ovvero, i media. Questo, infatti, è il titolo con cui la BBC informava i lettori del suo sito rispetto all’attentato suicida di Ansbach: “Migrante siriano muore in un’esplosione in Germania”. Come dire, povera vittima di una fuga di gas. Io capisco che i titoli devono essere stringati ma devono anche dare la notizia, santo cielo: quello si è fatto esplodere perché voleva fare una strage, non si può negare l’evidenza. Altrimenti per Nizza potremmo titolare “Tunisino muore in un incidente con il suo camion”, che ne dite? Ma in Italia non stiamo meglio, vi assicuro e non solo per Paola Saluzzi e il suo viso contrito di indignazione. Nell’editoriale di “Repubblica” di ieri mattina, intitolato “Oscurare l’orrore”, il direttore, Mario Calabresi, si vanta di aver “ridotto le pagine” del suo quotidiano dedicate alle stragi in corso e propone la censura dei nomi dei terroristi islamici, delle loro facce, delle loro appartenenze. Insomma, una nuova frontiera del giornalismo: nascondere i fatti. Scomodi.

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