Tra radicalizzati a tempo di record e politica imbelle, la Svezia ci ricorda cosa ci aspetta

Di Mauro Bottarelli , il - 140 commenti

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Dev’essere nata una Scuola Radioelettra per estremisti islamici e non ce ne siamo accorti. Perché appare un po’ strano che sia l’attentatore di Nizza che l’afghano che ieri sera ha ferito a colpi d’ascia i passeggeri di un treno in Baviera, si siano radicalizzati in due settimane: forse si tratta di lavaggio del cervello, più che di radicalizzazione. Ma chi può dircelo, come al solito i due martiri sono stati uccisi. E i morti non parlano. Ovviamente l’Isis, di fatto sempre più un brand di psicopatici a livello globale, lo Starbucks del jihad, ha messo il cappello su entrambe le stragi: “Era uno dei nostri combattenti”, la formula di rito.
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Nella camera del 17enne afghano, gli inquirenti hanno trovato una bandiera del Califfato, disegnata a mano. Il giovane, entrato in azione su un treno regionale che viaggiava verso Würzburg, avrebbe gridato “Allah Akbar” prima di gettarsi sulle vittime. Quattro cittadini di Hong Kong sono rimasti gravemente feriti, oltre a una quinta persona, una donna aggredita dall’afghano mentre era già in fuga. Stando alla ricostruzione di un testimone, il 17enne avrebbe menato selvaggiamente fendenti attorno a sé, nel vagone del treno che ospitava altre quattordici persone.
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Il ministro dell’Interno bavarese, Joachim Herrmann, ha subito precisato come sia prematuro speculare sul movente dell’aggressore e che in queste ore l’indagine punta ad accertare “cosa sia successo negli ultimi mesi o nelle ultime settimane”, se il giovane abbia avuto contatti con circoli islamisti (o membri dei servizi, magari) o si sia radicalizzato autonomamente e di recente. Ancora il ministro: “C’è la rivendicazione dell’Isis ma l’indagine è in corso e al momento non ci sono prove di legami tra il terrorista e una rete islamista”. Stando alle testimonianze raccolte tra chi conosceva il ragazzo, si trattava di un “ragazzo tranquillo ed equilibrato, che andava in moschea ma per le festività, non spesso. Mai apparso fanatico. Un insospettabile. C’è da chiedersi perché, come sembra, si sia radicalizzato tanto velocemente”.
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In ogni caso, per Herrmann “l’attacco al treno non è una ragione valida per nutrire un sospetto generalizzato verso i rifugiati. Certo , l’attacco frontale dell’Isis è un fatto e penso occorra limitare il numero dei profughi. Ma non facciamo collegamenti con questo caso, lo trovo inopportuno”. O, forse, non lo trova politicamente piacevole, visto che il ragazzo era arrivato da solo dall’Aghanistan, un “minore non accompagnato” come recita la burocrazia, accolto prima in un centro a Ochsenfurt, nella provincia di Würzburg e trasferito due settimane fa in una famiglia. E proprio la categoria dei “minori non accompagnati” è quella che più spesso finisce nelle notizie di cronaca per atti di violenza, stupri, rapine e quant’altro, in Germania come in Austria come in Svezia.
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Ma tant’è, una volta sceso dal treno, il ragazzo si è lanciato anche contro gli agenti, gridando frasi islamiste ed è stato ucciso da “numerosi colpi di arma da fuoco”, stando a un portavoce della polizia. Insomma, lo volevano morto. Altrimenti spari alla gambe o alla spalla e lo disarmi. Nessuno di noi piangerà, immagino, per uno psicopatico in meno sulla terra ma resta la questione: perché la politica europea continua stupidamente con la scelta delle porte aperte, se poi si trova ad avere a che fare con situazioni come quella di Nizza o Würzburg? E poi, cos’è questa epidemia di auto-radicalizzazioni a tempo di record? Una cosa è certa: Alternative fur Deutschland ringrazia.

Ma per capire quale sia la mentalità europea, la Svezia appare l’esempio migliore. Nel 2014, il governo ha infatti deciso di creare la figura del cosiddetto “National Coordinator Against Violent Extremism” ma invece che nominare un esperto per tale ruolo, ha deciso di scegliere l’ex leader del Socialdemocratici, Mona Sahlin (evitate ironia sul nome). La quale, oltre non aver titoli accademici che giustificassero l’assunzione (ha il diploma superiore), era nota principalmente per scandali legati a casi di corruzione. E cosa ha fatto, appena nominata? Ha utilizzato l’agenzia governativa come stipendificio per i suoi amici: il primo è stato la sua ex guardia del corpo, assunto con una posizione che giustificava uno stipendio da 14mila dollari al mese, tanto che – scoppiato il bubbone – si scoprì che aveva comprato una casa da 1,2 milioni di dollari.
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Ma anche la sorella dell’ex gorilla fu assunta attraverso un internato, nonostante la sua domanda fosse stata respinta poiché mancavano i titoli necessari. Quando a maggio di quest’anno la Sahlin si è dimessa, ecco le sue parole: “Aiuto molti dei miei amici”. E pagano gli svedesi. C’è poi un’altra stranezza, visto che questa agenzia governativa dipende dal ministero della Cultura e non da quello degli Interni o della Difesa. Insomma, chi di solito tratta temi come media ed educazioni, si trova a dover affrontare la minaccia dell’estremismo violento. Geniale.

E il caso di Malmö, terza città del Paese, ci fa capire fin dove arrivi la deriva ideologica di certa politica. Dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi, infatti, il responsabile della sicurezza cittadino, Andreas Schönström, disse chiaramente che l’estrema destra rappresenta una minaccia molto più grande dell’islamismo, delirio a cui seguì a stretto giro di posta quello del security manager, Joan Hult, per il quale “le forze dell’estrema destra a Malmö rappresentano la minaccia maggiore”. Insomma, una città in mano ai neonazisti? No, una città dove i crimini estremisti maggiori sono attacchi anti-semiti di giovani musulmani e dove la manifestazione del movimento anti-islam, Pegida, ha visto musulmani ed estrema sinistra tentare il linciaggio dei manifestanti, difesi da cordoni di polizia.
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Malmö, inoltre, è talmente neonazista che il 43,2% dei suoi residenti sono stranieri o figli di stranieri. Il sogno di Hitler, insomma. Peccato che i Socialdemocratici governino la città, ininterrottamente, dal 1919. Ed è per questo che l’associazione “Kontrakultur”, gruppo con finalità sociali e culturali, riceve ogni anno un contributo pubblico di 37mila dollari dal Comitato per la cultura di Malmö: stranamente, lo stesso gruppo ammette di collaborare con un’altra organizzazione dal nome “Förbundet Allt åt alla” (“Tutto per tutti”), la quale viene bollata dallo stesso “National Coordinator Against Violent Extremism” come un simposio di estremisti violenti! Ma non è una novità per la Svezia il fatto che lo Stato si comporti come Tafazzi di fronte all’estremismo.
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Il mese scorso, infatti, sempre a Malmö, arrivò un 46enne affiliato dell’Isis, il quale fu preso in custodia dalle forze di sicurezza in attesa di espulsione immediata. Peccato che il simpatico jihadista abbia detto la parolina magica, ovvero “asilo” e abbia compilato la domanda: immediatamente, l’Agenzia per i migranti svedese ha fatto sospendere l’ordine di espulsione, poiché doveva valutare se vi fossero i requisiti per la concessione dello status di rifugiato. Ecco come l’ispettore della polizia di frontiera, Leif Fransson, ha descritto la situazione nel suo Paese: “Non appena questa gente pronuncia la parola asilo, si aprono i cancelli del paradiso”. Il tutto in una nazione che ha conosciuto il volto peggiore dell’estremismo, visto che l’11 dicembre del 2010 un jihadista si è fatto esplodere nel centro di Stoccolma: forse il fatto che Taimour Abdulwahab, con il suo gesto, non abbia ucciso nessuno se non se stesso, è ragione sufficiente per gli svedesi per abbassare la guardia? E, anzi, spalancare le porte.
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Non è un caso, ad esempio, che nel novembre dello scorso anno, un report abbia reso noto che il 40% dei 300 foreign fighters svedesi andati in Siria e Iraq provenisse dalla stessa città, Gothenburg e che la Svezia, a livello di jihadisti pro capite, sia seconda solo al Belgio, altro Paese che ha promosso un multiculturalismo spinto e la creazione di ghetti fuori controllo. Non a caso, all’inizio dello scorso anno, Anders Thornberg, capo dei servizi di sicurezza, Säpo, abbia detto chiaro e tondo che “l’agenzia potrebbe non essere in grado di gestire la situazione, se il reclutamento di jihadisti in Svezia continuerò ad aumentare”. Ora, poi, abbiamo anche i radicalizzati fai da te e a tempo di record, tipo corso di lingue accelerato. Ma tranquilli, sono risorse. Oltre che utili idioti che garantiscono il mantenimento della paura collettiva. E, quindi, mano libera ai governi per restringere le nostre libertà personali.

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