Sugli immigrati, Fassino scoperchia il vaso di Pandora dell’ipocrisia PD. Mentre in Svezia..

Di Mauro Bottarelli , il - 61 commenti

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Sarà stata la legnata inattesa della sconfitta alle amministrative, sarà che all’interno del PD è sempre stato il più onesto nel denunciare i limiti di certe politiche unicamente ideologiche ma Piero Fassino, pochi giorni fa, ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’ipocrisia del principale partito della sinistra italiana e della sua politica in fatto di immigrazione. Ovviamente la notizia è stata silenziata e relegata nelle pagine locali di Repubblica di Torino ma il loro peso non cambia. Anzi.
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“Finora, in Italia l’immigrazione è stata governata tutto sommato bene ma in termini di numeri stiamo arrivando al superamento della soglia che è governabile. Se non lo vediamo per tempo, questo problema rischia di travolgerci… Da sindaco e in campagna elettorale non mi sono risparmiato e ho incontrato moltissime persone. L’immigrazione è il tema che sempre e ovunque mi sono trovato davanti. E’ il più sentito nella aree a maggiore sofferenza sociale, dove gli immigrati sono visti in competizione per la casa, il lavoro, il welfare. Si tratta delle stesse aree nelle quali abbiamo avuto i risultati peggiori… Per esempio, nell’assegnazione delle case popolari, il criterio basato sulla composizione dei nuclei familiari premia sempre più spesso le famiglie immigrate, che fanno più figli. Bisogna domandarsi fino a quando la graduatoria unica è sostenibile. Questo per non alimentare conflitti tra chi quel diritto lo esige”.
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Non ci crederete ma lo ha detto davvero. E non è l’unico personaggio della sinistra che sembra aver aperto gli occhi. Il 5 luglio scorso, attraverso il suo profilo Facebook, ecco cosa diceva Enrico Mentana, direttore del tg di La7: “Volete che l’Unione Europea prescriva il ricollocamento obbligatorio di cittadini non ungheresi in Ungheria senza l’approvazione del parlamento ungherese? È il quesito del referendum che si terrà il 2 ottobre. Nello stesso giorno, al di là del confine, l’Austria ripeterà il ballottaggio presidenziale. Musil la chiamava Kakania, ma cent’anni dopo esser morta l’Austria-Ungheria può stendere l’Europa. Dopo la Brexit, se passa il no a Budapest, se vince Hofer a Vienna, l’Unione davvero rischia di crollare. E la causa è sempre la stessa: la paura degli immigrati. Ma a Bruxelles non l’hanno ancora capito, senza cuore per la solidarietà, né muscoli per la fermezza. Guardando solo alle banche non hanno visto le barche. E ora affonderanno loro, a cominciare da Juncker, L’uomo senza qualità”.
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Ops, occhi che si aprono di colpo? La realtà che alla fine ha la meglio su ideologia e buonismo d’accatto, lo stesso andato in onda domenica a Fermo durante il funerale del nigeriano ucciso in una rissa (se questo d’ora in poi sarà il criterio per la partecipazione di ministri e affini ad esequie pubbliche, penso che saranno molto impegnati)? L’altro giorno è stato pubblicato un sondaggio del think tank ungherese Szazadveg Foundation, in base al quale il 70% dei rispondenti ritiene che un aumento dell’immigrazione islamica sia una minaccia seria per il continente, mentre l’86% pensa che un attacco terroristico sia molto probabile nel suo Paese. Il campione era rappresentato da 1000 persone in tutti i 28 Stati dell’Unione e il sondaggio, oltretutto, è stato compiuto in aprile, prima dei recenti sbarchi di massa e dell’aumento della tensione sul tema.
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Stando allo studio, “la maggior parte dei cittadini europei crede che l’ondata migratoria abbia aumentato il rischio di terrorismo, di attività criminali e pone una minaccia per l’integrità culturale della nazioni che ne sono interessate”. Più di tre quarti dei rispondenti (77%) non pensa che l’Ue stia rispondendo in maniera adeguata alla crisi in atto, mentre l’83% dice che Bruxelles dovrebbe fare di più per rafforzare i confini esterni dell’Unione. Per Andras Lanczi, professore alla Corvinus University di Budapest ed ex presidente della Szazadveg Foundation, “il gap tra elites e popolazioni europee non è mai stato così ampio come oggi”.
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Ma qual è il rischio che corriamo e che Piero Fassino ha denunciato chiaramente? Quello di tramutarci nella Svezia, viso che l’altro giorno il Gatestone Instiutute ha pubblicato il resoconto di un mese di ordinaria criminalità migrante in Svezia, per l’esattezza il maggio scorso. Ho preso in esame solo i casi più eclatanti ma vi assicuro che rappresentano meno di un quarto di quanto denunciato dal think tank nel suo report, tutto basato su dati ufficiali di polizia e tribunali svedesi.
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Il 4 maggio si è deciso che il destino dell’algerino, Karim Ageri, sarà nelle mani della Corte suprema svedese, la quale sarà chiamata a decidere se dovrà essere espulso o meno dal Paese dopo che il migrante ha accoltellato una ragazza svedese di 16 anni che si era rifiutata di fare sesso con lui. Il fatto risale al 10 novembre dello scorso anno, quando due ragazze svedesi visitarono come volontarie un centro profughi per minori non accompagnati nei sobborghi di Stoccolma. Karim Ageri, il quale ha dichiarato di avere 16 anni, ha palpeggiato una della due, la quale si è arrampicata per uscire da una finestra e sfuggirgli: Ageri l’ha seguita e, una volta aggiunta, l’ha colpita due volte sul viso con un coltello. Il procuratore del caso ha fatto notare che in base ad esami compiuti, Ageri ha almeno 21 anni e dovrebbe quindi essere processato come un adulto, scontare la sua pena e poi essere espulso. Ma la Corte municipale si è opposta e ha inviato Ageri in un riformatorio per minorenni, facendo così intervenire la Corte d’appello che ha deciso per 18 mesi di prigione e poi espulsione. Detto fatto, il procuratore My Hedström ha chiesto che sia la Corte suprema a pronunciarsi, in modo da creare un precedente su come gestire i crimini gravi compiuti da migranti giovani e non accompagnati. Il 9 maggio, poi, un cittadino iracheno di 22 anni, Hosar Mahmood,
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è stato condannato per la seconda volta per stupro, questa volta di una degente di un ospedale. La prima volta fu nel 2013, quando penetrò in un appartamento, picchiò selvaggiamente il proprietario e violentò la figlia. Per quel crimine fu condannato a quattro anni di prigione per stupro aggravato ma fu rilasciato dopo aver scontato due terzi della pena, come accade quasi sempre in Svezia. Questa volta la sentenza è stata più leggera, 2 anni e 2 mesi, passati i quali non sarà espulso dal Paese, visto che la corte ha sottolineato come goda di un permesso di soggiorno permanente rilasciato prima dei suoi 15 anni. In effetti, certe risorse è un peccato mortale farsele sfuggire. Il 17 maggio un 30enne richiedente asilo di origine araba è stato condannato per maltrattamenti dopo aver percosso con la cintura la moglie davanti al figlio di 6 anni in un centro profughi sull’isola di Öland. Il pestaggio è proseguito fino a quando quattro membri dello staff sono intervenuti per fermarlo. Pena comminata? Cento ore di servizi sociali.
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Lo stesso giorno al liceo Osbecksgymnasiet di Laholm, la preside ha deciso di assumere staff extra per proteggere le studentesse dalle avances sessuali inappropriate che subivano giornalmente. In una lettera, i genitori delle ragazze hanno scritto che, tra l’altro, “sono bersaglio di abusi verbali in altre lingue e di fotografie prese di nascosto”. Il giorno dopo, 18 maggio, la polizia svedese ha pubblicato un report dal titolo “L’attuale situazione riguardo gli assalti sessuali e proposte per agire” (Lägesbild över sexuella ofredanden samt förslag till åtgärder) nel quale si nota come la Svezia sia al top delle statistiche europee per violenza fisica e sessuale sulle donne, per le molestie e per lo stalking. Il report, cifre alla mano, sottolinea come inequivocabilmente la maggior parte di questi crimini sia compiuta da giovani richiedenti asilo e stranieri in genere. Particolare attenzione viene prestata all’aumento esponenziale dei casi di violenza sessuale nelle piscine pubbliche e si fa notare come, statistiche alla mano, in quattro casi su cinque chi compie la violenza è un richiedente asilo non accompagnato.
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Il 20 maggio, quattro ragazzini marocchini illegalmente presenti sul suolo svedese e dediti al taccheggio di strada hanno deciso di fare il salto di qualità, penetrando nell’appartamento di una vedova 87enne che hanno picchiato fino a farla svenire e a cui sono state spezzate le dite nel tentativo di rubarle gli anelli che indossava. I quattro sono stati arrestati grazie ai filmati delle telecamere di sorveglianza: uno di loro è stato condannato a 5 anni di detenzione e poi espulsione, un altro è finito in riformatorio per un anno e quattro mesi, mentre gli altri due, essendo minori di 15 anni, hanno ricevuto una bella pacca sulla spalla e sono liberi.
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Il 27 maggio, dopo una veloce indagine, il governo svedese ha deciso che i migranti non accompagnati che arriveranno nel Paese potranno scavalcare chi è già in graduatoria per le scuole indipendenti, soprattutto quelle molto frequentate. Insomma, ragazzini svedesi che aspettano da tempo, dovranno far posto ad afghani e marocchini. Un qualcosa che non è piaciuto al capogruppo dei Democratici Svedesi, Mattias Karlsson, il quale in Parlamento ha dichiarato quanto segue: “Questo dice molto dello stato in cui versa la nazione, poiché ci troviamo di fronte a un ministro che si mostra particolarmente efficiente nel dar vita a un legge che discrimina i propri connazionali a favore di stranieri, il tutto con la presunta opposizione di destra che si dice felice di questo. Dovete dimettervi tutti!”.
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Infine, il 31 maggio Uffe Rustan, cittadino svedese con due figli a carico, ha ricevuto l’intimazione di sfratto immediato dalla casa popolare in cui vive, poiché questa è stata assegnata dal comune a una famiglia di migranti. Il fatto è stato denunciato dallo stesso uomo al giornale locale Mitti: “Mi sento come se valessi meno di loro, nonostante io paghi le tasse e i miei figli vadano a scuola qui. Non si può buttare per strada una famiglia per fare posto ad un’altra”. Chissà che non siano stati i timori per una deriva simile dei cittadini torinesi ad aver fatto aprire gli occhi a Fassino. E, attenzione, tra domani e dopo, a Rho arrivano i primi 150 migranti che verranno alloggiati nelle strutture di Expo. Sicuramente, andrà tutto bene. C’è da sperarlo, perché nel frattempo ieri mattina si è registrata una rivolta nel centro profughi di via Corelli 28 a Milano, dove sono ospitati 500 richiedenti asilo. All’alba, i migranti hanno occupato le palazzine dell’ex Cie, che ormai da due anni è stato destinato dalla Prefettura all’accoglienza dei rifugiati e durante l’occupazione hanno tenuto quattro operatori chiusi in una stanza, fino all’arrivo della polizia. Auguroni.

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