Trump ce l’ha fatta ma già si evoca un golpe. E il “pizza indicator” dice paura in aumento negli Usa

Di Mauro Bottarelli , il - 77 commenti

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“Con umiltà e gratitudine accetto la nomination per la presidenza degli Stati Uniti. Agli uomini e le donne dimenticati, che lavorano duro e non hanno voce, dico: io sono la vostra voce”. Con queste parole, Donald Trump, ha formalizzato la sua candidatura alla Casa Bianca per il partito repubblicano, parlando nella giornata conclusiva della convention super-blindata di Cleveland. Ma oltre alla parole molto “made in Usa”, il tycoon è partito lancia in resta ad attaccare la candidata democratica, Hillary Clinton: “Questa è l’eredità che ci ha lasciato Hillary Clinton: morte, distruzione, terrorismo e debolezza. L’America è decisamente meno sicura e il mondo è meno stabile da quando Barack Obama ha deciso di mettere Hillary Clinton alla guida della politica estera. Sono certo che si tratta di una decisione di cui si è veramente pentito. Il suo pessimo istinto e la sua cattiva capacità di giudizio, come evidenziato dallo stesso Bernie Sanders, hanno provocato i disastri odierni”.
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Poi, i cavalli di battaglia: “Dobbiamo immediatamente sospendere l’immigrazione da ogni nazione coinvolta con il terrorismo. Non li vogliamo, finché non sarà creato un efficace meccanismo di controllo”. Quanto ai rifugiati siriani e al piano di accoglienza dell’amministrazione Obama, l’aspirante inquilino della Casa Bianca ha precisato che l’ingresso sarà consentito solo a coloro che “sostengono i valori americani e rispettano la nostra gente. Il mio piano è l’esatto opposto della radicale e pericolosa politica per l’immigrazione di Hillary Clinton che propone immigrazione in massa e amnistia in massa”.
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E strizzando l’occhio al suo supporter, Rudolph Giuliani, Trump ha fatto leva sull’insicurezza degli americani: “Sono il candidato della legge e dell’ordine. Lo scorso anno gli omicidi sono aumentati del 17% nelle cinque piu grandi città d’America e nella nostra capitale gli omicidi sono saliti del 50%. Il numero degli agenti di polizia uccisi in servizio è cresciuto del 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Circa 180mila immigrati illegali, con record criminali e con ordine di espulsione, sono liberi di minacciare cittadini pacifici. Costruiremo un grande muro di frontiera per fermare l’immigrazione illegale, per fermare le gang e la violenza e per fermare la droga nel nostro Paese”. Applausi a scena aperta della platea.
Dallas

Un altro punto fondamentale della sua campagna elettorale riguarda i rapporti commerciali con gli altri Stati: “Faremo accordi singoli con Stati singoli, poiché l’intesa sull’area di libero scambio con i paesi del Pacifico è un errore che consegna le leggi americane nelle mani di quelle dei Paesi orientali. Non permetterò che accada. Il Nafta, voluto da Bill Clinton, è uno dei peggiori accordi della storia dell’America, anzi del mondo. E lo ha firmato il marito di Hillary”.
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Poi, la leva economica e una stoccata al programma Obamacare, quello che doveva essere il fiore all’occhiello dell’amministrazione uscente. “Noi porremo rimedio al problema principale, l’economia. Lo stesso faranno milioni di democratici: noi aggiusteremo questo sistema, facendo in modo che funzioni per tutti gli americani. Le tasse saranno diminuite per tutti e faremo una riforma dell’istruzione, grazie alla quale tutti potranno scegliere l’università che vorranno per i propri figli. Infine, ogni americano potrà scegliere il proprio medico e non sarà più obbligato ad accettare quello voluto dall’Obamacare”.

Ma prima ancora di pronunciare il discorso di accettazione della nomination, Donald Trump aveva fatto sobbalzare mezzo mondo sulla sedia con i contenuti della sua intervista al New York Times. Eccone alcuni: “Se la Russia attaccasse i Paesi baltici, non interverrei automaticamente in loro difesa, come prevedono le regole della Nato. Lo farei solo dopo aver valutato il contributo di quei Paesi all’Alleanza atlantica”. E il caos in Turchia? “Se sarò eletto presidente, non farò pressioni su Ankara o su altri alleati autoritari che conducono purghe sui loro avversari politici o riducono le libertà civili. Gli Stati Uniti devono risolvere i loro problemi, prima di cercare di cambiare il comportamento di altri Paesi. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di dare lezioni ad altri Paesi”.
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E dopo aver elogiato Putin, ecco le parole per Erdogan: “Gli offro grande credito per essere stato capace di ribaltare la situazione dopo il tentativo di golpe. Alcuni dicono che il tentativo di colpo di stato sia stato provocato ad arte, ma io non lo credo”. Poi, l’ammissione: “Quando il mondo vede quanto male le cose vanno negli Stati Uniti e si comincia a parlare di libertà civili, non penso che noi siamo dei messaggeri credibili”. Infine, la bomba: “Meglio tenere in piedi il regime Assad in Siria piuttosto che indebolire la lotta all’Isis”.
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Insomma, con Trump gli Usa smetterebbero di importare democrazia in mezzo mondo, destabilizzandolo e creando Frankenstein come l’Isis o Al-Qaeda. Fantastico. Peccato che l’establishment e il Deep State non lo permetteranno mai. Anche perché, come ci mostra questo grafico,
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ormai è un testa a testa tra i due candidati, con la Clinton che ha perso 7 punti da quando il direttore dell’FBI, James Comey, l’ha vergognosamente salvata da un processo che sarebbe equivalso all’eliminazione dalla corsa per la Casa Bianca. E anche un liberal come il regista Michael Moore, pare convinto che sarà il tycoon a spuntarla: “Penso che Trump vincerà, mi spiace ma è così. La gente cerca di negarlo ma le sue possibilità di vittoria sono davvero buone”. Sarà per questo che sul liberal Los Angeles Times, James Kirchick, si è già spinto a un parallelo tra Usa e Turchia: “Se Trump vince, un colpo di Stati negli Usa non è impossibile”.
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Ecco le sue parole: “Gli americani che guardando al recente golpe fallito in Turchia vedono solo una storia esotica di un Paese straniero ma dovrebbe cominciare a considerare che una prospettiva simile non sarebbe da escludere negli Usa, se Trump vincesse le elezioni… Naturalmente, in uno scenario simile, Trump sarebbe rapido nel commettere crimini di guerra… Cosa succederebbe se la sua presidenza si rivelasse così pericolosa e incostituzionale da rendere necessario un intervento militare per riprenderci il Paese? Trump non è solo platealmente incapace di guidare il Paese ma è un pericolo per l’America e il mondo. Gli elettori devono fermarlo, prima che debba farlo l’esercito”. E siamo soltanto a luglio, mancano oltre tre mesi al voto.
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Ma io starei attento a bollare quanto scritto sul Los Angeles Times – non un blog estremista – come una boutade estiva da radical chic in cerca di consenso e ammirazione, perché il rischio che qualcosa accada da qui a novembre c’è. E il fatto che un uomo infido come Ted Cruz abbia apertamente sfidato la convention repubblicana, rimangiandosi la parola data e non offrendo il suo endorsement a Trump, aggrava il quadro, a mio modo di vedere. Ci sono poi degli indicatori strani che vanno tenuti d’occhio per capire quali siano i rischi per l’America e per l’esplosione di violenza che la sta attraversando.
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Uno ce lo forniscono gli analisti di KeyBanc analysts, i quali l’altro giorno hanno operato l’upgrade della catena di pizzerie Papa John’s, ora overweight, con la seguente motivazione: “I consumatori, spaventati da terrorismo e violenza politica, sceglieranno di stare a casa e ordinare una pizza a domicilio, piuttosto che uscire”. E sono talmente convinti che la situazione perdurerà fino a novembre, da aver portato il target price a 80 dollari. E attenzione, perché la cosa è stata presa così seriamente che ormai gli analisti di rischio parlano di “pizza indicator” per definire il grado di violenza che incombe per le strade d’America.
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E la situazione economica, di certo, non aiuta ad allentare le tensioni. Questo grafico
Gallup
è relativo all’ultimo sondaggio Gallup sulla fiducia nell’economia degli americani e il risultato è sconfortante: dopo aver viaggiato a una media di -12 per tutto il primo semestre, l’ultima rilevazione ha mostrato un deludente -17. Un livello che, visti i trend precedenti, dimostra come la fiducia nello stato dell’economia, d’ora in avanti, possa solo peggiorare. D’altronde, questi grafici
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ci mostrano quale siano le condizioni in cui vivono i millennials, ovvero chi ha tra i 18 e i 34, la spina dorsale del Paese: per la prima volta negli Usa, una generazione vive in condizioni peggiori di quelle dei propri genitori. E se questi altri grafici
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ci mostrano la follia totale su cui si basano i sempre nuovi massimi di Wall Street, soprattutto nel settore energetico, l’economia reale che fa da sottostante a quei multipli di utile per azione parla un’altra lingua. Solo ieri il gigante dell’energia Schlumberger, dopo aver licenziato 8mila persone nel primo trimestre, ha annunciato il taglio di altrettante unità: prima di questa decisione, il colosso di Houston aveva 113mila dipendenti, destinati a diventare ora 105mila. Ma nell’ultima review della ditta, pubblicata all’inizio di questa settimana, si parla di “approssimativamente 100mila dipendente”. Altri tagli entro l’estate? Per capirci, in due anni Schlumberger ha licenziato circa 50mila persone, un terzo della sua intera forza lavoro. Sapete a quale multiplo di P/E viaggia Schlumberger? 62.98. Auguri America, ne hai bisogno.

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